{"id":2934,"date":"2022-12-20T16:59:36","date_gmt":"2022-12-20T16:59:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=2934"},"modified":"2022-12-21T06:42:04","modified_gmt":"2022-12-21T06:42:04","slug":"etica-e-metodo-filosofico-nei-diari-segreti-e-nei-quaderni-1914-16-di-ludwig-wittgenstein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2022\/12\/20\/etica-e-metodo-filosofico-nei-diari-segreti-e-nei-quaderni-1914-16-di-ludwig-wittgenstein\/","title":{"rendered":"Etica e metodo filosofico nei \u00abDiari segreti\u00bb e nei \u00abQuaderni 1914-16\u00bb di Ludwig Wittgenstein"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2934\" class=\"elementor elementor-2934\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-539a8796 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"539a8796\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-37038394\" data-id=\"37038394\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-394c5440 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"394c5440\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Federico Tinnirello<\/p>\n\n<p>1. <em>Introduzione: la novit\u00e0 dell\u2019etica di Wittgenstein<\/em><a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><sup>*<\/sup><\/p>\n\n<p>\u00c8 un\u2019impresa difficile trovare un aggettivo che possa descrivere la posizione ricoperta da Ludwig Wittgenstein nella storia dell\u2019etica filosofica; si potrebbe tentare di definirla <em>inusuale<\/em>, dal momento che Wittgenstein non considera l\u2019etica come una disciplina filosofica che riflette sull\u2019agire umano oppure che cerca di definire termini quali bene, male o giustizia. Per Wittgenstein, l\u2019etica non \u00e8 una disciplina che formula teorie su un oggetto specifico, ma \u00e8 piuttosto un aspetto del sentire (<em>f\u00fchlen<\/em>) umano: infatti non \u00e8 un caso che una delle proposizioni etiche pi\u00f9 famose reciti \u00abnoi sentiamo che, anche nel caso in cui tutte le <em>possibili <\/em>domande scientifiche abbiano ricevuto una risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora minimamente toccati\u00bb (<em>T<\/em>, 6.52)<\/p>\n\n<p>L\u2019etica sorge quando <em>sentiamo <\/em>che la spiegazione dominante del mondo \u2013 cio\u00e8 la spiegazione scientifica \u2013 \u00e8 insufficiente di fronte al senso di disarmo e di smarrimento che percepiamo nella nostra vita. Tutti noi, ad un certo punto, <em>sentiamo <\/em>che la vita ci appare problematica: nel dolore, nell\u2019angoscia o nelle difficolt\u00e0, ed \u00e8 da questa problematizzazione non scientifica della vita che sorge l\u2019etica come spazio della riflessione sul sentire. In questa frattura fra la vita e la sua comprensione risiede l\u2019inseparabilit\u00e0 della riflessione etica da quella filosofica<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, perch\u00e9 entrambe assumono la forma della \u00abchiarificazione dei pensieri\u00bb, nel senso che lo spazio dell\u2019etica emerge come momento dell\u2019attivit\u00e0 filosofica per come Wittgenstein l\u2019ha intesa lungo tutta la sua vita: cio\u00e8 come terapia linguistica che apre ad un nuovo modo di vedere e di vivere il mondo. Dunque, l\u2019etica e la filosofia hanno entrambi un aspetto <em>prassico<\/em>, ovvero ci portano ad una trasformazione personale, ad un cambio di rotta che conduce la nostra esistenza verso nuovi sentieri.<\/p>\n\n<p>All\u2019interno di questo piccolo saggio ripercorreremo la genesi del rapporto fra l\u2019etica e il metodo filosofico, analizzando i <em>Diari segreti<\/em><a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>e i <em>Quaderni 1914-1916 <\/em>scritti sul fronte del Primo conflitto mondiale. Il nostro obiettivo sar\u00e0 quello di sostenere che la riflessione etica \u2013 che Wittgenstein inizia intorno al 1914, in piena coincidenza con le riflessioni sulla logica e sull\u2019essenza della proposizione \u2013 si articola, in un primo momento, su due piani differenti, per poi ricongiungersi in maniera unitaria nel <em>Tractatus logico-philosophicus<\/em><a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. Il primo piano riguarda la difficolt\u00e0 insita nel filosofare: in cui vediamo un Wittgenstein \u00ab[who] struggling with his thoughts\u00bb<a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, al fine di poter avere \u00abuna visione globale\u00bb (<em>DS<\/em>, p. 57) sui problemi della logica, salvo poi accorgersi che \u00abi problemi pi\u00f9 ardui devono tutti risolversi dinanzi a noi\u00bb (<em>DS<\/em>, p. 96). Dunque, nei <em>Diari <\/em>inizia ad emergere, da un lato, l\u2019idea che la filosofia sia \u00ab\u00bbun lavoro su s\u00e9 stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose\u00bb (<em>PD<\/em>, pp. 43-44); dall\u2019altro lato, che l\u2019oggetto della filosofia non sono n\u00e9 teorie n\u00e9 dottrine.