{"id":2973,"date":"2022-12-20T17:48:09","date_gmt":"2022-12-20T17:48:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=2973"},"modified":"2022-12-21T06:43:45","modified_gmt":"2022-12-21T06:43:45","slug":"il-cuore-pensante-della-baracca-parola-e-silenzio-in-etty-hillesum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2022\/12\/20\/il-cuore-pensante-della-baracca-parola-e-silenzio-in-etty-hillesum\/","title":{"rendered":"\u00abIl cuore pensante della baracca\u00bb. Parola e silenzio in Etty Hillesum"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2973\" class=\"elementor elementor-2973\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-49153129 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"49153129\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-66277dac\" data-id=\"66277dac\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1330960b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1330960b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Nicoletta Celeste<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Ci si deve sforzare [&#8230;] di vedere per vedere e non pi\u00f9 di vedere per agire. Allora l\u2019assoluto si riveler\u00e0 molto vicino a noi, e in una certa misura, in noi.<\/em><a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n<p>Sofferenza e fango: questa l\u2019essenza di Westerbork, un campo di smistamento nell\u2019 Olanda nordorientale e per molti ebrei l\u2019ultima fermata prima di Auschwitz. Qui la giovane Etty (in realt\u00e0 Esther) trascorre gli ultimi mesi della sua giovane vita fino al 15 settembre 1943, giorno in cui giunge al campo l\u2019ordine improvviso di deportazione verso la Polonia. Durante l\u2019ultimo viaggio in treno, Etty riesce nonostante tutto a gettare dal vagone una cartolina postale indirizzata a Christine van Nooten, ritrovata in seguito lungo la linea ferroviaria e spedita da alcuni contadini il 15 settembre 1943. Poche righe custodiscono il suo definitivo congedo dalla vita: \u00abAbbiamo lasciato il campo cantando\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Nei mesi della sua prigionia, in aperto contrasto con la disumanit\u00e0 che la circondava, Etty si pone, senza alcuna riserva, a servizio del suo popolo. In un primo momento a un livello pi\u00f9 concreto, occupandosi della lunga fila di uomini, donne, bambini, malati e morenti che quotidianamente arrivava al campo. In un secondo momento e a un livello pi\u00f9 essenziale, Etty vuole essere \u201cil cuore pensante della baracca\u201d, la testimone lucida e lucente di quella sofferenza che tutti gli altri suoi compagni \u201cnon vogliono pensare\u201d e \u201cnon vogliono sentire\u201d. Come una vigile sentinella in mezzo agli orrori dell\u2019umano, Etty vive e racconta la sua esperienza nelle preziose pagine del <em>Diario, <\/em>all\u2019interno del quale annota tutto ci\u00f2 che accade dentro e fuori di lei con originale trasparenza, freschezza e intensit\u00e0. Un vigore letterario che ci mostra una giovane donna consapevole delle proprie ombre spirituali, radicata nella sacralit\u00e0 dell\u2019istante presente e proiettata nell\u2019accettazione incondizionata della propria fine. Al contempo per\u00f2 la sua disperazione non \u00e8 negata o ignorata, ma \u00e8 interamente assorbita all\u2019interno di due sorgenti fondamentali: la Vita e la Parola. Ed \u00e8 su questi due aspetti fondamentali della \u201cresistenza esistenziale\u201d di Etty che desidero soffermarmi.<\/p>\n\n<p><em>Ogni situazione, per quanto penosa, \u00e8 qualcosa di assoluto e contiene in s\u00e9 il bene come il male.