{"id":2623,"date":"2022-06-22T22:35:30","date_gmt":"2022-06-22T22:35:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=2623"},"modified":"2024-12-19T18:16:49","modified_gmt":"2024-12-19T18:16:49","slug":"maturita-berlinese-nella-capitale-del-xx-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2022\/06\/22\/maturita-berlinese-nella-capitale-del-xx-secolo\/","title":{"rendered":"Maturit\u00e0 berlinese nella capitale del XX secolo"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2623\" class=\"elementor elementor-2623\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-73b0ce18 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"73b0ce18\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6e095ab4\" data-id=\"6e095ab4\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-348c67c3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"348c67c3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right; text-indent: 14.2pt;\" align=\"right\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif; font-size: 16px; text-indent: 14.2pt;\">di Enrico Palma<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right; text-indent: 14.2pt;\" align=\"right\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: right; text-indent: 14.2pt;\" align=\"right\"><em><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">A Walter Benjamin<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Una delle mie convinzioni pi\u00f9 grandi, nonch\u00e9 nella mia opinione una delle maggiori verit\u00e0 esistenziali, \u00e8 che esiste con il luogo nel quale siamo nati e cresciuti, a prescindere dal senso di felicit\u00e0 e sciagura che ci rapporta a esso, un legame indissolubile che portiamo dentro di noi per sempre<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn1\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[1]<\/span><\/span><\/span><\/a>. Nel bene e nel male ci ha formati e resi ci\u00f2 che siamo, nell\u2019inflessione della voce, nei modi di fare, nelle credenze che abbiamo sul mondo e che a volte dobbiamo purificare. C\u2019\u00e8 davvero un senso profondo di appartenenza a una parte precisa di questo mondo, una sensazione che fa dell\u2019essere a casa propria una reale garanzia esistenziale. Un luogo che ci attende, che rivela solo a noi i suoi segreti e che reagisce al nostro passaggio. Tuttavia, nelle circostanze imprevedibili della vita, per diletto, necessit\u00e0 o anche destino avverso, succede a volte questo luogo di lasciarlo, con un fenomeno che di solito si condensa nel\u00a0<em>viaggio<\/em>. Credo che viaggiare, ed \u00e8 una seconda convinzione, non sia altro che un modo per conoscere meglio il proprio luogo d\u2019origine. Esistono il nomadismo, la ribellione, la voglia di fuga e il sentimento tipicamente romantico espresso da Novalis per cui \u00e8 filosofo colui che ha casa in ogni luogo, poich\u00e9 pi\u00f9 di ogni altra la conoscenza filosofica ci immedesima con l\u2019Intero. Sicch\u00e9 quando si torna, magari diversi, si riesce anche a vedere diversamente il luogo che per niente al mondo avremmo sospettato potesse cambiare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ed \u00e8 a questo punto che forse si comprende che a mutare con maggiore accelerazione siamo proprio noi che duriamo pi\u00f9 velocemente di ci\u00f2 che ci sta intorno. Dopo aver viaggiato e visto tanto, il mondo sembra anche pi\u00f9 piccolo, le regole con cui siamo stati allevati meno ferree, alcune preoccupazioni mere insensatezze. Per chi viaggia tanto l\u2019essere umano appare, nei suoi vari tentativi messi in atto per attribuire un senso alle cose e che chiamiamo cultura, persino pi\u00f9 strano, e il mondo come una cosa finanche miserabile. Viviamo per anni con la sensazione che ci\u00f2 che \u00e8 al di l\u00e0 della nostra siepe sia l\u2019infinito meraviglioso e infinitamente pi\u00f9 bello del luogo in cui siamo. Eppure, la delusione che si prova nel vedere i luoghi di cui abbiamo fantasticato innumerevoli volte direi che \u00e8 pi\u00f9 fortificante della loro effettiva realizzazione. Il lato istruttivo dei sogni \u00e8 infatti solo il loro crollo, e pi\u00f9 \u00e8 rovinoso, pi\u00f9 abbiamo da imparare.