{"id":3477,"date":"2023-06-09T11:38:20","date_gmt":"2023-06-09T11:38:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3477"},"modified":"2023-06-09T11:39:51","modified_gmt":"2023-06-09T11:39:51","slug":"due-o-tre-parole-sul-senso-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/06\/09\/due-o-tre-parole-sul-senso-della-vita\/","title":{"rendered":"Due o tre parole sul senso della vita"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3477\" class=\"elementor elementor-3477\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6be17df7 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6be17df7\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-54b2f8dd\" data-id=\"54b2f8dd\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-231d8b02 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"231d8b02\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Giovanni Altadonna<\/p>\n\n<p>In un celebre passo del <em>Teeteto<\/em>, Platone mette in bocca a Socrate che il <em>thauma<\/em>, lo stupore inquietante provato dal personaggio eponimo del dialogo, \u00e8 il marchio autentico della pratica filosofica: \u00abPare davvero, amico mio, che Teodoro non abbia espresso un giudizio sbagliato sulla tua indole: ci\u00f2 che provi \u2013 la meraviglia \u2013 \u00e8 un sentimento assolutamente tipico del filosofo (\u03bc\u03ac\u03bb\u03b1 \u03b3\u1f70\u03c1 \u03c6\u03b9\u03bb\u03bf\u03c3\u03cc\u03c6\u03bf\u03c5 \u03c4\u03bf\u1fe6\u03c4\u03bf \u03c4\u1f78 \u03c0\u03ac\u03b8\u03bf\u03c2, \u03c4\u1f78 \u03b8\u03b1\u03c5\u03bc\u03ac\u03b6\u03b5\u03b9\u03bd)\u00bb<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. \u201cMeraviglia\u201d, nel senso greco del termine <em>thauma<\/em>, \u00e8 bens\u00ec stupore di esserci, ma in quanto accompagnato dalla consapevolezza della possibilit\u00e0 del non esserci gi\u00e0 o del non esserci pi\u00f9. La stessa metafisica \u00abscaturisce dal fatto che dentro l\u2019esistere, dentro il suo enigma, la meraviglia \u00e8 una potente luce che illumina il cieco muro del reale, che rende comprensibile la forza abbagliante di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 ed esiste\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Ne deriva che l\u2019angosciante sgomento dello stare al mondo pu\u00f2 essere considerato il risvolto etico ed esistenziale della questione ontologica originaria, formulata da Leibniz e additata da Heidegger<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> quale \u201cdomanda metafisica fondamentale\u201d: \u00abPerch\u00e9 l\u2019essente e non piuttosto il nulla?\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. La perenne urgenza della questione della problematicit\u00e0 dell\u2019essente (la quale consiste nel carattere non-necessario e contingente di ci\u00f2 che \u00e8), sebbene dai pi\u00f9 ignorata, si impone prepotentemente nei momenti di crisi, di fragilit\u00e0, di smarrimento: quando cio\u00e8 la vita costringe coloro che sono gettati nel mondo a fare i conti con essa e con s\u00e9 stessi.<\/p>\n\n<p>\u00c8 a quel punto che la domanda che accompagna costantemente la vita del filosofo diventa improvvisamente di interesse collettivo. Il libriccino (il termine \u00e8 riferito alle dimensioni a stampa, non al contenuto) di Vito Mancuso <em>A proposito del senso della vita<\/em> (Garzanti, 2021) appare un\u2019interessante occasione di confronto sulle implicazioni esistenziali e morali della domanda metafisica fondamentale: una volta costatata con \u201cmeraviglia\u201d (nel senso sopra specificato) la nostra condizione di esserci-nel-mondo, che <em>direzione<\/em>, che <em>significato<\/em>, che <em>gusto<\/em> dare alla nostra esistenza? Il testo invita a \u00abpensare proprio a lei, alla vita in s\u00e9: a quella cosa che accade e che, accadendo, ci fa essere. Ma essere <em>come<\/em>, essere <em>cosa<\/em>, essere <em>chi<\/em>?