{"id":3491,"date":"2023-06-09T11:43:03","date_gmt":"2023-06-09T11:43:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3491"},"modified":"2023-06-09T11:45:05","modified_gmt":"2023-06-09T11:45:05","slug":"laltezza-definitiva-del-livello-storico-e-il-suo-mantenimento-nel-senso-della-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/06\/09\/laltezza-definitiva-del-livello-storico-e-il-suo-mantenimento-nel-senso-della-fine\/","title":{"rendered":"L&#8217;altezza definitiva del livello storico e il suo mantenimento nel \u00absenso della fine\u00bb"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3491\" class=\"elementor elementor-3491\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2493f40d elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2493f40d\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-11e742a6\" data-id=\"11e742a6\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-42986f95 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"42986f95\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Mattia Burcheri<\/p>\n\n<p>1. <em>Sulla cima del tempo<\/em><\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">I tempi di pienezza si sentono sempre il risultato di molte altre epoche preparatorie, di altri tempi di pienezza, inferiori al proprio, in cima ai quali ascende quest\u2019ora cos\u00ec prosperosa. Visti dalla sua altezza, quei periodi di preparazione appaiono come se in essi si fosse vissuti di pura ansia e d\u2019illusione inappagata; tempi di solo desiderio insoddisfatto, di ardenti precursori, di \u2018\u2018ancora no\u2019\u2019, di penoso contrasto fra un\u2019aspirazione luminosa e la sorda realt\u00e0. [\u2026] Giunge infine un giorno in cui questo antico desiderio, a volte millenario, pare compiersi: la realt\u00e0 lo raccoglie e ubbidisce. Siamo saliti all\u2019altezza intravista, alla meta agognata, alla cima del tempo!<\/p>\n\n<p>All\u2019\u2018\u2018ancora no\u2019\u2019 \u00e8 succeduto il \u2018\u2018finalmente\u2019\u2019.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Prima che la modernit\u00e0 si aggiungesse al novero delle etichette storiografiche utili a dare un orientamento su larga scala nella scansione del passato, in origine, il termine \u2018moderno\u2019 fu il <em>principium individuationis<\/em> di uno specifico modo di stare in mezzo all\u2019ente nel suo insieme, entrando ampiamente in uso nel contesto de <em>la\u00a0querelle des Anciens et des Modernes<\/em><a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Col puro atto di individuarsi e perci\u00f2 distinguersi, i primi moderni vollero lasciarsi alle spalle la mentalit\u00e0 medievale e la stretta obbedienza alla gerarchia, alla disciplina, ai dogmi che regolavano fermamente la vita, all\u2019ordine che l\u2019autorit\u00e0 si incaricava di assicurare. Un\u2019autorit\u00e0 radicata prima nella vecchia figura del monarca e del clero, e poi, a seguito degli sconvolgimenti prodotti dagli anni umanistico-rinascimentali, nella figura dell\u2019uomo classico.<\/p>\n\n<p>A quest\u2019ultimo, essi riconobbero il merito di aver ristabilito la fiducia nella ragione umana contro ogni timore legato alla superstizione di una vita oltremondana. Ma nel disfarsi dell\u2019autorit\u00e0 religiosa, nel rendersi libero da ogni condizionamento divino, l\u2019uomo classico aveva preso a sua guida l\u2019autorit\u00e0 degli antichi, sostituendo all\u2019Uno il molteplice.<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Gli antichi; i cari antichi: mirabili modelli. Scrittori, avevano prodotto opere d\u2019insigne nobilt\u00e0; filosofi, avevano dato al mondo una morale che il cristianesimo aveva avuto soltanto da completare; nell\u2019azione, si erano comportati da eroi [\u2026]. Di modo che per scrivere, per pensare e per vivere, c\u2019era solo da imitarli<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Contestare il culto dell&#8217;antichit\u00e0 e rovesciare l\u2019altare degli d\u00e8i antichi significava, per quegli \u00abempi\u00bb e \u00abbestemmiatori\u00bb che si dicevano <em>moderni<\/em><a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, consacrare la propria vita al disfacimento di tutto quanto era stato creduto, preteso, consacrato. Un parricidio violento che li indusse alla crisi pi\u00f9 radicale e li costrinse a guardare altrove. Non pi\u00f9 ricurvi in se stessi, ma all\u2019aria aperta, liberi. In marcia verso un futuro che aspirarono a raggiungere.