{"id":3470,"date":"2023-06-09T11:36:26","date_gmt":"2023-06-09T11:36:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3470"},"modified":"2023-06-09T11:37:00","modified_gmt":"2023-06-09T11:37:00","slug":"affinita-tra-platonismo-ascetico-e-gnosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/06\/09\/affinita-tra-platonismo-ascetico-e-gnosi\/","title":{"rendered":"Affinit\u00e0 tra platonismo ascetico e gnosi"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3470\" class=\"elementor elementor-3470\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3eea4333 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3eea4333\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-796eb19e\" data-id=\"796eb19e\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-36267fe7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"36267fe7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Amedeo Barbagallo<\/p>\n\n<p>A partire dal II secolo la Chiesa cattolica si confront\u00f2 con l\u2019eresia dello gnosticismo. Tale termine, abbastanza moderno, affonda le radici nel greco antico <em>gn\u00f2sis<\/em>, utilizzato per indicare la conoscenza. Profondamente legata alla filosofia greca, e con tratti molto simili alle credenze orfico-pitagoriche e al platonismo, i seguaci di questa dottrina avevano la \u00abpretesa di rappresentare una rivelazione divina (gnosi) riservata a pochi eletti, moralmente e intellettualmente preparati, in contrapposizione alla fede comune della gran massa dei cristiani\u00bb<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Sarebbe stato Ges\u00f9, in modo esoterico e riservato, a consegnare questa occulta rivelazione, nel periodo tra la resurrezione e l\u2019ascensione.<\/p>\n\n<p>Per la Chiesa lo gnosticismo rappresent\u00f2 un grave pericolo, dato che gli individui pi\u00f9 colti iniziarono ad avvertire l\u2019ambizione di approfondire la propria fede, col serio rischio di una messa in discussione degli affermati dogmi cristiani. La grande reazione dell\u2019ambiente ecclesiastico mand\u00f2 in declino la corrente, che in realt\u00e0 non si era strutturata, \u201csopravvivendo\u201d all\u2019interno di sette circoscritte, caratterizzate da diverse riflessioni dottrinali. Ad ogni modo, lo gnosticismo \u00e8 riuscito a raggiungere i nostri giorni, continuando a vivere intrecciato alla filosofia. Pensatori del calibro di Heidegger, Cioran e Weil sono un esempio di questo rapporto.<\/p>\n\n<p>Il seguace della dottrina si sente alienato dal mondo materiale ed estraneo a esso. La rivelazione divina a cui fa riferimento la dottrina riguarda la sua natura pi\u00f9 interiore, \u00abconsistente in un germe, una particella di sostanza divina, degradata e caduta nel mondo, prigioniera del corpo materiale da cui anela a liberarsi per tornare al mondo divino da cui ha tratto origine\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Tocca a un Redentore, sia con la presenza spirituale che con l\u2019incarnazione, \u201cliberare\u201d il depositario del germe divino dal mondo materiale.<\/p>\n\n<p>Tale figura fa tornare in mente il mito del cosiddetto Redentore redento, la cui origine dovrebbe risiedere nell\u2019antica religione iranica, dove \u00abil sommo Dio invia in soccorso il Redentore celeste, che scende nel mondo e risveglia negli spirituali la coscienza della loro origine divina\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Risulta evidente come la dottrina gnostica sia figlia di un forte sincretismo con epicentro la Grecia e l\u2019Oriente.