{"id":3532,"date":"2023-12-18T15:12:32","date_gmt":"2023-12-18T15:12:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3532"},"modified":"2023-12-18T15:18:43","modified_gmt":"2023-12-18T15:18:43","slug":"laltrove-della-tragedia-greca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/12\/18\/laltrove-della-tragedia-greca\/","title":{"rendered":"L&#8217;altrove della tragedia greca"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3532\" class=\"elementor elementor-3532\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-876543a elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"876543a\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-582f248f\" data-id=\"582f248f\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-64f50276 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"64f50276\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p>Recensione a:<\/p>\n\n<p>D. Susanetti,<\/p>\n\n<p><strong><em>L\u2019altrove della tragedia greca. Scene, parole e immagini<\/em><\/strong><\/p>\n\n<p>Carocci, Roma 2023<\/p>\n\n<p>Pagine 187<\/p>\n\n<p>\u20ac20,00<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">di Stefano Piazzese<\/p>\n\n<p>In apertura Susanetti pone una domanda che guida lo sviluppo degli argomenti affrontati nelle pagine e nei capitoli successivi: \u00abche cos\u2019\u00e8, in fondo, una tragedia greca se non lo spettacolo di un\u2019azione che conduce alla <em>metabol\u00e9<\/em><a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, al \u201cmutamento\u201d radicale della vita e del pensiero?\u00bb (p. 10). La tragedia greca \u00e8 un itinerario in cui \u00e8 possibile riflettere sugli aspetti pi\u00f9 profondi dell\u2019esistenza e del modo di pensare i caratteri fondamentali della vita umana, sicch\u00e9 il presente tempo, caratterizzato dall\u2019inarrestabile incedere di trasformazioni e mutamenti che scuotono il bagaglio di sapere di volta in volta acquisito, esige una riscoperta della sapienza tragica, se non altro per la sopravvivenza stessa di <em>Homo sapiens<\/em> che, ebbro dei traguardi della tecnica e in balia del proprio delirio di onnipotenza , sembra aver smarrito la misura.<\/p>\n\n<p>La tragedia greca \u00e8 un <em>altrove <\/em>in quanto invito alla complessit\u00e0, altro luogo (<em>al\u012dter \u016dbi)<\/em> rispetto al gi\u00e0 dato, al gi\u00e0 definito; essa \u00e8 il perturbante per eccellenza che permette alla vita umana di non (s)cadere nel baratro dell\u2019ignoranza. Ma qui <em>ignoranza<\/em> acquisisce un significato ben preciso e non generico: ignorare l\u2019altrove dell\u2019esperienza, l\u2019altrove del giudizio, l\u2019altrove del dolore, l\u2019altrove della conoscenza, l\u2019altrove della giustizia, l\u2019altrove del corpo, l\u2019altrove della decisione, l\u2019altrove della gioia, l\u2019altrove del trionfo.<\/p>\n\n<p>Tendenza piuttosto diffusa tra gli uomini, infatti, \u00e8 quella di cercare del continuo conferme per sentirsi approvato in ci\u00f2 che si \u00e8 raggiunto, in quello che si \u00e8, nelle proprie idee, definizioni e pensieri. La tragedia, non solo in merito a ci\u00f2, \u00e8 l\u2019<em>altrove<\/em> della filosofia, il suo <em>altro luogo<\/em>, nel senso che la prima costituisce uno \u2018spazio\u2019 del pensiero speculativo del tutto originale e mai superato della prima. La storia della filosofia testimonia questa affermazione poich\u00e9 quanto sorto dalla tragedia ha animato il pensiero filosofico dall\u2019antichit\u00e0 sino ai nostri giorni.