<\/p>\n\n<p>Il secondo piano, invece, concerne la riflessione sul \u00absenso (o il valore) del mondo e della vita\u00bb<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>, che costituisce una definizione di ci\u00f2 che Wittgenstein chiamava etica<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Queste riflessioni si trovano nella parte conclusiva dei <em>Quaderni<\/em>, nella quale Wittgenstein ritiene che lo scopo principale della vita etica sia \u00abviv[ere] felicemente!\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 220), e cio\u00e8 perseguire una vita che sia quanto pi\u00f9 possibile \u00abin armonia con il mondo\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 219).<\/p>\n\n<p>2. <em>Il metodo filosofico nei <\/em>Diari segreti<\/p>\n\n<p>I <em>Diari segreti<\/em><a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> sono un \u00abinsieme di annotazioni cifrate [\u2026] che contengono [\u2026] costanti e quasi quotidiani riferimenti da parte di Wittgenstein alla guerra e alla sua esperienza di soldato\u00bb<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Tuttavia, a differenza di ci\u00f2 che si potrebbe pensare, i <em>Diari <\/em>non contengono soltanto riflessioni <em>private<\/em>, ma anche informazioni rilevanti per capire \u00abil Wittgenstein filosofo e il suo <em>Tractatus<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Per comprendere le annotazioni sul metodo filosofico contenute nei diari dobbiamo partire da un precedente scritto che sono le <em>Note sulla logica<\/em> (1913), nel quale Wittgenstein sostiene che \u00abin filosofia non vi sono deduzioni; essa \u00e8 puramente descrittiva. La parola \u201cfilosofia\u201d deve sempre designare qualcosa sopra o sotto, non gi\u00e0 presso, le scienze naturali\u00bb (<em>NL<\/em>, p. 245). Stando a questa definizione, la filosofia ha il compito di descrivere la realt\u00e0 senza seguire il metodo della scienza, cio\u00e8 senza formulare tesi o teorie supportate da evidenze sperimentali. Questa distinzione fra filosofia e scienza \u00e8, come l\u2019ha definita Perissinotto, uno dei \u201cpensieri-guida\u201d della riflessione del <em>Tractatus<\/em>, e anche della seconda fase del suo pensiero.<\/p>\n\n<p>L\u2019idea di fondo \u00e8 che la filosofia non ha il compito di trovare delle soluzioni a dei problemi, poich\u00e9 \u00abla filosofia deve [soltanto] chiarire e delimitare i pensieri\u00bb (<em>T<\/em>, 4.112) al fine di poter riconoscere che \u00abthe solution consists in the trasformation of our way of thinking\u00bb<a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>. Dunque, non ci sono problemi filosofici e neanche proposizioni filosofiche, ma la filosofia \u00e8 intesa come \u00abun lavoro su s\u00e9 stessi\u00bb (<em>PD<\/em>, p. 43), nel quale \u00e8 Wittgenstein stesso e, in questo caso, il Wittgenstein filosofo, ad essere impegnato in prima persona. I <em>Diari segreti <\/em>ci restituiscono una concezione della filosofia intrecciata con l\u2019esperienza esistenziale di Wittgenstein e, nello specifico, con l\u2019esperienza della Prima guerra mondiale. Dunque, filosofia e vita diventano inseparabili non soltanto nella riflessione concettuale, ma nell\u2019esperienza quotidiana dello stare almondo. Difatti, le annotazioni di Wittgenstein non sono un puro resoconto di guerra, bens\u00ec una riflessione sugli aspetti etici ed esistenziali, che hanno influenzato, per l\u2019appunto, la sua concezione della filosofia come \u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile <em>prima <\/em>di ogni nuova scoperta\u00bb (<em>RF<\/em>, \u00a7 126).<\/p>\n\n<p>Nei <em>Diari segreti<\/em> vi sono una serie di annotazioni che vanno in questa direzione, ad esempio, il 25 agosto del 1914, Wittgenstein scrive che \u00absolo una cosa \u00e8 necessaria: essere capaci di osservare tutto ci\u00f2 che ti accade\u00bb (<em>DS<\/em>, p. 47). Questo passo ci dice due cose di grande importanza: da un lato, emerge un\u2019assonanza con la prima proposizione del <em>Tractatus<\/em>, \u00abil mondo \u00e8 tutto ci\u00f2 che accade\u00bb (<em>T<\/em>, 1), con la differenza che qui il mondo \u00abcompare [\u2026] in un contesto etico-esistenziale\u00bb<a href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Con ci\u00f2 Wittgenstein fa riferimento alle difficolt\u00e0 che incontriamo durante il nostro percorso di vita e la filosofia sembra assumere il compito di una <em>consolazione<\/em>, nella quale non bisogna \u00abperder s\u00e9 stessi!!! [\u2026] e lavorare [cio\u00e8 fare filosofia] non per far passare il tempo, bens\u00ec con gioia [-] per vivere\u00bb (<em>DS<\/em>, p. 87). A questo proposito, la filosofia diventa anche un modo per \u00abrestare presso di s\u00e9\u00bb (<em>DS<\/em>, p. 48) o, come scrive in una lettera a Paul Engelmann, nell\u2019essere \u00ab<em>un po\u2019 <\/em>pi\u00f9 degno\u00bb (<em>LPE<\/em>, p. 9). Dunque, la riflessione filosofica riguarda sempre \u00abun nostro cambiamento personale\u00bb<a