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Se c\u2019\u00e8 un luogo con il sogno del quale per vari motivi sono cresciuto sin da bambino, oppure che possa rappresentare per un semplice computo numerico quello in cui oltre alla Sicilia sono stato per pi\u00f9 tempo, e quindi deputato a essermi casa e fissa dimora alternativa, questo \u00e8 Berlino. Una delle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi d\u2019Europa, tra le pi\u00f9 frizzanti ed estroverse, coinvolgenti e trasgressive, varie e cangianti, con un quantitativo di possibilit\u00e0 esistenziali esorbitante. Ma anche la citt\u00e0 del massacro, della guerra, dei morti, del dolore, della divisione e della faticosa ricostruzione. Se pu\u00f2 darsi una formula esemplificativa sull\u2019importanza che questa citt\u00e0 riveste per il mondo, direi che, prendendo in prestito un famoso epiteto che Benjamin aveva assegnato a Parigi<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn2\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[2]<\/span><\/span><\/span><\/a>, potrebbe essere\u00a0<em>capitale del XX secolo<\/em>. E lo \u00e8 stata davvero, forse nessuna citt\u00e0 occidentale ha subito sconvolgimenti cos\u00ec radicali come Berlino: capitale imperiale, poi repubblicana, poi totalitaria, poi dimidiata nello spartiacque tra i blocchi globali capitalista e comunista, poi ricostituita, e infine, giungendo all\u2019oggi, centro egemone della politica europea. Berlino \u00e8 l\u2019immagine pi\u00f9 densa e concreta del Novecento, il secolo di cui anch\u2019io sono figlio e in fondo tutti noi.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ma per una storia della citt\u00e0 o una guida sui luoghi di maggior interesse e da visitare rimando ai libri. Perch\u00e9 allora parlare di Berlino? Per me Berlino significa uno stato d\u2019animo. E quale precisamente? Ci ho vissuto per diversi mesi se unisco le varie permanenze che vi ho svolto. Il mio affetto verso di lei rimonta ad alcuni racconti infantili che ne hanno fatto un vero e proprio mito di grandezza. \u00c8 stata la prima capitale europea che ho visitato, la citt\u00e0 in cui ho vissuto autonomamente dovendomela cavare per lo pi\u00f9 da solo, quella che, per il tanto tempo che ci ho trascorso, ha sviluppato in me un senso di appartenenza e di familiarit\u00e0 da rendermela quasi casa. L\u2019ho vista in tutte le stagioni, sotto cieli diversi, a diverse temperature e condizioni climatiche, dal piacevolissimo fresco estivo, una panacea rispetto al caldo agosto siciliano, alle severissime gelate di febbraio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">La Berlino dei giorni di sole, pur splendida, \u00e8 nondimeno una Berlino bugiarda. Come scriveva Benjamin di Mosca, \u00abogni luogo va visitato nella stagione in cui le caratteristiche del suo clima sono le pi\u00f9 avverse\u00bb<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn3\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[3]<\/span><\/span><\/span><\/a>. La tipica giornata berlinese in cui mi sembra che queste condizioni vengano raggiunte ha infatti queste caratteristiche: fredda, ventosa, umida, nebbiosa e soprattutto\u00a0<em>grigia<\/em>. La gamma cromatica che Berlino conosce d\u2019inverno, a parte poche giornate invernali di sole e calore, \u00e8 appunto l\u2019intera scala dei grigi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Cammini per strada e il vento ti sferza, e ogni cosa sembra assumere, anche per via del senso di perpetuit\u00e0 negativa che le accompagna, un aspetto lugubre, funereo. Gli alberi scheletriti dei lunghi viali sfiorano le nuvole bassissime, in