{"id":3368,"date":"2023-06-09T10:32:44","date_gmt":"2023-06-09T10:32:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3368"},"modified":"2023-06-09T10:34:47","modified_gmt":"2023-06-09T10:34:47","slug":"la-selvaggia-passione-medea-2023-a-siracusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/06\/09\/la-selvaggia-passione-medea-2023-a-siracusa\/","title":{"rendered":"La selvaggia passione: Medea 2023 a Siracusa"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3368\" class=\"elementor elementor-3368\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-eab487a elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"eab487a\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a6771e1\" data-id=\"a6771e1\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-652e3ed3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"652e3ed3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Alberto Giovanni Biuso, Sarah Dierna, Marco Iuliano, Enrico Palma, Marcosebastiano Patan\u00e8<\/p>\n\n<p><em>L\u2019orrore<\/em>. Scelta non casuale citare una delle opere pi\u00f9 oscure, enigmatiche ma pi\u00f9 profondamente teoretiche della modernit\u00e0 letteraria, la nota battuta finale del Kurtz di <em>Heart of Darkness<\/em>. Perch\u00e9 \u00e8 questa tenebra che anche gli umani sono, tenebra che la filosofia e la lucidit\u00e0 razionale che la genera e l\u2019accompagna mettono in scena con la maestria del pi\u00f9 tardo dei tre grandi tragici greci, Euripide. Cuore, del resto, che \u00e8 uno dei protagonisti, se non <em>il <\/em>protagonista, della tragedia e della messa in scena siracusana per la regia di Tiezzi.<\/p>\n\n<p>Nell\u2019economia degli elementi che per il mondo greco riguardano quella met\u00e0 del genere umano che fa capo al femminile, il legame indissolubile con le forze telluriche e ctonie, la fertilit\u00e0, le sofferenze legate al destino della prole, i vincoli matrimoniali, l\u2019utilizzo delle arti magiche, la vendetta sanguinosa contro i torti subiti, \u00e8 possibile interpretare l\u2019utilizzo di maschere animali come un ulteriore e riuscito rimando alla sfera mitico-cosmologica della riflessione greca sulla femminilit\u00e0. Negli ordinamenti mitico-cosmologici pi\u00f9 arcaici, compreso l\u2019ordinamento pre-olimpico dei Greci, la figura femminile, la Grande Madre degli d\u00e8i, non solo \u00e8 connessa alla sfera della sessualit\u00e0 in rapporto alla generazione e alla colpa che da essa scaturisce \u2013 colpa, questa, la cui esorcizzazione era appunto deputata alla grande dea \u2013 ma essa si mostra anche signora della natura selvaggia e di tutti gli altri animali, e cio\u00e8 del mondo fuori i confini della <em>polis<\/em>.<\/p>\n\n<p>\u00c8 forse possibile, allora, leggere l\u2019utilizzo delle maschere animali in scena come un ulteriore rimando al mondo arcaico dominato dall\u2019elemento femminile della potenza generatrice e selvaggia, un utilizzo, questo, che sottolinea in particolare la continuit\u00e0 tra i viventi, i viventi che dalla potenza generatrice sono portati alla vita e governati e nel cui grembo torneranno con la loro morte. Medea entra in scena con una maschera corvina e sembra stare al centro di una rete fittissima di allusioni, rimandi e risonanze appartenenti a una stratificazione culturale millenaria sulle vicende, sulla natura e sul destino umano, di quella met\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0 incarnata dal genere femminile. Medea \u00e8, infatti, moglie tradita e sbeffeggiata, donna offesa dalla violazione dei vincoli matrimoniali in nome del profitto e del potere, madre fertile e compagna fedele, ma anche maga e ingannatrice, capace di azioni violente e spietate, come spietato e violento sa essere il mondo della natura selvaggia.