{"id":3547,"date":"2023-12-18T15:20:24","date_gmt":"2023-12-18T15:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3547"},"modified":"2023-12-18T15:21:02","modified_gmt":"2023-12-18T15:21:02","slug":"la-poesia-e-la-forma-del-nostro-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/12\/18\/la-poesia-e-la-forma-del-nostro-tempo\/","title":{"rendered":"La poesia e la forma del nostro tempo"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3547\" class=\"elementor elementor-3547\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-41517dea elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"41517dea\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-1b47cd65\" data-id=\"1b47cd65\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-11422b3c elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"11422b3c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p>Recensione a:<\/p>\n\n<p>Salvatore Tedesco<\/p>\n\n<p><strong><em>La poesia e la forma del nostro tempo. Ontologia, poetica, storia<\/em><\/strong><\/p>\n\n<p>Meltemi, Milano 2023<\/p>\n\n<p>Pagine 214<\/p>\n\n<p>\u20ac20,00<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">di Enrico Palma<\/p>\n\n<p>La poesia \u00e8 il venire del mondo alla parola. La <em>forma <\/em>in cui il mondo \u00e8, si manifesta, si struttura, nella complessit\u00e0 e pluralit\u00e0 delle sue diramazioni. Se queste affermazioni, secche e brevi, metterebbero d\u2019accordo i filosofi e gli estetologi di pi\u00f9 varia estrazione, lo stesso non pu\u00f2 dirsi per le premesse volte a motivarle e le loro implicazioni ontologiche ed estetiche. Salvatore Tedesco, in questo libro, affrontando con rigore, acume e ricchezza tre autorevoli voci poetiche del nostro tempo \u2013 Inger Christensen, Anne Carson, Maria Stepanova \u2013 fa sicuramente riflettere sulla poesia in quanto tale e su un particolare approccio teorico alla poesia stessa.<\/p>\n\n<p>Una delle impostazioni pi\u00f9 classiche, quella heideggeriana, afferma risolutamente che il mondo \u00e8 istituito e fondato dai poeti, la loro parola \u00e8 datrice di <em>Grund<\/em>, di fondamento, intorno al quale il pensiero si stabilisce, abita e dimora, per una delineazione possibile della temporalit\u00e0 in cui il <em>Dasein <\/em>si raccorda con il darsi onto-storico del <em>Sein<\/em>. Tuttavia, con l\u2019originale impostazione morfologica di Tedesco, la poesia assume un altro statuto, un\u2019altra dignit\u00e0: essa viene indagata anzitutto in relazione al tempo in cui sorge, ma anche in riferimento al suo essere <em>forma<\/em>, esplicazione formale della realt\u00e0 e del dinamismo che le \u00e8 intrinseco, che trova nella poesia uno dei suoi vertici di senso pi\u00f9 alti. Ascoltare i poeti, o per meglio dire auscultare la forma del mondo che tramite essi si d\u00e0 a vedere nelle sue trame strutturali, diventa allora l\u2019aspetto centrale di qualunque riflessione che si incarichi di studiare il mondo che viene al <em>l\u00f3gos<\/em>, nella forma vivente che assume quando trova, letteralmente, la parola per esprimersi. La poesia, dunque, non \u00e8 soltanto la pur necessaria manifestazione della forma, bens\u00ec forma e allo stesso tempo dire della sua stessa forma, una parola che \u00e8 la sua forma dicendo se stessa proprio in quanto forma. La poesia, la quale \u00e8 essenzialmente il germinio del mondo nella forma della parola, \u00e8 quindi tale morfogenesi. Un brulicare, posto per\u00f2 a colloquio con la temporalit\u00e0 in cui accade, con la sua storia, in altre parole con la sua epoca, rispetto a cui confrontare la forma estetica con la forma mondana in cui la <em>morph\u00e9 <\/em>si compie.<\/p>\n\n<p>In questo senso, l\u2019intento programmatico dell\u2019autore \u00e8 chiarissimo: \u00abL\u2019ipotesi che proveremo ad articolare in questo studio \u00e8 appunto che sia possibile, e forse necessario, costruire <em>attraverso <\/em>la poesia e <em>in dialogo <\/em>con la poesia un discorso sulla forma del nostro tempo\u00bb, a cui fa seguire poco pi\u00f9 avanti: \u00abSi tratter\u00e0 dunque di costruire e mettere alla prova in questo dialogo il discorso di una estetica filosofica, il discorso di una <em>morfologia del nostro tempo<\/em>\u00bb (p. 11).<\/p>\n\n<p>Le idee di base di Tedesco, le forme che emergono dalla lettura dell\u2019opera delle poetesse oggetto di riflessione, sono per lo pi\u00f9 tre: derealizzazione, decreazione e dislocazione, a cui certamente seguono molte altre, anche in riferimento a pensatori che, posti opportunamente sullo sfondo, serviranno all\u2019autore per circostanziare la parola poetica in esame, da Schiller a N\u00e6ss, da Weil all\u2019irrinunciabile Benjamin.