href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>, ovvero una tensione etica che ci permette di \u00abvedere il mondo nella giusta maniera [<em>richtig<\/em>]\u00bb (<em>T<\/em>, 6.54): nel senso che la filosofia cambia \u2013 eticamente \u2013 il nostro rapporto con il mondo, trasformandosi in \u00aban attitude to the world and life, can penetrate any thought or talk\u00bb<a href=\"#_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n<p>Dall\u2019altro lato, viene fuori una considerazione pi\u00f9 strettamente metodologica, in cui \u00ab[l\u2019osservare] sar\u00e0 sempre [\u2026] il tratto caratterizzante della filosofia e ci\u00f2 che solamente le pu\u00f2 consentire di non cadere nel dogmatismo\u00bb<a href=\"#_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. Dunque, se la filosofia non vuole cadere nel dogmatismo, cio\u00e8 assumere \u00abche la realt\u00e0 debba essere come i nostri modelli\u00bb<a href=\"#_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>, allora bisogna sempre tenere presente che la realt\u00e0 supera le nostre concettualizzazioni perch\u00e9 \u00abtutto \u00e8 l\u00ec in mostra, non c\u2019\u00e8 nulla [\u2026] da spiegare\u00bb (<em>RF<\/em>, \u00a7 126); anzi, il compito del filosofo dovrebbe essere quello di \u00abnon pensare, ma osserva[re]\u00bb (<em>RF<\/em>, \u00a7 66).<\/p>\n\n<p>Oltre questo passo, Wittgenstein ci restituisce delle annotazioni che contengono altri riferimenti al metodo filosofico: per esempio, troviamo questa importante indicazione: \u00abquando si sente che ci si sta impuntando su un problema, non si dovrebbe continuare a pensarci, altrimenti si rimane insabbiati. Piuttosto, occorrerebbe ricominciare a pensare da un\u2019altra parte, dove ci si possa comodamente attestare\u00bb (<em>DS<\/em>, pp. 95-96). Questo passo prefigura il metodo che Wittgenstein impiegher\u00e0 durante tutta la sua attivit\u00e0 filosofica. Oltre ad osservare e descrivere la vita umana e il mondo, il filosofo deve anche guardare ci\u00f2 che \u00e8 osservato da pi\u00f9 punti di vista, affinch\u00e9 ci\u00f2 che si \u00e8 pensato non diventi un dogma. Questo \u00e8 confermato in un\u2019annotazione del 1929, quando Wittgenstein afferma che<\/p>\n\n<p>\u00abil mio modo di filosofare mi \u00e8 sempre stato e mi \u00e8 tuttora nuovo, ed \u00e8 per questo che devo cos\u00ec spesso ripetermi. Un\u2019altra generazione, cui esso sar\u00e0 entrato nel sangue, trover\u00e0 noiose queste ripetizioni. Per me sono necessarie\u00bb (<em>PD<\/em>, p. 17).<\/p>\n\n<p>Il metodo di Wittgenstein consta di ripetizioni, nelle quali \u00e8 necessario \u00abritornar sempre a esaminare sotto nuovi profili, come non risolte, questioni che si ritengono risolte\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 163), perch\u00e9 solo analizzando una questione o una domanda filosofica da pi\u00f9 punti di vista possiamo vedere che quest\u2019ultima \u2013 in realt\u00e0 \u2013 si dissolve fra le nostre mani, nel senso che \u00ablo scopo \u00e8 di mostrare che, se prendiamo sul serio, fino in fondo, le nostre dottrine [\u2026] allora arriveremo a vedere che tali dottrine si dissolvono\u00bb<a href=\"#_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>. La dissoluzione delle dottrine \u00e8, dunque, una conseguenza del fatto che un problema non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerato tale se visto da una prospettiva \u2013 come quella filosofica \u2013 secondo la quale ci\u00f2 che \u00e8 importante e gi\u00e0 davanti a noi e non dobbiamo fare altro che descriverlo. Pi\u00f9 esattamente, sbagliamo a pensare che nel \u00abfilosofare [\u2026] la difficolt\u00e0 consista nel dover descrivere fenomeni difficili da afferrare\u00bb (<em>RF<\/em>, \u00a7 436).<\/p>\n\n<p>Come si \u00e8 cercato di mostrare, i <em>Diari segreti <\/em>contengo gi\u00e0, in maniera pi\u00f9 o meno determinata, uno dei \u201cpensieri-guida\u201d della filosofia di Wittgenstein, ovvero che il compito della filosofia riguarda, da un lato, un cambiamento personale della nostra esperienza del mondo, e, dall\u2019altro lato, la descrizione della vita cos\u00ec com\u2019\u00e8, senza la mediazione di dottrine, poich\u00e9 \u00abse si desse una \u2018soluzione\u2019 dei problemi logici (filosofici), dovremmo tenere a mente che un tempo essi non erano affatto risolti (e anche allora si doveva pur vivere e pensare)\u00bb (<em>PD<\/em>, p. 21).<\/p>\n\n<p>3. <em>L\u2019etica nei<\/em> Quaderni 1914-1916<\/p>\n\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 detto, l\u2019etica nel primo Wittgenstein si d\u00e0 su due piani: il primo \u00e8 quello della riflessione sul metodo filosofico, su cosa significa <em>fare <\/em>filosofia, mentre il secondo concerne l\u2019etica in senso stretto, e cio\u00e8 su qual \u00e8 la vita buona che ogni essere umano dovrebbe perseguire. Su quest\u2019ultimo punto, nei <em>Quaderni 1914-1916 <\/em>troviamo delle riflessioni \u2013 poco sistematiche \u2013 che vanno nella direzione che l\u2019unica vita buona sia quella felice.