<\/p>\n\n<p>Il mondo materiale, opposto al mondo d\u2019origine del Dio, \u00abaveva tratto origine dall\u2019errore o dal peccato di un essere divino, per lo pi\u00f9 di genere femminile (Sophia), ed era stato plasmato da un Dio inferiore, il Demiurgo, identificato col Dio creatore del Vecchio Testamento\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. In tal modo si viene a creare una sorta di opposizione fra il Dio supremo, Padre del Redentore, e il Dio del popolo ebraico.<\/p>\n\n<p>Lo gnostico fedele a tale concezione, naturalmente, non pu\u00f2 che paragonare a una prigione il mondo materiale, prigione dalla quale potr\u00e0 liberarsi solamente grazie alla gnosi. La redenzione, per\u00f2, libera solo lo spirito, la parte divina dell\u2019uomo; in alcuni sistemi gnostici \u00e8 contemplata anche la liberazione dell\u2019anima, considerata un elemento di secondo ordine. Il corpo materiale \u00e8 perci\u00f2 destinato alla dissoluzione.<\/p>\n\n<p>Le peculiarit\u00e0 dello gnosticismo non possono che far tornare alla mente i caratteri della credenza orfico-pitagorica. In Pindaro comparve per la prima volta una concezione che individuava nell\u2019uomo una parte divina e non mortale, la <em>psych\u00e9<\/em>, considerata come il \u201cvero uomo\u201d. \u00abFelice e beatissimo, sarai dio invece che mortale\u00bb<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>, scrivevano gli orfici alludendo alla morte. La morte, la fine del corpo materiale, libera la <em>psych\u00e9<\/em> dal <em>soma<\/em>; anche gli orfici utilizzano la metafora della prigione, dato che la materia ha distanziato lo spirito dell\u2019individuo dal divino. La fine del corporeo proietta la <em>psych\u00e9<\/em> verso la sua realizzazione, accanto a dio. Lei stessa diventa un dio, dato che la parte divina prende il sopravvento sulla totalit\u00e0 dell\u2019individuo.<\/p>\n\n<p>Mettendo in corrispondenza due credenze tanto diverse quanto simili come orfismo e gnosticismo, \u00e8 il <em>Leitmotiv<\/em> del <em>Fedone<\/em> che torna in mente, come se nel pensiero del filosofo di Atene fossero profeticamente sintetizzati i due messaggi religiosi. \u00c8 la filosofia, mezzo utilizzato per poter contemplare la conoscenza assoluta, che purifica la <em>psych\u00e9<\/em> dalle incrostazioni del sensibile aiutandola a separarsi dal <em>soma<\/em> in attesa della fine. L\u2019amore per la conoscenza, la forma pi\u00f9 autentica di gnosi, rende la <em>psych\u00e9<\/em> libera, dato che con la fine l\u2019essenza del filosofo \u00abse ne andr\u00e0 verso ci\u00f2 che le assomiglia, verso ci\u00f2 che \u00e8 invisibile, divino, immortale, intelligente\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n<p>A differenza dell\u2019orfismo, dove la <em>psych\u00e9<\/em> \u00e8 divina nella totalit\u00e0 dei seguaci, solamente una cerchia ristretta di individui, data la natura esoterica della dottrina gnostica, possiede il seme divino. Si tratta dei cosiddetti pneumatici, categoria che prende nome dallo <em>pneuma<\/em>, il soffio vitale degli antichi greci. Sono in pochi a detenere uno spirito consapevole del proprio vero essere, della propria origine divina, destinato al ritorno nel mondo d\u2019origine. La salvezza gnostica \u00e8 riservata a pochi eletti.<\/p>\n\n<p>In altri uomini, detti psichici, \u00e8 la <em>psych\u00e9<\/em> a governare l\u2019individuo. Loro sono mossi dalla mente e dalle passioni. Consapevoli dell&#8217;esistenza di un principio posto oltre la materia, vivono in attrito con gli istinti che li distolgono dalla percezione dello spirito pi\u00f9 profondo. Nel corso della vita cercheranno di domare tali istinti, in modo da poter essere in grado di collegare la propria vibrazione interna con quella della fonte divina allo stesso modo degli pneumatici.