<\/p>\n\n<p>Se dovessi dunque riassumere il modo in cui l\u2019autore intende, provoca e armonizza teoreticamente le poesie analizzate in questo libro userei due possibili bussole, <em>dentro<\/em> e <em>fuori<\/em>. Voglio dire che la convinzione di fondo, il pregiudizio basale \u00e8 talmente profondo da riverberarsi anche nella scelta delle poetesse da porre in dialogo tra di loro nella prospettiva filosofica della morfologia. Il farsi della forma del mondo \u00e8 infatti tale da poter ravvisare in tutte le poetesse una forma comune, o per meglio dire una comunanza data dal fatto che la morfogenesi si \u00e8 compiuta nella loro poesia istituendo un percorso, una linea di senso univoca, che le attraversa per intero generando peculiarit\u00e0 e somiglianze.<\/p>\n\n<p>Il fuori ha invece a che fare con l\u2019esteriorit\u00e0 che la forma assume grazie all\u2019analisi in chiave estetico-morfologica, laddove l\u2019accadere della forma, anzi tale \u00abmorfogenesi infinita\u00bb (p. 27), viene individuata e circostanziata teoreticamente nel farsi stesso della poesia. Insomma, la poesia, in questa prospettiva, \u00e8 leggibile come luogo di accumulazione, spicco di senso, in cui la morfogenesi universale avviene e si rende comprensibile nel linguaggio: individuare nella poesia la forma \u2013 non solo estetica nel senso espressivo nel <em>medium<\/em> ma eminentemente sostanziale \u2013 della morfogenesi stessa. Talch\u00e9, commentando la <em>disposizione per il mondo<\/em>, uno dei tratti di maggiore interesse tematico della poesia di Christensen, Tedesco afferma: \u00abLa <em>disposizione per il mondo <\/em>della poetica di Christensen si fonda sul nostro essere parte dello spazio biologico, ma appunto espone il lavoro dell\u2019\u201cio\u201d poetico in quanto tramite esso <em>il mondo vuole vedere se stesso<\/em>: secondo una pluralit\u00e0 di strati di coscienza che trova espressione nel linguaggio poetico che per cos\u00ec dire \u00e8 prodotto dall\u2019essere umano allo stesso modo in cui le foglie sono prodotte dall\u2019albero\u00bb (p. 36). In senso lato, la poesia si concreta allora come modalit\u00e0, tra le pi\u00f9 alte, attraverso cui la <em>forma pu\u00f2 vedere se stessa<\/em>, pu\u00f2 manifestarsi e rendersi comprensibile, tanto che la poesia di Christensen pu\u00f2 essere definita come una \u00ab<em>fenomenologia morfologica<\/em>\u00bb (p. 38), un darsi a vedere nel quale si trova e si ottiene la sua possibilit\u00e0 di comprensione.<\/p>\n\n<p>L\u2019autore intensifica questo punto di vista insistendo ancora su tale questione: \u00abL\u2019impostazione morfologica di Christensen sposta decisamente l\u2019accento verso la questione della forma del mondo (e senz\u2019altro della sua relazione con la \u201cforma di vita\u201d umana, derealizzata). L\u2019essere umano che derealizza se stesso compie un <em>passo indietro <\/em>(per riprendere l\u2019espressione che abbiamo trovato in Schiller) riconoscendosi partecipe del darsi del mondo, partecipe della forma del mondo e proprio per questo chiamato in causa nella densit\u00e0 inesauribile del <em>darsi in immagine <\/em>del mondo, in una <em>disposizione <\/em>infinitamente molteplice della forma del linguaggio poetico con il mondo\u00bb (p. 47). L\u2019umano \u00e8 parte di questa forma, di tale morfogenesi generale, e la esprime in poesia dandone conto in versi, consegnandoli all\u2019espressione e alla comprensione teoretica.<\/p>\n\n<p>Riferendosi alla metafisica di N\u00e6ss, Tedesco inquadra la poesia di Christensen all\u2019interno di una concezione metafisica generale di cui le sue opere sono un\u2019espressione, un dinamismo intrinseco alla natura e al mondo che si realizza in una configurazione estetica, \u00abche si offre come relazione fra <em>Gestalten<\/em>, aprendo un ambito metodologico di dialogo fra i saperi, di integrazione reciproca e di promozione di un\u2019immagine della realt\u00e0 che radica l\u2019uomo nel suo corpo vivente e nelle peculiari modalit\u00e0 dell\u2019esperienza naturale\u00bb (p. 73). Una visione del mondo morfogenetica anche in chiave ontologica, che \u00e8 la seconda delle tensioni della riflessione di Tedesco: la forma che innerva la realt\u00e0 da un punto di vista strutturale, che la poesia di riflesso ripercorre e in cui si esprime.