<\/p>\n\n<p>I moderni, infatti, sapevano bene che un nuovo mondo &#8211; un \u2018mondo moderno\u2019 &#8211; non sarebbe sorto dalle ceneri di quello antico senza l\u2019idea di un programma comune da realizzare. Non bastava la spietata requisitoria antitradizionalista, rivendicando con essa l\u2019idea che le norme, i valori, i simboli, le credenze, assunti a modelli e misura del presente, non fossero universali ma fatti particolari e storici stessi, malamente innalzati a universali. Non bastava sostituire il gusto dello stabile e del definito con quello pi\u00f9 complesso e fecondo del movimento. Non bastava scorgere nuovi confini che ridisegnassero la carta del mondo. Era necessario istituire un\u2019idea-guida che tratteggiasse i <em>signa prognostica<\/em> della <em>Weltgeschichte<\/em>, e questa fu l\u2019idea di Progresso<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. Da allora, generazioni e generazioni si susseguirono sventolando la bandiera del Progresso e l\u2019intera storia umana fu concepita come un lento e inarrestabile processo di arricchimento, senza pause, in cui solo i termini positivi furono registrati nel loro lievitare progressivo.\u00a0<\/p>\n\n<p>Oggi, quel biblico esodo verso la Terra Promessa profetizzato da chi ha guardato al viaggio storico-universale del genere umano pare compiersi, e al programma per il futuro \u00e8 sostituito il godimento dell\u2019ora. Oggi, chi guarda se stesso e si dice moderno, non lo fa pi\u00f9 per sottrarsi alla condizione di essere utilizzato, per realizzare un continuo esercizio di libert\u00e0 e creativit\u00e0 metaforizzante e simbolica, per impadronirsi concretamente del mondo: oggi, chi guarda se stesso e si dice moderno, lo fa per godere della piena maturit\u00e0 della vita storica e per compiacersi di fronte alla mirabile ricchezza ed eleganza di apparati ch\u2019essa ha prodotto.<\/p>\n\n<p>Non si tratta di un piccolo, innocente slittamento semantico. Ma di un ampio e profondo sconvolgimento antropologico con il quale si sta riscrivendo interamente la dimensione triangolare di passato-presente-futuro. \u00c8 in essi e con essi che l\u2019elementare e purtuttavia abusato concetto di \u2018vita umana\u2019 \u00e8 disvelato nella sua pi\u00f9 autentica verit\u00e0: nella coappartenenza reciproca di possibilit\u00e0 e fatalit\u00e0, destino e scelta, ritenzione e protensione, memoria e aspettativa; ed \u00e8 con la nuova, <em>sontuosa<\/em> destinazione semantica del moderno che si sta preparando la fine di ogni avvenire e l\u2019affermazione di un eterno presente sordo agli influssi provenienti dalla storia.<\/p>\n\n<p>Non \u00e8 raro vedere politici, direttori giornalistici, conduttori televisivi e radiofonici anteporre a ogni fatto particolare, che \u00e8 in s\u00e9 accidentalit\u00e0 o imprevisto, la grande narrazione intorno a una vita esuberante, priva d\u2019impedimenti, il cui repertorio di possibilit\u00e0 si estende oltre ogni limite. E dal momento in cui \u00e8 stata definitivamente eliminata ogni barriera, limitazione, dipendenza, obbligo, oppressione, non resta che compiacersi alla vista di un mondo di cui il principio generatore \u00e8 l\u2019esaltazione permanente della libert\u00e0 in tutte le sue possibili declinazioni: questa \u00e8, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, l\u2019autorappresentazione magnificante che l\u2019Unione Europea fornisce a s\u00e9 stessa.<\/p>\n\n<p>Cos\u00ec facendo, questa parte di mondo ha iniziato a negare la possibilit\u00e0 che si possa vivere un periodo storico alla pari con quello precedente, come anche che si possa regredire a un livello inferiore \u2013 riproponendo, ad esempio, proprio quel tema della libert\u00e0 che si crede ormai acquisita e che si continua, attraverso sempre nuove, <em>spettacolari<\/em>, rivoluzioni colorate, a esportare ovunque. In entrambi i casi, verrebbe alla luce la necessit\u00e0 di scuotere le fondamenta di quell\u2019enorme edificio minuziosamente costruito che ci ospita, e la gestione sarebbe indubbiamente di tipo problematico. Ma come continua a insegnare la Scuola di Francoforte \u2013 roccaforte del pensiero critico ben collocata nel silenzioso museo della storia &#8211; perch\u00e9 il dissenso possa fiorire, nella molteplicit\u00e0 delle forme che lo contraddistinguono, occorre anzitutto che il soggetto avverta nella configurazione dell\u2019ordine reale e simbolico una mancanza. Per questo il potere si adopera affinch\u00e9 la coscienza non registri \u00abcontraddizioni\u00bb, e che essa esaurisca nel reale anche il <em>possibile<\/em>. Affinch\u00e9 ci\u00f2 accada, \u00e8 necessario che la nostra epoca non senta se stessa in modo problematico. Anzi, deve credere di essere giunta al culmine di un lungo viaggio, alla completa maturit\u00e0 della vita storica: quella in cui viviamo, \u00e8 <em>l\u2019altezza definitiva del livello storico<\/em>. Ci\u00f2 che fa di noi moderni e che ci distingue dai <em>modi <\/em>vecchi, tradizionali, che si usavano in passato.