{"id":2952,"date":"2022-12-20T17:16:19","date_gmt":"2022-12-20T17:16:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=2952"},"modified":"2022-12-21T07:33:13","modified_gmt":"2022-12-21T07:33:13","slug":"ci-sono-dei-e-governano-grande-e-la-loro-misura-al-tramonto-di-un-nomos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2022\/12\/20\/ci-sono-dei-e-governano-grande-e-la-loro-misura-al-tramonto-di-un-nomos\/","title":{"rendered":"\u00abCi sono d\u00e8i e governano, grande \u00e8 la loro misura\u00bb. Al tramonto di un Nomos"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2952\" class=\"elementor elementor-2952\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-5417716d elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"5417716d\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-5b88d716\" data-id=\"5b88d716\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4149b3c7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4149b3c7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Stefano Piazzese<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Tutto \u00e8 nato da l\u2019acqua! Tutto viene conservato da l\u2019acqua! Oceano, concedici il tuo eterno dominio!<\/em><a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n<p>1. Naufragium feci,\u00a0bene navigavi<\/p>\n\n<p>Opposizione ancestrale quella di terra e mare; tremendo \u03a0\u03cc\u03bb\u03b5\u03bc\u03bf\u03c2 caratterizzante anche il tempo presente. La filosofia, sin dalla sua fase aurorale, ha da sempre vissuto con il mare una sinergia che ha trovato precisa ed eloquente testimonianza nella \u03b8\u03b5\u03c9\u03c1\u03af\u03b1 di molti pensatori. Prendendo le mosse dall\u2019assunto storicamente fondato secondo cui il mare fu un elemento costitutivo per lo sviluppo dei popoli e delle civilt\u00e0 antiche<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, vogliamo considerare la sua centrale importanza per il discorso filosofico-giuridico e geopolitico.<\/p>\n\n<p>Lo scopo del presente saggio \u00e8 quello di esaminare la tesi che vede nell\u2019opposizione di terra e mare, nei termini delineati da Carl Schmitt, il motore della storia e una prospettiva ermeneutica valida per comprendere il nostro tempo.<\/p>\n\n<p>Il movimento incessante delle onde che circonda la terraferma, e che quindi la determina, rimanda sempre al <em>salpare <\/em>del pensiero verso nuovi lidi, inesplorati orizzonti e insapute condizioni atmosferiche che attendono colui che decide di inoltrarsi nelle tremende acque del pensare. <em>Tremende <\/em>come tremendo (da <em>trem\u0115re<\/em>,\u00a0\u2018tremare\u2019) \u00e8 ogni luogo in cui nulla \u00e8 fermo poich\u00e9 vivente nella costante possibilit\u00e0 di vacillare, e dove ogni piano ben saldo per poggiare il pi\u00e8 \u00e8 sorretto da ci\u00f2 che pu\u00f2 anche travolgere, devastare, uccidere o, nel migliore dei casi, rendere <em>quell<\/em>\u2019uomo un naufrago ramingo e vagante tra i flutti, tra la luce di un sole che incide i suoi segni sulla pelle e il sale marino che rende imbevibile l\u2019acqua, frustrando la sua sete.<\/p>\n\n<p>Il mare invita a pensare il <em>nuovo<\/em> e a lasciare da parte ogni pensiero <em>gi\u00e0 dato<\/em>? Difficile \u00e8 rispondere a questa domanda. Il poeta Rimbaud ci aiuta formulando una definizione precisa del concetto di <em>eternit\u00e0<\/em>: \u00ab\u00c8 il mare che va \/ Con il sole\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, sicch\u00e9 il mare diventa il luogo della <em>scienza con pazienza<\/em>, luogo dove <em>ti liberi e voli dove vuoi<\/em>, luogo di liberazione dagli <em>umani suffragi<\/em>. Ma tale <em>luogo<\/em> \u00e8 anche il \u2018regno\u2019storico di uno scontro.<\/p>\n\n<p>\u00c8 essenziale qui il rimando all\u2019alterit\u00e0, a tutto ci\u00f2 che \u00e8 <em>altro<\/em> dal proprio qui e ora, dalla propria situativit\u00e0 (<em>Befindlichkeit<\/em>) ermeneutica, dalla propria collocazione storico-sociale, da ci\u00f2 che determina e definisce, entro saldi confini non certo esenti da problematiche e\/o aspetti contraddittori, l\u2019esistenza. Il <em>rimando <\/em>all\u2019alterit\u00e0 apre lo spazio alla decisione che chiama, o costringe, ad andare<em> altrove<\/em>: l\u2019esistenza dell\u2019altro prende sempre forma dalla dialettica incontro-scontro (amico-nemico). L\u2019<em>altrove<\/em> della filosofia, per\u00f2, \u00e8 diverso dall\u2019altrove della fede, in quanto quest\u2019ultimo, proprio perch\u00e9 \u00e8 