<\/p>\n\n<p>Non \u00e8 un caso dunque se il piano escogitato dalla nipote del dio del Sole sembra riecheggiare la figura della dea Nemesi, una figura centrale dell\u2019ordinamento pre-olimpico, Nemesi che ancora una volta emerge terribile dalle profondit\u00e0 abissali ai confini del mondo ordinato, Nemesi che si riverbera nelle parole e nelle azioni della maga vendicatrice Medea e si incarna nel rosso e nel nero di cui si tinge la scena, nelle lame di luce sanguigna che fendono l\u2019oscurit\u00e0 densa del palco e che rappresentano efficacemente il massacro consumato fuori di esso. La Grande Madre, Nemesi, Afrodite ed Era sembrano essere le quattro divinit\u00e0 la cui potenza ribolle in Medea; Era la compagna di Zeus, da Zeus costantemente tradita, di cui Medea \u00e8 rappresentate e devota, tanto da erigere fuori Corinto un altare dedicato ad Afrodite Urania ed Era Acraia sulla cima dell\u2019Acrocorinto, non a caso luogo sacro a Elio che il dio aveva lasciato in eredit\u00e0 ad Afrodite.<\/p>\n\n<p>Eros, la potenza di Afrodite, si impossessa del cuore di Medea, della sua volont\u00e0, persino cancellando la sua mente, passione pi\u00f9 forte di qualunque ragionamento e che i Greci hanno insegnato a temere, a diffidare, a regolare con la virt\u00f9 pi\u00f9 grande del cosmo ellenico, il senso della misura invocato dalla nutrice. E infatti \u00e8 un male per gli umani l\u2019amore. Questa verit\u00e0 antica e discussa viene enunciata da Medea, che non parla di s\u00e9 soltanto ma degli effetti universali e spesso nefasti che un sentimento di possesso cos\u00ec esclusivo comporta e produce. Medea \u00e8 una maga dei veleni e del linguaggio. Sa porsi a un livello dialettico assai alto nel confronto retorico con Giasone durante il quale i due sposi cercano di sovrastare l\u2019uno le ragioni dell\u2019altro con le proprie. E sono ragioni tutte razionali, ragioni tutte etiche. Anche questo fa la grandezza del filosofo\/drammaturgo Euripide: aver reso inestricabile nei suoi testi la mescolanza tra il pi\u00f9 raffinato ragionare e la pi\u00f9 estrema violenza fisica, in una guerra dialettica e materica che soltanto nei Greci ha potuto giungere a unit\u00e0. Mentre i moderni hanno separato del tutto la razionalit\u00e0 diventata cartesiana e il sentimento diventato romantico, in Euripide si tratta di due aspetti della stessa struttura, di due modi d\u2019essere che transitano senza posa l\u2019uno nell\u2019altro e che non costituiscono dunque \u2013 come vorrebbe Nietzsche \u2013 la fine della tragedia ma forse, al contrario, il suo pi\u00f9 splendente e oggettivo inveramento.