{"id":2486,"date":"2021-11-15T22:26:51","date_gmt":"2021-11-15T22:26:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=2486"},"modified":"2021-11-16T08:53:56","modified_gmt":"2021-11-16T08:53:56","slug":"della-luce-e-del-pensiero-sul-senso-della-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2021\/11\/15\/della-luce-e-del-pensiero-sul-senso-della-filosofia\/","title":{"rendered":"Della luce e del pensiero: sul senso della filosofia"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2486\" class=\"elementor elementor-2486\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-668a158 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"668a158\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-65a072e5\" data-id=\"65a072e5\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-145f9ac7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"145f9ac7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 12pt; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right; text-indent: 36pt;\" align=\"right\"><span lang=\"EN-US\" style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">di Luca Dilillo<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right;\" align=\"right\"><em><span lang=\"EN-US\" style=\"font-size: 10pt; font-family: Garamond, serif;\">Wer das Tiefste gedacht, liebt das Lebendigste<\/span><\/em><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right;\" align=\"right\"><i><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Garamond, serif;\">(<\/span><\/i><em><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Garamond, serif;\">Chi pensa il pi\u00f9 Profondo, ama il pi\u00f9 Vivo<\/span><\/em><i><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Garamond, serif;\">)<\/span><\/i><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right;\" align=\"right\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Garamond, serif;\">H\u00f6lderlin,\u00a0<em>Sokrates und Alkibiades<\/em><\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 12pt; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 36pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">\u00a0<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">Tutti siamo costantemente in contatto con il fenomeno della luce. Letteralmente, \u00e8 per suo tramite che vediamo, o, se vogliamo dirlo in termini filosofici, essa \u00e8 la\u00a0<em>condizione di possibilit\u00e0 del vedere<\/em>. Ciononostante \u2013 ma forse proprio in conseguenza di questa prossimit\u00e0 \u2013 la \u201cnatura\u201d della luce, la sua essenza peculiare, non \u00e8 qualcosa che solitamente prendiamo in considerazione. La sua presenza intermittente e misteriosa viene data per scontata, il che \u00e8 provato dal fatto che nella vita di tutti i giorni ci accorgiamo della luce solo quando essa non c\u2019\u00e8 \u2013 e anche allora, desta il nostro interesse esclusivamente per motivi estrinseci ad una sua considerazione per cos\u00ec dire \u201cessenziale\u201d. Tutto ci\u00f2 non ha impedito, per\u00f2, che nel corso della storia pi\u00f9 d\u2019uno si interrogasse sulla questione: in epoca medievale ci fu perfino chi edific\u00f2 sul tema una vera e propria\u00a0<em>Metafisica<\/em><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup><sup><span style=\"font-size: 12pt; line-height: 17.1200008392334px; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[1]<\/span><\/sup><\/sup><\/a>. L\u2019interesse ontologico e gnoseologico nei confronti del fenomeno luminoso trov\u00f2 ovviamente nuova linfa negli anni della Rivoluzione scientifica; per tre secoli, da Newton a Maxwell, passando per Goethe, le teorie sulla luce si sono susseguite, cambiando anche radicalmente nel tempo. Cos\u00ec, il fenomeno all\u2019apparenza\u00a0<em>banale<\/em>\u00a0comincia a rivelare, a occhiate pi\u00f9 attente, una notevole complessit\u00e0. E per rafforzare ancor di pi\u00f9 questa complessit\u00e0, aggiungeremo un altro