\u00a0<\/p>\n\n<p>In primo luogo, bisogna sottolineare che non possiamo trovare indicazioni su quale sia la vita buona nei fatti che accadono nel mondo, nel senso che \u00ab[there is not] criterion can be stated with reference to reality that explains what kind of life costitutes a happy or harmonius life on the basis of which such a life could be identifed\u00bb<a href=\"#_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>. In questo passo, Kuusela vuole affermare che per Wittgenstein \u00e8 impossibile fondare l\u2019etica sulla base di ci\u00f2 che accade nel mondo, dal momento che \u00abethical propositions are not concerned with anything in the world [\u2026] Unlike thoughts, ethics has no subject matter in the world\u00bb<a href=\"#_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. Le proposizioni dell\u2019etica non sono proposizioni, poich\u00e9 queste ultime non possono essere n\u00e9 vere n\u00e9 false, in quanto non sono \u00ab<em>un\u2019immagine<\/em> di uno stato di cose\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 137). Il fatto che non vi siano proposizioni dell\u2019etica significa che lo spazio dell\u2019etica non \u00e8 <em>esprimibile <\/em>con il linguaggio, bens\u00ec \u00abl\u2019etica non tratta del mondo. L\u2019etica deve essere una condizione del mondo\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 222).<\/p>\n\n<p>Dunque, fra la sfera dei valori e dell\u2019agire che appartiene all\u2019etica e la sfera dei fatti che appartiene al linguaggio e al mondo non c\u2019\u00e8 coappartenza; questo implica che non possiamo trovare nei fatti del mondo <em>come <\/em>dovremmo agire per raggiungere la felicit\u00e0: \u00abthere is no ground for saying about anything in the world that it is as it ought or ought not to be, that it is good or bad\u00bb<a href=\"#_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>. L\u2019etica, dunque, non pu\u00f2 essere fondata guardando al mondo, poich\u00e9 essa compare come espressione della volont\u00e0 del \u00absoggetto metafisico\u00bb (<em>T<\/em>, 5.641).<\/p>\n\n<p>\u00c8 importante, a questo proposito, fare alcuni chiarimenti: per Wittgenstein la volont\u00e0 \u00e8 una <em>condizione<\/em> tipica del soggetto che rende possibile un\u2019esperienza <em>etica <\/em>del mondo. Infatti, nei <em>Quaderni<\/em> \u00e8 possibile leggere che \u00abse la volont\u00e0 non fosse, non vi sarebbe nemmeno quel centro del mondo che chiamiamo l\u2019Io e che \u00e8 il portatore dell\u2019etica\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 225). Dunque, la volont\u00e0 deve essere considerata come \u00abun esercizio <em>attivo<\/em> della mente\u00bb<a href=\"#_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a> che rende possibile l\u2019accesso alla vita buona e ad un\u2019esperienza del mondo alla luce dei valori. Questo chiarimento della nozione di volont\u00e0 conduce ad interpretare correttamente questo concetto senza fraintendimenti. Ad esempio, nei <em>Diari segreti <\/em>Wittgenstein, a seguito del senso di isolamento provato al fronte, \u00e8 tentato di annullare la sua volont\u00e0, al fine di raggiungere una passivit\u00e0 completa nei confronti del mondo: \u00abnon ho ancora trovato una via d\u2019uscita. Non mi sono ancora deciso per una passivit\u00e0 completa. E probabilmente questo \u00e8 un male, poich\u00e9 sono impotente\u00bb (<em>DS<\/em>, p. 49).<\/p>\n\n<p>Tuttavia, questa concezione della volont\u00e0, gi\u00e0 all\u2019interno dei <em>Quaderni<\/em>, non verr\u00e0 perseguita da Wittgenstein, perch\u00e9 l\u2019annullamento della volont\u00e0 non conduce ad un\u2019armonia con il mondo, ma ad uno scontro sempre pi\u00f9 accesso con ci\u00f2 che \u00e8 esterno a noi stessi. L\u2019esercizio corretto della volont\u00e0 ci porta, da un lato, all\u2019agire etico e, dall\u2019altro lato, ad accettare che \u00abil mondo \u00e8 indipendente dalla mia volont\u00e0\u00bb (<em>T<\/em>, 6.373). L\u2019esercizio della volont\u00e0, dunque, appartiene soltanto al soggetto che la esercita per trascendere i fatti del mondo e vivere un\u2019esperienza di tipo valoriale. Difatti, scrive Wittgenstein, \u00abil soggetto che pensa \u00e8 certo vana illusione. Ma il soggetto che vuole c\u2019\u00e8\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 225).<\/p>\n\n<p>Riassumendo, possiamo dire che l\u2019etica non pu\u00f2 essere fondata sulla base dei fatti presenti nel mondo \u2013 posizione usualmente chiamata naturalismo<a href=\"#_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> \u2013 pertanto l\u2019etica entra nello spazio antropologico attraverso la volont\u00e0, la quale \u00e8 sempre esercitata dal soggetto.