<\/p>\n\n<p>Infine, la dottrina gnostica elenca gli ilici (dal greco antico <em>hyle<\/em>, materia), la stragrande maggioranza degli uomini, individui composti solo dal corpo materiale, destinati a dissolversi nel nulla. Essi sono legati unicamente ai bisogni del corpo, al desiderio di comandare e di possedere. Sono parecchio distanti dal richiamo del divino. La gnosi per loro non \u00e8 contemplata; torneranno a essere una nullit\u00e0 come erano prima di venire al mondo.<\/p>\n\n<p>Tale tripartizione, che altro non \u00e8 che \u201cl\u2019antropologia gnostica\u201d, richiama nuovamente in causa Platone e il suo <em>Fedro<\/em>, famoso per il mito del carro e dell\u2019auriga, che rappresenta la tripartizione della <em>psych\u00e9 <\/em>e, dunque, del destino degli individui. Il filosofo paragona l\u2019ente spirituale a un carro di due cavalli guidati da un auriga nel cielo, tra l\u2019Iperuranio e la Terra. \u00abDei due cavalli, uno \u00e8 bello e buono e derivante da belli e buoni; l\u2019altro, invece, deriva da opposti ed \u00e8 opposto\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Il cavallo a cui Platone attribuisce il \u201cmale\u201d disturba la conduzione dell\u2019auriga tirando verso il basso, verso la sfera materiale. Verso ci\u00f2 che avr\u00e0 una fine. Ci\u00f2 ricorda il destino degli ilici. L\u2019altro cavallo, invece, nel tentativo di ricongiungersi con il dio tira il carro verso su, verso l\u2019Iperuranio, dimora dell\u2019<em>Eidos<\/em> della Verit\u00e0. Tale comportamento ricorda quello degli pneumatici, gli individui detentori della salvezza.<\/p>\n\n<p>Ad ogni modo, questa sorta di lotta \u201ctra bene e male\u201d, nel disegno platonico, sar\u00e0 risolta dall\u2019auriga, il quale avr\u00e0 il compito di determinare la sorte escatologica di quella <em>psych\u00e9<\/em> ancora inconsapevole, scegliendo quale cavallo seguire. Potr\u00e0 farlo cadendo nel mondo materiale, dove sar\u00e0 schiava dei bisogni corporei, oppure raggiungendo la Pianura della Verit\u00e0, dove avr\u00e0 ottenuto la propria realizzazione allo stesso modo degli psichici, unici responsabili del proprio destino.<\/p>\n\n<p>L\u2019onda del platonismo sulla dottrina gnostica fu molto potente. Il romano Ippolito, parlando dell\u2019eretico Valentino \u2013 e dei discepoli \u2013, lo ha definito pitagorico e platonico piuttosto che cristiano. \u00abInfatti per loro il principio di tutte le cose \u00e8 la monade ingenerata incorruttibile incomprensibile inconcepibile generatrice e causa della generazione di tutte le creature: questa monade essi chiamano Padre\u00bb<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>. Il Padre, per i valentiniani, gener\u00f2 Intelletto e Verit\u00e0, diade responsabile di tutti gli Eoni considerati parte del Pleroma.<\/p>\n\n<p>Anche la letteratura gnostica ha analizzato la questione della <em>psych\u00e9<\/em> nella sua importanza ontologica, cos\u00ec come avviene nella tradizione platonica. Come si legge in un testo del teologo romano, all\u2019uomo al fine di assoggettarlo \u00ab\u00e8 stata data anche un\u2019anima, affinch\u00e9 per mezzo dell&#8217;anima soffrisse e fosse punito in servit\u00f9 l&#8217;essere plasmato dal grande bellissimo perfetto uomo: in tal modo lo chiamano\u00bb<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. La <em>psych\u00e9<\/em>, elemento divino che secondo il passo citato d\u00e0 vita e movimento, non \u00e8 altro che il Figlio dell\u2019Uomo primordiale che \u00e8 stato imprigionato nel corpo di Adamo. Lo spirito cercher\u00e0 di liberarsi da questo luogo di oblio nel quale \u00e8 stato rinchiuso, in modo da risalire in alto, dove risiede la sua origine. Adamo, infatti, secondo le Sacre Scritture sarebbe nato dalla terra; l\u00ec giaceva, subito dopo la creazione, inerme. Dio gli assegn\u00f2 una <em>psych\u00e9<\/em>, secondo l\u2019interpretazione gnostica, al fine di tenerlo legato alla dimensione divina anche nel mondo materiale.