particolare. Quando si pensava che la nuova scienza avesse chiarito in via definitiva la natura del fenomeno luminoso, ecco che giunse una clamorosa scoperta: la luce non era altro che la minuscola parte di un fenomeno molto pi\u00f9 esteso e in larga misura inaccessibile ai sensi umani: la radiazione elettromagnetica! Erano le ben note\u00a0<em>equazioni di Maxwell<\/em>. Tutte le idee tradizionali sulla centralit\u00e0 e sulla dignit\u00e0 della luce, perfetta immagine dello splendore divino, crollarono nel momento in cui questa si rivel\u00f2 come il misero frammento visibile di un lunghissimo spettro che andava dalle onde radio ai raggi gamma. Ma arriviamo a oggi: ebbene, oggi che la natura della luce \u00e8 finalmente chiarita, cosa mai di questo fenomeno dovrebbe ancora sorprenderci? La conoscenza \u201cvera e oggettiva\u201d non ci ha sufficientemente liberato tanto dai toni mistici e ispirati, quanto dalle incertezze della vecchia scienza?\u00a0<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">Eccoci al punto. Questo strano discorso intorno alla luce non \u00e8 il frutto di una spiritosaggine: al contrario, esso ci permette di notare come nella vita dell\u2019uomo siano all\u2019opera due forze, la cui matrice \u00e8 unitaria: da una parte, la\u00a0<em>forza del senso comune<\/em>; dall\u2019altra, quella che potremmo chiamare la\u00a0<em>forza del pregiudizio scientifico<\/em>. La storiella sulla luce ce le ha mostrate entrambe in azione. Esse derivano da una tendenza che chiameremo\u00a0<em>inclinazione\u00a0abitualizzante<\/em>\u00a0o\u00a0<em>inclinazione\u00a0disincantante<\/em>. Proviamo a formalizzare quanto detto in precedenza: di solito, l\u2019ubiquit\u00e0 di un fenomeno all\u2019interno della nostra vita ci porta semplicemente a non occuparcene, dandolo per scontato insieme alle idee generalmente accettate che gli gravitano intorno: \u00e8 il ben noto \u201csenso comune\u201d; a un certo punto, per\u00f2, il fenomeno in questione potrebbe diventare di improvviso interesse per un certo numero di uomini, spingendoli alla ricerca di una risposta che sia in grado di spiegarlo compiutamente. Nondimeno, una volta trovata, la risposta determina un nuovo <em>oblio <\/em>dell\u2019oggetto problematico: questo secondo oblio \u00e8 causato stavolta da un senso di sicurezza; sicurezza derivante dal fatto che confidiamo nella risposta apparentemente definitiva da noi trovata a quel problema, il quale, d\u2019ora in avanti, cesser\u00e0 dunque di essere tale. L\u2019esistenza dell\u2019uomo si muove incessantemente all\u2019interno di questo schema, oscillando da una sicurezza all\u2019altra, in un percorso che termina con la risoluzione del mistero e ricomincia non appena il mistero si presenti di nuovo, rifluendo in enigma. Allora \u2013 si potrebbe dire restando in argomento \u2013\u00a0<em>dove sta il problema<\/em>? La questione \u00e8 semplice: a furia di togliere il mistero dalle cose, a furia di \u201cdisincantare\u201d il mondo, la mentalit\u00e0 scientifica \u2013 o come Husserl lo chiamerebbe, l\u2019atteggiamento\u00a0<em>obiettivo-naturalistico<\/em>\u00a0\u2013 rischia di portarci a un mondo dove i problemi, semplicemente, non esistono pi\u00f9. Invero, per molti \u2013 continuando a giocare con le parole \u2013 questo\u00a0<em>non sarebbe un problema<\/em>: del resto, la conoscenza non mira a illuminare ogni cosa, non mira a raggiungere la chiarezza e l\u2019evidenza pi\u00f9 assolute in ogni angolo dello scibile? Non possiamo negarlo. Ci permettiamo, per\u00f2, di esprimere un\u2019opinione: che, se mai questo stato dovesse raggiungersi, ci\u00f2 significherebbe per il mondo la fine del suo essere\u00a0<em>umano<\/em>; ma anche la fine del suo essere\u00a0<em>naturale<\/em>. Ci ritroveremmo in un mondo di automi, di macchine, in un mondo morto e spento. In un mondo illuminato di risposte al punto tale da farsi incandescente come una