<\/p>\n\n<p>\u00abAperta nell\u2019irriducibile molteplicit\u00e0 delle logiche di significazione che la attraversano e la <em>formano<\/em> sempre di nuovo e della cui compresenza essa si sostanzia, la realt\u00e0 appare incanto infinitamente trascolorante, ma appunto in questo incanto poetico \u2013 <em>silente <\/em>e <em>sonoro <\/em>al tempo stesso come solo \u00e8 possibile nel gioco del linguaggio poetico e degli attrattori sistemici che lo attraversano \u2013 ci si scopre <em>da sempre a casa<\/em>, a casa nel mondo, nel linguaggio, nel proprio corpo che \u00e8 linguaggio ed \u00e8 mondo\u00bb, a cui, come immediata implicazione nell\u2019ambito poetico: \u00abI processi morfogenetici della poesia hanno luogo appunto in tale molteplice intreccio, compresenza, consustanzialit\u00e0\u00bb (p. 95). In tutto questo, la scrittura poetica si configura come genesi e attribuzione di ordine al mondo, di produzione e coglimento della forma. Uno degli esiti del volume pu\u00f2 considerarsi allora il farsi dell\u2019immagine umana, nella fattispecie dell\u2019immagine poetica, come veduta filosofica privilegiata sul mondo, talch\u00e9, con l\u2019impegno ontologico della poesia, \u00abl\u2019immagine umana diviene occhio del mondo\u00bb (p. 119).<\/p>\n\n<p>Recuperando la lezione di Weil, Tedesco, a proposito di Anne Carson, si sofferma sui concetti di derealizzazione e di silenzio, quest\u2019ultimo inteso come il dissolvimento della presenza umana nel mondo lasciando spazio alla natura e alla processualit\u00e0 della morfogenesi, in cui \u00abla decreazione dunque si compie come un arrestarsi, un silenzio fisico-metafisico dell\u2019identit\u00e0 umana\u00bb (p. 144). La poesia \u00e8 espressione della forma, svuotamento kenotico dell\u2019identit\u00e0 umana in favore dell\u2019emersione del farsi del mondo nella pluralit\u00e0 delle sue strutture, e insieme a ci\u00f2 tentativo imprescindibile di abitare nella vertigine abissale che si dispiega successivamente alla dissolvenza: con Maria Stepanova all\u2019irreversibile processo fisico-chimico della disgregazione della vita, del transitare delle forme verso altre forme avendo la morte come parentesi, soglia necessaria, uno scenario in cui \u00abl\u2019animato e l\u2019inanimato si ridestano insieme secondo quella che non si pu\u00f2 fare a meno di descrivere come una prospettiva messianica\u00bb (p. 165). La poesia \u00e8 la forma dell\u2019avvenire di una mancanza, un formarsi liminare, un sapere di confine, tra ontologia e storia, tra l\u2019essere e il tempo.<\/p>\n\n<p>Questo libro ha il pregio, oltre a una riflessione puntuale e argomentata dal punto di vista morfologico e storico-ontologico, di proporre un\u2019ampia selezione di testi che va molto oltre la mera citazione documentaria. Dei tanti versi, formule, prose su cui Tedesco medita, suggerisco di sostare su una in particolare di Christensen, secondo la quale \u00abla vita \u00e8 una scrittura all\u2019interno della morte\u00bb (p. 29). Rimanendo nel solco morfologico del testo, la vita \u00e8 produzione di forma collocata all\u2019interno di una morfogenesi pi\u00f9 generale della natura, del mondo nella sua totalit\u00e0, che si compie nel <em>medium <\/em>strutturante della scrittura, che esprime, organizza e comprende. Vita\/scrittura che si derealizza, si decrea, si disloca, nell\u2019infinita dinamica della forma, ma inclusa nel processo fisico, chimico e biologico della morfogenesi, il quale \u00e8 leggibile come morte nel duplice senso del divenire irreversibile, che avviene internamente al s\u00e9, e del dissolvimento dell\u2019identit\u00e0 nella parola. In ultima analisi, la vita umana come produzione di immagini, figure, versi, \u00e8 scrittura originaria come generazione di forme all\u2019interno del processo universale della morfogenesi del mondo, immagine che immagina se stessa, parola che parla di s\u00e9, forma che ripiega sul suo stesso processo di formazione.<\/p>\n\n<p>Quella di Tedesco si articola quindi come una riflessione certamente estetica sulle forme che il mondo produce nella particolare espressione della poesia, ma direi anche come una riflessione teoretica in senso generale, poich\u00e9 lo studio accorato, prossimale e relazionale della poesia diviene un dialogo profondo delle forme particolari in cui la morfogenesi del mondo si compie e si esplica, un\u2019analisi della sua estetica come indagine del pensiero del tempo storico e delle forme nelle quali viene a essere, in cui trovano posto anche l\u2019apprensione per la guerra in Ucraina e le ansie per i presunti nuovi (ne)fasti della politica italiana.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione a: Salvatore Tedesco La poesia e la forma del nostro tempo. 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