<\/em><a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n\n<p>Esiste un ritmo pi\u00f9 profondo dell\u2019esistere, impercettibile nella caotica frenesia della realt\u00e0 quotidiana. Un ritmo in cui la vita si rivela per ci\u00f2 che essa \u00e8 veramente: una \u00abgrande, potente, e eterna corrente\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> , un flusso di forze creative e cosmiche che accade sotto forma di movimenti, percezioni, processi. All\u2019interno di essa ogni respiro, ogni piccola azione o parola di un essere umano trova il suo pi\u00f9 profondo significato. \u00c8 questo ritmo che Etty impara ad ascoltare quando ormai il mondo intorno a lei si era ridotto a una striscia di brughiera di cinquecento metri quadrati, una piccola fetta di puro <em>caos<\/em>, una palude umana di terrore e sofferenza. Il 15 dicembre 1941 \u00e8 lei stessa a scrivere a proposito della necessit\u00e0 di accettare, assorbire, abbracciare l\u2019inevitabile destino di morte e distruzione che incombe. E fare ci\u00f2 nella consapevolezza filosofica che il nucleo essenziale della vita \u00e8 quello di essere <em>un\u2019unit\u00e0 indivisibile di contraddizioni<\/em>, un armonico insieme di bellezza e terrore la cui \u201cassurdit\u00e0\u201d appare soltanto \u00abnon appena se ne accetta o rifiuta una parte a piacere, proprio perch\u00e9 [&#8230;] perde allora la sua globalit\u00e0 e diventa tutta quanta arbitraria\u00bb<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. Nell\u2019anima di Etty si accende cos\u00ec una forte tensione esistenziale verso l\u2019armonia della vita stessa e ci\u00f2 la rende via via sempre pi\u00f9 mite, sempre pi\u00f9 fiduciosa. Si tratta di <em>sentire la vita<\/em> sempre chiara e nitida in tutti i suoi contorni, nonostante la generale rovina delle cose. Un sentire intenso e grande, sereno e riconoscente che le permette di scorgere la bellezza dell\u2019esistere nelle cose pi\u00f9 semplici: la lampada d\u2019acciaio della sua scrivania, il ciclamino rosso-rosa, la poesia di Rilke, il ricordo del campo di lupini immerso nella confortante luce della luna, la vista del grande orizzonte che si pu\u00f2 sempre scoprire \u00abdietro il chiasso e la confusione di questo tempo\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. Il <em>Diario<\/em> rivela cos\u00ec la saggezza di una giovane donna che poco alla volta trova la propria pienezza esistenziale, scopre il proprio s\u00e9 come parte limitata ma feconda di quel tutto che \u00e8 la vita. Gi\u00e0 alcuni anni prima, durante la sua formazione accademica, Etty era diventata fortemente sospettosa nei confronti di qualsiasi forma di vitalismo metafisico e dogmatico, nella convinzione che la vita reale non pu\u00f2 mai essere ridotta a sistema, n\u00e9 imprigionata e costretta all\u2019interno di rigidi schemi ideologici e\/o concettuali. Solo la scrittura permette di trasformare i nudi fatti della vita in significati, attese, ricordi che diventano cos\u00ec materiale dell\u2019immaginazione, della fantasia, della letteratura. La scrittura per Etty ha infatti primariamente una valenza <em>soteriologica<\/em>,in quanto \u00e8 salvezza dalla povert\u00e0 spirituale del suo tempo, \u00e8 la sopravvivenza verbalizzante dei suoi pensieri pi\u00f9 intimi, delle sue lotte interiori. \u00c8 il tentativo di creare un tempo critico nel tempo sospeso e uno spazio libero nello spazio costretto. La scrittura \u00e8 anestetica dal dolore, \u00e8 disvelamento di s\u00e9 nel mondo.<\/p>\n\n<p>Chi come Etty Hillesum riesce ad accostarsi alla vita senza pregiudizi e a intenderla come un tutto ininterrotto ha trovato la vera chiave del fluire del mondo, ha realizzato il salto <em>estetico <\/em>ed <em>estatico<\/em> nella complessit\u00e0 del reale. Cos\u00ec nel luglio del 1942 scrive:<\/p>\n\n<p>La maggior parte delle persone ha nella propria testa delle idee e stereotipate su questa vita, dobbiamo nel nostro intimo liberarci di tutto, di ogni idea esistente, parola d\u2019ordine, sicurezza; dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto, ogni norma e appiglio convenzionale, dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora, allora s\u00ec che la vita diventa infinitamente ricca e abbondante, anche nei suoi pi\u00f9 profondi dolori.