lampadina troppo a lungo rimasta accesa, il cui destino \u00e8 quello di fulminarsi. Il problema sta, per l\u2019appunto, nell\u2019<em>assenza del problema<\/em>. Ci sia permesso un ulteriore chiarimento \u2013 o meglio, per mantenere la coerenza, un ulteriore oscuramento\u2026\u00a0<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">Il\u00a0<em>problema<\/em>\u00a0custodisce al suo interno un\u2019essenza equivoca, che \u00e8 possibile rinvenire fin dall\u2019uso pi\u00f9 abituale e immediato del termine, come quando diciamo, per esempio, che ogni problema nasconde anche un\u2019opportunit\u00e0. Superato questo livello, poi, ci si possono presentare ulteriori riflessioni.\u00a0\u00a0\u00a0Prendiamo in considerazione il terreno dell\u2019etimologia, sul quale il problema gi\u00e0 disvela la sua grande ricchezza, congiunta a un\u2019ambiguit\u00e0 altrettanto grande: il greco \u03c0\u03c1\u03bf\u03b2\u03ac\u03bb\u03bb\u03b5\u03b9\u03bd,<i>\u00a0<\/i>da cui il nostro vocabolo deriva, vuol dire, s\u00ec, \u201cporre davanti\u201d (come ostacolo), ma significa pure \u201cmuovere in avanti\u201d, \u201cavanzare\u201d, \u201cproporre\u201d e \u201cprodurre\u201d<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; line-height: 17.1200008392334px; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[2]<\/span><\/span><\/span><\/a>. Vogliamo\u00a0<em>muovere avanti<\/em>, dunque, scavalcando la comoda interpretazione secondo la quale questo dato linguistico non ci direbbe altro se non che s\u00ec, in effetti \u00e8 il problema a farci progredire e produrre il nuovo, anche se solo indirettamente, attraverso il suo superamento e lo spazio che questo apre. A dire il vero, tale spiegazione \u2013 che certo conserva una sua validit\u00e0 \u2013 non ci sembra del tutto soddisfacente: se, infatti, il valore del problema non gli \u00e8 intrinseco, ma risiede nel suo\u00a0<em>venir meno<\/em>, pare che questo valore sia decisamente fuori posto; non \u00e8 dove dovrebbe essere. Preferiremmo di gran lunga che il senso di tale molteplicit\u00e0 etimologica ricada sul problema medesimo e non al suo esterno. Per cui siamo incalzati da un interrogativo: e se fosse il problema stesso questo \u201cmuovere in avanti\u201d, questo \u201cavanzare\u201d? Se fosse il problema in s\u00e9 quel processo, quel produrre e quel prodursi che, nella misura in cui comprende l\u2019ostacolo, la fragilit\u00e0, le sconnessure (raccolti nel \u201cporre davanti\u201d che pure vi dimora), solo di rado \u00e8 lineare, n\u00e9 sempre chiaro, prevedibile quasi mai? Beh, in tal caso il problema assumerebbe un volto a noi familiare, il volto della nostra pi\u00f9 vecchia conoscenza: la Vita. Questa tortuosa, interrotta, mobile, indeterminabile, che da sempre contrasta ogni tentativo di riduzione a generica e prevedibile astrattezza, da sempre tenacemente si aggrappa a forme di esistenza singolari e irripetibili; e dunque non chiamiamola \u201cla Vita\u201d, bens\u00ec \u201ci Viventi\u201d, viventi in ogni loro possibile forma, di uomo, d\u2019animale o vegetale; e cos\u00ec pure chiamiamolo il \u201cVivente\u201d, quel tutto vivente che \u00e8 l\u2019inanimato. L\u2019intero essere, l\u2019interezza della\u00a0<em>Welt<\/em>, sarebbe dunque problema. Alla luce di questo essenziale che in esso e in tutte le cose dimora, ci \u00e8 possibile ora considerare il problema da due prospettive affatto diverse: secondo una modalit\u00e0 abituale, obiettiva, naturalistica, il problema \u00e8 qualcosa da risolvere al pi\u00f9 presto, un imbarazzo da estirpare totalmente: questa visione \u00e8 legittima e in molti casi, perfino auspicabile; ma accanto ad essa, un secondo modo, filosofico, fenomenologico e diciamo pure storico, di cui assolutamente non dobbiamo dimenticarci, ci dice che\u00a0<em>il problema \u00e8 prima di tutto un chi.