{"id":3311,"date":"2023-06-09T09:48:01","date_gmt":"2023-06-09T09:48:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3311"},"modified":"2023-06-09T09:51:26","modified_gmt":"2023-06-09T09:51:26","slug":"mens-extensa-lanima-di-prometeo-in-un-mondo-di-macchine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/06\/09\/mens-extensa-lanima-di-prometeo-in-un-mondo-di-macchine\/","title":{"rendered":"Mens extensa. L&#8217;anima di Prometeo in un mondo di macchine"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3311\" class=\"elementor elementor-3311\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7be36626 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7be36626\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2ed7f840\" data-id=\"2ed7f840\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4e3ac525 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4e3ac525\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p>Recensione a:<\/p>\n\n<p>Simone Belvedere, <strong><em>Mens extensa. L\u2019anima di Prometeo in un mondo di macchine<\/em><\/strong>, Lekton edizioni, Acireale 2019, Pagine 120, \u20ac 11,00<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">di Mattia Span\u00f2<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">E l\u2019astronave e gi\u00e0 passata e tu dov\u2019eri?<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">Nei vernissage a festeggiare eroi leggeri<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">L\u2019attualit\u00e0 si estrinsecava in altre forme<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">Tutti esauriti, l\u00ec, a sognar che non si dorme<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">S\u00ec l\u2019astronave \u00e8 gi\u00e0 passata e tu dormivi<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">Meglio cos\u00ec magari non ti divertivi.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il mito di Prometeo \u00e8 un\u2019elaborazione culturale tutto sommato recente. Riflessione \u2013 questa \u2013 che a primo impatto non pu\u00f2 che risultare almeno, e a voler essere gentili, <em>sui generis<\/em>. Come pu\u00f2, una narrazione che riteniamo originaria e fondativa perch\u00e9 tessuta agli albori della cultura occidentale, essere considerata, per cos\u00ec dire, giovane? Perch\u00e9 ancestrale, la figura di Prometeo, lo \u00e8 di certo, se approcciata sotto il rispetto della storia culturale e simbolica dell\u2019uomo occidentale: primordiale, in relazione a quel sapere che, da un certo punto in poi, si ridefinisce <em>logos<\/em> distanziandosi dal <em>mythos<\/em>.\u00a0<\/p>\n\n<p>Ma se, al contrario, si ripensa il mito prometeico alla luce del fondo di gran lunga pi\u00f9 remoto della storia di <em>homo sapiens<\/em> \u2013 che, secondo le pi\u00f9 recenti ricostruzioni scientifiche, abita il pianeta da circa duecentomila anni \u2013 ecco che si riconfigura in una collocazione genealogica ben diversa.<\/p>\n\n<p>Al che sorge, spontaneo, un ulteriore interrogativo filosofico: a quale Prometeo ci si sta riferendo? Al protagonista della vicenda teogonica narrata in versi da Esiodo? Al titano incatenato da Zeus per aver varcato la soglia del limite che, ancora oggi, riattraversa in teatro le gesta drammatiche pennellate da Eschilo? O al Prometeo che Platone, nel <em>Protagora<\/em>, tratteggia in contrappunto e complementariet\u00e0 al fratello Epimeteo? O, ancora, al policefalo iniziatore della tecnica frequentato \u2013 tra gli altri \u2013 da Goethe, Leopardi, Marx, Byron, Shelley, Liszt, Anders?