indicato, comandato e guidato dalla <em>vox Dei<\/em>, del mare sconfigge e oltrepassa ogni dimensione di pericolo, ostacolo, paura e inquietudine affinch\u00e9 trionfi la potenza di Dio in favore di coloro che a lui si sono affidati e che lui ha scelto\/eletto: \u00abAllora Mos\u00e8 stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d&#8217;oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n<p>L\u2019<em>altrove <\/em>della filosofia, non avendo la rivelazione a suo <em>presupposto<\/em>, si muove, si sposta, si erge, trionfa, cade e vacilla <em>come nave in tempesta<\/em><a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>, per richiamare una metafora adoperata da Cambiano che ha lo scopo di introdurre l\u2019argomento del governo della\u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2 in Platone e Aristotele, e che nel presente saggio assurge a <em>Leitmotiv<\/em> per la ragione che segue: \u00abLa metafora della nave [\u2026] accompagna il pensiero umano da 2500 anni. Evidentemente si tratta di un\u2019immagine dalla forza magica. L\u2019uomo come essere terraneo vede in essa simbolizzato il grande azzardo che per essere sostenuto richiede costante attenzione e sapiente \u2018gubernatio\u2019 quanto volont\u00e0 di autoaffermazione e sopravvivenza\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n<p>L\u2019<em>altrove<\/em> della filosofia, che il mare come elemento vivo e dinamico invita a esplorare \u2013 il <em>respond\u0113re<\/em>di cui il vero filosofo deve farsi carico \u2013, pu\u00f2 condurre a esiti diversi, come diverse possono essere le sorti di una nave in tempesta. Nella fase introduttiva del presente saggio ci limiteremo a evocare due immagini, la cui potenza esplicativa, relativa all\u2019isomorfismo storico e concettuale <em>filosofia-mare<\/em>, pu\u00f2 esserci d\u2019aiuto. La prima \u00e8 il dipinto di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Th%C3%A9odore_G%C3%A9ricault\">Th\u00e9odore G\u00e9ricault<\/a> <em>Le Radeau de la M\u00e9duse<\/em><a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>; la seconda \u00e8 il dipinto di Louis-Philippe Cr\u00e9pin <em>Combat de la Poursuivante contre l&#8217;Hercule<\/em><a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Nel primo dipinto l\u2019artista, volendo \u2018narrare\u2019 la vicenda, a lui contemporanea, della fregata francese <em>M\u00e9duse<\/em>, raffigura la zattera che ospit\u00f2 al suo interno un gruppo di circa centoquarantasette persone delle quali solo quindici fecero ritorno a casa; dunque, il mezzo di navigazione (o salvataggio, in questo caso) \u00e8 una zattera che si trova immersa nel turbine della devastazione che viene dal mare; lo stesso mezzo che condusse i superstiti a solcare i confini delle esperienze umane trasfigurandoli in vittime, <em>carnefici<\/em> e (pochissimi di loro) sopravvissuti: <em>disperazione<\/em>, <em>morte<\/em>, <em>angoscia<\/em>, <em>tempo<\/em>, <em>dismisura<\/em>, <em>sete<\/em>, <em>fame<\/em>, <em>desiderio di salvezza<\/em> sono tutti eventi che stanno a fondamento del \u03b8\u03b1\u03c5\u03bc\u03b1 da cui la filosofia ha scaturigine<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. I due cadaveri nell\u2019angolo in basso a sinistra e il signore seduto in posa riflessiva con una mano sul viso, l\u2019altra che sorregge il fianco del cadavere e lo sguardo rassegnato di chi, consapevole, si \u00e8 inginocchiato a\u00a0\u0386\u03bd\u03ac\u03b3\u03ba\u03b7, dicono la temporalit\u00e0 dell\u2019essente, la sua finitudine, la sua totale vulnerabilit\u00e0 di fronte all\u2019incedere di <em>Necessit\u00e0<\/em> e, allo stesso tempo, lasciano spazio al controcanto della speranza dei superstiti che da lontano scorgono il battello <em>Angus, <\/em>loro salvezza. <em>Proteiforme <\/em>\u00e8 sempre il discorso sull\u2019esistenza, mai univoco, mai singolare, mai assoluto, mai immutabile come immutabile \u00e8, invece, l\u2019inesorabile intreccio di morte e vita. Il viso dell\u2019uomo prima descritto appare calmo nonostante la dissoluzione; lo sguardo di fa esperienza delle parole del poeta: <em>Felice chi pu\u00f2 conoscere le cause delle cose<\/em> | <em>e calpesta con i piedi ogni timore<\/em> | <em>e il fato inesorabile e lo strepito dell\u2019avaro Acheronte<\/em><a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Nel secondo dipinto (l\u2019opera venne commissionata da Napoleone Bonaparte) \u00e8 una fregata della marina militare francese a dominare la \u2018scena\u2019, in uno stato di quiete, nella sua bellezza, forza bellica, prontezza e fierezza in merito al compito per cui \u00e8 stata costruita. Un\u2019immagine che certamente, al contrario della prima, trasmette placidit\u00e0, sicurezza, decisione e velleit\u00e0 di navigazione; tutti elementi che stanno a fondamento dello stesso filosofare inteso come <em>esercizio del potere<\/em>, di quel sapere che \u00e8 potere stando a Bacone. Qui la filosofia \u00e8 posta dinnanzi alla \u03cb\u03b2\u03c1\u03b9\u03c2 della talassocrazia di cui, pur prendendone le distanze, non pu\u00f2 non condividerne la forza sradicante: \u00abLa filosofia deve \u2018salpare\u2019 da ogni d\u00f3xa, da ogni <em>Nomos<\/em> acquisito solo per forza di tradizione &#8211; ma, ad un tempo, e con tutte le sue energie, contrastare l\u2019equivalenza tra giusto e utile, tra giusto e semplice equilibrio di potenza, tra giusto ed effettuale\u00bb<a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n<p>Quale necessit\u00e0 ha la \u03bd\u03cc\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2 del mare?<strong> \u00ab<\/strong>Nella vita sul mare \u00e8 implicita quella specialissima tendenza all\u2019esterno, [\u2026] il procedere della vita oltre se medesima\u00bb<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>.Nella storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 a partire dalla talassocrazia ateniese che il mare diviene principio ed elemento della riflessione filosofica, della prassi politica; \u00e8 qui che tra il mare e la filosofia ha inizio un problematico rapporto. Cacciari, prendendo le mosse proprio dall\u2019avvento della talassocrazia, pone il suddetto rapporto \u2013 <em>mare-pensiero<\/em> \u2013 nella forma seguente:<\/p>\n\n<p>\u00abil viaggio della filosofia sar\u00e0, allora, rivolto a guadagnare una <em>terra <\/em>ancor pi\u00f9 salda di quella abbandonata, un Nomos finalmente ben fondato. Il mare apparir\u00e0 via, <em>metodo<\/em>; e il <em>possesso<\/em> del metodo, della <em>di\u00e0<\/em>-noia, del dis-corso, vera <em>t\u00e9chne nautik\u00e9<\/em>, strumento necessario alla <em>n\u00f2esis<\/em>, alla perfetta, e <em>in quiete<\/em>, intuizione del vero. La talassocrazia verr\u00e0 cos\u00ec <em>dialetticamente<\/em> compresa dalla filosofia, come sua parte, non suo fine\u00bb.<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a><\/p>\n\n<p>Ecco l\u2019evento d\u00e0 vita al tratto distintivo pi\u00f9 importante della \u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2 greca divenendo, successivamente, carattere <em>ab imis fundamentis <\/em>dello spirito d\u2019Europa. La <em>talassocrazia \u00e8 compresa nella filosofia<\/em> poich\u00e9 ogni intuizione noetica della verit\u00e0 avviene per mezzo del \u03bc\u03ad\u03b8\u03bf\u03b4\u03bf\u03c2 (<em>mare<\/em>, navigazione). L\u2019abbandono (<em>Aufgabe<\/em>) \u00e8 sempre in vista di un nuovo possesso (<em>Besitz<\/em>) della ragione. Pertanto, la \u03bd\u03cc\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2 ha necessit\u00e0 del mare, elemento che spinge sempre verso l\u2019alterit\u00e0, per ri-definire i confini del sapere acquisito, per ri-definire, <em>ancora una volta<\/em>, i confini del proprio potere<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 detto, nell\u2019atto della navigazione\/esplorazione \u00e8 insito un rischio. La sciagura pu\u00f2 piombare inesorabilmente, contro ogni aspettativa e nonostante l\u2019incremento della stessa <em>potentia<\/em> che attraverso il mare vuole dominare, imporre il proprio \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2: qui riposa e si agita la dialettica <em>Terra-Mare<\/em> che ha guidato la storia dell\u2019Europa e dell\u2019intero Occidente (<em>pensiero che guida la Terra<\/em>). Nello <em>Zarathustra<\/em> il filosofo parla delle alte montagne come luogo <em>par excellence <\/em>del pensiero, ambiente dove la prospettiva diventa sempre pi\u00f9 ampia e pura dalle contaminazioni dei <em>bassi luoghi<\/em>; la stessa parola poetica e filosofica tiene sempre presente l\u2019orogenesi: \u00abDonde vengono le montagne pi\u00f9 alte? Chiedevo in passato. E allora imparai che esse vengono dal mare\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. Se il mare \u00e8 destino, e se i pericoli che da esso provengono sono necessari al pensiero, \u00abcon questi enigmi, queste amarezze in cuore, navigava Zarathustra sul mare\u00bb<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>. Qui, nel mare, ha inizio la solitudine e il <em>percorre solingo <\/em>di Zarathustra. Ma il <em>navigare<\/em> di cui parla il filosofo pu\u00f2 anche oltrepassare i confini, spesso atrofizzanti, della dimensione soggettiva per divenire <em>modo di esistenza<\/em> e <em>decisione<\/em> di un popolo.