\u00bb<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Assunto preliminare del saggio di Mancuso, pienamente condiviso da chi scrive, \u00e8 che il \u201csenso della vita\u201d non si dia <em>ex abrupto<\/em>, come un decalogo preconfezionato di credenze e di precetti pronto all\u2019uso, ma sia piuttosto una costruzione perpetua che coinvolge quella sfaccettata e problematica realt\u00e0 che \u00e8 l\u2019identit\u00e0 personale. \u00abIl senso della vita \u00e8 una costruzione. Per la precisione, \u00e8 una <em>nostra<\/em> costruzione, non ancora finita e che mai lo sar\u00e0, ma che sempre avviene e si va facendo, a volte anche disfacendo\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. Ne deriva che non pu\u00f2 esistere <em>il <\/em>senso della vita, unico e valido per tutti gli individui a prescindere dai loro vissuti particolari: \u00abLa realt\u00e0 \u00e8 che non esiste la possibilit\u00e0 di riconoscere a priori un unico senso della vita valido per ognuno. [\u2026] Dietro la particolare costruzione di ognuno vi sono infatti le numerose e complicate storie personali che l\u2019hanno prodotta. Ho detto storie <em>personali<\/em>, ma \u00e8 probabile che si debba risalire ancora pi\u00f9 indietro nel tempo\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>, dal momento che nei vissuti soggettivi confluiscono le credenze, le scelte, i giudizi e i pregiudizi degli altri soggetti con cui l\u2019individuo \u00e8 stato, o \u00e8, in relazione:<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La sostanza che noi siamo e che chiamiamo <em>io <\/em>\u00e8 il risultato delle relazioni avute nel passato e di quelle coltivate nel presente. Ognuno di noi, anche adesso, \u00e8 il risultato delle sue relazioni. Siamo fame e sete di relazioni, ma prima ancora siamo conseguenza delle relazioni. Lo saremo fino alla fine dei nostri giorni, e beato, mi permetto di osservare, chi di noi in quel momento potr\u00e0 chiudere gli occhi circondato dall\u2019amore dei suoi cari.<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Nelle relazioni interpersonali che sostanziano la vita, l\u2019imprevedibilit\u00e0 della contingenza si mescola indissolubilmente e confusamente con l\u2019intenzionalit\u00e0 del sentimento, con la risolutezza della volont\u00e0, con l\u2019enigma della scelta. Ci\u00f2 comporta pi\u00f9 di una perplessit\u00e0 di fronte alla possibilit\u00e0 di trarre da questo fluido amorfo un\u2019unit\u00e0 di senso. Si potrebbe pertanto trovare ridicolo che qualcuno pretenda di farlo per noi. Ma non \u00e8 questo il fine del testo di Mancuso. Al contrario, egli sostiene, proprio sulla base dell\u2019assunto iniziale pocanzi citato: \u00abla mia prima tesi \u00e8: <em>non c\u2019\u00e8 senso senza consenso<\/em>. Siamo noi i responsabili del senso della nostra singolare esistenza qui e ora. Il senso quindi pu\u00f2 esistere oppure no. Dipende. Da noi\u00bb<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. Nulla per\u00f2 impedisce che l\u2019individuo possa esprimere, condividere e offrire in dialogo la propria <em>personale<\/em> posizione circa il senso della vita: la seconda tesi di Mancuso \u00e8 \u00ab<em>il senso della vita \u00e8 la sinergia<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Prima di procedere alla giustificazione della seconda tesi, opportunamente l\u2019autore sottopone a <em>rettificazione<\/em> l\u2019ambigua espressione \u201csenso della vita\u201d, consapevole che \u00abquanto pi\u00f9 il linguaggio \u00e8 retto e lineare, tanto pi\u00f9 \u00e8 preciso e vero, e tanto pi\u00f9 genera pensiero coerente e vita autentica. Per questo Socrate amava e praticava la brachilogia, cio\u00e8 la concisione del discorso\u00bb<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>. Qui si manifesta quella che \u00e8 una delle pi\u00f9 apprezzabili qualit\u00e0 dello stile argomentativo (diciamo pure: del rigore metodologico) della speculazione di Vito Mancuso: la disambiguazione dei concetti impiegati nel discorso, sottoposti ad esame etimologico, ermeneutico e filosofico.