<\/p>\n\n<p>A questo punto, possiamo dire quale dovrebbe essere, secondo Wittgenstein, la vita buona che ogni uomo dovrebbe perseguire. La risposta, di per s\u00e9, \u00e8 molto semplice: \u00abper vivere felice devo essere in armonia con il mondo. E questo <em>vuol dire <\/em>essere felici\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 219). Dunque, la vita buona \u00e8 la vita felice, e cio\u00e8 quella vita in cui si vive \u2013 o si cerca di vivere \u2013 in armonia con il mondo, con tutto ci\u00f2 che accade. La possibilit\u00e0 di vivere una vita felice \u00e8 una conseguenza dell\u2019esercizio della volont\u00e0: \u00abil soggetto che vuole dovrebbe dunque essere felice o infelice, e felicit\u00e0 e infelicit\u00e0 non possono appartenere al mondo\u00bb (<em>Q<\/em>, pp. 224-225). La felicit\u00e0 e l\u2019infelicit\u00e0 sono, in fin dei conti, quell\u2019esperienza del mondo che caratterizza l\u2019etica, provocando una differenza sulla modalit\u00e0 di stare al mondo del felice e dell\u2019infelice: \u00abil mondo del felice \u00e8 un altro che quello dell\u2019infelice\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 223).<\/p>\n\n<p>La persona felice \u2013 colui che segue la vita buona \u2013 <em>vede<\/em> il mondo in maniera diversa da chi \u00e8 infelice: la sua esperienza del mondo \u00e8 radicalmente diversa e questo ha un\u2019influenza su come noi <em>viviamo <\/em>i fatti che accadono nel mondo. Il felice sar\u00e0 colui che vivr\u00e0 in armonia con il mondo, ovvero colui che \u00abaccept the outcomes of one\u2019s actions, whatever they are\u00bb<a href=\"#_ftn23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>. L\u2019obiettivo della vita buona \u00e8 la felicit\u00e0, ma come giustifichiamo questa prospettiva?<\/p>\n\n<p>\u00abSempre torno a pensare: la vita felice \u00e8 buona; la infelice, cattiva. E se <em>adesso<\/em> mi domando: ma <em>perch\u00e9 <\/em>\u00e8 proprio felicemente che dovrei vivere?, questa si rivela interrogazione retorica: appare che la vita felice si giustifica da s\u00e9, che essa <em>\u00e8<\/em> l\u2019unica vita giusta (<em>Q<\/em>, p. 223)\u00bb.<\/p>\n\n<p>Non ci sono giustificazioni o ragionamenti che possono condurci verso il fatto che la vita buona sia la vita felice, al contrario la vita felice si giustifica da s\u00e9, dal fatto che non possiamo vivere diversamente che in armonia con il mondo. Su questo punto commenta Perissinotto:<\/p>\n\n<p>\u00abdire che la vita felice si giustifica da s\u00e9 non sembra, infatti, dirci nulla sull\u2019etica, cos\u00ec come sembra lasciare del tutto senza risposta la pi\u00f9 classica delle domande etiche \u2018Che cosa devo\u2026?\u2019. Forse la soluzione consiste proprio nel riconoscere che non c\u2019\u00e8 nulla da dire o da descrivere, ossia, come abbiamo gi\u00e0 visto, che non vi pu\u00f2 essere nessun carattere \u2018oggettivo\u2019 o \u2018fisico\u2019 che distingua una vita felice (buona o giusta) da una vita infelice (cattiva o ingiusta) e che, proprio per questo, \u00e8 eticamente indifferente che (ci) accada questo piuttosto che quest\u2019altro\u00bb.<a href=\"#_ftn24\"><sup>[24]<\/sup><\/a><\/p>\n\n<p>Proprio perch\u00e9 ci\u00f2 che ci accade non pu\u00f2 avere alcuna influenza su ci\u00f2 che \u00e8 etico, questo non pu\u00f2 essere giustificato tramite i fatti, ma neanche tramite il linguaggio, nel senso che la vita buona <em>si mostra <\/em>nella vita felice, nel fatto che vivere in armonia con il mondo \u00e8 la raffigurazione della vita buona. Questa prospettiva etica \u00e8 corroborata da due passi contenuti sempre nei <em>Quaderni<\/em>: \u00abche \u00e8 il carattere obiettivo della vita felice, armonica? Anche qui \u00e8 chiaro che non pu\u00f2 esservi un tale carattere, che si possa <em>descrivere<\/em>\u00bb (<em>Q<\/em>, p. 224). Non si pu\u00f2, dunque, descrivere linguisticamente cosa sia la vita felice, ma piuttosto essa si <em>mostra<\/em> nelle nostre azioni e nel fatto che il mondo del felice \u00e8 completamente diverso da colui che \u00e8 infelice.<\/p>\n\n<p>In conclusione, possiamo dire che il legame fra l\u2019etica e il metodo filosofico nei primi scritti di Wittgenstein \u00e8 fondato sulla distinzione \u2013 centrale nel <em>Tractatus logico-philosophicus<\/em> \u2013 fra dire e mostrare, che Wittgenstein ha definito in una lettera a Bertrand Russell, come la \u00abquestione cardine della filosofia\u00bb (<em>L<\/em>, 19\/08\/1919). In sintesi, possiamo affermare che il dire \u00e8 lo spazio dei fatti, degli stati di cose che accadono nel mondo, i quali possono essere detti e raffigurati tramite le proposizioni, che sono per l\u2019appunto, immagini dei fatti. Lo spazio del dire \u00e8 quello delle scienze sperimentali, che misurano e quantificano basandosi su ci\u00f2 che \u00e8 esprimibile tramite il linguaggio. L\u2019etica, filosofia o la religione appartengono, invece, allo spazio del mostrare, il quale riguarda ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere espresso tramite le proposizioni ma che \u00abrende possibile che qualcosa venga