<\/p>\n\n<p>2. <em>Ermeneutica schmittiana della storia: <\/em>Dislocazione storica dell\u2019esistenza<\/p>\n\n<p>Nell\u2019opera del 1942 <a><em>Land und Meer. <\/em><\/a><em>Eine weltgeschichtliche Betrachtung<\/em> Schmitt individua nell\u2019opposizione <em>Terra-Mare<\/em> il motore propulsore che ha guidato, con forza determinativa, gli sviluppi della storia dell\u2019umanit\u00e0. Questo saggio del filosofo e giurista, di cui spesso viene sottovalutata l\u2019importanza, si presenta e viene non di rado considerato come fase prodromica della celebre opera <em>Nomos der Erde<\/em> (1950); tentativo, quest\u2019ultimo, di concettualizzare per lo <em>ius gentium<\/em> ci\u00f2 che la <em>Verfassungslehre<\/em> (1928) aveva sistematizzato, e avente come punto di conclusione della teoresi giuridica il diritto statale interno, questione che impegn\u00f2 il lavoro di Schmitt fino agli anni \u201930. Ivi, in apertura, leggiamo: \u00abSi tratta dunque di una questione aperta: qual \u00e8 il nostro elemento? Siamo figli della terra o del mare?\u00bb<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>.<\/p>\n\n<p>La domanda posta da Schmitt, la cui funzione euristica \u00e8 quella di introdurre l\u2019esposizione dell\u2019evoluzione geopolitica del pianeta prestando maggiore attenzione all\u2019arco temporale che si estende a partire dalla fine del quindicesimo secolo fino al tramonto del <em>Nomos<\/em> di cui parla, \u00e8 un interrogativo che ancora oggi possiede la sua attualit\u00e0, come tutte le considerazioni inattuali<em>,<\/em> del resto. Trattasi anche di rispondere a una domanda implicita che storicamente viene rivolta a tutti coloro che studiano il pensiero del giurista tedesco, ovverosia l\u2019interrogativo di Kerv\u00e9gan: <em>Che fare di Carl Schmitt?<\/em><a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>. Quesito a cui dar\u00e0 una precisa risposta l\u2019argomento che segue e la sua conclusione. Le molteplici <em>Auseinandersetzungen <\/em>sorte dalle diverse interpretazioni date al pensiero di Schmitt hanno dato vita a impegni di studio e di ricerca, a opere di alta qualit\u00e0 e intensit\u00e0 scientifica, che ci permettono di cogliere nel pensiero del filosofo dei validi strumenti per valutare, interrogare, leggere e comprendere le questioni geopolitiche dei nostri giorni.<\/p>\n\n<p>Chi \u00e8 l\u2019uomo? \u00ab\u00c8 un essere di terra che calca il suolo. Staziona, cammina e si muove sulla terra dal solido fondamento\u00bb<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>. Le parole che aprono il saggio in esame rammemorano quella che, stando all\u2019antropologia filosofica di Scheler, possiamo definire la <em>posizione dell\u2019uomo nel cosmo<\/em>, ovvero <em>ci\u00f2<\/em> che definisce l\u2019animalit\u00e0 di <em>Homo sapiens<\/em>, il <em>luogo <\/em>e il <em>modo<\/em> in cui egli <em>sta<\/em>, in cui vive come edificatore della propria dimora e come<em> nomade<\/em> diretto costantemente verso l\u2019<em>altrove<\/em>. Allorch\u00e9 egli \u00e8 l\u2019animale che non esaurisce il proprio <em>stare <\/em>entro i confini dell\u2019ambiente di appartenenza, dei quattro elementi fondamentali e necessari alla vita (terra, acqua, aria e fuoco), un altro, assieme alla terra, occupa un posto di preminenza<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>. Ne consegue che la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 ricordiamo che quella di Schmitt \u00e8 <em>Eine weltgeschichtliche Betrachtung<\/em> \u2013 \u00e8 storia di lotte tra le potenze marine (<em>Seem\u00e4chte<\/em>) e le potenze di terra (<em>Landm\u00e4chte<\/em>), e viceversa. Ci\u00f2 \u00e8 possibile perch\u00e9 si tratta dei due motori propulsori della storia (<em>Land und Meer<\/em>, appunto), e non solo dei due elementi costitutivi della vita: da questa prospettiva il filosofo ricostruisce la storia d\u2019Europa. <em>Motori<\/em> poich\u00e9 l\u2019innescarsi del loro polemico rapporto,<em> divergere <\/em>che genera storia, crea le condizioni del <em>casus belli<\/em> e incentiva il sorgere della dimensione decisionistica che pertiene all\u2019<em>umano<\/em>, laddove