<\/p>\n\n<p>La prima questione da dirimere \u00e8 se si intenda ricercare il senso della vita in quanto tale o piuttosto il senso della vita umana. Mancuso, citando in proposito <em>Il gene egoista<\/em> di Richard Dawkins, afferma che secondo \u00abalcuni biologi\u00bb moderni<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>il senso della vita \u00e8 replicare vita, tutto qui [\u2026]. Il senso della vita di ogni vivente appare cos\u00ec consistente nel riprodursi rendendo la propria specie sempre pi\u00f9 numerosa. Quindi \u00e8 la specie a determinare il senso, non l\u2019individuo; l\u2019individuo \u00e8 solo una pedina inconsapevole [\u2026]. La specie a sua volta lotta contro le altre specie nello scenario crudele che chiamiamo vita ma che forse sarebbe pi\u00f9 opportuno chiamare guerra: \u201cguerra di tutti contro tutti\u201d, <em>bellum omnium contra omnes<\/em>, come dicevano gli antichi; o anche lotta per la vita, <em>struggle for life<\/em>, come pi\u00f9 tardi disse Darwin. Ecco esibito, senza tanti orpelli, il senso, sanguinario, della vita.<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Va precisato che la famosa locuzione <em>struggle for life<\/em> in realt\u00e0 fosse usata da Darwin (come egli stesso tenne a precisare ne <em>L\u2019origine delle specie<\/em>) in \u00abun senso lato e metaforico, che implica la reciproca dipendenza degli esseri viventi\u00bb<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>, ovvero le relazioni ecologiche nell\u2019ambito delle quali si esprime certamente la <em>competizione<\/em> (spesso brutale) per le risorse fra individui di una stessa specie e\/o di specie diverse, ma anche la <em>cooperazione<\/em>, strategia evolutiva a volte ugualmente vantaggiosa al fine della capacit\u00e0 di lasciare discendenza (<em>fitness<\/em> riproduttiva). Gi\u00e0 questo argomento di carattere empirico basterebbe a invalidare ogni tentativo di trarre dalla \u201cnatura\u201d biologicamente intesa (e in particolare dalla teoria dell\u2019evoluzione darwiniana che ne spiega i mutamenti nello spazio e nel tempo profondo) ogni termine di confronto ai fini di un discorso eminentemente etico e morale. Ad ogni modo, il fine dell\u2019argomentazione di Mancuso \u00e8 quello di circoscrivere l\u2019estensione della locuzione \u201csenso della vita\u201d: per cui, si potrebbe scegliere di limitare tale concetto al senso della vita <em>umana<\/em>, piuttosto che al senso della vita <em>in quanto tale<\/em>. Eppure, Mancuso sceglie di estendere la validit\u00e0 della propria tesi (il senso della vita \u00e8 la relazione\/sinergia) anche al mondo fisico-naturale. In riferimento alla nozione neodarwiniana del senso della vita <em>biologica<\/em>, egli infatti scrive: \u00abQuesta visione deriva a mio avviso da una lettura impoverente della storia, della biologia e prima ancora della fisica, perch\u00e9 ignora che la vera <em>natura della natura<\/em> \u00e8 la relazione\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>. Tuttavia, appellandosi alla \u201cnatura\u201d (termine quanto mai problematico e ambiguo nella riflessione filosofica occidentale) per smentire quella che a suo giudizio (e non solo suo, va detto)<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> \u00e8 una forma di naturalismo riduzionista che implica <em>ipso facto<\/em> una lezione etica (ovvero la crudelt\u00e0 quale cifra morale della \u201cnatura\u201d), Mancuso commette lo stesso errore che critica nei sociobiologi e nei \u201cdarwinisti sociali\u201d: ovvero quello di assurgere la \u201cnatura\u201d a riferimento morale. Al fine di giustificare la propria tesi, infatti, egli cita solo esempi di \u201csolidariet\u00e0\u201d nella natura biologica (le cure parentali) o fisica (l\u2019aggregazione di particelle subatomiche).<\/p>\n\n<p>Piuttosto, ammesso che un termine di confronto rispetto al senso della vita (umana) vada cercato nella natura delle cose (fisiche), la \u201cnatura della natura\u201d sembra manifestarsi, pi\u00f9 che nella relazione, nell\u2019<em>entropia<\/em>; ovvero il disordine crescente, l\u2019orientamento al caos, l\u2019irreversibilit\u00e0 del mutamento<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>. Infatti, sebbene il contenuto della seconda legge della termodinamica non riguardi \u00abuna dimensione esistenziale, qualcosa che accade nello spazio interiore di un\u2019intelligenza che percepisce il divenire, ma [sia] un dato di realt\u00e0 oggettiva che accade nella materia stessa\u00bb, d\u2019altra parte in ambito <em>esistenziale <\/em>\u201centropia\u201d significa che<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>ci\u00f2 che \u00e8 accaduto non pu\u00f2 riavvolgersi per tornare all\u2019inizio del proprio accadere, esattamente perch\u00e9 gli stati di disordine sono molto pi\u00f9 probabili degli stati originali di ordine. Ci\u00f2 vuol dire che per ogni accadimento \u00e8 pi\u00f9 probabile la sua successiva trasformazione in un processo sempre pi\u00f9 complesso e disordinato e non invece il fatto che esso permanga, e tantomeno ritorni, nello stato iniziale in cui accade.