<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Da decenni l\u2019Europa va avanti secondo lo stesso principio: ogni nazione per s\u00e9. I paesi lottano per assicurare i propri interessi con la forza, se necessario. Le tremende conseguenze di questo approccio sono le due guerre mondiali. Alla fine della seconda, il continente \u00e8 in macerie, la sfiducia \u00e8 diffusa e la disperazione crescente. Ma per un gruppo di politici prominenti e lungimiranti, la soluzione \u00e8 chiara: bisogna scartare le idee del passato. Nonostante l\u2019incombere di una nuova grande minaccia \u2013 la guerra fredda fra gli Usa e l\u2019Unione Sovietica \u2013 osano intraprendere un nuovo inizio. Nella loro visione, coloro che occupano posizioni di responsabilit\u00e0 smetteranno di puntarsi le armi addosso e si siederanno invece attorno allo stesso tavolo nel nome del consenso e della cooperazione. Aprendo cos\u00ec la strada a un\u2019Europa di pace e prosperit\u00e0<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.\u00a0<\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Un violento rigetto del passato e il presente come orizzonte perenne di benessere guidato da \u00e9lite illuminate. Mi pare che questo, e poco altro, si possa scorgere tra le parole dell\u2019audioguida che accoglie i visitatori del Parlamento Europeo a Bruxelles: nuova \u00abanima del mondo\u00bb, regno di emancipazione, libert\u00e0 e, con ci\u00f2, la fine della storia.<\/p>\n\n<p>2. <em>Una vuota emancipazione<\/em><\/p>\n\n<p>Eppure, con gli occhi ricolmi di gioia e con lo spirito di chi desidera godere alla vista di un\u2019umanit\u00e0 che ha raggiunto la meta agognata, il primo dato, semplicissimo, che incontriamo addentrandoci in questo mondo di pienezza, \u00e8 che la grandezza supposta non si realizza mai nella vita dell\u2019uomo-medio. Per vivere, \u00e8 tenuto a vendere la propria forza-lavoro \u2013 mi si conceda la nostalgia di un modo <em>antiquato<\/em> di dire il \u2018proprio tempo\u2019 \u2013 e la sua affermazione \u00e8 garantita solo a condizione che egli aumenti gradatamente e in misura sempre maggiore la sua produttivit\u00e0. Cos\u00ec, l\u2019uomo-medio \u2013 <em>l\u2019individuo finalmente liberato<\/em> \u2013 non solo vive con la compagnia opprimente di chi su di lui poggia le lenti tiranniche della valutazione e del giudizio<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>, ma pure con il costante timore di essere sostituito da un giorno all\u2019altro.\u00a0<\/p>\n\n<p>Nel corso della sua vita \u2013 sempre che non venga rimpiazzato da <em>competitor<\/em> pi\u00f9 produttivi, che la luminosa macchina tecnologica non lo dispensi dalla fatica del lavoro riducendolo alla disoccupazione, e che la nuova schiavit\u00f9 importata dai mari sia adeguatamente distribuita il pi\u00f9 tardi possibile \u2013 guadagna denaro con cui compra merci e servizi per vivere meglio, alimentando quel circuito chiuso che si autoalimenta chiamato capitalismo consumistico: un sistema economico che pu\u00f2 funzionare solo laddove a una massa inebetita d\u2019individui si dia il potere di sovrastare con ogni mezzo anche i pi\u00f9 modesti standard intellettuali. Non si tratta solo di alimentare il \u00ab<em>feedback<\/em> positivo di produttivit\u00e0 del lavoro umano\u00bb<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>, ma di fare anche in modo che una popolazione rassegnata a un lavoro ripetitivo e alienante sia indotta a ricercare la propria gratificazione nel tempo riservato agli svaghi, e che venga dominata. Ci\u00f2 \u00e8 possibile solo a condizione che si realizzi una capillare partecipazione della gran massa di individui alla distruzione della propria ragione, favorita dall\u2019adesione integrale agli standard, alle possibilit\u00e0 e ai piaceri offerti dal denaro e dal magico mondo delle merci.<\/p>\n\n<p>Beninteso, non \u00e8 tanto il fatto in s\u00e9 di possedere denaro a sufficienza a rendere l\u2019uomo felice. Quanto cosa \u00e8 possibile ottenere attraverso il denaro. Il denaro d\u00e0 accesso a una moltitudine di possibilit\u00e0 che sembra inopportuno negare. Auto, vestiti di marca, l\u2019ultimo modello di <em>smartphone<\/em> o il materasso in lattice e, in fondo, \u00e8 questo che si desidera: <em>adagiarsi tra comode alienazioni e rassicuranti conformismi in un mondo che non vuol essere pi\u00f9 cambiato<\/em>; che ha raggiunto la sua altezza definitiva. Un luogo in cui si conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nulla, avrebbe detto Oscar Wilde. Ma un mondo che ha raggiunto la sua vuota emancipazione, portato a compimento l\u2019autodelegittimazione della ragione che si mortifica e imbarbarisce, ridotto all\u2019immobilismo la vita di tutti attraverso la programmata desertificazione di ogni autentica volont\u00e0 e impulso creativo, non \u00e8 di certo il miglior mondo in cui si vorrebbe albergare.