<\/p>\n\n<p>Ecco che, allora, un\u2019ulteriore traccia si inscrive nell\u2019archivio della questione: ogni variazione sul mito di Prometeo alla quale ci si \u00e8 riferiti \u2013 e non sono, ovviamente, che solo poche delle innumerevoli \u2013 si configura come un canale di approssimazione allo spirito complessivo delle epoche e delle regioni geografiche che lo hanno frequentato ed elaborato. E che, <em>anche<\/em> nel frequentarlo e rielaborarlo, si sono strutturate, assumendo \u2013 ancora e sempre \u2013 rinnovate posizioni e posture nell\u2019inesauribile ripetizione dell\u2019archetipo di cui Prometeo \u00e8 custode.<\/p>\n\n<p>Archetipo che, tuttora, si ripropone. Oggi, che sul pianeta si aggira <em>L\u2019anima di Prometeo in un mondo di macchine<\/em>, sottotitolo del saggio di Simone Belvedere <em>Mens extensa<\/em>, edito da Letkon edizioni.<\/p>\n\n<p>L\u2019opera si scompagina come la prima soglia di un orizzonte di ricerca pi\u00f9 ampio, che si impernia sul \u00ablegame tra discipline umanistiche e scientifiche\u00bb per volgersi \u00absu tematiche concernenti l\u2019uomo, le sue conquiste tecnologiche, le societ\u00e0 industriali avanzate, la psicologia e la cultura di massa\u00bb (p. 7). Prima soglia, perch\u00e9 l\u2019intento dell\u2019autore risiede nel tentativo di restituire \u00abun primo chiarimento dei termini stessi del problema\u00bb (p. 7), esercizio metodico fondativo del lavoro filosofico. A maggior ragione se si dispiega in un\u2019epoca caratterizzata da una diffusa e generalizzata ipertrofia informazionale che fa della comunicazione una pratica che si svolge perlopi\u00f9 a valle e nel chiasso. Se, e quando, si svolge. E, ammesso che avvenga, in che misura. Interrogativo che, in altri termini, significa sostare sull\u2019entit\u00e0 della <em>consapevolezza<\/em> che accompagna i nostri momenti speculativi e comunicativi, teoretici e prassici, almeno in due sensi: quanto \u00e8 consapevole l\u2019uomo odierno di ci\u00f2 che fa, dice, discute e della temperie complessiva in cui ci\u00f2 accade?<\/p>\n\n<p>Perch\u00e9 orientarsi, oggi \u2013 gettati in un <em>mondo di macchine<\/em> da <em>anime prometeiche<\/em> quali siamo \u2013 suppone la ripetizione, sempre in cammino, del gesto conoscitivo socratico in relazione al s\u00e9 e al mondo. O, si potrebbe aggiungere, con le parole del filosofo del linguaggio Marco Mazzone \u2013 autore della prefazione del testo \u2013 del tentativo di abitare e non obliare il \u00ablegame profondo tra noi e il mondo nel quale siamo \u201cgettati\u201d [\u2026]. Noi siamo, in parte, il nostro mondo: concresciamo con esso\u00bb (p. 10).<\/p>\n\n<p>Si tratta, in altri termini, di accogliere <em>homo sapiens<\/em> come <em>cyborg<\/em>, ente naturale che co-emerge e si co-evolve con il suo ambiente, avvalendosi dell\u2019impiego di strumenti <em>esosomatici<\/em> per la costruzione del s\u00e9 e di un habitat \u00abche aumentino le probabilit\u00e0 di sopravvivenza\u00bb (p. 49). Operazione \u2013 questa \u2013 d\u2019origine remota e caratterizzata da una concomitante ripercussione sull\u2019essere umano stesso che, nell\u2019intervento atto a modificare l\u2019ambiente circostante, \u00e8 contestualmente modificato tanto dai suoi artefatti tecnologici quanto dalla cornice complessiva, nel frattempo, mutata.