<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>D\u2019altra parte va detto che Mancuso, con onest\u00e0 intellettuale, non manca di ammettere che la sinergia a cui tenderebbe la natura \u00e8 continuamente sfidata da fatalit\u00e0 e ingiustizie, dal male e dal dolore innocente. Lungi dall\u2019escluderle dal \u201csenso della vita\u201d, Mancuso al contrario considera tali \u00abeccezioni negative\u00bb<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a> come parte integrante di un processo<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> evolutivo teleologicamente orientato alla produzione di senso, armonia, relazione. \u00abChi ha saputo integrare al meglio tale dinamica di regola ed eccezioni grazie ad una visione evolutiva del mondo fu Pierre Teilhard de Chardin\u00bb<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>: la coerenza filosofica dell\u2019argomentazione di Mancuso si basa appunto sull\u2019<em>evoluzionismo teologico <\/em>di Teilhard de Chardin, in cui ontologia ed etica, scienza e teologia sono intrecciate col doppio filo di una metafisica teleologica, nella quale il problema del male \u00e8 considerato \u00abcome inevitabile prezzo da pagare per l\u2019evoluzione del mondo; anzi, come amava scrivere Teilhard de Chardin, del Mondo. Questo si evolve dal caos iniziale e produce <em>senso<\/em> sotto forma di vita e di intelligenza. Il male quindi e il conseguente non-senso sono l\u2019inevitabile prezzo da pagare per la costruzione del senso\u00bb<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>. Ci\u00f2, si affretta a precisare Mancuso, non equivale in alcun modo a giustificare il <em>dolore innocente<\/em>: \u00abNon c\u2019\u00e8 nessuna possibilit\u00e0 di giustificare la vita, la quale, essendo un processo, non \u00e8 del tutto giusta, ma in parte \u00e8 ingiusta. La vita non va giustificata; va piuttosto resa giusta, va <em>aggiustata<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Il fatto che chi scrive trovi condivisibile l\u2019esito di questa riflessione (il dovere morale di fare del proprio meglio per <em>aggiustare<\/em> la vita) senza tuttavia condividerne le premesse (ovvero che le varie espressioni del male siano \u201ceccezioni\u201d a un Cosmo che tende alla <em>sinergia<\/em>, piuttosto che la norma di un universo in cui domina l\u2019<em>entropia<\/em>) mi sembra degno di nota; in quanto mostra che gli esseri umani possano convergere su assunti etici fondamentali pur provenendo da strade intellettuali, esistenziali e (perch\u00e9 no?) religiose anche molto diverse.<\/p>\n\n<p>A questo punto, dopo aver chiarificato l\u2019intensione del termine \u201csenso della vita\u201d, Mancuso procede alla disambiguazione delle singole parole che compongono il concetto. In riferimento alle tre diverse accezioni del termine \u201csenso\u201d, egli scrive, \u00abpossiamo rimandare al <em>significato<\/em> della vita, alla <em>sensazione<\/em> che ci proviene dal viverla, o alla <em>direzione<\/em> che le diamo vivendola. Nel primo caso il senso della vita rinvia alla sfera intellettuale: il <em>messaggio<\/em> della vita. Nel secondo alla sfera esperienziale: il <em>sapore<\/em> della vita. Nel terzo alla sfera esistenziale: il <em>viaggio <\/em>della vita\u00bb<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>. In relazione alla polisemia del termine \u201cvita\u201d, bisogna precisare se poniamo la questione del senso della vita biologica (<em>b\u00edos<\/em>), zoologica (<em>zo\u00e9<\/em>) o psicologica (<em>psych\u00e9<\/em>). La conseguenza, sul piano etico, di tale polisemia \u00e8, secondo Mancuso, la ragione per cui potenzialmente esistono tanti \u201csensi\u201d della vita