<\/p>\n\n<p>Per gli antichi studiosi gnostici della <em>psych\u00e9<\/em> ofiti e sethiani il lavoro fu molto difficile, dato che per la concezione del tempo l\u2019ente spirituale \u00ab\u00e8 assolutamente difficile da trovare e da comprendere: infatti non conserva mai la stessa figura, la stessa forma, una sola condizione, perch\u00e9 uno la possa o esprimere per immagine o comprendere nell&#8217;essenza\u00bb<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Per gli antichi pagani citati dai testi gnostici principio della <em>psych\u00e9<\/em> era l\u2019Essere preesistente o l\u2019Autogenerato.<\/p>\n\n<p>Per gli Assiri, ad esempio, riportati nell\u2019opera di Ippolito, l\u2019uomo non era altro che un\u2019unione di tre elementi: spirito, anima e carne. \u00abL\u2019anima \u00e8 causa di tutte le cose che nascono, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che si nutre e cresce ha bisogno di anima. Nulla ha possibilit\u00e0 di nutrirsi e crescere se non c\u2019\u00e8 anima\u00bb<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Ippolito fa risalire agli antichi egizi il \u201cdesiderio\u201d greco di volersi ricongiungere, volando verso l\u2019alto, con la sfera divina. Si tratta di una rivelazione espressa nei misteri di Iside, \u00absanti augusti non conoscibili da parte dei non iniziati\u00bb<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>. Il membro virile del dio Osiride, che rappresenta il simbolo della forza divina immanente nella natura, vivifica e causa le diverse trasformazioni. La natura cosmica, nei misteri egizi simboleggiata da Iside, aspira a conseguire tale forza, sempre soggetta a trasformazione per opera di quel principio divino che nel testo viene definito immobile, ma che muove tutto, creatore ma non identificabile con la sua creazione. Il resoconto del teologo romano \u00e8 pieno di espressioni tipiche della teologia negativa, che servono a caratterizzare l\u2019assoluta trascendenza del divino rispetto al mondo.<\/p>\n\n<p>Ippolito trov\u00f2 riscontri con quanto professato dagli egizi anche nelle Scritture, sottolineando un forte sincretismo tra le antiche credenze. \u00abPerci\u00f2 \u00e8 l\u2019immobile che muove tutto: infatti resta ci\u00f2 che \u00e8 quando crea e non diventa nessuna delle cose che sono create\u00bb<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>, scrisse il teologo per rappresentare il divino. L\u2019autore fa notare come gli uomini onorano, con tutte le differenze del caso, la forza divina immanente nel mondo, nonostante non conoscano la sua vera natura.<\/p>\n\n<p>I greci, a differenza degli altri popoli, introdussero l\u2019importante concetto del <em>Logos<\/em> per occuparsi del divino. Si tratta di un concetto bivalente: da una parte simboleggia l\u2019anima dell\u2019uomo e del mondo, dunque il principio, la forza divina prigioniera della materia; dall\u2019altra \u00e8 il Dio immutabile e trascendente, che trarr\u00e0 in salvo quella parte di s\u00e9 \u2013 detto in modo improprio \u2013 prigioniera della materia.<\/p>\n\n<p>\u00abPrincipio generatore dell\u2019universo fu la mente [&#8230;] il secondo fu il caos diffuso del primogenito [&#8230;] terza l\u2019anima accolse, nel suo agire, questo principio\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, si legge nel <em>Salmo dei Naasseni sull\u2019anima<\/em>, uno dei pi\u00f9 importanti testi gnostici legati alla <em>psych\u00e9<\/em>. Sarebbe il <em>nous<\/em> del divino la forza che ha generato il cosmo; tale forza venne sprigionata anche dal ruolo della <em>psych\u00e9<\/em>, motore del principio insieme al <em>caos<\/em>. Tuttavia la <em>psych\u00e9<\/em> calata nella materia si sente a disagio, imprigionata in una dimensione a cui non fa riferimento. Alla sua nascita \u00e8 infelice, dato che si ritrova a vagare nel labirinto del mondo materiale. Cos\u00ec come infelice \u00e8 la <em>psych\u00e9<\/em> che nel <em>Fedone<\/em> desidera il ricongiungimento con la dimensione iperuranica.