<\/p>\n\n<p>Portando il discorso alle estreme conseguenze \u2013 o, in questo caso, si dovrebbe dire alle estremit\u00e0 dell\u2019origine \u2013 si pu\u00f2 addirittura sostenere che non sia l\u2019uomo a creare gli strumenti ma che siano gli strumenti a creare l\u2019uomo. O, perlomeno, che nel tracciato evolutivo di <em>homo sapiens<\/em>, non si dia l\u2019uno senza l\u2019altro. Anche perch\u00e9, affinch\u00e9 qualcosa accada e assuma una determinata figura storico-evolutiva piuttosto che un\u2019altra \u00e8 necessario che vi sia una disponibilit\u00e0 preventiva che, in riferimento all\u2019uomo, diviene nel tempo \u00abla sua protesica, prometeica propensione alla manipolazione degli elementi naturali, finalizzata alla creazione di artefatti, i quali popolano il suo mondo e lo plasmano, consentendo all\u2019<em>homo faber <\/em>il superamento dei propri limiti\u00bb (p. 48).<\/p>\n\n<p>Quando, come e perch\u00e9 ci\u00f2 sia accaduto, chi o cosa abbia assunto la forma della causa, chi o cosa si sia strutturato come effetto, non \u00e8 possibile rinvenirlo con matematica precisione: l\u2019origine, tanto quanto l\u2019avvenire, \u00e8 un processo relazionale potenzialmente in-finito.<\/p>\n\n<p>Nelle metamorfiche figure dei saperi frequentati dall\u2019uomo, la verit\u00e0 assume per\u00f2 una configurazione di transito fondamentale: ad un certo punto \u2013 non meglio precisabile \u2013 della storia dell\u2019umanit\u00e0, <em>homo sapiens<\/em> inizia ad impiegare qualcosa per realizzare qualcos\u2019altro in vista di un <em>progetto<\/em>. In questo luogo di passaggio emerge un rinnovato concetto di <em>strumento<\/em> destinato a ripetersi nel tempo. Non si tratta del \u201csemplice\u201d rapporto <em>immediato<\/em> di frammenti di mondo con gli oggetti del mondo esterni al s\u00e9, tale per cui l\u2019impiego degli stessi si risolve nell\u2019azione di volta in volta attuale. Si tratta, al contrario, della soglia originaria di un uso degli strumenti <em>esosomatici<\/em> in cui il <em>fare<\/em> ci\u00f2 che si fa \u00e8 accompagnato dal <em>sapere<\/em> \u2013 seppur asintotico e ininterrotto \u2013 ci\u00f2 che si fa.<\/p>\n\n<p>Ecco che, allora, dall\u2019impiego (seppur non necessariamente) episodico del bastone accade un salto prospettico fondamentale: il rudimentale fermento speculativo che fa del bastone un\u2019estensione del proprio corpo, una protesi; il bastone \u00e8, dunque, trasferito in un <em>sapere<\/em> che ne annuncia nuovi usi: tanto del bastone quanto del corpo che pu\u00f2 usufruirne in quanto sua protesi. In questa cornice, ad un tempo, si disvela <em>anche<\/em> il mondo che, nella sua \u201cbastonabilit\u00e0\u201d, assume una rinnovata abitabilit\u00e0. E cos\u00ec via, di strumento in strumento, si innesca una dinamica di costante e indomito rinnovamento che coinvolge uomo, strumenti e mondo. Perch\u00e9 ogni protesi reca, inevitabilmente, in s\u00e9 possibilit\u00e0 e limiti<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Dal caso del bastone \u2013 il pi\u00f9 ancestrale e classico degli esempi \u2013 ai pi\u00f9 moderni strumenti che costituiscono la frontiera tecnico-tecnologica della corrente epoca, \u00abgli artefatti tecnologici sono un retaggio culturalmente trasmesso attraverso la sua riproduzione selettiva e le conseguenti modificazioni operate dalle generazioni successive\u00bb (pp. 50-51).