quante sono le vite individuali: \u00abEccoci al punto decisivo: ognuno di noi \u00e8 e diventa ci\u00f2 che guarda, ci\u00f2 che attualizza, ci\u00f2 che focalizza, ci\u00f2 che pensa. In altre parole: il senso della tua vita dipende da te. Sono le tue scelte e le tue abitudini a renderti possibile o meno l\u2019esperienza del senso. [\u2026] Ne viene che il senso della vita di un essere umano dipende dalla maniera con cui interpreta se stesso\u00bb<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>. La ragione di ci\u00f2 \u00e8 legata allo <em>specifico umano<\/em> che Mancuso rintraccia in uno <em>spazio vuoto<\/em>, ovvero l\u2019abisso vertiginoso del libero arbitrio:<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Questa possibilit\u00e0 di identificarci con le nostre peculiarit\u00e0 e insieme di prenderne le distanze, questa possibilit\u00e0 di identit\u00e0 e differenza, \u00e8 possibile grazie a uno <em>spazio vuoto<\/em> dentro di noi. [\u2026] Noi siamo quell\u2019essere cos\u00ec ambiguo e imprevedibile, capace del male pi\u00f9 efferato e del bene pi\u00f9 gratuito, perch\u00e9 dentro di noi c\u2019\u00e8 uno spazio vuoto che ci consente di essere e al contempo di non essere ci\u00f2 che siamo fisicamente, intellettualmente, sentimentalmente. Noi siamo il nostro corpo e insieme non lo siamo, con esso sperimentiamo momenti di perfetta identificazione ma anche di completa estraneit\u00e0, soprattutto nel caso delle malattie. Lo stesso vale per le nostre conoscenze, le nostre idee, i nostri sentimenti, senza i quali non saremmo ci\u00f2 che siamo, ma da cui possiamo prendere la distanza e cambiarli, e cambiare.<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Appare degno di nota, in questo capoverso, l\u2019esplicito ricorso di Mancuso allo strumento ermeneutico per eccellenza, la dialettica di <em>identit\u00e0 e differenza<\/em><a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. Inoltre, esso fa implicitamente eco al primo coro dell\u2019<em>Antigone<\/em> di Sofocle, per cui l\u2019uomo \u00e8 \u03b4\u03b5\u03b9\u03bd\u03cc\u03c4\u03b1\u03c4\u03bf\u03bd, ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 inquietante: nella parola poetica greca, analizzata da Heidegger \u00abin modo da trarne qualche risonanza\u00bb<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a>, l\u2019uomo \u00e8 terribile proprio per la sua ambiguit\u00e0, tale da renderlo meravigliosamente preoccupante, e inquietantemente abile.\u00a0<\/p>\n\n<p>La ricerca del senso della vita, continua Mancuso, \u00e8 conseguente allo \u201cspazio vuoto\u201d dentro la persona e la modalit\u00e0 con cui si tenta di riempirlo \u00e8 il <em>consenso <\/em>o il <em>dissenso<\/em> con cui l\u2019individuo risponde alle sfide dell\u2019esistenza. Essenziale \u00e8, a tal fine, far tesoro di ogni istante, rispettare ogni momento vissuto come occasione insostituibile per l\u2019azione e la contemplazione: \u00abnoi siamo tempo, siamo <em>essere e tempo<\/em>, e se ammazziamo il nostro tempo, ammazziamo il nostro essere avvelenandolo con la volgarit\u00e0, l\u2019idiozia, la sporcizia\u00bb<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>. Qualsiasi cosa l\u2019individuo assuma come senso della (propria) vita, essa deve essere talmente importante per la persona da indurla a vivere nonostante quelle che Mancuso definisce le \u201ceccezioni negative\u201d (cfr. <em>supra<\/em>): \u00abIl senso della vita ci appare cos\u00ec alla luce di qualcosa pi\u00f9 grande di noi, perch\u00e9 esso consiste nello spendersi per qualcosa di pi\u00f9 grande di noi. Tale spendersi, che Marco Aurelio chiamava sinergia, noi lo possiamo anche chiamare <em>amore<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>.