<\/p>\n\n<p>Incastrato in un principio di realt\u00e0 che pretende un infinito progresso irrigidito e secolarizzato, l\u2019uomo non sa pi\u00f9 crearsi un mondo, un nuovo orizzonte di senso, riproducendo sterilmente maschere stereotipate e ruoli preconfezionati. Prodotto sopraffino dell\u2019immane vetta storica, vive in un <em>hic et nunc<\/em> tinto di ebrezza e piacere. Piacere ed ebrezza che rivelano la sua incapacit\u00e0 di essere, di progettarsi, ulteriore riflesso di un\u2019incertezza ontologica e semantica un tempo necessaria a ogni autentico rinnovamento, ma oggi mortificata e narcotizzata dalla sempre crescente disposizione di forme di appagamento non impegnative e momentanee. \u00abUna vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute\u00bb<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. Questa \u00e8, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, la felicit\u00e0 per l\u2019ultimo degli uomini. Un esemplare di essere umano che si dispone a essere dominato, ricattato, imbavagliato, reso schiavo pur di non vedere interrotto il godimento illimitato di cui illimitatamente beneficia, perch\u00e9, in fin dei conti, <em>\u2018si vive una volta sola!\u2019<\/em>.<\/p>\n\n<p>Ma se l\u2019uomo contemporaneo gode per la soddisfazione immediata dei suoi piaceri, in realt\u00e0 \u00e8 anche portatore di un\u2019inquietudine latente e perenne. Un <em>humus<\/em> culturale che, almeno nei suoi tratti fisionomici essenziali, pare aver riesumato dalle sue stesse ceneri l\u2019<em>homo religiosus <\/em>di medievale memoria: invece di farsi guidare dalla sua esperienza, invece di essere egli stesso a tratteggiare passo dopo passo il suo destino, procede a ritmo <em>dromocratico<\/em> verso un orizzonte dalla meta quanto mai indefinita e incerta, lasciando che siano gli esperti, nuovi d\u00e8i olimpici, a dirgli cosa \u00e8 desiderabile, quali siano i suoi bisogni pi\u00f9 autentici, per poi chiedersi come mai la loro soddisfazione non \u00e8 mai sufficiente a renderlo felice.<\/p>\n\n<p>Il nuovo Dio ha cambiato il suo nome originario e, nel cambiarlo, si \u00e8 fatto molteplice. Loro, indicibili divinit\u00e0 che umilmente si dicono esperti, non sono soggette alle restrizioni e alle contrazioni proprie di qualunque atto linguistico. Non si pu\u00f2 dire, ad esempio, che sono fallibili, corruttibili, soggetti all\u2019errore al pari di qualunque altro essere umano, dal quale si mantengono incommensurabilmente distanti. In loro, perfezione altissima da cui ogni informazione proviene, il mito della nostra modernit\u00e0 trova oggi il suo nutrimento. Ma quando un mito non ha pi\u00f9 nessuna corrispondenza con il mondo reale, quando questo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di spiegare e dirigere il presente, esso cessa di essere un mito e diventa una fiaba. Se ci riesce a disfare gli occhi dall\u2019abitudine e si limita all\u2019infanzia il fascino per le favole, le narrazioni intorno alla nostra modernit\u00e0 non pervengono ad altro che a un cumulo di chimere, fantasie, assurdit\u00e0.<\/p>\n\n<p>A dire il vero, \u00abla collocazione dell\u2019uomo attuale di fronte alla propria vita \u00e8 pi\u00f9 irreale e incosciente di quella dell\u2019uomo medievale\u00bb, sia perch\u00e9 \u00abl\u2019uomo possiede minore consapevolezza circa le condizioni nelle quali si svolge la propria vita\u00bb<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>, sia perch\u00e9 l\u2019aspirazione escatologica, portatrice della convinzione che la vita fosse parte di un processo necessario al ricongiungimento al Padre, era per l\u2019uomo medievale ci\u00f2 che dava significato a un\u2019esistenza terribile, lacerata dall\u2019angoscia, dall\u2019ansia, dall\u2019insoddisfazione. Durante il Medioevo, gli uomini erano guidati da una certa stella che chiamavano Dio, al quale dovevano la loro stessa creazione e tutto quanto al mondo vi fosse di visibile e invisibile. Dominati dall\u2019idea di una vita oltremondana, tutto di questa vita misera era condotto alla prossima, consolazione irreale per sofferenze reali. Oggi, avendo perduto la coppia di <em>fides et mores<\/em>, al nuovo <em>homo religiosus <\/em>non resta che vivere come l\u2019animale, \u00abattaccato cio\u00e8 al piuolo dell\u2019istante\u00bb<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>. Se non fosse che l\u2019uomo, a differenza dell\u2019animale, vive per il futuro e non per il presente. Una disposizione, la sua, che non ha niente a che fare neppure con le forme di primitivismo pi\u00f9 arcaiche giacch\u00e9 i primitivi, a differenza del nuovo <em>homo religiosus<\/em>, lottavano per qualcosa: per la sopravvivenza in un mondo avvertito oltremodo come una minaccia. Cosa che, a ben vedere, sembrerebbe accadere ancor oggi.<\/p>\n\n<p>4. <em>L\u2019epoca dei turbamenti quotidiani<\/em><\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">La materia pi\u00f9 preziosa al mondo non \u00e8 il petrolio, n\u00e9 l\u2019oro e neppure l\u2019energia. No, pi\u00f9 prezioso di ogni altra cosa, come gi\u00e0 aveva intuito il Papato ai tempi delle prime Crociate, \u00e8 l\u2019anima degli umani, il loro immaginario.