<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a><\/p>\n\n<p>Il mistero della vita con le sue infinite sfumature richiede di essere interpretato, significato, raccontato. Richiede parole sempre nuove e sempre diverse per essere descritto nelle sue infinite combinazioni, nel suo caleidoscopico ritmo. Cos\u00ec la scrittura di Etty\u00a0 insegna come vedere la luce che attraversa la polvere della realt\u00e0, come la pervade, la agita, la oltrepassa. Insegna a vedere come nelle pi\u00f9 profonde tenebre dell\u2019umano si stagliano invisibili scintillii, come tutto l\u2019esistere sembri vibrare, nonostante il dolore che lo pervade, di una potenza catartica, luminosa, sacra.<\/p>\n\n<p>\u00c8 un venerd\u00ec sera del maggio 1942. Etty racconta nel <em>Diario<\/em> di aver trascorso tutto il pomeriggio con Evaristos Glassner, suo amico pianista, a guardare alcune stampe giapponesi. Ci\u00f2 che, pi\u00f9 di ogni altra cosa, le rimane impresso \u00e8 l\u2019impostazione grafica della scrittura giapponese, i cui caratteri, a differenza della maniera occidentale, appaiono giustapposti rispettando un ampio spazio tra una lettera e l\u2019altra. Etty si rende conto che \u00e8 proprio questo quello che vuole dalla sua scrittura: un\u2019essenzialit\u00e0 ermetica ma profonda, rispettosa del \u00abgiusto rapporto tra parole e silenzio\u00bb<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>. Il silenzio che per lei non \u00e8 qualcosa di vago e inafferrabile, ma il momento necessario dell\u2019assorbimento ermeneutico delle parole e del loro autentico valore. Quel silenzio che \u00e8 <em>conditio sine qua non<\/em> di ogni efficace comunicazione, che \u00e8 pi\u00f9 eloquente di mille parole, ci\u00f2 di cui Etty rivendica la tonalit\u00e0 espressiva e lo spazio ermeneutico. Etty chiede cos\u00ec alla sua scrittura di generare \u00abparole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo\u00bb<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. Il silenzio che ha la sua<em> forma, <\/em>i suoi angoli, i suoi contorni. Il silenzio che non \u00e8 un semplice momento di vuoto tra una comunicazione e un\u2019altra, ma \u00e8 uno spazio \u00abricco d\u2019anima\u00bb<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Non uno sfondo muto nell\u2019alternarsi delle parole, ma qualcosa che rivendica una propria tonalit\u00e0, un proprio colore, un proprio contenuto. Il silenzio \u00e8 lo spazio necessario e imprescindibile allo schiudersi della parola pi\u00f9 vera, pi\u00f9 necessaria. Ne abbiamo un esempio evidente nella musica dove, senza le pause, le note si succederebbero in una caotica confusione o in una monotona ripetitivit\u00e0<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>. La musica \u00e8 infatti \u00abuna particolare mescolanza tra la monotonia di intervalli sempre uguali e il caos di intervalli sempre diversi\u00bb<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n<p>E questo \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per la Parola di YHWH, la Parola divina, la Parola sacra. Etty sa che YHWH \u00e8 questo abissale mistero di Parola e Silenzio e che proprio nell\u2019apparente <em>nientit\u00e0<\/em> del dire Egli rivela la sua presenza. \u00abRimani in silenzio davanti al Signore e spera in lui\u00bb<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a> pu\u00f2 essere considerato l\u2019imperativo esistenziale che accompagna i tristi giorni della vita di Etty, della vita di pochissimi ebrei che nonostante le atrocit\u00e0 del campo non hanno perso la fede. Dio \u00e8 davvero immaginabile come quell\u2019Oltre che le parole non riusciranno mai a esprimere, come cantano alcuni celebri versi luziani: \u00abInfine crolla \/ su se medesimo il discorso, \/ si sbriciola tutto \/in un miscuglio \/ di suoni, in un brusio. \/ Da cui \/ pazientemente \/ emerge detto \/ il non dicibile \/ tuo nome. Poi il silenzio, \/ quel silenzio si dice \u00e8 la tua voce\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n\n<p>E