detto (pensato; raffigurato)\u00bb<a href=\"#_ftn25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>. Nel <em>Tractatus<\/em>, infatti, Wittgenstein scrive che \u00abl\u2019etica \u00e8 trascendentale\u00bb (<em>T<\/em>, 6.421), perch\u00e9 nel sentire etico del soggetto si <em>mostra <\/em>la nostra esperienza personale del mondo, nel senso che \u00abethics [\u2026] explain the constituition of the world as something valuable or meaningful, i.e. to clarify how it is possible for a subject to experience it as such\u00bb<a href=\"#_ftn26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n<p>4. <em>Conclusione: etica e immagine scientifica del mondo<\/em><\/p>\n\n<p>La distinzione fra dire e mostrare ci ha condotto all\u2019essenza della riflessione wittgensteiniana sull\u2019etica e la filosofia. Lo spazio del mostrare \u00e8 quello dell\u2019esistenza concreta, del modo con cui <em>sentiamo <\/em>il nostro stare al mondo, il quale non pu\u00f2 semplicemente limitarsi alla presenza fisica degli oggetti o stati di cose che ci circondano. Un esempio chiaro che pu\u00f2 aiutarci a comprendere questo aspetto centrale della filosofia di Wittgenstein \u00e8 la descrizione di Venezia <em>sentita<\/em> da Gustav Aschenbach, protagonista del noto romanzo di Thomas Mann:<\/p>\n\n<p>\u00abcielo e mare rimasero foschi e plumbei, ogni tanto cadeva una pioggerellina nebbiosa, ed egli si rassegn\u00f2 a raggiungere per via d\u2019acqua una Venezia diversa da quella che aveva trovato giungendovi da terra [\u2026] ripeteva fra s\u00e9 frammenti di quel canto misurato che allora era sorto da devozione, felicit\u00e0 e mestizia e aveva preso forma, commosso e senza fatica, dalle sensazioni\u00bb.<a href=\"#_ftn27\"><sup>[27]<\/sup><\/a><\/p>\n\n<p>Arrivare a Venezia dal mare e non dalla terraferma genera in Aschenbach un turbinio di sensazioni che non aveva provato precedentemente, conducendolo a vedere la citt\u00e0 sotto un\u2019altra prospettiva. Pertanto, l\u2019attenzione che Wittgenstein dedica all\u2019etica e alla filosofia come chiarificazione dei pensieri va in una direzione precisa: il rapporto fra l\u2019uomo e il mondo non \u00e8 determinato soltanto dalla conoscenza scientifica; per questo Wittgenstein insiste nel separare filosofia e scienza e nel distinguerle sia a livello metodologico che epistemologico. Questa insistenza ci conduce verso il giudizio di Wittgenstein della scienza e della modernit\u00e0, un problema delicato sul quale si accenner\u00e0 soltanto in maniera provvisoria.<\/p>\n\n<p>Secondo Wittgenstein la modernit\u00e0 filosofica e scientifica ha dato vita alla \u00abmoderna concezione del mondo\u00bb (<em>T<\/em>, 6.371), la quale pretende di spiegare la realt\u00e0 nella sua totalit\u00e0 attraverso le leggi scientifiche; in questo modo la scienza diviene depositaria di una visione riduzionista della realt\u00e0 e del linguaggio, che diventa lo strumento con cui raffiguriamo gli stati di cose <em>fisici<\/em> presenti nel mondo. A questo proposito, l\u2019obiettivo della riflessione di Wittgenstein \u2013 e del <em>Tractatus <\/em>in particolare \u2013\u00e8 s\u00ec di affermare che il linguaggio raffigura i fatti, cio\u00e8 le \u00abproposizioni della scienza naturale\u00bb (<em>T<\/em>, 6.53), ma che non tutto <em>l\u2019uso del nostro linguaggio<\/em> obbedisce a questo proposito. Da qui la necessit\u00e0 che la filosofia lavori sulla soggettivit\u00e0, sullo sfondo culturale e conoscitivo e sulle pratiche tramite le quali gli individui organizzano \u2013 linguisticamente \u2013 la realt\u00e0 in cui vivono. Per questo, secondo Wittgenstein, non bisogna arrendersi al \u00abdisincanto del mondo\u00bb (Weber), ma bisogna lavorare su s\u00e9 stessi e sulla potenzialit\u00e0 espressiva del linguaggio conservando una certa libert\u00e0 di movimento e di pensiero. Pertanto, il compito del filosofo \u00e8 quello di proporre un\u2019alternativa alla forma<a href=\"#_ftn28\"><sup>[28]<\/sup><\/a> dell\u2019immagine scientifica del mondo, e cio\u00e8 il progresso<a href=\"#_ftn29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>. La battaglia per la riappropriazione del linguaggio e della comprensione reciproca passa dal riconoscimento di \u00abperdita di un contatto con il linguaggio, con il mondo e con s\u00e9 stessi\u00bb<a href=\"#_ftn30\"><sup>[30]<\/sup><\/a>, causato dal progresso e dalla moderna civilt\u00e0 della tecnica.