<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La libert\u00e0 di stampa<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>, quindi la libert\u00e0 di informazione \u2013 sia nella dimensione attiva che passiva \u2013 si legittima come un diritto umano, come \u00e8 sancito dall\u2019art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana e dall\u2019art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma da quando \u2013 cio\u00e8 da sempre \u2013 l\u2019informazione costruita e scelta da qualcun altro ha assunto la funzione di edificare gli immaginari collettivi e i modi di definire e pensare il mondo, il postulato democratico della \u2018gestione imparziale e professionale della ricchezza della comunicazione di tutti attraverso i media\u2019 si trova in netto contrasto con la realt\u00e0<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>. Una realt\u00e0 che non vede solo la stampa ergersi al rango di industria \u2013 trasformando l\u2019informazione in una serie di imprese destinate al fallimento qualora venga meno la materia prima e generando con ci\u00f2 quella che Christoph T\u00fcrcke definisce \u00abperversione della logica informativa\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> \u2013 ma, prima ancora, vede nei media la costruzione sociale della paura attraverso un incessante discorso di tipo allarmistico che fa della catastrofe incombente il nuovo scenario in cui stabilire quel rapporto dialogico, inestinguibile, tra l\u2019Io e il mondo.<\/p>\n\n<p>L\u2019alta pressione degli eventi catastrofici, di cui il soggetto \u00e8 puntualmente informato, produce forme di conoscenza e immagini che ricostruiscono o prefigurano il modo di presentarsi dell\u2019incidente. Gi\u00e0 nel 1984 Christopher Lasch notava che, se gli uomini volgono l\u2019attenzione al futuro, lo fanno soltanto \u00abper cercare di capire come scampare agli eventi disastrosi che ormai quasi tutti si attendono\u00bb<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>. Atti che si esauriscono tutti nella ricostruzione o nell\u2019anticipazione preventiva dell\u2019evento catastrofico, giacch\u00e9 esso, nella maggior parte dei casi, si rende indisponibile. Un tempo, se le cose accadevano in modo diverso a quello atteso, ebbene si imparava qualcosa. Questa fu, in origine, la scienza. Oggi, se le cose accadono in modo diverso da quello atteso, si rifiuta l\u2019evidenza in nome dell\u2019evidenza, e si nascondono miti e ideologie dietro i sigilli della scienza e della Ragione, forze normalizzatrici di nuovi dogmi.<\/p>\n\n<p>Ed \u00e8 nell\u2019attesa dello sconvolgimento, della catastrofe che rende lo spazio vitale inabitabile, che l\u2019uomo perde il suo attributo essenziale: \u00abla possibilit\u00e0 di meditare, di raccogliersi in se stesso e di spiegarsi in cosa crede; cosa apprezza e cosa detesta veramente. Gli sconvolgimenti annebbiano, accecano, obbligano ad agire meccanicamente in un frenetico sonnambulismo\u00bb<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>, producendo un rovesciamento della piramide di Maslow e realizzando con ci\u00f2 quella che possiamo qui definire l\u2019animalizzazione dell\u2019umano: sia essa reale o immaginaria, colta razionalmente o intuitivamente, la minaccia della catastrofe genera uno stato esistenziale caratterizzato dall\u2019allerta, dall\u2019irrequietezza e dall\u2019esaltazione permanente degli organi sensoriali, sempre pronti a rilevare ogni segnale che arrivi dal mondo, come temendo che ne provenga costantemente un pericolo.<\/p>\n\n<p>Cos\u00ec, \u00abin un\u2019epoca di turbamenti quotidiani\u00bb \u2013 da mera favola quale \u00e8 presentata \u2013 \u00abla vita di ognuno diventa un esercizio di sopravvivenza\u00bb<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>, il cui primo, vero significato \u00e8 quello di uno slittamento del \u00ab<em>locus of control<\/em>\u00bb da interno a esterno<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>. \u00c8 stato dimostrato che, dal 1976 al 2015, l\u2019avanzamento di persone con locus di controllo esterno \u00e8 aumentato esponenzialmente. Per quanto ci sia chi, come Jean M. Twenge, autrice di uno studio notevole dal titolo <em>Iperconessi<\/em>, abbia ricondotto il fenomeno allo slittamento della vita in presenza a una vita <em>online<\/em><a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>, mi pare si possa riconoscere in esso anche l\u2019influenza non indifferente del \u2018senso della fine\u2019, \u00abmadre di tutte le angosce\u00bb, \u00abepilogo brutale e improvviso, l\u2019unico oltre il quale non c\u2019\u00e8 inizio\u00bb<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>. \u00a0<\/p>\n\n<p>Di fronte all\u2019ira funesta della natura e alla morte indifferenziata di tutto