un\u00a0<em>continuum <\/em>che parte dall\u2019asfalto e giunge al cielo, creando una barriera impossibile da valicare e che separa dalla chiarit\u00e0 il pellegrino. I passanti tengono lo sguardo basso, in preda alla corsa del loro giorno andato in deliquio tra afflizione e pianto, e la cenere che lasciano sotto i loro passi \u00e8 dello stesso colore del cielo. I palazzi, anch\u2019essi ingrigiti dagli anni, frutto di politiche urbanistiche tendenti pi\u00f9 all\u2019efficacia che al gusto estetico, aggettanti sulle vie ristrette al punto da soffocare, sono lapidi erette per significare a chi li guardi il congedo dal mondo. La sporcizia appiccicosa della metro, il tanfo che vi si respira, le correnti gelide che investono scendendo le scale, i viandanti in cerca di qualche soldo o di consolazione, la mesta folla alienata, cieca a chi sta intorno e sorda a qualunque voce. Il grigio \u00e8 il colore mediano tra il bianco e il nero, tra la luce e l\u2019ombra, il giorno e la notte. La nuvola su Berlino, la nuvola che\u00a0<i>\u00e8<\/i>\u00a0Berlino, assurge perci\u00f2 a metafora di vita, ad allegoria del Creato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">La tonalit\u00e0 emotiva da assegnare a Berlino, il simbolo che la definisce e la innalza a una dimensione di significato pi\u00f9 elevata, un\u2019essenza che intercetta, esprime e che bisogna estorcere al grigio per essere compresa, direi che \u00e8\u00a0<em>Traurigkeit<\/em>,\u00a0<em>tristezza<\/em><i>.\u00a0<\/i>Bench\u00e9 il dizionario suggerisca questa traduzione e nell\u2019uso comune del tedesco con questa parola ci si riferisca appunto alla tristezza,\u00a0<em>Traurigkeit <\/em>in realt\u00e0 cela qualcosa di ben pi\u00f9 recondito. Dal termine potremmo infatti desumere il\u00a0<em>trauern<\/em>, che significa alla lettera\u00a0<em>essere in lutto per qualcosa o per qualcuno<\/em>, da cui pu\u00f2 derivare, con una forzatura del nostro dizionario,\u00a0<em>Traurigkeit <\/em>come <em>luttuosit\u00e0<\/em>. Quando sono a Berlino, al netto della normale dialettica della vita, l\u2019ampia gamma emotiva che in modo dinamico e diversificato prova un soggetto sano, avverto una tristezza come mai in nessun altro luogo. Forse perch\u00e9 non sono stato in luoghi pi\u00f9 estremi, come la famigerata Penisola scandinava in cui le poche ore di sole appaiono come un insulto alla giovialit\u00e0 mediterranea, o la steppa russa e i deserti argentini. Sarebbe dunque un fatto semplicemente accidentale, di latitudine, geografico persino. Avevo anche supposto che fossero ferite aperte, le quali credevo che la lontananza e il distacco mi avrebbero aiutato a lenire, salvo invece farle sanguinare ancora pi\u00f9 copiosamente.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Colgo dunque un grande lutto in questa citt\u00e0, la distruzione \u00e8 transitata con enorme crudelt\u00e0 e le cicatrici sono ancora ben visibili sul suo volto. Pu\u00f2 essere il lutto della storia che il popolo berlinese porta ancora con s\u00e9 ma al quale il mondo sembra aver concesso la grazia, il lutto del futuro tradito di generazioni che hanno immolato se stesse al massacro, il lutto della perdita incolmabile, quando qualcosa di assai caro viene strappato e l\u2019arto mancante non verr\u00e0 pi\u00f9 sostituito. Ho sentito tutto questo, per lungo tempo. Ma l\u2019indole filosofica va sempre oltre la storia cercando di cogliere le ragioni perenni del divenire, con uno sforzo metafisico che dia una ragione anche ai sentimenti e al modo in cui il mondo reagisce in noi.