<\/p>\n\n<p>Dal perturbante viene lo spaesamento che la tragedia produce, ovvero<\/p>\n\n<p>qualcosa che non ci confermi in ci\u00f2 che siamo, un \u201caltrove\u201d che, proprio per la sua distanza ed estraneit\u00e0, ci spaesi e ci contraddica, dischiudendo la possibilit\u00e0 di altro. Un altro che non sar\u00e0, se mai sar\u00e0, ripetizione del dato, ma insorgenza ulteriore prodotta da una frizione, immagine che rovescia e rigenera lo sguardo [\u2026] una fenomenologia dell\u2019esperienza per fare, a propria volta, esperienza, senza gettarsi, immediatamente e senza rete, nell\u2019incandescenza del reale (p. 10).<\/p>\n\n<p>E l\u2019altrove della tragedia non pu\u00f2 non mostrare l\u2019ineluttabilit\u00e0 del dolore che tocca la vita di ogni essere umano; dalle vicende narrate nelle tragedie emerge il \u201cprisma cangiante e doloroso\u201d la cui manifestazione non \u00e8 circoscritta, certo, ai soli protagonisti del dramma. Per i mortali \u00e8 sempre prossimo \u00abun campo di forze o un orizzonte invisibile in cui ciascuno \u00e8 gettato e brancola, ancorch\u00e9 non se ne avveda e ritenga di procedere con passo sicuro, fino a che qualcosa inopinatamente accade\u00bb (p. 15).<\/p>\n\n<p>Quella di Susanetti \u00e8 una riflessione che, prendendo le mosse dalla dimensione filologica, mostra la bellezza abissale dell\u2019universo semantico della tragedia. Sin dall\u2019inizio della lettura \u00e8 possibile notare che il profondo rapporto e la minuziosa attenzione dell\u2019autore per i concetti mai si traduce in sterile esposizione erudita, ma in vivace e teoreticamente stimolante riflessione che restituisce l\u2019inesauribile ricchezza di ci\u00f2 che sta a fondamento della nostra civilt\u00e0.<\/p>\n\n<p>A proposito delle parole, dei concetti fondanti del tragico, nello smarrimento del senso della misura si incontra colui che \u00e8 <em>auth\u00e1des<\/em>, ovvero chi vive un\u2019autoreferenzialit\u00e0 cronica che repelle quanto \u00e8 estraneo o lontano dalla propria <em>Stimmung<\/em>, \u00ab<em>auth\u00e1des <\/em>\u00e8 chi si piace e si compiace di s\u00e9 e da s\u00e9, che fa o pensa solo ci\u00f2 che gli \u00e8 gradito e gli corrisponde, senza tener conto di nulla che sia diverso ed estraneo alla propria persona\u00bb (pp. 16-17). L\u2019assenza della misura si manifesta, in chi \u00e8 <em>auth\u00e1des<\/em>, nel non vedere e ascoltare altro e altri all\u2019infuori di s\u00e9, e dunque nel vivere in perenne chiusura verso l\u2019<em>altrove<\/em> a cui la tragedia costantemente rimanda. Non \u00e8 questa una forma di tracotanza che la vita stessa (enti, eventi e processi) s\u2019incaricher\u00e0 di punire?<\/p>\n\n<p>Chi \u00e8 <em>auth\u00e1des<\/em> \u00e8 del tutto incapace di <em>\u00e9ikein<\/em>, di \u201ccedere\u201d a un\u2019altra istanza, di \u201cfare un passo indietro rispetto alla propria posizione o al proprio convincimento. [\u2026] Da qui sorge quella <em>h\u00fabris<\/em>, quella \u201cdismisura\u201d che cos\u00ec spesso suona sinistramente nella tragedia: chi si compiace di s\u00e9 e non \u00e8 disposto a cedere finisce sempre per passare il segno perch\u00e9, non riconoscendo altro, non riconosce neppure il proprio limite (p. 17).