ci\u00f2 che travolge; all\u2019attuale corsa agli armamenti e alla minaccia di un annientamento nucleare come via naturale seguita alle sanzioni, ai finanziamenti, agli equipaggiamenti difensivi, alle armi, all\u2019artiglieria, ai carri armati e ai prossimi aerei e soldati; al gi\u00e0 annunciato, imminente, avvento di nuovi, pericolosissimi agenti patogeni e cos\u00ec percorrendo le scalette di tutti i notiziari, le persone hanno iniziato a convincersi che qualunque cosa facciano non siano comunque in grado di modificare il corso degli eventi, spostando \u00abl\u2019attenzione dalle cose su cui non si pu\u00f2 far nulla a quelle su cui si pu\u00f2 intervenire\u00bb, per poi \u00ablasciare alle preoccupazioni per l\u2019irreparabile un piccolo spazio (o, meglio ancora, nessuno spazio)\u00bb<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Si tratta di un meccanismo di fuga consistente nel ritiro dal mondo spinto a un punto tale da far perdere a quest\u2019ultimo il suo carattere minaccioso.<\/p>\n\n<p>Che sia forse questa paura per l\u2019avvenire, questa comune ansia anticipatoria per ci\u00f2 che potrebbe accadere a convincere le coscienze di chi, a buon mercato, offre i pi\u00f9 potenti strumenti di distrazione di massa mai visti prima nell\u2019intera storia umana? Se considerassimo cosa si sono guadagnati durante quella cecit\u00e0 collettiva fatta di abusi, paure e menzogne chiamata <em>lockdown<\/em> \u2013 in italiano \u2018confinamento\u2019, termine presente in tutti i glossari carcerari \u2013 la risposta sarebbe di tipo affermativo. Ma non \u00e8 questo il punto, o meglio, non \u00e8 la distrazione di massa l\u2019unico problema.<\/p>\n\n<p>Da anni, esperti di vari ambiti scientifici e filosofici, lamentano la disaffezione imperante per la cosa pubblica. Le elezioni politiche per il rinnovo di entrambi i rami del Parlamento Italiano del 25 settembre scorso hanno registrato il dato deprimente di un\u2019affluenza di poco superiore al 60 per cento e, solo recentemente, l\u2019elezione del Consiglio regionale lombardo un\u2019affluenza del 41 per cento, con il 31 per cento dei votanti in meno rispetto alle precedenti elezioni: in entrambi i casi, si tratta del minimo storico nella storia della Repubblica. Se, per certi versi, l\u2019indifferenza dell\u2019elettorato pu\u00f2 esser letta come una forma di scetticismo \u00abnei confronti di un sistema politico in cui la menzogna e la frode sono diventate una prassi abituale ed endemica\u00bb, d\u2019altra parte sembra anche sufficiente a smentire la risibile ipotesi \u00abdi una rivolta politica generale\u00bb che si attende dagli anni Settanta. \u00c8 curioso come Christopher Lasch &#8211; acuto lettore dell\u2019imperio d\u2019individui imprigionati in quella cella solipsista fatta di specchi che riflettono l\u2019immagine di un unico volto chiamata \u2018narcisismo\u2019 &#8211; abbia potuto vedere nella \u00abfuga dalla politica\u00bb il preannunzio \u00abdi un nuovo tipo di vita\u00bb<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, semmai, \u00e8 che le angosce, la paura, le inquietudini, prodotte da un sistema mediatico che eleva l\u2019informazione a pornografia della catastrofe, hanno avuto il potere di esaltare quell\u2019oscuro desiderio di servire pur di essere lasciati in pace, annichilendo il pensiero critico e spingendo l\u2019essere umano a delegare per non occuparsi di ci\u00f2 che lo preoccupa. Ma la delega produce sempre nuovi e pi\u00f9 enigmatici problemi e, avendo intanto perso il filo di ogni cosa, bisogner\u00e0 nuovamente delegare e poi ancora finch\u00e9 delegare non sar\u00e0 l\u2019unica soluzione. Cos\u00ec, nel mentre che pochi decidono per tutti e la storia che si dice finita per tutti \u00e8 in verit\u00e0 finita per molti, la gente si dedica affannosamente \u00aballa ricerca di strategie di sopravvivenza, di modi per prolungare la propria esistenza personale o di sistemi per garantire il benessere del corpo e la pace dello spirito\u00bb<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>, perpetuando il crimine della svendita della propria anima in cambio di narcotici.