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ho pensato alle tante esperienze pi\u00f9 o meno recenti che mi avevano ferito lasciandomi esangue e da cui volevo fuggire, ora esacerbate dalla nostalgia e dall\u2019iniziale sconforto nel trovarmi isolato in un luogo estraneo; ai divertimenti che avrei potuto avere; ai viaggi che avrei potuto fare; alle persone che avrei potuto conoscere e da cui ricevere nuovi stimoli e nutrimento. Ho pensato alle ragazze che avrei potuto corteggiare per farmi dire da loro anche solo di s\u00ec. Ma come sempre, quando si conclude un\u2019esperienza molto attesa, si pensa questo: avrei potuto fare meglio, trarre di pi\u00f9, essere pi\u00f9 espansivo e meno arrendevole, forzare il mio carattere.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ma una figura \u00e8 arrivata in mio soccorso, a essa ho imparato a pensare molto intensamente, le sue letture sono state gli occhi che mi hanno guidato in questi ultimi mesi, un uomo che a Berlino c\u2019\u00e8 nato ma che la storia ha poi reso un reietto e che nulla ha visto degli orrori che profeticamente aveva preannunciato. E questa persona \u00e8 proprio Walter Benjamin. \u00c8 lui a parlare del futuro perduto che poteva farci felici<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn4\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[4]<\/span><\/span><\/span><\/a>, delle persone che avrebbero potuto renderci migliori, pi\u00f9 consapevoli e meno tristi, delle donne che avrebbero potuto ricambiarci donandoci quella pienezza nella vita che solo loro custodiscono e concedono<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn5\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[5]<\/span><\/span><\/span><\/a>. \u00c8 Walter Benjamin a parlare di tristezza, di luttuosit\u00e0, ed \u00e8 estremamente significativo perch\u00e9 lui Berlino l\u2019aveva nell\u2019anima<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn6\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[6]<\/span><\/span><\/span><\/a>. Benjamin mi ha insegnato, pi\u00f9 di ogni altra cosa, che la malinconia fa conoscere e maturare, che ci rende pi\u00f9 profondi. Che la tristezza \u00e8\u00a0<em>sacra<\/em><i>.\u00a0<\/i>\u00abLa malinconia tradisce il mondo per amore della conoscenza. Ma il suo ostinato sprofondarsi solleva le cose morte nella sua contemplazione per salvarle\u00bb<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn7\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[7]<\/span><\/span><\/span><\/a>.<i>\u00a0<\/i>La tristezza \u00e8 il modo fondamentale in cui il mondo \u00e8: colui che \u00e8 triste, il malinconico, chi \u00e8 nato sotto Saturno, \u00e8 il conoscitore del mondo, colui che vi si immerge pi\u00f9 profondamente, che vi si immedesima e pu\u00f2 coglierne le ragioni pi\u00f9 intime. Una giornata berlinese, portata all\u2019estremo da questa tristezza, \u00e8 la possibilit\u00e0 pi\u00f9 alta di conoscere il vero volto della realt\u00e0 di cui il resto \u00e8 solo velamento. Ci\u00f2 di cui parlo pu\u00f2 sembrare disperante, deprimente, assurdo, ma credo che sia in fondo la cosa pi\u00f9 vera.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Berlino rimane comunque la citt\u00e0 della sgargiante e colorata vitalit\u00e0 di Prenzlauerberg, di Kreuzberg, del Viktoria Park e della Bergmannstra\u00dfe, della serenit\u00e0 del Teufelsberg, della fredda compostezza di Karl Marx Allee, dell\u2019eleganza di Unter den Linden, della modernit\u00e0 architettonica del Kulturforum, del Reichstag e di Potsdamer Platz, dei templi musicali della Philharmonie, dei locali sulla Kantstra\u00dfe, dei clubs in cui ogni briciola di senno pu\u00f2 perdersi con qualche euro. Del bellissimo tratto di S-Bahn tra Friedrichstra\u00dfe e Hackescher Markt che d\u00e0 sulla Museumsinsel. Berlino \u00e8 avanguardia culturale, libert\u00e0 spirituale ed espressiva, tripudio di corpi forse impossibili da pensare pi\u00f9 diversi per modo di essere e di comportarsi. Questo \u00e8 il lato pi\u00f9 appariscente e gradevole ma in verit\u00e0 quello meno essenziale. Se penso alla Berlino di adesso rispetto a quella dell\u2019<em>Infanzia berlinese <\/em>di Benjamin, forse i luoghi di cui parla hanno mantenuto soltanto il nome. Ad esempio, le