<\/p>\n\n<p>A questo punto appare lecito interrogarsi se la domanda intorno al senso della vita sia un bisogno innato dell\u2019essere umano o piuttosto un bisogno indotto. Mancuso propende (a parere di chi scrive, correttamente) per la seconda ipotesi: esso \u00e8 un atto di libert\u00e0 sollecitato dall\u2019<em>educazione<\/em> e anzi \u00abuna delle acquisizioni pi\u00f9 importanti indotte dal lavoro educativo\u00bb<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>. Quanto ci\u00f2 corrisponda al vero \u00e8 manifestato dalla scarsa sensibilit\u00e0, nella cultura di massa, verso quel particolare \u00abvolo della ragione chiamato tradizionalmente <em>filosofia<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> che \u00e8 il punto di vista privilegiato da cui guardare al senso della vita inteso come <em>significato<\/em> dell\u2019esistenza. Ed \u00e8 anche in tale ambito che la genuina ricerca filosofica si esprime \u00abnon come sterile erudizione accademica ma come sapere vitale\u00bb<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a> e che la filosofia mostra la propria specificit\u00e0 rispetto alle scienze particolari: \u00abLa distinzione tra conoscenza e significato \u00e8 una delle pi\u00f9 importanti acquisizioni di Kant. Fu lui a dimostrare che la conoscenza \u00e8 opera dell\u2019intelletto, in particolare di quella sua configurazione detta <em>scienza<\/em>, e che il significato \u00e8 invece opera della ragione, in particolare di quella sua configurazione detta <em>filosofia<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Mancuso identifica nella \u201cmorte di Dio\u201d quale evento\/processo occorso nella cultura occidentale una delle principali ragioni della crisi antropologica che investe la stessa ricerca del senso della vita; e tuttavia rintraccia nell\u2019appello alla \u201cnatura\u201d, questa volta assunta nel significato etimologico latino di forza generativa, un appiglio ontologico alla propria proposta etica:<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Se Dio \u00e8 morto (cosa che io non penso, perch\u00e9 ritengo sia morto solo un modo sbagliato di intenderlo e di predicarlo), non per questo \u00e8 morta la Natura, la cui etimologia latina, che rimanda al verbo <em>nascere<\/em>, allude al mistero della generazione della vita. Io penso che tale mistero contenga la logica-logos alla quale ci possiamo connettere per ottenere energia, e che tale logica sia l\u2019armonia relazionale detta anche sinergia.<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>In conclusione del libro, dunque, si ripresenta l\u2019ambiguit\u00e0 di fondo della seconda tesi di Mancuso: che il senso della vita in quanto tale sia la <em>sinergia<\/em> sarebbe mostrato dalla <em>logica relazionale<\/em> cui tenderebbe la natura. Abbiamo avuto modo di osservare come questa tesi, che esprime una metafisica teleologica laica, sia filosoficamente avveduta, in quanto radicata nell\u2019evoluzionismo teologico di Teilhard de Chardin e per certi versi anche nella dialettica hegeliana. Ciononostante, io non condivido questa tesi nelle sue implicazioni metafisiche. Ritengo, infatti, che la tendenza prevalente dell\u2019universo sia (piuttosto che l\u2019<em>armonia<\/em> relazionale) il divenire entropico, ossia l\u2019irreversibile mutamento degli enti in altri enti, l\u2019incremento del disordine della materia vivente e non vivente, l\u2019equilibrio instabile delle relazioni chimico-fisiche, ecologiche e sociali: l\u2019entropia \u00e8 la nozione fisica che meglio pu\u00f2 informare la riflessione metafisica anche per quanto attiene alle questioni etico-esistenziali. Trovo invece pienamente convincente la tesi di Mancuso sotto il profilo etico: che l\u2019universo tenda al <em>disordine<\/em> non significa che noi non si debba, invece, opporsi al caos e, per quanto possibile, condurre una vita moralmente <em>ordinata<\/em> e asintoticamente protesa all\u2019armonia, all\u2019amicizia, all\u2019amore: in una parola, alla <em>sinergia<\/em>. \u00abQuesto significa che il problema del senso della vita non \u00e8 teorico, \u00e8 pratico: consiste nel lavorare su di s\u00e9 per diventare semplici e risultare veri, e cos\u00ec darci una mano gli uni con gli altri. Talora persino darci <em>la<\/em> mano, e camminare insieme\u00bb<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a>.<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Dedico queste righe a Concetta Falcone, cui devo la lettura del libro di Mancuso oggetto di questa nota; perch\u00e9 mi ricorda ogni giorno, con il suo magistero esistenziale, che (anche) l\u2019amicizia \u00e8 il senso della vita.