<\/p>\n\n<p>\u00abSelvaggia, totale, cieca e illuminata, feroce, sapiente delle passioni. [\u2026] Questo \u00e8 Medea. Intrisa di un sentimento potente, la vendetta. Medea \u00e8 tale passione fatta carne, intelligenza, azione. Fatta <em>gioia<\/em>\u00bb (A.G. Biuso, <em>Chronos. Scritti di storia della filosofia<\/em>, Mimesis, Milano-Udine 2023, p. 51). Una gioia tanto sicura quanto inquieta, tanto incerta quanto alla fine solare mentre sul carro celeste che la porta verso Atene Medea rivolge all\u2019annichilito Giasone, al quale ha ucciso i due figli con lui generati, parole di saggezza e di disprezzo:<\/p>\n\n<p>\u00abAlle tue parole potrei certo opporre lunghe repliche, se il padre Zeus non sapesse sia quello che avesti da me, sia quello che m\u2019hai fatto tu. Non potevo permettere che tu, spregiato il letto mio, te la godessi allegramente, facendoti beffe di me, n\u00e9 che la tua sposa regale e Creonte, che a te la diede in moglie, mi cacciassero via da questa terra impunemente. Dopo questo d\u00ec pure, se vuoi, che sono una leonessa o la Scilla che sta lungo il Tirreno: in ogni caso t\u2019ho colpito al cuore (\u03c4\u1fc6\u03c2 \u03c3\u1fc6\u03c2 \u03b3\u1f70\u03c1 \u1f61\u03c2 \u03c7\u03c1\u1fc6\u03bd \u03ba\u03b1\u03c1\u03b4\u03af\u03b1\u03c2 \u1f00\u03bd\u03b8\u03b7\u03c8\u03ac\u03bc\u03b7\u03bd, v. 1360, trad. di F.M. Pontani)\u00bb.<\/p>\n\n<p>Un cuore contro altri cuori: il cuore avvelenato di Medea che si scaglia duramente con la sua tremenda rappresaglia contro l\u2019amore di un padre e re (Creonte), di una figlia e sposa (Glauce), di un padre e marito (Giasone). Medea avrebbe dovuto uccidere tre persone: Creonte, sua figlia e Giasone, ma a quest\u2019ultimo riserva la macchinazione pi\u00f9 feroce. L\u2019avrebbe ucciso privandolo di qualunque discendenza, sia quella a venire con le nozze regali a cui si stava apprestando, sia quella presente, i due figli avuti con Medea. La donna, com\u2019\u00e8 tipico in Euripide (si pensi a <em>Elena<\/em>) maestra di inganni, doppiogiochista, malefica e sanguinaria, a Giasone avrebbe mangiato il cuore, o, come prorompe nella gloria solare della vendetta compiuta e alla fine elevata a vittoria splendente, l\u2019avrebbe l\u00ec colpito, determinando con ci\u00f2 la sua sciagura definitiva.<\/p>\n\n<p>E al cuore da millenni vengono colpiti anche gli spettatori e i lettori di questa vicenda estrema, alla quale la traduzione di Massimo Fusillo offre un linguaggio del tutto immerso nella contemporaneit\u00e0 e ricco di riferimenti anche impliciti; nuovamente Conrad, ad esempio, che in <em>Heart of Darkness<\/em> cos\u00ec descrive un\u2019altra estrema forza umana e materica: \u00abHis stare [\u2026] was wide enough to embrace the whole universe, piercing enough to penetrate all the hearts that beat in the darkness. He had summed up -he had judged. \u201cThe horror!\u201d\u00bb (Dover Publications, New York 1990, p. 65)<\/p>\n\n<p>Non \u00e8 casuale o frutto soltanto di scarsa educazione teatrale se in occasione di questa rappresentazione siracusana da un certo momento in poi gli spettatori, per lo pi\u00f9 folle di studenti medi e liceali, abbiano cominciato ad applaudire quasi a ogni discorso dei personaggi. Era anche un tentativo (inconsapevole, ovviamente) di neutralizzare con la banalit\u00e0 e la familiarit\u00e0 dell\u2019applauso l\u2019orrore al quale stavano assistendo.