logge che tanto lo facevano sentire a casa e protetto come tra le braccia di una madre calorosa non esistono pi\u00f9, quei palazzi sono andati tutti distrutti dalla ferocia della guerra e dal suicidio controllato che rappresenta ogni mania politica di dominio. \u00c8 la citt\u00e0 da cui \u00e8 stato costretto a fuggire, in cui \u00e8 cresciuto il morbo che avrebbe infettato di follia ragionata l\u2019intera Europa nel suo definitivo tramonto come civilt\u00e0 egemone del globo. Dei luoghi del mio Virgilio berlinese non resta pi\u00f9 nulla, nella Delbr\u00fcckstra\u00dfe dove abitava non \u00e8 rimasta nemmeno la sua vecchia dimora. Adesso, nella Prinzregentenstra\u00dfe, c\u2019\u00e8 un anonimo condominio su cui la citt\u00e0 ha affisso una targa commemorativa, a ricordare che sulla casa che prima giaceva in quel luogo aveva vissuto e scritto il giusto Walter Benjamin.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00abIn ci\u00f2 che svanisce\u00bb c\u2019\u00e8, dice Benjamin, \u00abuna nuova bellezza\u00bb<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn8\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[8]<\/span><\/span><\/span><\/a>, poich\u00e9 fa provare sentimenti di un sapore raro in questa vita, un misto di rammarico e soddisfazione, di imperfezione e compiutezza. Ma ci\u00f2 che \u00e8 perduto pu\u00f2 comunque sperare in una possibilit\u00e0 di riscatto, pu\u00f2 gridare alla redenzione. Berlino ha ricostruito se stessa dalle macerie della propria caduta, e per questo \u00e8 metafora, come dicevo, della Creazione. Per Benjamin il mondo \u00e8 triste perch\u00e9 \u00e8 radicata nell\u2019uomo una colpa che lo ha depauperato, in altre parole privato dell\u2019appartenenza di s\u00e9 a se stesso. Dio era nella natura, la sua parola creatrice innervava tutte le cose, generando quell\u2019equilibrio poi infranto dal peccato originale, dalla caduta dell\u2019uomo che nel suo crimine ha trascinato nel baratro anche il mondo, lui che doveva esserne custode e garante nel nome del suo Creatore. Ma se l\u2019uomo \u00e8 caduto, il mondo non ha pi\u00f9 la possibilit\u00e0 per raggiungere Dio. Ecco perch\u00e9 la tristezza: il mondo \u00e8 in lutto a causa della colpa dell\u2019uomo<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn9\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[9]<\/span><\/span><\/span><\/a>. Ma pu\u00f2 anche non importarci se questa interpretazione possa descrivere i fatti come realmente accaduti, ci\u00f2 che ci interessa \u00e8 l\u2019<em>allegoria<\/em>\u00a0che porta con s\u00e9, e cio\u00e8 che la realt\u00e0 \u00e8 intrinsecamente segnata dal lutto. Chi possiede una naturale tendenza alla tristezza si avvicina al cuore della vita e ne conosce il segreto. \u00abVive, in ogni tristezza, la pi\u00f9 profonda tendenza al silenzio, e questo \u00e8 infinitamente di pi\u00f9 che incapacit\u00e0 e malavoglia di comunicare. Ci\u00f2 che \u00e8 triste si sente interamente conosciuto dall\u2019inconoscibile\u00bb<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn10\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif;\">[10]<\/span><\/span><\/span><\/a>. \u00c8 un concetto che non ha parole per essere detto ma che pu\u00f2 essere percepito solo da un sentimento dell\u2019ineffabile, perch\u00e9 la natura decaduta \u00e8 priva di parola, \u00e8 muta, ma facendosi interamente percorrere da essa, cio\u00e8 dalla sensazione della colpa, l\u2019uomo triste pu\u00f2 sentirla come verit\u00e0 di s\u00e9.