<\/p>\n\n<p>3. <em>Cordialmente, Pollyanna<\/em><\/p>\n\n<p>In un mondo che lavora incessantemente alla trasformazione di condizioni storiche in condizioni metafisiche, giustificando con queste miseria, ricatti, guerre, povert\u00e0; in un mondo che priva l\u2019essere umano di ogni impulso plastico nutrendo la sua coscienza di simboli che infondono la percezione del carattere effimero, insignificante, relativo di ogni azione; in un mondo, ancora, che fa dello schermo televisivo e dell\u2019intrattenimento digitale la nuova caverna platonica privata del possibile esodo, occorre tornare alla forza violenta del dionisiaco e alla sua capacit\u00e0 di irrompere nel mondo delle apparenze definite, dei limiti stabiliti, delle strutture consolidate, per esaltare con essa le autentiche possibilit\u00e0 trasformative dell\u2019essere umano. \u00c8 il <em>poter essere<\/em> a far apparire come mancante l\u2019essere e dunque a porre le basi per la contestazione di ci\u00f2 che \u00e8. Il potere, che produce il consenso di massa e insieme la gestione organizzata del dissenso, opera tutti i mezzi a sua disposizione affinch\u00e9 sia convertito il fattuale in normativo, convincendoci dell\u2019inesistenza di altri mondi possibili e riuscendo per questa via a conservare e legittimare se stesso. Oggi, strappare alla coscienza la sua servit\u00f9 interiore significa rinsaldare il presente alla dimensione della decisione, del <em>possibile<\/em>, iscrivendola in quella che, con Giacomo Marramao, possiamo definire una \u00ab<em>ontologia del contingente<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Un problema, la liberazione del dionisiaco, l\u2019emancipazione del simbolico e l\u2019affrancamento dal potere ubiquitario, onnipervasivo e totalizzante del consumo, dalla cui soluzione dipende l\u2019avvenire: \u00abdecidetevi a non servire pi\u00f9, ed eccovi liberi. Non voglio che lo abbattiate o lo facciate a pezzi, soltanto non sostenetelo pi\u00f9, e allora, come un grande colosso cui sia stata tolta la base, lo vedrete precipitare sotto il suo peso e cadere in frantumi\u00bb<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>.<\/p>\n\n<p>[Foto di Francesco Pennisi]<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>La ribellione delle masse <\/em>(<em>La rebeli\u00f3n de las masas<\/em>, 1929) trad. di S. Battaglia e C. Greppi, SE, Milano 2001, pp. 65 e 66.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Va precisato che, prima di allora, quest\u2019aggettivo, introdotto dal latino post-classico e che significa propriamente \u2018\u2018attuale\u2019\u2019 (da modo = ora), fu adoperato nella Scolastica a partire dal secolo XIII a indicare la nuova logica terministica, designata come <em>via moderna<\/em> di fronte alla <em>via antiqua<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> P. Hazard, <em>La crisi della coscienza europea<\/em> (<em>La crise de la conscience europ\u00e9enne<\/em>, 1935) a cura di P. Serini, UTET, Miano 2019, p. 23.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Cfr. J. Bury, <em>Storia dell\u2019idea di Progresso. Indagine sulla sua origine e sviluppo<\/em> (<em>The idea of Progress. An Inquiry its Origin and Growth<\/em>, 1920), trad. e cura di L. Becatti, Eutimia, Napoli 2018.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> F. Petroni, <em>Il mito europeista in fuga dalla storia<\/em>, in \u00abLimes. Rivista italiana di geopolitica\u00bb, 2, 2020, p. 161.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> A. Del Rey, <em>La tirannia della valutazione<\/em> (<em>La tyrannie de l\u2019\u00e9valuation<\/em>, 2013) trad. di A. L. Carbone, El\u00e8uthera, Milano 2018.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Cfr. S.L. Lewis e M.A. Maslin, <em>Il pianeta umano. Come abbiamo creato l\u2019Antropocene<\/em> (<em>The Human Planet. How We Created the Antrhopocene<\/em>, 2018), trad. di S. Frediani, Einaudi, Torino 2019, p. 307.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> F. Nietzsche, <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno<\/em> (<em>Also sprach Zarathustra. <\/em><em>Ein Buch f<\/em><em>\u00fc<\/em><em>r Alle und Keinen<\/em>, 1883) trad. di M. Montinari, Adelphi, Milano 2018<sup>43<\/sup>, p. 12.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>Meditazione sulla tecnica e altri saggi su scienza e filosofia<\/em> (<em>Meditaci\u00f3n de la t\u00e9cnica y otros ensayos sobre ciencia y filosofia<\/em>, 1939), cura di L. Taddio, trad. di R. Manzocco, Mimesis, Milano-Udine 2011, p. 40.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> F. Nietzsche, <em>Sull\u2019utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita <\/em>(<em>Unzeitgem\u00e4sse Betrachtungen, Zweites St\u00fcck: Vom Nutzen und Nachteil der Historie f\u00fcr das Leben, <\/em>1874) trad. di S. Giametta, Adelphi, Milano 2017<sup>27<\/sup>, p. 6.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> R. Curcio, <em>L\u2019impero virtuale. Colonizzazione dell\u2019immaginario collettivo e controllo sociale<\/em>, Sensibili alle Foglie, Roma 2015, p. 16.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Con il termine \u2018stampa\u2019 non mi riferisco ai soli giornali ma a tutti gli organi di informazione.