<\/em> Il problema pu\u00f2 ben essere un oggetto, un che di estraneo, l\u2019appendice cancerosa e inessenziale di un soggetto. Ma pu\u00f2 essere altro: pu\u00f2 essere l\u2019Altro e l\u2019Io. Il qualcuno invece che un qualcosa. Abbiamo imparato molto bene che il mondo e noi stessi\u00a0<em>abbiamo\u00a0problemi<\/em>: quello che ancora dobbiamo imparare \u00e8 che noi stessi\u00a0<em>siamo\u00a0problemi<\/em>, che tutto il reale \u00e8 problema. Cos\u00ec siamo davanti a una biforcazione tra\u00a0<em>cosa<\/em>\u00a0e\u00a0<em>chi<\/em>: cosa \u00e8 il problema in quanto\u00a0<em>malattia<\/em>, da estirpare, rimuovere, superare, guarire; ma\u00a0<em>chi <\/em>\u00e8 il problema in quanto\u00a0<em>malato<\/em>, l\u2019esistente soggettivo e individuale che non pu\u00f2 e non deve esser violato nella sua essenza intimamente problematica: Egli \u00e8 l\u2019Inviolabile. La malattia pi\u00f9 profonda \u00e8 il divenire cosa, la\u00a0<em>cosificazione del\u00a0chi<\/em>, ridotto a oggetto fra oggetti, mutilato, non pi\u00f9 problema. Il pericolo \u00e8 la volont\u00e0 di riportare tutto il problematico alla dimensione di problema abituale, di problema scientifico, di\u00a0<em>problema della cosa<\/em>: si estirpa il malato e non la malattia. Il male \u00e8 l\u2019illusione di poter risolvere, o peggio, di aver gi\u00e0 risolto l\u2019essenziale esser-problema di enti ed eventi.\u00a0<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">A questo punto, augurandoci di aver colpito nel segno, e cio\u00e8 che la storia si sia fatta ancor pi\u00f9 aggrovigliata, la domanda da farsi \u00e8 la seguente: sarebbe ancora possibile vivere da uomini in un mondo senza meraviglia e\u00a0<em>senza problemi<\/em>? E che tipo di vita sarebbe quella verso la quale sembra che ci stiamo dirigendo? Una vita pi\u00f9 comoda? Pi\u00f9 desiderabile? Pi\u00f9 umana? Non abbiamo usato a caso la parola \u201cmeraviglia\u201d: \u00e8 il termine che Platone e Aristotele impiegano per indicare quel sentimento originario da cui sorge la filosofia. Perch\u00e9 \u00e8 di questo che dobbiamo parlare: di filosofia. E, precisamente, del senso della filosofia nel mondo di oggi. Chiedersi se oggi c\u2019\u00e8 ancora spazio per la meraviglia equivale, infatti, a chiedersi se c\u2019\u00e8 ancora spazio per la filosofia. A tal proposito, viene alla mente quell\u2019indispensabile dispositivo della filosofia fenomenologica husserliana che \u00e8 l\u2019<em>epoch\u00e8<\/em>\u00a0trascendentale: tale strumento, da cui origina \u2013 e che sempre deve accompagnare \u2013 ogni disporsi autenticamente filosofico, non \u00e8 altro se non l\u2019approntamento del campo per l\u2019effettivo \u201cfare filosofia\u201d; ebbene, questa epoch\u00e8 esige un\u00a0<em>congedo dal mondo<\/em>. Significa un prendere congedo dal mondo<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; line-height: 17.1200008392334px; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[3]<\/span><\/span><\/span><\/a>. Ma cosa avrebbe a che fare tutto ci\u00f2 con il \u03b8\u03b1<\/span><span style=\"font-size: 12pt;\">\u1fe6<\/span><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">\u03bc\u03b1, con la meraviglia filosofica? Verrebbe da pensare, al contrario, che l\u2019epoch\u00e8 ci chieda di dire addio al mondo, di\u00a0<em>disinteressarci<\/em>\u00a0delle cose; in realt\u00e0, \u00e8 proprio il movimento dell\u2019epoch\u00e8 a determinare le condizioni affinch\u00e9 possa sorgere il \u03b8\u03b1\u03c5\u03bc\u03ac\u03b6\u03b5\u03b9\u03bd. Il suo movimento \u00e8 in s\u00e9 stesso scaturigine di meraviglia, poich\u00e9 compie il paradosso mirabile, l\u2019armonia nel contrasto<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; line-height: 17.1200008392334px; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[4]<\/span><\/span><\/span><\/a>\u00a0per cui\u00a0<em>allontanando<\/em>,\u00a0<em>avvicina<\/em>: ci congediamo dal modo abituale, statico, scientifico di vedere il mondo, proprio perch\u00e9 