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Berlino \u00e8 la citt\u00e0 della colpa, in cui ogni cosa, strada, volto, fruscio, rumore, edificio e nuvola, si rivolge al riscatto, implora aiuto, invoca la parola che salva. Chi non intuisce questo, chi non sente il lutto come parte ineliminabile della propria esistenza, non comprende alcunch\u00e9. Coglie l\u2019essenza della citt\u00e0 e la metafora che rappresenta semplicemente come brutte parentesi climatiche che durante una permanenza non si vorrebbe mai che capitassero. Berlino \u00e8 un enorme cimitero con milioni di abitanti, sulle cui strade resiste tenace l\u2019eco di coloro che non ci sono pi\u00f9 e che parlano di un monito per la salvezza, affinch\u00e9 la colpa non sia ancora pi\u00f9 tale. Dopotutto, i cimiteri sono \u00abil terreno sotto i piedi dei vivi\u00bb<a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftn11\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Garamond, serif; color: black;\">[11]<\/span><\/span><\/span><\/a>.\u00a0Ci\u00f2 che Berlino era non lo \u00e8 pi\u00f9, ma sui resti inceneriti e carbonizzati \u00e8 sorto il concetto architettonico post-bellico successivo al genocidio e alla tragedia collettiva: il vetro. Berlino ha tentato di rinascere, di sollevarsi come ogni vita dal fondo luttuoso che le appartiene e che la definisce. La citt\u00e0 ha sostituito al cemento della lapide la trasparenza della lastra. I vetri vanno sempre in alto, verso il Creatore, a toccare quel cielo nella speranza che per miracolo, una volta sfiorato, possa tramutarsi da grigio in coltre dorata, e dall\u2019oro dissolversi in un\u2019aria fatta di luce. La cupola di Foster del Reichstag cela questo segreto, uno zampillo di vetro immobile che lancia un anelito alla purificazione di tutta la citt\u00e0, il concetto massimo della chiarit\u00e0, della\u00a0<em>Lichtung<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Me ne ricordavo quando camminavo per il Flugfeld di Tempelholf, l\u2019aeroporto ridisegnato da Speer e teatro di uno degli episodi pi\u00f9 impietosi del Novecento, la famosa\u00a0<em>Luftbr\u00fccke<\/em>\u00a0che avrebbe dovuto rifornire di cibo i cittadini di Berlino Ovest. Ci andavo quasi ogni pomeriggio, poich\u00e9 da l\u00ec, se ero fortunato, vedevo alcuni dei tramonti pi\u00f9 belli che avessi mai visto. A volte, infatti, a fine giornata le nuvole sparivano disfacendosi nel colore. Gli ultimi raggi di luce le colpivano accendendole di tonalit\u00e0 indimenticabili, una composizione alla Turner, rendendo il tramonto qualcosa di felice. Desideravo allora ardentemente quel sangue della ferita del giorno per risorgere nel sempre della luce. Ma l\u2019indomani tale luce non c\u2019era, l\u2019ennesimo grigio appiattito sul profilo della citt\u00e0 ne prendeva il posto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Che cosa significa allora questa tristezza? Va al di l\u00e0 delle mie forze cercare di individuarne con precisione le parole, perch\u00e9 forse questa possibilit\u00e0, come suggerito, ci \u00e8 preclusa. Direi comunque che \u00e8 vero che nel mondo c\u2019\u00e8 una colpa che dobbiamo in qualche modo ripianare, che portiamo il lutto per una realt\u00e0 che determina sofferenza e affanno, e che tentiamo con ogni nostra energia di dimenticare e di tenere distante per renderci il vivere pi\u00f9 sopportabile. Dovremmo invece, se si \u00e8 veri saggi e\u00a0<em>pi\u00f9 arrischianti<\/em>, sprofondare in questo male, aspirare al grigio per conoscere veramente, accettare che non esiste liberazione pi\u00f9 radicale dell\u2019assecondare la tristezza e del farne parte. Chi coglie il lutto parla il verbo di Dio, diventa con lui una cosa sola e accetta la morte come il migliore dei destini. Il resto \u00e8 futile distrazione, perdita di tempo,\u00a0<em>dannazione<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Di tutti i luoghi che potrei nominare come il pi\u00f9 significativo e il pi\u00f9\u00a0<em>bello <\/em>della citt\u00e0, sceglierei la sala della Alte Nationalgalerie in cui sono custoditi alcuni dei maggiori dipinti di Caspar David Friedrich, il campione dell\u2019arte romantica tedesca. Sono stato in altre sale interamente dedicate alla sua opera, dalla Kunsthalle di Amburgo all\u2019Albertinum di Dresda, ma nessun altro dipinto, e forse nessun\u2019altra immagine, pu\u00f2 reggere l\u2019intensit\u00e0 e la potenza della\u00a0<em>Abtei im Eichwald<\/em>, della\u00a0<em>Abbazia nel querceto<\/em><i>.