\u00a0 In altri termini, si tratta della capacit\u00e0 umana \u2013 di matrice prometeica \u2013 di \u00abspostare pi\u00f9 in l\u00e0 i limiti imposti dalla morfologia del corpo umano\u00bb il cui motore \u00ab\u00e8 proprio l\u2019incontro della mente con il mondo circostante, il legame tra la mente e l\u2019ambiente, da cui scaturisce il <em>mondo dell\u2019uomo<\/em>\u00bb (p. 113).<\/p>\n\n<p>Corpo che procede oltre i suoi confini fisici nella commistione con il mondo-ambiente di cui \u00e8 frammento, sulla scorta dell\u2019operativit\u00e0 di una mente che \u00abpermea di s\u00e9 lo spazio fisico\u00bb (p. 47): <em>Mens extensa<\/em>, dunque. Nell\u2019espressione che d\u00e0 il titolo al lavoro di Simone Belvedere riecheggia la voce di Cartesio, del suo \u00abdualismo ontologico\u00bb, a sua volta \u00abriproposizione di un tema antico, a lungo dibattuto e mai completamente esaurito\u00bb (p. 17).<\/p>\n\n<p>Ecco che, allora, l\u2019autore di <em>Mens extensa<\/em> intraprende un duplice tornante storico-culturale<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> volto a indagare le riflessioni sull\u2019umano che hanno scandito, nel tempo, il rapporto tra \u00abl\u2019anima e il corpo, tra l\u2019interno e l\u2019esterno, tra la mente e il mondo\u00bb (p. 24), prima e dopo la distinzione tra le <em>res<\/em> proposta da Cartesio. Emerge un tracciato composito, sinusoidale, complesso che culmina nel mai sopito interrogativo: \u00abMa qual \u00e8 il luogo del mentale in natura?\u00bb. Domanda prima e ultima che \u2013 sorta con <em>homo sapiens<\/em> e frequentata nei secoli dai pi\u00f9 svariati approcci \u2013 sar\u00e0 poi raccolta, in tempi a noi prossimi, \u00abda scienze cognitive e neuroscienza\u00bb, nel tentativo \u00abdi dar voce a nuove concezioni della mente\u00bb (p. 28), ulteriormente puntellate \u00abnei tardi anni Ottanta-Novanta del XX secolo [\u2026] alla luce delle scoperte in campo informatico\u00bb, oltre che \u00abneurologico e fisiologico, consentendo una pi\u00f9 profonda trattazione della questione sull\u2019anima e il suo rapporto col mondo\u00bb (p. 40). Che i modelli ermeneutici si sviluppino sulla scorta dell\u2019incedere del progresso tecnologico \u2013 del ciclo degli strumenti \u2013 o che la dinamica avvenga in senso contrario, non pu\u00f2 che rimanere una questione aperta.<\/p>\n\n<p>Interessante \u00e8 notare come l\u2019avanzamento tecnologico abbia permesso l\u2019impiego di nuovi strumenti atti a definire rinnovati modelli interpretativi del rapporto mente-corpo ma che, al contempo, \u00e8 il secolare lavoro di ricerca sul tema \u2013 che si origina, comunque, a partire da un\u2019impalcatura teorica e prassica di fondo \u2013 ad aver permesso l\u2019attuale avanzamento tecnologico.\u00a0<\/p>\n\n<p>E non si tratta di un processo meramente progressivo, per cui la nuova assunzione sostituisce e dimentica la precedente. Cos\u00ec accade che, quando si affianca alla possibilit\u00e0 di una scansione \u201coggettiva\u201d della mente con le <em>brain images<\/em>, il cognitivismo \u2013 \u00abscuola psicologica che si occupa della vita mentale da quando hanno fatto la comparsa i computer\u00bb (p. 54) \u2013, torna in auge, e dotata di una ritrovata dignit\u00e0 scientifica, una nuova forma di dualismo che vede il \u00abdominio della metafora della mente intesa come <em>software<\/em>, implementabile da varie tipologia di <em>hardware<\/em>\u00bb (p. 44).