tuttavia, rispetto alla maggioranza dei suoi compagni, l\u2019esperienza di Westerbork non porta Etty a interrogarsi sul silenzio di Dio, ma al contrario a <em>porsi in silenzio<\/em> dinanzi alle assurdit\u00e0 del suo tempo, con la consapevolezza che gli orrori che la circondano non derivano da un pericolo misterioso e lontano, ma nascono dall\u2019interiorit\u00e0 degli uomini:<\/p>\n\n<p>Quel che fa paura \u00e8 il fatto che certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime: cos\u00ec, grandi edifici e torri, costruiti dagli uomini con le loro mani, s\u2019innalzano sopra di noi, ci dominano, e possono crollarci addosso e seppellirci.<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a><\/p>\n\n<p>Le parole servono cos\u00ec soltanto a raggiungere l\u2019<em>Hineinhorchen<\/em>, il \u201cprestare ascolto dentro\u201d: non una particolare capacit\u00e0 mistica o contemplativa, ma la forma pi\u00f9 alta di attenzione verso il proprio s\u00e9. Il raggiungimento di ci\u00f2 che gi\u00e0 lo stesso re Salomone chiedeva a Dio: il <em>lev shome\u00e0<\/em>, il \u201ccuore capace di ascoltare\u201d<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>. Perch\u00e9 per gli ebrei il cuore non \u00e8 la sede dei sentimenti e delle emozioni, ma della ragione, della consapevolezza, del discernimento, della sapienza delle cose. Attingendo anche dalle poesie di Rilke, Etty comprende l\u2019importanza della scelta <em>pensata <\/em>delle parole, del loro <em>soppesamento<\/em>, contrario a ogni forma di superficialit\u00e0 e\/o ridondanza stilistica. Ogni parola infatti rende trasparente prima di tutto colui che l\u2019ha scelta. Occorre dunque affidare alla parola e alla scrittura prima di tutto il silenzio, il vuoto gravido del dicibile, della rumorosit\u00e0 dell\u2019essenziale. Solo allora si potranno scrivere poche ma coraggiose parole. Parole che esaltano proprio lo sfondo del silenzio, la sua <em>forma<\/em>.<\/p>\n\n<ul>\n<li><em>\u201cIl cielo sopra di me, il cielo dentro di me\u201d<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n<p>\u00c8 l\u20191 luglio 1942 quando Etty scrive nel <em>Diario<\/em>: \u00abBene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so\u00bb<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>. Da questo momento in poi, Etty comincer\u00e0 a convivere con questo destino, il destino dello sterminio, della morte. Tante cose sono successe dentro di lei, ma ora finalmente qualcosa si \u00e8 cristallizzato. Etty ha guardato in faccia la possibilit\u00e0 della sua fine e si \u00e8 accorta che questa possibilit\u00e0 fa ormai parte del suo modo di sentire la vita, senza fiaccarlo. Anche lei sperimenta cos\u00ec il suo autentico <em>essere-per-la-morte<\/em><a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>. D\u2019altro canto, c\u2019erano solo due estreme alternative: pensare solo a se stessi e alla propria salvezza senza riguardi, oppure: \u00absemplicemente <em>essere<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>. Diventare semplici, svuotarsi di tutto, dei pensieri come delle parole. Soltanto <em>tacere ed essere<\/em> come \u00abi gigli del campo\u00bb<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>, il grano che cresce, la pioggia che cade. Vivere cio\u00e8 sapendo di essere finiti in \u00abuno spazio infinito, carico di minacce, ma anche di eternit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>. Capire che la vita piena e completa \u00e8 solo quella che integra la possibilit\u00e0 della sua fine, del suo compimento, della morte.