\u00a0<\/i>Lo sfondo di cenere e di nubi \u00e8 trafitto dalla luce della luna, dei monaci stanno portando in processione un loro compagno defunto dentro il rudere di un\u2019abbazia, nella quale sono appena visibili un crocifisso e delle candele accese. Il resto \u00e8 cupezza, terrore, lugubre disperazione e privazione assoluta. \u00c8 l\u2019immagine del lutto, l\u2019esemplificazione della\u00a0<em>Traurigkeit<\/em>. Il mondo \u00e8 in quel quadro, ne \u00e8 lo specchio pi\u00f9 fedele e veritiero. Tutto intorno c\u2019\u00e8 il querceto, alberi morti i cui rami anneriti sembrano cingere chi li guardi con un abbraccio fatale, un bacio di morte. Ci si sente purificati al vederlo, ma solo se lo si \u00e8 davvero compreso, perch\u00e9 l\u2019unica forma possibile di tristezza che comunica \u00e8 data nell\u2019inguaribile solitudine che ci contraddistingue, nella rappresentazione del mondo nella sua verit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Chiss\u00e0 come vedrebbe oggi Benjamin la sua citt\u00e0, ne avrebbe realizzato un\u2019immagine memorabile, poich\u00e9 avrebbe rappresentato, devastata dalla guerra e dal dolore, ridotta in macerie e sventrata brutalmente, percorsa dal lutto come da un anelito continuo alla speranza, la raffigurazione pi\u00f9 esatta della storia che distrugge, la sintesi della sua filosofia come del male del divenire. Berlino \u00e8 quel quadro, ne \u00e8 l\u2019immagine speculare, un pozzo di conoscenza in cui immergersi per esserne risospinti liberati e, avendo toccato la superficie di dolore e tristezza che \u00e8 propria delle cose,\u00a0<i>salvi<\/i>. Capire questo solleva e d\u00e0 gioia. Mi fa vedere l\u2019azzurro oltre le nubi, i fiori sui rami di quel querceto.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify; text-indent: 14.2pt;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[Ringrazio Francesca Bertino, gli altri ragazzi della Freie Universit\u00e4t e lo\u00a0<em>Cheffo <\/em>per avermi distolto, ogni tanto, dal pensiero fisso di concettualizzare questa\u00a0<em>Berliner Traurigkeit<\/em>]<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">L\u2019immagine ritrae un blocco di cemento del\u00a0<em>Memoriale per gli ebrei assassinati d\u2019Europa\u00a0<\/em>di Berlino. La didascalia che ho pensato per questa foto potrebbe suonare, appunto,\u00a0<em>Le lacrime della storia<\/em><i>.<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: medium; font-family: Calibri, sans-serif; caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div style=\"caret-color: #000000; color: #000000; font-style: normal; font-variant-caps: normal;\"><br clear=\"all\" \/><hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref1\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[1]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Rimanga come teorema il motto pavesiano: \u00abUn paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via\u00bb, C. Pavese,\u00a0<em>La luna e i fal\u00f2<\/em>, Einaudi, Torino 2014, p. 6.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref2\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[2]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Mi riferisco al testo\u00a0<em>Parigi. La capitale del XIX secolo<\/em>, in W. Benjamin,\u00a0<em>Angelus Novus. Saggi e frammenti<\/em>, a cura di R. Solmi, Einaudi, Torino 2014, pp. 145-160.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref3\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[3]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Id.,\u00a0<em>Immagini di citt\u00e0<\/em>\u00a0(<em>St\u00e4dtebilder<\/em>), a cura di E. Gianni, Einaudi, Torino 2007, p. 58.