<\/p>\n\n<p>Si tratta della ripresa di un antico e rinnovato paradigma interpretativo, fondato stavolta sull\u2019assimilazione del funzionamento della mente umana al sistema macchinico dei computer, che avvicina \u2013 e, in alcuni casi estremi, addirittura appiattisce \u2013 gli studi cognitivi sull\u2019informatica. Un tale approccio, per\u00f2, nel considerare la mente sotto il rispetto della procedura algoritmica, allontana \u2013 quando non separa \u2013 il corpo dalla mente, e scinde conseguentemente l\u2019uomo dall\u2019ambiente. I successivi studi, affrontati a ridosso del XXI secolo, ponendo in risalto le differenze che intercorrono tra le intelligenze artificiali e umane, hanno mostrato i limiti di un simile approccio e condotto ad una riconsiderazione \u00abesternista\u00bb del computer, \u00abper cui esso \u00e8 la manifestazione dell\u2019azione mentale umana che si riversa nel mondo\u00bb; \u00abun suo paredro tecnologico\u00bb (p. 57) che, capace di ampliare notevolmente le possibilit\u00e0 cognitive e comunicative dell\u2019uomo, pu\u00f2 rivelarsi \u2013 se inteso come strumento di simulazione \u2013 \u00abin grado di fronteggiare la complessit\u00e0 dei processi di una mente non pi\u00f9 separata dalla realt\u00e0\u00bb (p. 58).<\/p>\n\n<p>Mosso nuovamente dalla necessit\u00e0 di oltrepassare i vincoli posti dalla rinnovata forma di dualismo ontologico cartesiano, l\u2019uomo si volge allo studio della Vita Artificiale, setacciando la mente con nuovi e sempre pi\u00f9 raffinati strumenti di simulazione: dalla fine degli anni Ottanta, alle ricerche biologiche si affiancano linee di indagine imperniate sulla \u00abcostruzione di sistemi artificiali\u00bb (p. 66) tesi a riprodurre la vita mentale umana. Ma, nonostante i grandi progressi registrati sul fronte delle reti neurali e in ambito cibernetico \u2013 non dimentichi del fatto che simulare la realt\u00e0 significhi comprimerla nel tentativo stesso di conoscerla \u2013, arricchito ma intatto nel suo fondo inesauribile, ritorna l\u2019interrogativo: dove finisce la mente e inizia il mondo?<\/p>\n\n<p>Che, in altri termini, e alla luce dell\u2019ormai radicata diffusione orizzontale di tecnologie che \u00abhanno radicalmente cambiato il nostro modi di vivere, di comunicare e anche di pensare alle macchine\u00bb (p. 69), significa ritornare sull\u2019interrogativo primo e ultimo: che cos\u2019\u00e8 l\u2019uomo? E, ancora: a che livello di profondit\u00e0 e consapevolezza si pone, oggi, questa domanda che si ripiega su s\u00e9 stessa tra teoria e prassi?<\/p>\n\n<p>A questo punto occorre, ancora una volta, ripercorrere il tornante proposto da Simone Belvedere: \u00abcambiando il mondo in un ambiente intelligente, l\u2019<em>homo faber <\/em>viene a sua volta modificato, nel tempo, attraverso artefatti tecnologici che vengono tramandanti culturalmente. Nella sua ricerca incessante, l\u2019uomo odierno si trova a fronteggiare, quindi, nuove tecnologie che rendono il suo mondo un luogo pi\u00f9 piccolo [\u2026] forse pi\u00f9 veloce e intelligente, ma non per questo un luogo pi\u00f9 sicuro in cui vivere\u00bb (p. 68). Dalla <em>mediacrazia<\/em> \u2013 impalcatura tendenzialmente infocratica dell\u2019attuale assetto comunicativo \u2013 alle tecnologie inquinanti, transitando per <em>Human Engineering<\/em> ed armi nucleari, molteplici e variegati sono i pi\u00f9 recenti varchi tecnici che l\u2019uomo, ripetendo l\u2019archetipo prometeico, ha aperto ed \u00e8 tenuto a fronteggiare negli anni Venti del ventesimo secolo. Se, e quando, riesce a farlo. E ammesso che lo voglia. Tra chi, come Andy Clark, \u00abdifende la tesi secondo cui l\u2019estensione mentale attraverso la tecnologia sia il naturale completamento delle nostre potenzialit\u00e0 di <em>cyborg per natura<\/em>\u00bb (p. 76), e chi, sulla scorta di G\u00fcnter Anders, denuncia gli esiziali rischi ai quali conduce il dislivello di un novello Prometeo che, ritenendo gli artefatti superiori al facitore, continua passivamente e \u00ablentamente a seguire la via aperta dai nostri prodotti\u00bb (p. 81).