<\/p>\n\n<p>In pagine vibranti di un intenso vigore spirituale e filosofico, Etty ricorda che l\u2019uomo occidentale tende a non accettare il dolore e la morte come parte integrante della vita. E questa fuga, questo misconoscimento \u00e8 il motivo della sua totale impreparazione interiore, della sua dispersione distratta nel mondo, della sua povert\u00e0 spirituale. Cos\u00ec, da Westerbork, Etty scrive all\u2019amica Maria Tuinzing: \u00abLa gente non vuole riconoscere che a un certo punto non si pu\u00f2 pi\u00f9 <em>fare<\/em>, ma soltanto essere e accettare\u00bb<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Non si tratta dunque di riuscire a tenersi fuori dall\u2019inevitabilit\u00e0 della propria fine, ma di capire <em>come<\/em> vivere questa situazione, <em>come<\/em> vivere la propria fine. Le \u201ccose ultime\u201d infatti non possono esserci sottratte e allora occorre soltanto trovare il modo pi\u00f9 autentico e fecondo di portarne il peso, di integrarle nel proprio esistere. In questa direzione la vita pu\u00f2 apparire allora nella sua completezza, come uno <em>spazio finito in un\u2019infinita complessit\u00e0<\/em> che ci circonda e ci attraversa.<\/p>\n\n<p>E anche nei pi\u00f9 profondi abissi del male, del limite, della morte, Etty scrive che ci sar\u00e0 sempre \u00abun pezzetto di cielo da guardare e abbastanza spazio [&#8230;] per congiungere le mani in una preghiera\u00bb<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>. Cos\u00ec, nella sua compiutezza, la vita \u00e8 l\u2019insieme delle forze cosmiche che traboccano dentro e fuori l\u2019umano, \u00e8 lo scorrere calmo e silente dei grandi fiumi, la durezza aspra e selvaggia delle montagne. Quando la nostra anima diventa un tutt\u2019uno con questa grande e significativa continuit\u00e0, quando <em>tutto<\/em> \u00e8 stato portato dentro noi stessi, \u00e8 possibile <em>risignificare<\/em> ci\u00f2 che ci accade, <em>rifare poeticamente<\/em> il mondo cogliendone l\u2019essenziale che lo costituisce. E per questo la scrittura di Etty \u00e8 dunque anche <em>poetica<\/em>: perch\u00e9 \u00e8 parola che racconta la profondit\u00e0 del male con delicatezza struggente, semplicit\u00e0 estetica e onest\u00e0 intellettuale. Perch\u00e9 \u00e8 parola di un dolore intriso di eternit\u00e0 che viene identificato, concettualizzato, purificato. Perch\u00e9 \u00e8 parola che traluce la grandezza <em>tragica<\/em> di ci\u00f2 che sovrasta ogni iniziativa individuale e rimane incompreso. Perch\u00e9 \u00e8 parola che riflette l\u2019ampiezza e la complessit\u00e0 del reale che \u00e8 sempre in s\u00e9 molteplice e contraddittorio.<\/p>\n\n<p>L\u2019esperienza di Westerbork \u00e8 l\u2019esperienza di una sofferenza che in Etty Hillesum si \u00e8 nutrita di parola e che si \u00e8 fatta Parola. Una Parola di fulgida bellezza, <em>poetica<\/em> appunto, che continua a parlarci, a colmare le reciproche distanze. Possiamo credere cos\u00ec che Etty sia riuscita veramente a diventare quel \u201cbalsamo per molte ferite\u201d che tanto aveva sognato di essere. E di averlo fatto come poeta, diffondendo parole di coraggio, speranza e bellezza. Il poeta che, come lei, \u00e8 \u201ccuore pensante\u201d che sta tra l\u2019abisso della notte e il bagliore della vita variopinta. Il poeta che con verit\u00e0 disfa l\u2019ingiustizia, la violenza, l\u2019odio. Il poeta che, nelle parole di Walter Benjamin:<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Se ne sta l\u00ec in calma immutabile,<\/em><\/p>\n\n<p><em>solitario, appartato dalla strada della vita,<\/em><\/p>\n\n<p><em>ora guardando al fondo di se stesso, ora<\/em><\/p>\n\n<p><em>guardando con coraggio noi, su verso la luce.<\/em><a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>*Dedico questo testo a Patrizia, esempio di cosa significhi vivere custodendo il cielo dentro di s\u00e9.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> H. Bergson, <em>L\u2019evoluzione creatrice<\/em> (<em>L\u2019\u00c9volution cr\u00e9atrice<\/em>, 1907), a cura di M. Acerra, Rizzoli, Milano 2012, p. 284.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> E. Hillesum, <em>Lettere 1942-1943<\/em> (<em>De nagelaten geschriften van Etty Hillesum<\/em>, 1986), a cura di C. Passanti, Adelphi, Milano 1990, p. 149.