quest\u2019ultimo \u00e8 inteso come energia creativa che agisce e <em>scrive <\/em>la storia. In tal guisa, \u00abegli possiede un margine di potere e di padronanza sulla storia. Pu\u00f2 scegliere e, in certi momenti storici, pu\u00f2 scegliere l\u2019elemento per il quale, con la sua azione e con la sua opera, egli si decide quale nuova forma complessiva della sua esistenza storica e nel quale si organizza\u00bb<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>. La forma complessiva dell\u2019esistenza vien definendo viepi\u00f9 il destino dell\u2019uomo inserito nelle complesse, e per certi aspetti criptiche, dinamiche storiche scaturenti dalla contrapposizione di cui parliamo. Un popolo, in forza del margine di potere decisionale che ha e che esercita, pu\u00f2 scegliere l\u2019elemento in forza del quale orientare la propria esistenza. Va da s\u00e9 che la diversa possibilit\u00e0 di rapportarsi al mondo, a partire dalla terra o dal mare, non \u00e8 data una volta per tutte: ogni istante storico squaderna sempre le possibilit\u00e0 che chiamano a <em>de-cidere<\/em>.<\/p>\n\n<p>Al centro del ragionamento filosofico-giuridico vi sono i concetti di <em>ordinamento spaziale<\/em> e di <em>Nomos <\/em>(nella triplice accezione di <em>appropriazione<\/em>, <em>distribuzione<\/em> e <em>utilizzo<\/em>); quest\u2019ultimo sar\u00e0 successivamente sviluppato nel saggio del 1950, dove \u00e8 inteso principalmente come forma immediata nella quale si rende spazialmente visibile l\u2019ordinamento politico di un popolo<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Schmitt sostiene che la relazione dei termini in greco <em>Nemein<\/em>&#8211;<em>Nomos<\/em> pu\u00f2 essere il fondamento della relazione dei termini in tedesco <em>Nehmen<\/em>&#8211;<em>Nahme<\/em>, <em>prendere<\/em>&#8211;<em>appropriazione<\/em>, e a partire da questa problematica speculazione filologica percorre i sentieri della storia come <em>appropriazione di terra<\/em> che i popoli hanno esercitato fino al XVII secolo, periodo in cui l\u2019Inghilterra inizi\u00f2 a fare esperienza del mare in modo diverso.<\/p>\n\n<p><em>Terra<\/em> e <em>mare<\/em>, pertanto, indicano due differenti situazioni ermeneutiche ed esistenziali a partire dalle quali, per un popolo, \u00e8 possibile creare, edificare e trasformare il mondo. Va precisato che l\u2019opposizione (<em>Gegensatz<\/em>) di cui parliamo, nel suo render conto dell\u2019intera storia dell\u2019umanit\u00e0, \u00e8 e rimane, tuttavia, un fenomeno (<em>Erscheinung<\/em>) caratteristico del <em>Weltbild <\/em>moderno secondo le traiettorie principali dello spirito del tempo, ovvero: <em>disincanto del mondo <\/em>(<em>Entzauberung der Welt<\/em>) e <em>disanimazione della natura<\/em> (<em>Entseelung<\/em>); Schmitt l\u2019adopera come chiave di lettura per leggere lo sviluppo storico della modernit\u00e0, in quanto solo in quest\u2019ultima epoca si fa avanti una popolazione che <em>realmente <\/em>si de-cide per il mare, ovvero che elegge il mare a proprio elemento. La talassocrazia ateniese e l\u2019impero di Venezia, ad esempio, anche se sono storicamente delle eloquenti testimonianze di popoli che hanno fatto del mare una dimensione fondamentale, rimangono realt\u00e0 storiche ancora lontane dal realizzare un\u2019esistenza <em>realmente<\/em> orientata verso l\u2019elemento marino. Secondo la tripartizione schmittiana (fase potamica, talassica e oceanica) esse rimasero \u2018ancorate\u2019 alla seconda fase<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>.<\/p>\n\n<p>L\u2019opposizione tra potenze di terra e potenze di mare \u00e8 la dinamica che guida e governa le vicende storiche di cui \u00e8 immagine la vicenda biblica della lotta tra il Leviatano, animale marino, e Beemoth, animale terrestre, secondo la narrazione teologica del <em>Libro di Giobbe<\/em><a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a> e alla luce dei successivi sviluppi della stessa nella tradizione cabalista. Qui, come in tutte le fasi del pensiero di Schmitt, la <em>Politische Theologie<\/em><a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> \u00e8 una dimensione consustanziale a ogni \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2 giuridico, orizzonte intramontabile del vero discorso politico occidentale.