<\/em><\/p>\n\n<p>[Foto di Giovanni Altadonna: Monastero dei Benedettini, Chiostro di Ponente]<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Platone, <em>Teeteto o Sulla scienza <\/em>(\u0398\u03b5\u03b1\u03af\u03c4\u03b7\u03c4\u03bf\u03c2), 155d, trad. di L. Antonelli, Feltrinelli, Milano 2009, pp. 68-69.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> A.G. Biuso, <em>Tempo e materia. Una metafisica<\/em>, Olschki, Firenze 2020, p. 5.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Cfr. M. Heidegger, <em>Introduzione alla metafisica<\/em> (<em>Einf\u00fchrung in die Metaphysik<\/em>, corso del semestre estivo 1935), trad. di G. Masi, Mursia, Milano 2018, pp. 13-61.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Id., <em>L\u2019inizio del pensiero occidentale. Eraclito<\/em> (<em>Heraklit<\/em>, corso del semestre estivo 1943), in Id., <em>Eraclito<\/em>, a cura di M.S. Frings, trad. di F. Camera, Mursia, Milano 2017, p. 150.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> V. Mancuso, <em>A proposito del senso della vita<\/em>, Garzanti, Milano 2021, p. 13.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Ivi, p. 30.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ivi, p. 39.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Ivi, p. 29.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Ivi, p. 27.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Ivi, p. 42.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Ivi, pp. 46-47.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> C.R. Darwin, <em>L\u2019origine delle specie <\/em>(<em>On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life<\/em>, sesta ed., 1872), trad. di L. Fratini, Bollati Boringhieri, Torino 2011, p. 139.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> V. Mancuso, <em>A proposito del senso della vita<\/em>, cit., p. 47.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Su questi temi cfr. E. Severini, <em>Etica ed evoluzionismo<\/em>, Carocci, Roma 2020.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Cfr. A.G. Biuso, <em>Ai\u00f2n. Teoria generale del tempo<\/em>, Villaggio Maori, Catania 2016, pp. 20-25.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Id., <em>Tempo e materia. Una metafisica<\/em>, cit., p. 67.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> V. Mancuso, <em>A proposito del senso della vita<\/em>, cit., p. 52.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Processo che potremmo anche definire \u201cdialettico\u201d in senso hegeliano; non sfuggano infatti le affinit\u00e0 fra l\u2019argomento di Mancuso e la forma del processo logico in Hegel, per il quale le istanze \u201cnegative\u201d (antitesi) si integrano con le \u201cdeterminazioni immediate\u201d (tesi) in una \u201cunit\u00e0 delle determinazioni\u201d (sintesi). Non a caso Mancuso stesso cita la <em>Fenomenologia dello spirito<\/em> nel corso di questa dissertazione (p. 53). Si ricordi altres\u00ec che il filosofo di Stoccarda costituisce uno dei cardini della formazione filosofica del teologo italiano (cfr., ad esempio, V. Mancuso, <em>Hegel teologo e l\u2019imperdonabile assenza del \u201cPrincipe di questo mondo\u201d<\/em>, Piemme, Casale Monferrato 1996).<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> V. Mancuso, <em>A proposito del senso della vita<\/em>, cit., p. 53.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Ivi, p. 55.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Ivi, p. 57.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Ivi, p. 64.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Ivi, p. 66.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Su cui cfr. A.G. Biuso, <em>Temporalit\u00e0 e Differenza<\/em>, Olschki, Firenze 2013; Id., <em>Ai\u00f2n. Teoria generale del tempo<\/em>, cit.; Id., <em>Tempo e materia. Una metafisica<\/em>, cit.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> M. Heidegger, <em>Introduzione alla metafisica<\/em>, cit., pp. 154 ss.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> V. Mancuso, <em>A proposito del senso della vita<\/em>, cit., p. 67 (corsivo nel testo).<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Ivi, p. 68.