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Ivi, p. 119.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> E. Hillesum, <em>Diario 1941-1943<\/em> (<em>Dagboek van Etty Hillesum<\/em> 1941-1943), trad. di C. Passanti, Adelphi, Milano 1985, p. 86.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Ivi, p. 143<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Ivi, p. 215.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Ivi, p. 158.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ivi, p. 116.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> A questo proposito non si pu\u00f2 non fare riferimento alla celebre composizione di John Cage dei primi anni 50 del secolo scorso, intitolata \u00ab4\u201933\u2019\u2019\u00bb<strong>. <\/strong>Un brano costituito da tre movimenti il cui spartito d\u00e0 solo l\u2019istruzione del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tacet\"><em>Tacet<\/em><\/a>, ovvero ordina all\u2019esecutore di non suonare alcuna nota. Nelle intenzioni dell&#8217;autore, la composizione, che prende il titolo dalla sua durata effettiva, ha lo scopo di esaltare il valore del silenzio e permettere allo spettatore di trasformare i rumori esterni e interni in musica. Cage nei suoi studi comprese che l\u2019assenza di suono non \u00e8 mai assoluta, che il silenzio \u00e8 parte attiva della musica, che <em>\u00e8<\/em>, esso stesso, musica.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> A.G. Biuso, <em>Ai<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n. Teoria generale del tempo<\/em>, Villaggio Maori, Catania 2016, p. 48.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> <em>Sal<\/em> 37, 7-8 .<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> M. Luzi, <em>Infine crolla<\/em>, in <em>Autoritratto<\/em>, in <em>Dottrina dell&#8217;estremo principiante<\/em>, Garzanti, Milano 2004, p. 184.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> E. Hillesum, <em>Diario<\/em>, cit., p. 102.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> <em>1Re<\/em> 3,9: \u00abConcedi dunque al tuo servo un cuore che sappia giudicare il tuo popolo, in modo da distinguere il bene dal male; altrimenti chi potr\u00e0 mai governare questo tuo popolo cos\u00ec numeroso?\u00bb.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> <a>E. Hillesum<\/a>, <em>Diario<\/em>, cit., p. 138.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Nelle parole di Heidegger: \u00abL\u2019essere-per-la-morte \u00e8 l\u2019anticipazione di un poter-essere <em>di quell\u2019<\/em>ente il cui modo di essere ha l\u2019anticiparsi stesso. Nella scoperta anticipante di questo poter-essere, l\u2019Esserci si apre a se stesso nei confronti della sua possibilit\u00e0 estrema [&#8230;]. L\u2019anticiparsi si rivela come la possibilit\u00e0 della comprensione del poter essere pi\u00f9 proprio ed estremo, cio\u00e8 come la possibilit\u00e0 dell\u2019<em>esistenza<\/em> <em>autentica<\/em>\u00bb, in M. Heidegger, <em>Essere e tempo<\/em> (<em>Sein und Zeit<\/em>, 1927), trad. di P. Chiodi, Longanesi, Milano 1976, \u00a7 53, p. 317.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> E. Hillesum, <em>Diario<\/em>, p. 160. Il corsivo \u00e8 mio.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Cfr. <em>Mt<\/em> 6, 28.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> E. Hillesum, <em>Diario<\/em>, cit., p. 151.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Id., <em>Lettere<\/em>, cit., p. 105.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Id., <em>Diario<\/em>, cit., p. 173.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> W. Benjamin, <em>Il poeta<\/em> (<em>Der Dichter<\/em>), in <em>Opere complete<\/em>, trad. di E. Ganni, Einaudi, Torino 2008, vol. I, vv. 27-30, p. 11.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nicoletta Celeste Ci si deve sforzare [&#8230;] di vedere per vedere e non pi\u00f9 di vedere per agire. 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