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> \u00abQui l\u2019illudere, l\u2019adulare, il mentire e l\u2019ingannare, il parlar male di qualcuno in sua assenza, il rappresentare, il vivere in uno splendore preso a prestito, il mascherarsi, le convenzioni che nascondono, il far la commedia dinanzi agli altri e a se stessi, in breve il continuo svolazzare attorno alla fiamma della vanit\u00e0 costituisce a tal punto la regola e la legge, che nulla, si pu\u00f2 dire, \u00e8 pi\u00f9 incomprensibile del fatto che tra gli uomini possa sorgere un impulso onesto e puro verso la verit\u00e0\u00bb. F. Nietzsche, <em>Su verit\u00e0 e menzogna in senso extra morale<\/em>, in <em>Opere<\/em>, Volume III, Tomo II, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1973, p. 356. \u00c8 passato un secolo e mezzo dall\u2019elaborazione di queste righe e intanto, alla verit\u00e0 come autorivelazione del pensiero che fa a s\u00e9 con la critica, si \u00e8 sostituita la verit\u00e0 del mediale, \u00abstrumento principe e spesso esclusivo dell\u2019informazione per milioni di persone, per coloro che non nutrono il minimo dubbio sulla <em>verit\u00e0<\/em> e <em>bont\u00e0<\/em> delle notizie che la scatola televisiva ammannisce ogni giorno senza requie e che da questo ascolto e visione fanno discendere i propri comportamenti quotidiani e alla luce dei quali interpretano ogni evento, parola, idea della quale vengono a conoscenza\u00bb. A.G. Biuso, <em>Disvelamento. Nella luce di un virus<\/em>, Algra, Catania 2022, p. 33.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Cfr. C. T\u00fcrcke, <em>La societ\u00e0 eccitata. Filosofia della sensazione<\/em> (<em>Erregte Gesellschaft. Philosophie der Sensation<\/em>, 2002), trad. di T. Cavallo, Bollati Boringhieri, Torino 2017, pp. 21 e 22.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> C. Lasch, <em>L\u2019io minimo. La mentalit\u00e0 della sopravvivenza in un epoca di turbamenti<\/em> (<em>The Minimal Self. <\/em><em>Psychic Survival in Troubled Times<\/em>, 1984) trad. it. di L. Cornalba, Feltrinelli, Milano 2010, p. 7.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>L\u2019uomo e la gente<\/em> (<em>El hombre y la gente<\/em>, corso del 1949-1950), trad. di A. Boccali e A. Savignano, Mimesis, Milano-Udine 2016, p. 25.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> C. Lasch, <em>L\u2019io minimo. La mentalit\u00e0 della sopravvivenza in un\u2019epoca di turbamenti<\/em>, cit. p. 7.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Elaborata nel 1954 dallo psicologo statunitense Julian Bernard Rotter (New York, 1916 \u2013 Mansfield, 2014), la teoria del <em>locus of control<\/em> si propone di descrivere l\u2019atteggiamento di un individuo verso gli eventi della sua vita. Rotter indentifica due tipi di <em>locus of control<\/em>: quello interno, posseduto da coloro che credono nella propria capacit\u00e0 di controllare gli eventi, attribuendo i loro successi o insuccessi a fattori connessi all\u2019esercizio delle proprie abilit\u00e0, volont\u00e0, capacit\u00e0, ecc.; quello esterno, posseduto da coloro che credono che gli eventi della vita siano il risultato di fattori esterni imprevedibili come il caso, la fortuna o il destino. Cfr. J.B. Rotter, <em>Social learning and clinical psychology<\/em>, Prentice-Hall, New York 1954.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Jean M. Twenge, <em>Iperconnessi. Perch\u00e9 i ragazzi oggi crescono meno ribelli, pi\u00f9 tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti<\/em> (<em>iGen. <\/em><em>Why Today\u2019s Super-Connected Kids Are Growing Up Less Rebellious, More Tolerant, Less Happy \u2013 and Completely Unprepared for Adulthood \u2013 and What Means for the Rest of Us<\/em>, 2017), trad. di O.S. Teobaldi, Einaudi, Torino 2018, p. 240.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Z. Bauman, <em>La societ\u00e0 dell\u2019incertezza<\/em>, trad. it. di R. Marchisio, Bologna, Milano 1999, p. 100.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Cfr. C. Lasch, <em>La cultura del narcisismo. L\u2019individuo in fuga dal sociale in un\u2019et\u00e0 di illusioni collettive<\/em> (<em>The Culture of Narcissism<\/em>, 1979) trad. it. di M. Bocconcelli, Neri Pozza, Vicenza 2021, p. 13.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> C. Lasch, <em>La cultura del narcisismo. L\u2019individuo in fuga dal sociale in un\u2019et\u00e0 di illusioni collettive<\/em>, cit. 20.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> G. Marramao, <em>La passione del presente<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2008, p. 9.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> \u00c9. de La Bo\u00e9tie, <em>Discorso della servit\u00f9 volontaria<\/em> (<em>Discours de la sevitude volontaire<\/em>, 1576) a cura di E. Donaggio, Feltrinelli, Milano 2014, p. 37.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mattia Burcheri 1. Sulla cima del tempo I tempi di pienezza si sentono sempre il risultato di molte altre epoche preparatorie, di altri tempi di pienezza, inferiori al proprio, in cima ai quali ascende quest\u2019ora cos\u00ec prosperosa. 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