<\/p>\n\n<p>Tutto ci\u00f2 accade in una cornice in cui, nel frattempo, prosegue la contesa tra apocalittici e integrati, si assiste allo sviluppo di nuovi e compositi movimenti propendenti \u2013 pi\u00f9 o meno marcatamente \u2013 verso il postumano o nella direzione del recupero di una naturalit\u00e0 che sta andando disperdendosi e nella quale, soprattutto, procede l\u2019uomo in rapporto ai suoi strumenti e viceversa. Imperversa la vita, insomma. Flusso che umanamente non pu\u00f2 che darsi nel linguaggio \u2013 che di ogni artefatto tecnologico \u00e8 \u00abantenato comune\u00bb (p. 113) \u2013 bench\u00e9 inceda, ancora e sempre, oltre ogni forma linguistica che pretenda di conchiuderlo definitivamente. E qui ritorna il mito prometeico. Quale, ci si era chiesti? Quello che si rinnova, asintoticamente e ininterrottamente, nella continua scrittura di un archivio gi\u00e0 scritto, nell\u2019apertura di nuovi inizi in un inizio, gi\u00e0 da sempre, iniziato perch\u00e9 essenzialmente caratterizzato da un\u2019origine e un avvenire umanamente incolmabili. Titano che, nell\u2019opera di Simone Belvedere, riemerge archetipicamente nel suo incontro con Zeus, come in ogni incrocio tra tecnica e necessit\u00e0 che reca in s\u00e9 nuovi vantaggi e nuovi problemi. A noi, del gesto di Prometeo, tocca abitarne fondo e orizzonti, occasioni di slancio ed esercizi di limite. Laddove lo slancio, spesso, sta nel limite e il senso del limite, parimenti, nello slancio.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> S. Caputo, <em>L\u2019astronave che arriva<\/em>, in <em>No Smoking<\/em>, CGD, Milano 1985.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. C. Sini, <em>L\u2019uomo, la macchina, l\u2019automa. Lavoro e conoscenza tra futuro prossimo e passato remoto<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 63-78.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> L\u2019impiego del termine <em>filosofico<\/em>, al posto di culturale, potrebbe apparire in questo contesto riduttivo. Si \u00e8 optato per l\u2019utilizzo del secondo, e non del primo, al fine di rendere il tracciato delineato dall\u2019autore nella sua complessit\u00e0. Se da un lato \u00e8, infatti, vero che la ricostruzione cronologica proposta si estenda su una trama pi\u00f9 propriamente storico-filosofica, dall\u2019altro lato, \u00e8 altres\u00ec vero che presenta innumerevoli, puntuali ed approfonditi spunti che esulano da un alveo disciplinare univocamente definibile e rimandano, piuttosto, al complesso intreccio di pratiche che costituisce la ricerca umana. La scelta \u00e8, inoltre, dettata dalla decisa volont\u00e0 di rispettare il proposito dell\u2019autore di tracciare, con l\u2019opera in questione, una cerniera tra discipline umanistiche e scientifiche \u2013 intento che, per quanto possa valere, \u00e8 condiviso da chi scrive.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione a: Simone Belvedere, Mens extensa. 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