abbiamo verso il mondo un interesse supremo. Cos\u00ec, prendendo le distanze da ci\u00f2 che lo riveste, ci approssimiamo a ci\u00f2 che esso \u00e8 davvero: ancor di pi\u00f9,\u00a0<em>sprofondiamo<\/em>\u00a0in esso, ci immergiamo nel mondo come in un caldo abbraccio con qualcuno che amiamo. Quel che ci preme \u00e8 mostrare come la filosofia possa cambiare radicalmente, praticamente, il nostro rapporto con la realt\u00e0, come la filosofia possa traslocarci da un esistere nel modo della distanza, dove il preconcetto ci allontana e ci rende ostili verso il mondo, a un esserci come intimit\u00e0, rispetto e amicizia verso il reale. Mostrare, insomma, come la filosofia sia a tutti gli effetti un\u00a0<em>riorientamento del pensiero<\/em>, piuttosto che un insieme di pensieri, piuttosto che una dottrina, una teoria o peggio, un\u2019ideologia.\u00a0<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">La ragione umana, lungi dell\u2019essere una mera facolt\u00e0, \u00e8 un sistema complesso di interconnessioni, un\u2019unit\u00e0 piena di distinzioni; questo sistema ci appartiene in quanto uomini. Ci\u00f2 che pu\u00f2 cambiare \u00e8 l\u2019uso che facciamo di questa complessa struttura, il modo in cui possiamo intenderne il senso, la direzione e l\u2019applicazione. Non possiamo che sviluppare questo discorso sul suo terreno ideale, che d\u2019altra parte ci \u00e8 molto caro: la\u00a0<em>storia<\/em>. \u00c8, infatti, proprio guardando alla storia dell\u2019umanit\u00e0 che possiamo osservare la modalit\u00e0 prevalente e quasi esclusiva con cui abbiamo utilizzato la nostra ragione nel corso dei millenni: essa \u00e8 in fondo la forma di funzionamento naturale del pensiero. Siamo sempre portati a pensare che esista, o sia esistito, un ordine immutabile della realt\u00e0, un ordine assoluto, sussistente, dato una volta per tutte; cosicch\u00e9 il nostro fine in quanto uomini sarebbe quello di conformarci a quest\u2019ordine stabilito dall\u2019esterno. Nella migliore delle ipotesi, questo assetto ideale sarebbe collocato nel passato o, pi\u00f9 specificamente, in un lontano passato, in una \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d dove l\u2019armonia assoluta tra le cose, la giustizia e il bene regnavano sovrani; inevitabilmente, questo stato perfetto \u00e8 andato perduto, per cui tutti dovremmo lavorare alla sua restaurazione. Nella peggiore, invece, quest\u2019ordine ideale sarebbe gi\u00e0 dato nel presente e coinciderebbe esattamente con lo\u00a0<em>status quo<\/em>, il determinato, attuale e \u201cnaturale\u201d stato di cose, immutabile e definitivo, a cui il nostro pensiero sarebbe tenuto a conformarsi. Queste due modalit\u00e0 del pensiero sono quelle che storicamente hanno dominato la vita degli uomini per millenni, definendo la visione\u00a0<em>tradizionale <\/em>dell\u2019esistenza<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; line-height: 17.1200008392334px; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[5]<\/span><\/span><\/span><\/a>. Ma non si pensi che esse appartengano solo a un lontano e antiquato passato: a tutt\u2019oggi, la naturale tendenza della nostra mente ci spinge verso l\u2019una o l\u2019altra di queste direzioni, riattualizzandone le forme con la forza del senso comune e del pregiudizio scientifico. Eppure, a un certo punto della storia, un evento dalla portata incommensurabile \u00e8 sopraggiunto a dare una scossa al naturale conformismo della ragione, a iniziare contro questo una lotta senza quartiere: la nascita del pensiero filosofico.