<\/p>\n\n<p>Di fronte alle molteplici forme della dismisura, la cui pericolosit\u00e0 per la vita della <em>p\u00f3lis<\/em> \u00e8 avvertita ed evidenziata con forza da Eschilo, \u00abc\u2019\u00e8 bisogno di un pensiero profondo che dia salvezza\u00bb (<em>Supplici<\/em>, vv. 407-417) (p. 37), di un discorso che salva.\u00a0 \u00c8 possibile un discorso capace di risolvere la presa dell\u2019aporia e del dolore? Se inaggirabile appare l\u2019inevitabilit\u00e0 del danno, forse l\u2019unico pensiero che d\u00e0 salvezza \u00e8 quello che comprende la sovranit\u00e0 di <em>An\u00e1nk\u0113<\/em> e ad essa si abbandona. Ecco perch\u00e9 colui che <em>conosce<\/em> \u00e8 solamente il \u00ab<em>s\u00f3phos kak\u00f3n<\/em>, \u201csapiente dei mali\u201d. E se proprio quella fosse, per certi versi, la via della sapienza per i mortali, fintanto che essi pensano e vivono cose mortali, tra altri umani, nel cerchio della <em>p\u00f3lis?<\/em>\u00bb (p. 38). Pertanto, l\u2019unica via della sapienza \u00e8 segnata dall\u2019esperienza e dalla consapevolezza del dolore. Qui Susanetti precisa che <em>peith\u00f3<\/em> (persuasione) e <em>t\u00fache<\/em> (sorte) sono \u00able due sole cose che restano dinanzi alla \u201cnecessit\u00e0 che non si sceglie e non si vuole, le uniche due risorse a cui affidarsi, non per trovare salvezza, ma per essere uniti e concordi in ci\u00f2 che si deve fare e deve accadere\u00bb (p. 40).\u00a0<\/p>\n\n<p>Dalla dinamica della decisione, che attraversa e scandisce la narrazione di tutte le tragedie, sorgono le domande della filosofia che abbracciano vari aspetti dell\u2019esistere, tra i quali un posto particolare spetta al tratto politico di quell\u2019<em>altrove<\/em> di cui parla Susanetti, \u00abperch\u00e9 c\u2019\u00e8, in ogni caso, la citt\u00e0: c\u2019\u00e8 e ci deve essere <em>p\u00f3lis<\/em>. E c\u2019\u00e8 e ci deve essere la tragedia a farle da specchio nelle forme che la costituiscono, cos\u00ec come nell\u2019evento che, ogni volta, la minaccia, nel fondo scuro in cui, a ogni passo, pu\u00f2 cadere\u00bb (p. 42). La domanda per eccellenza &#8211; <em>ti dr\u00e1so<\/em> -, come in <em>Sette contro Tebe<\/em>, esprime la disperazione della <em>p\u00f3lis<\/em> immersa nel terrore della guerra incombente. La citt\u00e0 stessa \u00e8 dimensione politica della tragedia attica e la riflessione del tragico, grazie a essa, si fa argomento geopolitico sicch\u00e9 sono anche le citt\u00e0 a essere protagoniste delle vicende: Atene, Argo, Micene, Corinto, Tebe.<\/p>\n\n<p>In riferimento ad Atene, Susanetti rileva una differenza rispetto alle altre citt\u00e0 pocanzi menzionate poich\u00e9 essa \u00e8 \u00abla <em>p\u00f3lis<\/em> in cui ogni cosa si media e si risolve, in cui ogni vicenda si ricompone. La citt\u00e0 che, in modo tanto disinteressato quanto ideale, si erge a difesa della giustizia e dell\u2019equit\u00e0 al di sopra delle parti\u00bb (p. 50). Questo vuol dire che la <em>p\u00f3lis<\/em>, non costituendo un aspetto marginale della tragedia, \u00e8 protagonista della storia; la sua vicenda travalica i confini spazio-temporali che la definiscono per divenire il <em>dove <\/em>e il <em>quando <\/em>di altre <em>p\u00f3leis<\/em>. Ecco perch\u00e9<\/p>\n\n<p>Atene \u00e8 Atene, ma anche Tebe e tutti gli altri luoghi delle storie antiche che prendono corpo e voce nel tempo dello spettacolo. \u00c8 questo il dono prezioso che Dioniso offre alla <em>p\u00f3lis<\/em>. Far riconoscere ed esperire, nella dinamica protetta della finzione teatrale, il \u201cproprio\u201d intimo male. Solo in questo modo, forse, vi possono essere un \u201cdove\u201d e un \u201cquando\u201d in cui le cose si risolvono (p. 54).