<\/p>\n\n<p>Il periodo che va dal 1550 al 1713 vide l\u2019emergere della supremazia marittima dell\u2019Inghilterra rispetto alle altre popolazioni. Degli inglesi fu il potere talassico e oceanico di <em>quel <\/em>mondo: l\u2019isola si \u00e8 trasformata in <em>veicolo del mutamento spaziale verso un nuovo Nomos della terra<\/em>. Essa esperisce una <em>rivoluzione spaziale<\/em>, evento che ha deflesso l\u2019esistenza di questo popolo dalla terra verso l\u2019elemento del mare. Tale rivoluzione comport\u00f2 storicamente una mutazione paradigmatica del concetto di <em>spazio<\/em> che invest\u00ec tutti i campi dello spirito creativo<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. I popoli d\u2019Europa trattarono le terre \u2018scoperte\u2019 e i popoli nativi come terre di nessuno, terre di conquista. Cattolici e Protestanti adoperarono la nozione di <em>missione<\/em>: <em>nasceva l\u2019esigenza di cristianizzare i popoli non cristiani<\/em>. Successivamente, il concetto di missione venne sostituito da quello di <em>civilizzazion<\/em>e, in forza del quale tutti i popoli non europei subirono un processo di trasformazione che li plasm\u00f2 secondo le forme della cultura europea. La Riforma trasform\u00f2 la conquista del nuovo mondo in uno scontro tra potenze cattoliche e potenze protestanti, i cui rispettivi e principali schieramenti (blocchi) furono Spagna e Inghilterra: mentre la prima orienta la propria esistenza verso l\u2019elemento della terra, il fronte protestante compie la decisione fondamentale (<em>Grundentscheidung<\/em>) per l\u2019acqua<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a>.<\/p>\n\n<p>3. <em>Epoca del tramonto: l\u2019incedere del nuovo <\/em>Nomos<\/p>\n\n<p>I due diversi modi di esistenza si esplicano anche come diverse ermeneutiche del concetto e della realt\u00e0 storica della guerra. L\u2019opposizione di terra e mare fu, per molto tempo, la legge fondamentale del pianeta, <em>il Nomos della terra in quest\u2019epoca<\/em>, afferma Schmitt. Ma quale attualit\u00e0 pu\u00f2 avere l\u2019argomento schmittiano ai giorni nostri? I giorni in cui il mare e gli oceani non hanno pi\u00f9 i connotati geopolitici dell\u2019epoca decritta da Schmitt; i giorni in cui la tecnica dei mezzi di trasporto e di comunicazione ha trasformato il mare in <em>nudo spazio<\/em>. La possibilit\u00e0 che ha il navigante di conoscere in ogni istante in quale punto dell\u2019oceano si trovi la sua imbarcazione comporta un mutamento paradigmatico che divelta la fondamentale \u00abseparazione di mare e terra sulla quale fu costruito il legame, sino a oggi esistito, di dominio del mare e dominio del mondo\u00bb<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>; in breve: a venir meno \u00e8 il <em>Nomos<\/em> della terra fino ad <em>allora<\/em> vigente. <em>Chi<\/em> e <em>cosa<\/em> hanno preso il suo posto? Il suo decadimento ha lasciato campo libero al sorgere di un nuovo <em>Nomos<\/em>, arconti e potenze di questo mondo, tenente conto delle nuove dimensioni e dei nuovi rapporti dell\u2019esistenza. Il <em>Nomos<\/em> nuovo, il cui <em>n\u014fvum<\/em> reca con s\u00e9 l\u2019angoscia dell\u2019inedito poich\u00e9 caratterizzato dal turbamento per il <em>non ancora conosciuto<\/em>, si fa strada; e se ad affermarlo era Schmitt, nel suo tempo, oggi sorge la domanda: <em>a che punto siamo?<\/em> Quel modo di concepire la potenza che viene dal dominio <em>degli<\/em> e <em>sugli<\/em> oceani sembra essere giunto al suo epilogo storico, al suo tramonto.<\/p>\n\n<p>Ogni grande epoca storica ha il suo <em>Nomos<\/em>, e se <em>la nostra ora \u00e8 l\u2019epoca del tramonto<\/em> (<em>Untergang<\/em>), seguendo il sentiero heideggeriano per cui \u00abtra-monto (<em>Unter-gang<\/em>), inteso in senso essenziale, \u00e8 il cammino (<em>Gang<\/em>) che conduce alla tacita preparazione di ci\u00f2 che viene, dell\u2019attimo e del sito nei quali si prende la decisione sull\u2019avvento e sulla mancanza degli d\u00e8i\u00bb<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>, il <em>primissimo inizio<\/em> di <em>ci\u00f2<\/em> che ha da venire \u00e8 nemico del <em>Nomos<\/em>? \u00c8 caos che annichilisce ogni misura? Secondo il grande giurista del Novecento, se l\u2019antico <em>Nomos<\/em> viene meno non bisogna per questo essere profeti di morte e distruzione: un nuovo senso \u00e8 in lotta e vuole imporre il suo ordinamento. L\u2019imperio della tecnica, nella forma della sua supremazia in cui oggi viviamo, ha prodotto anche l\u2019arma atomica che ha mutato in modo irreversibile il rapporto tra politica e guerra, rendendo <em>illimitato<\/em> il carattere di quest\u2019ultima. Il conflitto bellico tra stati non \u00e8 pi\u00f9 definito da <em>confini<\/em>: nullificante e totalmente dissolutivo \u00e8 il suo nuovo potere. Ma questa forma della tecnica (\u00e8 bandita ogni sua demonizzazione) non \u00e8 l\u2019ultima parola, o la unica voce del nuovo<em> Nomos<\/em>.