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Ivi, p. 74.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Ivi, p. 75.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Ivi, p. 78.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Ivi, p. 84.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Ivi, pp. 90-91.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Ivi, p. 92.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Altadonna In un celebre passo del Teeteto, Platone mette in bocca a Socrate che il thauma, lo stupore inquietante provato dal personaggio eponimo del dialogo, \u00e8 il marchio autentico della pratica filosofica: \u00abPare davvero, amico mio, che Teodoro non abbia espresso un giudizio sbagliato sulla tua indole: ci\u00f2 che provi \u2013 la meraviglia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3478,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"ocean_post_layout":"","ocean_both_sidebars_style":"","ocean_both_sidebars_content_width":0,"ocean_both_sidebars_sidebars_width":0,"ocean_sidebar":"","ocean_second_sidebar":"","ocean_disable_margins":"enable","ocean_add_body_class":"","ocean_shortcode_before_top_bar":"","ocean_shortcode_after_top_bar":"","ocean_shortcode_before_header":"","ocean_shortcode_after_header":"","ocean_has_shortcode":"","ocean_shortcode_after_title":"","ocean_shortcode_before_footer_widgets":"","ocean_shortcode_after_footer_widgets":"","ocean_shortcode_before_footer_bottom":"","ocean_shortcode_after_footer_bottom":"","ocean_display_top_bar":"default","ocean_display_header":"default","ocean_header_style":"","ocean_center_header_left_menu":"","ocean_custom_header_template":"","ocean_custom_logo":0,"ocean_custom_retina_logo":0,"ocean_custom_logo_max_width":0,"ocean_custom_logo_tablet_max_width":0,"ocean_custom_logo_mobile_max_width":0,"ocean_custom_logo_max_height":0,"ocean_custom_logo_tablet_max_height":0,"ocean_custom_logo_mobile_max_height":0,"ocean_header_custom_menu":"","ocean_menu_typo_font_family":"","ocean_menu_typo_font_subset":"","ocean_menu_typo_font_size":0,"ocean_menu_typo_font_size_tablet":0,"ocean_menu_typo_font_size_mobile":0,"ocean_menu_typo_font_size_unit":"px","ocean_menu_typo_font_weight":"","ocean_menu_typo_font_weight_tablet":"","ocean_menu_typo_font_weight_mobile":"","ocean_menu_typo_transform":"","ocean_menu_typo_transform_tablet":"","ocean_menu_typo_transform_mobile":"","ocean_menu_typo_line_height":0,"ocean_menu_typo_line_height_tablet":0,"ocean_menu_typo_line_height_mobile":0,"ocean_menu_typo_line_height_unit":"","ocean_menu_typo_spacing":0,"ocean_menu_typo_spacing_tablet":0,"ocean_menu_typo_spacing_mobile":0,"ocean_menu_typo_spacing_unit":"","ocean_menu_link_color":"","ocean_menu_link_color_hover":"","ocean_menu_link_color_active":"","ocean_menu_link_background":"","ocean_menu_link_hover_background":"","ocean_menu_link_active_background":"","ocean_menu_social_links_bg":"","ocean_menu_social_hover_links_bg":"","ocean_menu_social_links_color":"","ocean_menu_social_hover_links_color":"","ocean_disable_title":"default","ocean_disable_heading":"default","ocean_post_title":"","ocean_post_subheading":"","ocean_post_title_style":"","ocean_post_title_background_color":"","ocean_post_title_background":0,"ocean_post_title_bg_image_position":"","ocean_post_title_bg_image_attachment":"","ocean_post_title_bg_image_repeat":"","ocean_post_title_bg_image_size":"","ocean_post_title_height":0,"ocean_post_title_bg_overlay":0.5,"ocean_post_title_bg_overlay_color":"","ocean_disable_breadcrumbs":"default","ocean_breadcrumbs_color":"","ocean_breadcrumbs_separator_color":"","ocean_breadcrumbs_links_color":"","ocean_breadcrumbs_links_hover_color":"","ocean_display_footer_widgets":"default","ocean_display_footer_bottom":"default","ocean_custom_footer_template":"","footnotes":"","ocean_post_oembed":"","ocean_post_self_hosted_media":"","ocean_post_video_embed":"","ocean_link_format":"","ocean_link_format_target":"self","ocean_quote_format":"","ocean_quote_format_link":"post","ocean_gallery_link_images":"off","ocean_gallery_id":[]},"categories":[14],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.8 - 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