<\/p>\n\n<p>Medea \u00e8 quindi certamente eros, la potenza ingovernabile del sentimento amoroso che spinge fino alle azioni pi\u00f9 nefaste e deprecabili, come uccidere i propri figli per vendicarsi dell\u2019offesa ricevuta: il tradimento di Giasone, il quale per conseguire le sue imprese aveva indotto la moglie a tradire la sua patria, lasciare la sua terra e vivere da straniera. Medea \u00e8 contrattualit\u00e0 tradita, mancato appuntamento col <em>Mit-sein<\/em>, relegamento di una donna alla sola funzione materna. Donna potente e dalle risorse arcaiche \u00e8 costretta alla domesticazione civilizzatrice della Grecia e perci\u00f2 resta nella Differenza pura, non ha alcun riconoscimento da parte dell\u2019alterit\u00e0 che la ospita e non ha possibilit\u00e0 di <em>traductio <\/em>in nuovi orizzonti valoriali. Giasone \u00e8 ancora una volta il filosofo-antropologo che incontra il \u2018selvaggio\u2019. Euripide infatti mostra interessi etnologici da <em>Medea<\/em> (431 a.C) fino alle <em>Baccanti<\/em> (407 a.C.). Queste sono tragedie teoretiche. Euripide \u00e8 un maestro nel descrivere il comportamento dei Greci di fronte alla differenza, in particolare quella orientale e mediorientale. Giasone e Penteo rappresentano due modi diversi di approcciarsi all\u2019Altro. Il primo \u00e8 emblema della furbizia, dell\u2019usurpazione e della razionalit\u00e0 strumentale: Medea, con i suoi poteri, si presta alla sua manipolazione. Le risorse della maga dalla discendenza solare sono prosciugate dall\u2019infantile sete di potere dell\u2019Argonauta. Penteo \u00e8 invece razionalit\u00e0 pura, incredulit\u00e0 e paura.<\/p>\n\n<p>Il senso geometrico della tragedia e la precisione a orologeria degli eventi incastrano comunque i fatti e gli umani in una perfetta dimensione deterministica, in cui nel sistema di forze rappresentate dalle ragioni particolari dei personaggi c\u2019\u00e8 sempre qualcuno non toccato da alcuna responsabilit\u00e0 e che nondimeno ne fa le spese, per essere il riverbero di una colpa commessa da un congiunto (Giasone) o il bersaglio di una vendetta amorosa (la sua nuova sposa). I figli di Medea, infatti, non avevano altra colpa che essere i figli dell\u2019eroe del Vello. La <em>filiazione<\/em>, generare, \u00e8 uno dei motivi conduttori pi\u00f9 forti della tragedia. I figli di Medea e Giasone, mascherati da conigli indifesi, il cui destino sacrificale pesa gi\u00e0 sulle loro teste dal primo ingresso in scena; i futuri figli di Giasone, in fondo colpevole per il suo eccesso di razionalit\u00e0 nel voler ignorare la potenza delle passioni, cercando scioccamente di mitigarla con il calcolo di un buon matrimonio che avrebbe garantito agiatezza alla sua famiglia; Glauce, figlia di Creonte, anche lei un\u2019incolpevole, se non per l\u2019essere stata promessa a Giasone; i figli che Egeo desidera al punto da recarsi a Delfi per conoscere un modo per averne, persuaso da Medea ad accoglierla una volta perpetrati i suoi crimini e indotto al giuramento.<\/p>\n\n<p>I figli, dunque, un <em>Leitmotiv <\/em>tanto ovvio quanto fondamentale, oggetto di passioni opposte e tra le pi\u00f9 estreme, da una parte generati dall\u2019eros, dall\u2019amore tra Giasone e Medea, e dall\u2019altra trucidati dalla vendetta accecante. Certamente Medea, dopo tremendi conflitti interiori ben rappresentati dalla Marinoni, fa rivalere i suoi diritti di nascita, di essere imparentata con il Sole, sul cui carro sale vincitrice e radiosa, una divinit\u00e0 punitrice intervenuta per ristabilire l\u2019equilibrio. Ma come pu\u00f2 una donna, divenuta abominio, una madre che uccide i propri figli incolpevoli per vendetta, essere portata in trionfo? Apparire splendente come una dea giudicatrice? Nello spettacolo \u00e8 da cogliere un elemento moderno e sicuramente avulso dal contesto greco: il riscatto della donna dalla