<\/p>\n\n<p>L\u2019<em>avvento<\/em> e la <em>mancanza <\/em>degli d\u00e8i presidiano anche lo scontro tra vecchie e nuove forze da cui sgorgano nuove misure e proporzioni per conferire forma, dare ordine, al tempo presente. Anche qui, nel nostro tempo, Evo che ha consacrato il dominio e la manifestazione faustiana dalla tecnica (nuovo <em>Nomos<\/em>), <em>anche qui ci<\/em> <em>sono d\u00e8i e governano<\/em>, <em>grande \u00e8 la loro misura<\/em><a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>. Urge un <em>Politico<\/em> che, in forza della sua professione, sia in grado di dialogare e incanalare la <em>Tecnica, <\/em>le sue manifestazioni e i suoi sviluppi all\u2019interno di un ordinamento concreto. Un \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2 avente in s\u00e9 l\u2019<em>auctoritas <\/em>di dominarla<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>. Ma non solo. V\u2019\u00e8 un\u2019altra questione di vitale importanza che dalle pagine di Schmitt \u00e8 possibile delineare. L\u2019appello che ci rivolge il presente pone di fronte a un\u2019altra sfida: pu\u00f2 la vita rinascere <em>spirituale<\/em> nell\u2019epoca della totalizzante pervasivit\u00e0 della tecnica che investe ogni dimensione dell\u2019esistente<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a>?<\/p>\n\n<p>Al<em> tramonto <\/em>ogni popolo pu\u00f2 volgersi al fondo della propria collocazione storico-esistentiva, e l\u00ec considerare la necessit\u00e0 del domandare e del rispondere che l\u2019ergersi di ogni <em>Nomos<\/em> pone in essere. Cos\u00ec anche l\u2019Europa, come Zarathustra, pu\u00f2 esclamare dinnanzi al <em>nuovo<\/em> che l\u2019attende, e di cui tuttavia fa gi\u00e0 esperienza: <em>Cos\u00ec vuole il mio destino: ors\u00f9! Io sono pronto!<\/em><a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a><em>. <\/em>Il pensiero di Carl Schmitt ci viene incontro, ancora una volta, per comprendere il mutamento epocale \u2013 \u03ba\u03c1\u03af\u03c3\u03b9\u03c2 \u2013 che oggi investe l\u2019Europa, e dunque la sua condizione attuale in tutte le dimensioni dello spirito umano.<\/p>\n\n<p><em>Naufragium feci,\u00a0bene navigavi.<\/em><em><br \/><\/em><\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> J.W. von Goethe, <em>Faust e Urfaust<\/em> (<em>Faust- Eine Trag\u00f6edie, Urfaust<\/em>), trad. di G. V. Amoretti, Feltrinelli, Milano 2021, atto II, vv. 8435-8437, p. 477.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. J. Burckhardt, <em>\u00dcber das Studium der Geschichte<\/em>, M\u00fcnchen, 1982: lo storico sostiene che la differenza tra la <em>polis <\/em>greca e lo Stato \u2018asiatico\u2019 consiste proprio nell\u2019assenza della navigazione in quest\u2019ultimo.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> A. Rimbaud, <em>L\u2019eternit\u00e0<\/em> (<em>L\u2019\u00c9ternit\u00e9<\/em>), in <em>Opere<\/em>, trad. di O. Tajani, Marsilio Editori, Venezia 2020, vv. 2-4, pp. 364-365.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> <em>Esodo<\/em>, 14,21, in <em>La Bibbia di Gerusalemme<\/em>, EDB, Bologna 2011, p. 154.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Cfr. G. Cambiano, <em>Come nave in tempesta. Il governo della citt\u00e0 in Platone e Aristotele<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2016.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.bibsonomy.org\/person\/1dded980a04caf6d694d417e1b3c6cc47\/author\/0\">H. Quaritsch<\/a>, <em>Das Schiff als Gleichnis,<\/em> in \u00abRecht \u00fcber See. Festschrift f\u00fcr Rolf St\u00f6dter zum 70. Geburtstag<em>\u00bb<\/em>, citato e tradotto da A. Bolaffi nella sua presentazione a C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em> (<em>Land und Meer. Eine weltgeschichtliche Betrachtung<\/em>), trad. di A. Bolaffi, Giuffr\u00e8 Editore, Milano 1986, pp. 26-27, nota 70.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Th%C3%A9odore_G%C3%A9ricault\">T. G\u00e9ricault<\/a>, <em>Le Radeau de la M\u00e9duse<\/em>, 1818-19, olio su tela, 491&#215;716 cm, Mus\u00e9e du Louvre, Parigi.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> L.