<\/p>\n\n<p>A questo punto nel salmo compare la figura di Ges\u00f9, che invoca il Padre in modo da fargli volgere lo sguardo sulla creatura che rischia di allontanarsi da lui. Senza l\u2019aiuto della figura divina, fa notare l\u2019inno, la <em>psych\u00e9<\/em> peggiora la sua condizione. E allora Ges\u00f9, o la divinit\u00e0 prevista dall\u2019autore originario, chiede al Padre di poter scendere sulla Terra dalla sfera celeste, superando tutti gli eoni e rivelando i misteri. \u00abL\u2019arcano della santa via, chiamandola gnosi, riveler\u00f2\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> \u00e8 la sua invocazione finale, inviata al Padre per chiedere la liberazione della <em>psych\u00e9<\/em> dagli ostacoli del mondo materiale. Cos\u00ec come avrebbe fatto un orfico ai tempi della Grecia arcaica.<\/p>\n\n<p>Ma prima di ci\u00f2, \u00abmostrer\u00f2 le figure degli d\u00e8i\u00bb<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> dice Ges\u00f9 nel salmo, ammettendo in tal modo l\u2019esistenza di altre divinit\u00e0 oltre a quelle citate dalla dottrina cristiana. Tale affermazione dimostra il forte sincretismo intrinseco ai seguaci della gnosi, in questo caso i naasseni, che tentarono di rivelare a tutti i popoli la forza della forma immanente nel mondo.<\/p>\n\n<p>L\u2019eresiologo Ireneo, nel suo lavoro di catalogazione delle dottrine gnostiche, riporta una concezione secondo cui viene considerata essenziale l\u2019esperienza di vita di ogni <em>psych\u00e9<\/em>, anticamera della salvezza finale. Anche in questo caso la salvezza coincide con la separazione dal corpo. Le esperienze di vita sono fondamentali dato che la <em>psych\u00e9<\/em> deve trasmigrare di corpo in corpo in modo da esaurire i propri peccati. L\u2019esperienza \u00e8 ritenuta fondamentale grazie all\u2019assoluta libert\u00e0 morale professata da questa setta.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> M. Simonetti, <em>Testi gnostici in lingua greca e latina<\/em>, Mondadori, Milano 2003, p. XI.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Ivi, p. XIII.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Ivi, p. XX.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Ivi, p. XIII.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Orfici, 4 A 65. [Trad. di G. Colli]<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Platone, <em>Fedone<\/em>, 81 A. [Trad. di G. Reale]<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Platone, <em>Fedro<\/em>, 246 B. [Trad. di G. Reale]<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ippolito, <em>Confutazione<\/em> VI, 29,2 in M. Simonetti, <em>Testi gnostici in lingua greca e latina<\/em>, cit., p. 327.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Ivi, V 7,7, p. 53.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Ivi, V 7,8, p. 53.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Ivi, V 7,10, p. 53.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Ivi, V 7, 22, p. 57.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ivi, V 7,25, p. 59.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Ivi, V 10,2, p. 85.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Amedeo Barbagallo A partire dal II secolo la Chiesa cattolica si confront\u00f2 con l\u2019eresia dello gnosticismo. 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