\u00a0<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">Nel\u00a0<em>Simposio<\/em>\u00a0di Platone \u00e8 espressa in una maniera difficilmente eguagliabile l\u2019essenza autentica della filosofia. In quel testo straordinario si parla di amore, di ardente desiderio. Per la prima volta, in forma compiuta, vi si trova pronunciato l\u2019enorme mutamento di prospettiva che la filosofia comporta: il pensiero non \u00e8 pi\u00f9 inteso come conformit\u00e0 ad un ordine stabilito, bens\u00ec come ricerca, desiderio, amore e ancora una volta,\u00a0<em>problema<\/em>. Il presunto ordine non \u00e8 altro che tradizione, abitudine, stratificazione di credenze\u00a0<em>umane<\/em><i>, <\/i><em>troppo umane<\/em>, costituitesi nel passato e scambiate per assolute. La filosofia interviene a spezzare questa catena, liberando la vita umana per il presente e per il futuro. Perch\u00e9 se quest\u2019ordine \u00e8 stato costruito nella storia, allora pu\u00f2 anche essere superato. Questa nuova forza del pensiero, questa \u00abnuova vita finale\u00bb<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup><sup><span style=\"font-size: 12pt; line-height: 17.1200008392334px; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[6]<\/span><\/sup><\/sup><\/a>\u00a0che sorge dalla storia, immette un rinnovato sforzo etico nell\u2019esistenza umana; uno sforzo etico motivato dal dovere morale di\u00a0<em>pensare<\/em><i>, <\/i><em>adesso<\/em><i>, <\/i><em>veramente per vivere<\/em>: di dover pensare per trasformare la realt\u00e0, per determinare la propria vita, per costruire un ordine concreto, che non c\u2019\u00e8 ancora, ma che potrebbe sorgere, in futuro, dentro la storia. Un ordine che, in quanto storico, non pu\u00f2 mai essere definitivo, mai dogmatico, mai intollerante e violento, ma infinitamente perfettibile, infinitamente plasmabile e migliorabile. Un ordine sempre incerto, sempre precario, sempre incompleto, relativo e problematico. E per questo veramente umano. Non si pu\u00f2, del resto, desiderare ci\u00f2 che gi\u00e0 si possiede. La filosofia trasforma il pensiero in cassa di risonanza del\u00a0<em>desiderio<\/em>, del\u00a0<em>bisogno<\/em>, dell\u2019<em>amore<\/em>\u00a0per qualcosa che non possediamo, che mai avremo definitivamente, se vogliamo che questo amore continui ad ardere. Questa consapevolezza \u00e8 l\u2019unica che possa tenere desti la meraviglia e l\u2019incanto delle cose, il cui mistero problematico non \u00e8 mai risolto una volta per tutte. La nostra \u03b5\u03bd\u03c4\u03b5\u03bb\u03ad\u03c7\u03b5\u03b9\u03b1 e la nostra\u00a0<em>Zweckm\u00e4\u00dfigkeit <\/em>si realizzano se accettiamo il compito, intellettuale, etico ed estetico, di proteggere questa meraviglia e questo incanto. Ne abbiamo la suprema responsabilit\u00e0.<\/span><\/p><p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm; line-height: normal; font-size: 11pt; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Lo sforzo etico a cui la filosofia ci indirizza \u00e8\u00a0<em>nel presente<\/em>\u00a0ed \u00e8\u00a0<em>per il futuro<\/em>. Il passato ci guida nella misura in cui \u00e8 vivificato nel presente, nella misura in cui non determina la nostra vita, le nostre credenze, il nostro agire. Non siamo pi\u00f9 schiavi della tradizione: essa \u00e8 al nostro servizio. Per questo la filosofia \u00e8, sopra ogni cosa, attivit\u00e0 pratica. Perch\u00e9 essa pu\u00f2 davvero cambiare la nostra vita; perch\u00e9 essa cambia la vita del pensiero, lo rende vivo, trasformativo, pratico, etico, storico, lo mette in movimento: insomma, lo fa divenire desiderio. Lo fa divenire Problema. E, soprattutto, lo fa divenire Amore.\u00a0<\/span><\/p><div style=\"caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal;\"><p>\u00a0<\/p><hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/><div id=\"ftn1\"><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 10pt; line-height: 14.266666412353516px; font-family: Garamond, serif;\">[1]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ci riferiamo alla\u00a0<em>Metafisica della luce <\/em>del vescovo e teologo inglese Roberto Grossatesta (1175-1253), da alcuni considerato un vero e proprio precursore della Rivoluzione scientifica.