sua condizione subordinata agli uomini (mascherati non a caso da coccodrilli, animali aggressivi; mentre Medea richiama fortemente, con la sua maschera corvina e il lungo costume piumato con strascico, il <em>Raven <\/em>di Poe), servile (il coro \u00e8 composto da serve, che in chiusura intingono i panni nel sangue e detergono la scena), una donna quindi che forte della sua intelligenza e passionalit\u00e0 rovescia il suo destino. In <em>Medea<\/em> l\u2019offesa si fa quindi carne. Il sangue, come Euripide fa dire nella tragedia, genera altro sangue e la donna compie l\u2019ingiustificabile. Questa tragedia \u00e8 infatti tragedia dell\u2019innocenza, tragedia di chi subisce la storia prima ancora di farla.<\/p>\n\n<p>E tuttavia, la conclusione non pu\u00f2 che essere pi\u00f9 originaria, e dunque pi\u00f9 originalmente greca: l\u2019umano \u00e8 in balia di forze che pur generandosi in lui lo superano, principalmente amore e vendetta; non pu\u00f2 esserci creatura felice su questa terra finch\u00e9 rimane in vita. Medea, nella sua gloria vittoriosa e macchiatasi di un crimine immondo, ha ricomposto i pezzi, ricongiunto le lacerazioni, ripianato la colpa della generazione condannando se stessa e colui con cui ha generato, ma salvando anche delle vite, concedendo inaspettatamente felicit\u00e0. I pi\u00f9 felici, potremmo dire, sono coloro che non hanno visto la luce, i figli beati che Giasone non avrebbe mai avuto e di cui Medea ha spezzato il rischio uccidendo anche la loro madre, estirpandone la possibilit\u00e0.<\/p>\n\n<p>Insomma, <em>Medea <\/em>si presenta intrisa da un afflato profondamente antinatalista. Alla maniera lucida, consapevole e \u2018passiva\u2019 \u2013 per usare la categoria di Lachmanov\u00e1 \u2013 dei Greci naturalmente. I due figlioletti infatti sono venuti al mondo bench\u00e9 non tarderanno a lasciarlo. Nella tragedia l\u2019antinatalismo traspare nei gesti e nelle parole di Giasone, della moglie, della Nutrice, del Pedagogo e del Coro ma trasuda insieme dalle sciagure stesse di cui i mortali sono vittime e facitori.<\/p>\n\n<p>\u00c8 significativo che Euripide parli dei figli sempre per bocca dei genitori che li hanno portati al mondo, secondo un paradigma che \u00e8 assai lontano da quello della modernit\u00e0. Si scopre cos\u00ec che i figli sono oggetto di amore ma anche il prodotto del proprio calcolato egoismo, come chiaramente confessa Medea al Pedagogo dicendogli che avrebbe desiderato averli al suo fianco nella stagione senile della vita fino alla morte. Ma i figli diventano anche la causa di un inquantificabile e imprevedibile turbamento. Lo si vede nell\u2019ansia che spinge Creonte ad allontanare la nipote del Sole da Corinto; o nella preoccupazione di Giasone per la sorte dei figli, sorte che prima cerca di garantire unendosi a una famiglia regale e poi di difendere dalla precedente moglie; e infine in Egeo, che sono sempre i figli \u2013 stavolta perch\u00e9 mancano \u2013 a indurre a sospirare dolore e a invocare la saggezza di Apollo. Sono i figli che crescendo tradiscono la patria, il padre e il fratello, quelli che \u2013 come afferma il Pedagogo rivolgendosi a Medea piangente \u2013 a una certa fase della vita si distaccano; che voluti e amati accrescono in sciagure anche la vita gi\u00e0 difficile dei loro genitori. Cos\u00ec canta il Coro:<\/p>\n\n<p>\u00abE affermo che tra i mortali\/ coloro che non hanno