<\/p>\n\n<p>Tuttavia, la soluzione non \u00e8 il rifiuto del progresso o della scienza come insieme di conoscenze sul mondo, ma la creazione di uno spazio linguistico e antropologico che vada oltre il mero spazio dei fatti: in questo Wittgenstein ha avuto il merito di recuperare ed attuare un modo di fare filosofia che \u2013 ai suoi occhi \u2013 si stava sempre di pi\u00f9 adeguando alla scienza, come nel neopositivismo logico o nella filosofia russelliana. \u00c8 in questo quadro culturale che emerge sempre pi\u00f9 la <em>necessit\u00e0 dell\u2019etica<\/em>, quale <em>tendenza <\/em>\u00abdi avventarsi contro i limiti del linguaggio\u00bb (<em>CE<\/em>, p. 18) per cercare di comprendere \u00abqualcosa sul significato ultimo della vita\u00bb (<em>CE<\/em>, p. 18). Per Wittgenstein, infatti, \u00e8 proprio nella tendenza disperata e paradossale di rompere le maglie del linguaggio dei fatti che \u00e8 possibile intravedere il coraggio e la profondit\u00e0 del lavoro filosofico, che ci permette di riappropriarci di espressioni linguistiche e culturali che credevamo perdute.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> All\u2019interno del saggio verranno usate le seguenti abbreviazioni delle opere di Wittgenstein, di cui indichiamo anche le edizioni di riferimento:<\/p>\n\n<p><em>NL<\/em>: <em>Note sulla logica <\/em>[settembre 1913], in <em>Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914- 1916<\/em>, a cura di A.G. Conte, Torino, Einaudi 2009, pp. 245-263.<\/p>\n\n<p><em>DS<\/em>: <em>Diari segreti <\/em>[1914-1916], a cura di L. Perissinotto, Meltemi editore, Milano 2021.<\/p>\n\n<p><em>Q<\/em>: <em>Quaderni 1914-1916<\/em> [1914-1917], in <em>Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916<\/em>, a cura di A.G. Conte, Torino, Einaudi 2009, pp. 129-239.<\/p>\n\n<p><em>T<\/em>: <em>Tractatus logico-philosophicus<\/em> [1918], a cura di L. Perissinotto e P. Frascolla, Feltrinelli, Milano, 2022.<\/p>\n\n<p><em>LPE<\/em>: <em>Lettere di Ludwig Wittgenstein con ricordi a Paul Engelmann<\/em> [1916-1937], La Nuova Italia, Firenze, 1970.<\/p>\n\n<p><em>CE: Conferenza sull\u2019etica <\/em>[1929], in <em>Lezioni e conversazioni sull\u2019etica, l\u2019estetica, la psicologia e la credenza religiosa<\/em>, a cura di M. Ranchetti, Adelphi, Milano 1967, pp. 3-18.<\/p>\n\n<p><em>RF<\/em>: <em>Ricerche filosofiche <\/em>[1936-1949], a cura di M. Trinchero, Einaudi, Torino 2009.<\/p>\n\n<p><em>PD<\/em>: <em>Pensieri diversi<\/em> [1914-1951], a cura di G.H. Von Wright e M. Ranchetti, Adelphi, Milano 2021.<\/p>\n\n<p><em>L<\/em>: <em>Lettere 1911-1951, a<\/em> cura di A. Bottini, Adelphi, Milano 2012.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Wittgenstein, per l\u2019appunto, insiste sul fatto che non pu\u00f2 esistere una soluzione al problema della vita ma soltanto una sua chiarificazione, poich\u00e9 vivere non dipende dal trovare una soluzione al modo della scienza. A questo proposito, nei <em>Pensieri diversi <\/em>afferma che \u00abquando uno crede di aver trovato la soluzione del problema della vita e vorrebbe dire a se stesso: ora \u00e8 tutto molto facile, costui, per confutare se stesso, dovrebbe solo ricordarsi che vi \u00e8 stato un tempo in cui questa \u201csoluzione\u201d non era stata trovata; anche a <em>quel <\/em>tempo per\u00f2 si doveva poter vivere, e in rapporto a esso la soluzione trovata appare come un caso fortuito. Cos\u00ec succede a noi con la logica\u00bb (<em>PD<\/em>, p. 23)<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Per un\u2019esposizione generale dei <em>Diari segreti <\/em>mi permetto di rimandare alla recensione che ho scritto per <em>Il pensiero storico. Rivista internazionale di storia delle idee<\/em>: <a href=\"https:\/\/ilpensierostorico.com\/i-segreti-di-wittgenstein\/\">https:\/\/ilpensierostorico.com\/i-segreti-di-wittgenstein\/<\/a><\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> \u201cI <em>Diari segreti<\/em> contengono [\u2026] indicazioni esplicite sull\u2019intento unitario che guider\u00e0 Wittgenstein nella composizione del <em>Tractatus<\/em>\u201d. (Ivi, p. 28).<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> N. Malcolm, <em>Ludwig Wittgenstein<\/em>: <em>a memoir<\/em>, Clarendon Press, Oxford, 2001, p. 23.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, <em>Introduzione a Wittgenstein<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2018, p.\u00a0 91<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Nella <em>Conferenza sull\u2019etica<\/em> del 1929, Wittgenstein definisce l\u2019etica come \u201cla ricerca su ci\u00f2 che ha valore; o su ci\u00f2 che \u00e8 realmente importante, o sul significato della vita, o su ci\u00f2 che fa la vita meritevole di essere vissuta, o sul modo giusto di vivere\u201d (<em>CE<\/em>, p. 7)<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> \u00c8 bene precisare che i <em>Diari segreti <\/em>e i <em>Quaderni 1914-1916 <\/em>appartengono allo stesso gruppo di manoscritti wittgensteiniani, che, stando alla classificazione di Von Wright, sono il 101, 102 e 103. Nello specifico, i passi pubblicati nei <em>Diari segreti<\/em> si trovavano nella pagina sinistra del taccuino scritti in codice cifrato, mentre i passi pubblicati nei <em>Quaderni<\/em> si trovano nelle pagine destre, non in codice.Tuttavia, le annotazioni cifrate che compongono i <em>Diari segreti<\/em> non sono state pubblicate subito ma solo successivamente, poich\u00e9 l\u2019allieva di Wittgenstein, Elizabeth Anscombe, che ha curato la prima edizione dei <em>Quaderni <\/em>nel 1961, riteneva che queste annotazioni fossero troppo private e non avessero valore \u00abn\u00e9 scientifico n\u00e9 culturale\u00bb.