<\/p>\n\n<p>Il dono prezioso che Dioniso offre alla citt\u00e0 \u00e8 uno dei grandi moniti della sapienza tragica. Accanto al conoscere che viene dal patire vi \u00e8 il consiglio supremo rivolto a colui la cui esistenza s\u2019imbatte nello scoglio invisibile di <em>Necessit\u00e0<\/em>: \u00ab\u201cimpara a cedere\u201d [\u2026] Non \u00e8 questa, d\u2019altro canto, la legge suprema che governa ogni cosa nella danza degli opposti che, a vicenda, si piegano gli uni agli altri?\u00bb (p. 69). Il <em>cedimento<\/em> non ha qui un connotato negativo che denota debolezza o rassegnazione a uno stato di \u2018inferiorit\u00e0\u2019, bens\u00ec vuol dire \u201caprirsi all\u2019impensato\u201d (p. 70), all\u2019inatteso, e cio\u00e8 attingere a un pensiero che accoglie la contraddizione del vivente. Da questo fondo oscuro apparentemente incomprensibile, in cui ogni discorso ben formulato deve fare i conti con quanto lo trascende rispetto a ci\u00f2 che afferma, come accade in <em>Aiace<\/em>, sorge la domanda: \u00abche dire della vita di uomo? Pu\u00f2 essa tornare dopo che ha ceduto all\u2019opposto della morte?\u00bb (p. 70). Lo scontro in atto nella tragedia \u00e8 tra l\u2019evento e la forma (Carlo Diano), e in questo <em>ag\u00f3n<\/em> la forma dell\u2019eroe s\u2019infrange urtando con quanto gli \u00e8 opposto, ma va precisato che \u00abin questa fine volontariamente assunta e cercata, la forma trova anche la propria paradossale salvezza, poich\u00e9, gettandosi nell\u2019abbraccio della morte, essa si sottrae per sempre a ogni mutamento\u00bb (p. 70). Corrispondere a questa dinamica vuol dire avere misura, la misura che conduce il mortale alla saggezza e che regge la vita della citt\u00e0.<\/p>\n\n<p>Il <em>p\u00f3lemos<\/em> della tragedia si d\u00e0, ancora, nella <em>st\u00e1sis gl\u00f3sses<\/em>, conflitto di parole o sedizione della lingua, \u00abperch\u00e9 anche le parole, una volta pronunciate, agiscono e producono una catena di conseguenze che non possono essere annullate. La tragedia \u00e8 fatta di parole con cui i personaggi esprimono le proprie emozioni\u00bb (p. 75). A essere interrogato \u00e8 il linguaggio stesso, posto costantemente di fronte ai propri limiti, e in particolare il discorso politico che, come nel caso di Antigone, porta alla luce lo scontro tra Ade e Giustizia che reclamano il seppellimento del fratello a dispetto delle leggi che reggono la <em>p\u00f3lis<\/em>, e, allo stesso tempo, la colpa che piomba su chi non rispetta queste leggi. Ecco che \u00abil contrasto \u00e8 assoluto e senza possibilit\u00e0 di contatto\u00bb (p. 80). Anche in merito a ci\u00f2 \u00e8 opportuno porre attenzione alle parole<\/p>\n\n<p>come <em>s\u00e9bein<\/em>, \u201cvenerare\u201d, il verbo che, in primo luogo, concerne la reverenza e il timore per ci\u00f2 che trascende la comune misura dell\u2019umano: gli dei e quanto a essi deve essere riferito. <em>S\u00e9bein<\/em> per Antigone si dice esclusivamente in rapporto ad Ade, al signore degli inferi, e a quell\u2019aldil\u00e0, ove ormai sono tutti i suoi cari. [\u2026] Per Creonte, all\u2019opposto, il <em>s\u00e9bein<\/em> pertiene e ha senso esclusivamente rispetto alla comunit\u00e0 politica dei vivi e all\u2019ordine che la regge: \u201cvenerazione\u201d per il potere costituito, \u201cvenerazione\u201d per le leggi e le decisioni della citt\u00e0, \u201crispetto\u201d indefettibile per il comando e per colui che legittimamente lo detiene (pp. 80-81).