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref4\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[4]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Mi riferisco alla teoresi che sta alla base della\u00a0<em>Berliner Kindheit<\/em>. Cfr. dunque Id.,\u00a0<em>Infanzia berlinese intorno al millenovecento<\/em>, a cura di E. Gianni, Einaudi, Torino 2007.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref5\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[5]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Cfr. Id.,\u00a0<em>Sul concetto di storia <\/em>(<em>\u00dcber den Begriff der Geschichte<\/em>), a cura di G. Bonola e M. Ranchetti, Einaudi, Torino 1999, p. 23.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref6\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[6]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Forse la pi\u00f9 completa ed esaustiva biografia critica su Benjamin inizia proprio in questo modo: \u00abWalter Benjamin non dimentic\u00f2 mai Berlino, la citt\u00e0 in cui nacque; non la dimentic\u00f2 neppure durante il lungo esilio che dur\u00f2 dalla presa del potere da parte di Hitler nel marzo 1933 alla morte dello stesso Benjamin nel settembre 1940, mentre al confine spagnolo cercava di sfuggire all\u2019esercito tedesco\u00bb, in H. Eiland, M.W. Jennings,\u00a0<em>Walter Benjamin. Una biografia critica<\/em>\u00a0(<em>Walter Benjamin. A critical life<\/em>, 2014), trad. di A. La Rocca, Einaudi, Torino 2016, p. 3.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref7\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[7]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0W. Benjamin,\u00a0<em>Il dramma barocco tedesco <\/em>(<em>Ursprung des deutschen Trauerspiels<\/em>), trad. di F. Cuniberto, Einaudi, Torino 1999, pp. 131-132.\u00a0<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref8\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[8]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"> Id.,\u00a0<em>Il Narratore. Considerazioni sull\u2019opera di Nicola Leskov<\/em>\u00a0(<em>Der Erz\u00e4hler. Betrachtungen zum Werk Nikolai Lesskows<\/em>), in\u00a0<em>Angelus Novus<\/em>, cit., p. 251.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref9\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[9]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Naturalmente cfr. Id.,\u00a0<em>Sulla lingua in generale e sulla lingua dell\u2019uomo<\/em>\u00a0(<em>\u00dcber Sprache \u00fcberhaupt und \u00fcber die Sprache des Menschen<\/em>), in\u00a0<em>Angelus Novus<\/em>, cit., pp. 53-70.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref10\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[10]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Ivi, p. 68.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"margin: 0cm; font-size: 12pt; font-family: Calibri, sans-serif; text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"applewebdata:\/\/8B91327C-099E-4F08-96EB-B29F93A9E109#_ftnref11\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"vertical-align: super;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">[11]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span lang=\"EN-US\" style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">\u00a0Id.,\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive <\/em>(<em>Goethes Wahlverwandtschaften<\/em>), in\u00a0<em>Angelus Novus<\/em><\/span><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Garamond, serif;\">, cit., p. 170.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0di Enrico Palma \u00a0 A Walter Benjamin \u00a0 Una delle mie convinzioni pi\u00f9 grandi, nonch\u00e9 nella mia opinione una delle maggiori verit\u00e0 esistenziali, \u00e8 che esiste con il luogo nel quale siamo nati e cresciuti, a prescindere dal senso di felicit\u00e0 e sciagura che ci rapporta a esso, un legame indissolubile che portiamo dentro di 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