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, \u201cUn filosofo tra cannonate, patate e riflettori: i cosidetti <em>Diari segreti <\/em>di Wittgenstein\u201d, in L. Wittgenstein, <em>Diari segreti<\/em>, Meltemi editore, Milano,2021, p. 12.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> O. Kuusela, \u201cWittgenstein, ethics and philosophical clarification\u201d, in R. Agam-Segal e E. Dain, <em>Wittgenstein moral thought<\/em>, Routledge, New York, 2018, p. 36.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, \u201cUn filosofo tra cannonate, patate e riflettori: i cosidetti <em>Diari segreti <\/em>di Wittgenstein\u201d, cit., 2021, p. 29.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> P. Donatelli, <em>Wittgenstein e l\u2019etica, <\/em>Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 39.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> C. Diamond, \u201cEthics, imagination and the method of Wittgenstein\u2019s <em>Tractatus<\/em>\u201d, in The New<\/p>\n\n<p>Wittgenstein a cura di A. Cray e R. Read, London-New York, Routledge 2000, p. 153.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, \u201cUn filosofo tra cannonate, patate e riflettori: i cosidetti <em>Diari segreti <\/em>di Wittgenstein\u201d, cit., 2021, p. 31.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, \u201cWittgenstein filosofo del linguaggio\u201d, in F. Piazza e F. Cimatti (a cura di), <em>Filosofie del linguaggio. Storie, autori, concetti<\/em>, Carocci, Roma 2015, p. 249.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a> P. Donatelli, <em>Wittgenstein e l\u2019etica<\/em>, cit., 1998, p. 39.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> O. Kuusela, \u201cWittgenstein, ethics and philosophical clarification\u201d, cit., p. 45.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a> Ivi, p. 43.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a> Ivi, p. 44.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a> P. Donatelli, <em>Wittgenstein e l\u2019etica<\/em>, cit., 1998, p. 114.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> Donatelli definisce il naturalismo etico in termini descrittivisti, cio\u00e8 \u201cgli enunciati etici equivalgono a descrizioni di fatti e sono comprensibili interamente solo se comprendiamo le condizioni di verit\u00e0 di tali enunciati\u201d (<em>Ibidem<\/em>).<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\"><sup>[23]<\/sup><\/a> O. Kuusela, \u201cWittgenstein, ethics and philosophical clarification\u201d, cit., p. 49.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\"><sup>[24]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, \u201cUn filosofo tra cannonate, patate e riflettori: i cosidetti <em>Diari segreti <\/em>di Wittgenstein\u201d, cit., pp. 23-24.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a> L. Perissinotto, <em>Guida a Wittgenstein<\/em>, Feltrinelli, Milano 2019, p. 58.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a> O. Kuusela, \u201cWittgenstein, ethics and philosophical clarification\u201d, cit., p. 44.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a> T. Mann, <em>La morte a Venezia<\/em>, Newton Compton, Roma 1992, p. 41.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a> \u201cEssere compreso dal tipico uomo di scienza occidentale non mi importa affatto, perch\u00e9 costui non capisce lo spirito in cui io scrivo. La nostra cultura \u00e8 caratterizzata dalla parola \u00abprogresso\u00bb. Il progresso \u00e8 la sua forma, non una delle sue propriet\u00e0, quella di progredire [\u2026] il mio scopo quindi \u00e8 diverso da quello dell\u2019uomo di scienza, e il movimento del mio pensiero diverso dal suo\u201d (<em>PD<\/em>, p. 28).<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\"><sup>[29]<\/sup><\/a> La posizione di Wittgenstein sul progresso viene descritta da Jacques Bouveresse come una \u201cdelle superstizioni pi\u00f9 caratteristiche della nostra epoca, in qualche modo costitutiva dello spirito del tempo [\u2026] [si crede che il progresso] sia in grado di trovare una soluzione per tutti i problemi fondamentali dell\u2019umanit\u00e0\u201d (J. Bouveresse, \u201cL\u2019oscurit\u00e0 del tempo presente: Wittgenstein e il mondo moderno\u201d in D. Sparti (a cura di), <em>Wittgenstein politico<\/em>, Feltrinelli, Milano 2000, p. 62).<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\"><sup>[30]<\/sup><\/a> P. Donatelli, \u201cWittgenstein. La filosofia come critica\u201d, in C. Diamond e J. Conant, <em>Rileggere Wittgenstein<\/em>, Carocci, Roma 2010, p. 33.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Federico Tinnirello 1. 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