mai fatto esperienza di figli\/ e non ne hanno mai generati\/ sono pi\u00f9 felici di chi ne ha messi al mondo. \/ Chi \u00e8 senza figli, poich\u00e9 non ne ha esperienza, \/ non sa se sia gioia o tormento l\u2019averne, \/ proprio perch\u00e9 non gli sono capitati, \/ e cos\u00ec sta alla larga da molte inquietudini. \/ Ma chi ha nella sua casa il dolce germoglio di figli, \/ costoro li vedo sfiancati dalle preoccupazioni per tutta la vita: \/ innanzitutto su come crescerli bene e come lasciare loro di che vivere. \/ Poi, non \u00e8 sicuro se si diano tanta pena \/ per figli che non valgono nulla o per figli eccellenti. \/ E dir\u00f2 anche di una sciagura che \u00e8 la peggiore per tutti i mortali: \/ ammettiamo che abbiano di che vivere, e siano nel fiore della giovinezza, e siano eccellenti. \/ Ma se cos\u00ec decreta il destino, \/ ecco che arriva la Morte e si avvia gi\u00f9 nell\u2019Ade, \/ trascinando via i loro corpi (vv. 1090-1111, trad. di A. Tonelli)\u00bb.<\/p>\n\n<p>E allora \u00abtre volte meglio stare in armi che partorire anche una volta sola\u00bb (v. 251, trad. di A. Tonelli). Solo in Euripide capita di leggere con cos\u00ec tanta onest\u00e0 la sciagura insita nell\u2019atto del generare che non si lascia intenerire dalla tenera prole gi\u00e0 venuta al mondo.<\/p>\n\n<p><em>Medea<\/em> \u00e8 una tragedia sulle passioni umane a cui non ci si pu\u00f2 sottrarre perch\u00e9 \u00abpi\u00f9 potente dei miei piani \u00e8 la furia del cuore\u00bb che \u00abper i mortali \u00e8 causa delle pi\u00f9 grandi sventure\u00bb (vv. 1079-1080, trad. di A. Tonelli) e soltanto la <em>misura <\/em>sa rendere soave. L\u2019amore che Medea ha portato a Giasone \u00e8 stato totale. E quando \u00e8 totale il sentimento, diventa in seguito totale la sofferenza che in Medea suscita lo strazio di chi desidera vedersi morire; ma uno strazio cos\u00ec potente per non distruggersi deve seminare distruzione altrove e punire la causa del proprio male. Cos\u00ec Medea si vendica del tradimento sub\u00ecto e colpisce Giasone con un tormento altrettanto grande ma che nel lacerare una parte (il marito) redime l\u2019altra (i figli).<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Medea<\/em><\/strong><\/p>\n\n<p>di Euripide<\/p>\n\n<p>Regia: Federico Tiezzi<\/p>\n\n<p>Traduzione: Massimo Fusillo<\/p>\n\n<p>Scenografo: Marco Rossi<\/p>\n\n<p>Costumi: Giovanna Buzzi<\/p>\n\n<p>Disegno luci: Gianni Pollini<\/p>\n\n<p>Maestro del coro: Francesca Della Monica<\/p>\n\n<p>Musiche originali del prologo: Silvia Colasanti (eseguite dal coro di voci bianche e orchestra del Teatro dell\u2019Opera di Roma, diretti da Giuseppe Sabbatini e da Carlo Donadio)<\/p>\n\n<p>Direttore di scena: Nanni Ragusa<\/p>\n\n<p>Con Laura Marinoni (Medea), Debora Zuin (Nutrice), Riccardo Livermore (Pedagogo), Roberto Latini (Creonte), Alessandro Averone (Giasone), Luigi Tabita (Egeo), Sandra Toffolatti (Il Nunzio), Matteo Paguni e Francesco Cutale (Figli di Medea)<\/p>\n\n<p>Teatro Greco di Siracusa<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Giovanni Biuso, Sarah Dierna, Marco Iuliano, Enrico Palma, Marcosebastiano Patan\u00e8 L\u2019orrore. Scelta non casuale citare una delle opere pi\u00f9 oscure, enigmatiche ma pi\u00f9 profondamente teoretiche della modernit\u00e0 letteraria, la nota battuta finale del Kurtz di Heart of Darkness. 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