<\/p>\n\n<p>\u00c8 possibile che il <em>s\u00e9bein<\/em> sia rivolto in modo acritico all\u2019autorit\u00e0 il cui esercizio del potere permette che la citt\u00e0 non sprofondi nell\u2019anarchia? Eschilo pose un pensiero intriso di sapienza tragica, di misura, che anche Sofocle ed Euripide fecero proprio: \u00abN\u00e9 l\u2019anarchia nella vita | ma neppure la sudditanza a un padrone | \u00e8 da apprezzare: | tutto quanto sta nel mezzo il dio favorisce | e in vari modi sorveglia\u00bb (Aeschl. <em>Eum<\/em>., vv.517-537, trad. di M. Centanni).<\/p>\n\n<p>L\u2019<em>ag\u00f3n log\u00f3n <\/em>che si sviluppa nell\u2019azione drammatica, afferma l\u2019autore, \u00e8 l\u2019aspetto della tragedia che pi\u00f9 definisce il proprio rapporto con la filosofia, in quanto esso non \u00e8 solo un momento centrale, determinante, dell\u2019azione tragica, altres\u00ec si struttura e si rivela una grande occasione di pensiero (p. 82) che indaga le problematicit\u00e0 dell\u2019esistenza che emergono dall\u2019evento.<\/p>\n\n<p>Un degli aspetti pi\u00f9 suggestivi del percorso delineato dall\u2019autore \u00e8 l\u2019attenzione al corpo come elemento tutt\u2019altro che marginale dell\u2019agone tragico; ragion per cui, leggiamo al capitolo otto, <em>tragedia<\/em> \u00abnon \u00e8 solo parole, ma anche spettacolo di corpi in cui la sventura si palesa come traccia indelebile e cruda, come distruzione che annienta la figura e la fisicit\u00e0 del vivente\u00bb (p. 89). Cos\u2019\u00e8 quello di Ecuba (<em>Troiane<\/em>) se non un corpo ridotto a nuda vita? La realt\u00e0 del dolore che pertiene alla vita umana \u00e8 vista, considerata ed esperita a partire da \u00abun <em>s\u00f3ma<\/em> che traduce, nella sua postura e nel dolore fisico che lo attraversa, la fine stessa della <em>p\u00f3lis<\/em>\u00bb (p. 90).<\/p>\n\n<p>In <em>Troiane<\/em> sono le stesse metafore a indicare la relazione tra il corpo di Ecuba e la comunit\u00e0 politica. Quanto siano vicine le riflessioni di Susanetti che sorgono dal terreno della tragedia ai nostri giorni \u00e8 testimoniato da quella che l\u2019autore chiama \u00abpoesia dei corpi devastati dalla sventura. Poesia che trasfigura la pena e insieme ricorda quella soglia dell\u2019\u201cinvisibile\u201d cui il mortale \u00e8 destinato. Sacrificio supremo della poesia bagnata nel sangue\u00bb (p. 99). In questo momento buio della storia, l\u2019<em>altrove<\/em> della tragedia si mostra quale momento intenso di riflessione che permette a chi lo esplora e si lascia interrogare da esso di comprendere il proprio tempo nel pensiero.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Per la traslitterazione dei termini greci \u00e8 stata rispettata qui la scelta dell\u2019autore esplicitata a p. 185.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione a: D. Susanetti, L\u2019altrove della tragedia greca. 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