-P. Cr\u00e9pin, <em>Combat de la Poursuivante contre l&#8217;Hercule<\/em>, 1803, olio su tela, 165,7&#215;260,5 cm, Mus\u00e9e national de la Marine, Parigi.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Cfr. Platone,\u00a0<em>Teeteto<\/em>, 155d; Aristotele,\u00a0<em>Metafisica<\/em>, I, 2, 982b 12-15.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Virgilio<em>, Georgiche<\/em>, II, vv. 490-492.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> M. Cacciari, <em>Geo-filosofia dell\u2019Europa<\/em>, Adelphi, Milano 1994, pp. 54-55.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Ivi, p. 65.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ivi, pp. 54-55.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Cfr. <a>C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em> (<em>Land und Meer. Eine weltgeschichtliche Betrachtung<\/em>), trad. di A. Bolaffi, Giuffr\u00e8 Editore, Milano 1986<\/a>, p. 91.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> F. Nietzsche, <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra <\/em>(<em>Also sprach Zarathustra<\/em>), Parte III, <em>Il viandante<\/em>, in \u00abOpere\u00bb VI\/1, trad. di M. Montinari, Adelphi, Milano 1968, p. 187.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Ivi, Parte III, <em>Della beatitudine non voluta<\/em>, p. 195.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em>, cit., p. 35.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> <a>Cfr. J.-F Kerv\u00e9gan, <em>Che fare di Carl Schmitt?<\/em> (<em>Que faire de Carl Schmitt?<\/em>, 2011), trad. di F. Mancuso, Laterza, Roma-Bari 2016<\/a>, pp. 16-17.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em>, cit., p. 33.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Ivi, p. 34.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Ivi, pp. 36-37.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Cfr. Id., <em>Il Nomos della terra nel diritto pubblico internazionale dello \u00abJus Publicum Europaeum\u00bb <\/em>(<em>Der Nomos der Erde im V\u00f6lkerrecht des Jus Publicum Europaeum<\/em>,\u00a01950), trad. di E. Castrucci, Adelphi, Milano 1991, pp. 54, 59, 63, 70: \u00abIl nomos [\u2026] \u00e8 un evento storico costitutivo, un atto della <em>legittimit\u00e0 <\/em>che solo conferisce senso alla legalit\u00e0 della mera legge. [\u2026] tutte le regolamentazioni successive, scritte e non scritte, traggono la loro forza dalla misura interna di un atto originario, costitutivo e ordinativo in senso spaziale. Questo atto originario \u00e8 il nomos\u00bb.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em>, cit., p. 40.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> <em>Giobbe<\/em>, 40-41, <em>La Bibbia di Gerusalemme<\/em>, EDB, Bologna 2011, pp. 1190-1193.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Cfr. R. Esposito, <em>Due. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero<\/em>, Einaudi, Torino 2013, p. 45.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Ivi, pp. 63-64.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em>, cit., pp. 71-71.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Ivi, p. 81.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> M. Heidegger, <em>Contributi alla filosofia <\/em>\u201c<em>Dall\u2019evento<\/em>\u201d (<em>Beitr\u00e4ge zur Philosophie <\/em>\u201c<em>Vom Ereignis<\/em>\u201d, 1989), VI, 250, <em>I venturi<\/em>, trad. di A. Iadicicco, Adelphi, Milano 2007, p. 380.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em>, cit., p. 82.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> C. Schmitt, <em>Terra e mare. Una considerazione sulla storia del mondo<\/em>, cit., <em>Dialogo sul nuovo spazio<\/em>, p. 108: \u00abColui il quale riuscir\u00e0 a imprigionare la tecnica scatenata, a domarla e immetterla in un ordinamento concreto, avr\u00e0 dato una risposta all\u2019appello del presente pi\u00f9 di colui che cerchi con i mezzi di una tecnica scatenata di atterrare sulla Luna o su Marte\u00bb.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Cfr. M. Cacciari, <em>Il lavoro dello spirito. Saggio su Max Weber<\/em>, Adelphi, Milano 2020.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> F. Nietzsche, <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra <\/em>(<em>Also sprach Zarathustra)<\/em>, Parte III, <em>Il viandante<\/em>, cit., p. 187.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Piazzese Tutto \u00e8 nato da l\u2019acqua! Tutto viene conservato da l\u2019acqua! 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