<\/span><\/p><\/div><div id=\"ftn2\"><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 10pt; line-height: 14.266666412353516px; font-family: Garamond, serif;\">[2]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Le definizioni sono tratte dal\u00a0<em>Vocabolario della lingua greca<\/em>, a cura di F. Montanari, Torino, Loescher, 2004.<\/span><\/p><\/div><div id=\"ftn3\"><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 10pt; line-height: 14.266666412353516px; font-family: Garamond, serif;\">[3]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Si veda su questo tema la trattazione di E. Fink in\u00a0<em>Introduzione alla filosofia<\/em>, Edizioni ETS, Pisa, 2011 (trad. it. a cura di A. Lossi).<\/span><\/p><\/div><div id=\"ftn4\"><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 10pt; line-height: 14.266666412353516px; font-family: Garamond, serif;\">[4]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">La suggestione \u00e8 chiaramente eraclitea. Volendo parafrasare l\u2019oscuro Efesino, l\u2019epoch\u00e8, come il dio, \u00ab\u03c3\u03ba\u03af\u03b4\u03bd\u03b7\u03c3\u03b9\u00a0<a name=\"_Hlk85986569\"><\/a>\u03ba\u03b1<\/span>\u1f76<span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0\u03c0\u03ac\u03bb\u03b9\u03bd \u03c3\u03c5\u03bd\u03ac\u03b3\u03b5\u03b9,\u00a0<a name=\"_Hlk85986645\"><\/a>\u03ba\u03b1<\/span>\u1f76<span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0\u03c0\u03c1\u03cc\u03c3\u03b5\u03b9\u03c3\u03b9 \u03ba\u03b1<\/span>\u1f76<span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span>\u1f04<span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u03c0\u03b5\u03b9\u03c3\u03b9\u00bb [22B91 DK], \u00abdisperde e di nuovo raccoglie, e si avvicina e si allontana\u00bb (Colli, 14 [A 45] b, in G. Colli,\u00a0<em>La sapienza greca III. Eraclito<\/em>, Milano, Adelphi, 1980, p. 57).<b><\/b><\/span><\/p><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><\/p><\/div><div id=\"ftn5\"><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 10pt; line-height: 14.266666412353516px; font-family: Garamond, serif;\">[5]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Un esempio ben localizzato di queste naturali tendenze \u00e8 quello del Vicino Oriente Antico, dove per millenni si us\u00f2 presentare le riforme dei sovrani come restaurazioni di un ordine immutabile ed eterno. Per maggiori informazioni si veda il testo fondamentale di M. Liverani<span style=\"font-variant-ligatures: normal; font-variant-numeric: normal; font-variant-caps: small-caps; font-variant-alternates: normal; font-variant-position: normal; font-variant-east-asian: normal;\">,\u00a0<\/span><i>A<\/i><em>ntico Oriente. Storia, societ\u00e0, economia<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2011.<\/span><\/p><\/div><div id=\"ftn6\"><p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm; font-size: 10pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/B6032839-3388-4DFC-886A-DCF41FB21DA2#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\" style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 10pt; line-height: 14.266666412353516px; font-family: Garamond, serif;\">[6]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0E. Husserl<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">,\u00a0<em>La Crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale<\/em>, trad. di E. Filippini, Milano, Il Saggiatore, 2015, p. 489.<\/span><span style=\"font-size: 12pt;\">\u00a0\u00a0<\/span><\/p><\/div><\/div>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Dilillo Wer das Tiefste gedacht, liebt das Lebendigste (Chi pensa il pi\u00f9 Profondo, ama il pi\u00f9 Vivo) H\u00f6lderlin,\u00a0Sokrates und Alkibiades \u00a0 Tutti siamo costantemente in contatto con il fenomeno della luce. Letteralmente, \u00e8 per suo tramite che vediamo, o, se vogliamo dirlo in termini filosofici, essa \u00e8 la\u00a0condizione di possibilit\u00e0 del vedere. 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