{"id":3588,"date":"2023-12-18T15:45:18","date_gmt":"2023-12-18T15:45:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3588"},"modified":"2023-12-18T15:46:00","modified_gmt":"2023-12-18T15:46:00","slug":"meditazioni-sulla-moda-corpi-sfilate-silenzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/12\/18\/meditazioni-sulla-moda-corpi-sfilate-silenzi\/","title":{"rendered":"Meditazioni sulla Moda. Corpi, sfilate, silenzi"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3588\" class=\"elementor elementor-3588\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2a1c7c40 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2a1c7c40\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-197ff6f3\" data-id=\"197ff6f3\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c0cd13b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c0cd13b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Enrico Carmelo Tomasello<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>L\u2019arte \u00e8 pi\u00f9 importante della vita [\u2026]<\/em><\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Perch\u00e9 essa, l\u2019arte, contiene una cosa incontenibile. Lo scatto in avanti<\/em><\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">P. Sorrentino<\/p>\n\n<p>Definire la moda \u00e8 un\u2019impresa velleitaria, persino illogica se chi tenta di comprenderne il significato non appartiene a questo mondo ricco di contraddizioni indecifrabili e volti assenti. Eppure la proposta che offro a chi vorr\u00e0 frequentare queste pagine non pretende di aggiungere una nuova visione sul tema ma ha il carattere della domanda condivisa. L\u2019andare tipico della meditazione che pone sotto una luce nuova le apparenze illusorie di uno scenario costantemente sotto i riflettori, a cui non si concede possibilit\u00e0 di replica. Continuando ad interrogare i corpi irrigiditi dei manichini che abitano le vetrine dei negozi in centro o i volti dei modelli e delle modelle durante le sfilate, potremmo trovare una risposta al perch\u00e9 la moda si manifesti sempre come fenomeno irraggiungibile, diafano ed illusorio.<\/p>\n\n<p>Come l\u2019arte, la moda risponde allo stesso profondo desiderio, ovvero quello di superarsi, superare continuamente se stessa. Sino ad abbandonare anche ci\u00f2 che la caratterizza nel profondo, come il senso del bello ed un messaggio da veicolare. La moda si manifesta come esaltazione dei corpi. Scintilla nella pupilla di chi resta immobile di fronte alle sfilate in passerella, immobilit\u00e0 nel dinamismo dei tessuti, illusione dolce e dolorosa per chi crede ancora nella durata senza limiti e nella possibilit\u00e0 che qualcosa sfugga all\u2019inevitabile declino di ogni cosa. La moda accoglie chiunque le resti fedele ma ama chi la stravolge senza tregua, a volte con movimenti lenti altre con spostamenti rapidi, istantanei. La moda rende obsoleto ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 di moda, per questo non tollera la ripetizione. La moda \u00e8 poetica, dunque creatrice. La moda \u00e8 vanit\u00e0 di tutte le vanit\u00e0 perch\u00e9 perfettamente inutile ma necessaria allo stesso tempo. La moda \u00e8 sacra ed ha i suoi seguaci, per questo si rende riconoscibile nell\u2019epifania del bello. La moda infine non ha luogo, n\u00e9 forma o limiti di ogni sorta. \u00c8 sufficiente a se stessa come ci\u00f2 che non serve a nulla, dunque non \u00e8 serva di nessuno. Di conseguenza non pu\u00f2 che essere uno dei tanti travestimenti, un modo diverso di dire: libert\u00e0.<\/p>\n\n<p>1. <em>Per una dialettica del vestire i corpi<\/em><\/p>\n\n<p>Un fenomeno sociologico ed antropologico (relativamente recente) come la moda \u00e8 stato e continua ad essere oggetto di studio da parte di studiosi ai quali la moda suggerisce indicazioni sui desideri dell\u2019essere umano. Le ricerche di mercato e gli aspetti legati alle motivazioni che spingono il consumatore ad acquistare un capo o un accessorio rappresentano l\u2019aspetto meramente quantitativo della dimensione decisionale che determina l\u2019acquisto. Ci\u00f2 che non restituisce il fashion marketing \u00e8 il peso specifico dell\u2019elemento umano. Indagare le ragioni ed i perch\u00e9 siamo mossi dall\u2019attrazione feticista verso un indumento, come sia possibile che l\u2019indossare un capo possa influenzare il nostro umore e perch\u00e9 tutto ci\u00f2 abbia un\u2019importante ricaduta sociale sono tra le ragioni che hanno stimolato la mia curiosit\u00e0 e mi hanno spinto a tentare di abbozzare una risposta. Circa cento anni fa, il sociologo G. Simmel individu\u00f2 nell\u2019imitazione e nella differenziazione le due spinte fondamentali che guidano la nostra mente nell\u2019intricato sentiero che conduce alla formazione della nostra personalit\u00e0. Considerare quest\u2019ultima in relazione alle diverse fasi della vita di una persona \u00e8 fondamentale per non cadere in classificazioni troppo rigide e vincolanti. \u00c8 utile invece cogliere il legame dicotomico che riposa in queste due forze. Poich\u00e9: \u00abNell\u2019imitare non solo trasferiamo da noi a gli altri l\u2019esigenza di energia produttiva, ma anche la responsabilit\u00e0 dell\u2019azione compiuta. [&#8230;] L\u2019impulso a imitare, come principio, caratterizza un grado di sviluppo nel quale \u00e8 vivo il desiderio di un\u2019attivit\u00e0 personale finalizzata, ma non c\u2019\u00e8 capacit\u00e0 di conquistare dei contenuti individuali per quest\u2019attivit\u00e0 o di ricavarli da essa\u00bb<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Il desiderio che invita all\u2019imitazione \u00e8 quello di chi vuole appropriarsi di qualcosa che rivede nell\u2019altro ma non \u00e8 capace di crearlo a partire da zero o dalle sue intuizioni basilari. Accoglie inevitabilmente questa spinta all\u2019imitazione chi (nella fase dell\u2019individualizzazione) vuole costruire un\u2019immagine del proprio Io. Spesso tentando di delimitarne i contorni per far emergere il suo profilo, costituito da ogni singola scelta. \u00abNondimeno (<em>la moda<\/em>) appaga il bisogno di diversit\u00e0, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n<p>L\u2019altro elemento che condiziona il processo di formazione individuale \u00e8 relativo all\u2019esigenza di differenziarsi. Dato che l\u2019omologazione totale non permetterebbe di riconoscersi tra gli altri, nutriamo il bisogno innato di proseguire verso una direzione personale pur conservando le indicazioni del gruppo. Spesso questo avviene con gradualit\u00e0 ed in maniera propedeutica. Abbracciando il nuovo, abbandoniamo atteggiamenti retrivi e sospettosi ma contemporaneamente ne siamo attratti ed incuriositi perch\u00e9 da quest\u2019incontro si delineer\u00e0 una nuova immagine di noi, una versione aggiornata di ci\u00f2 che siamo o possiamo essere.<\/p>\n\n<p>Il tratto grafico che possiamo immaginare, assomiglia ad un movimento sinusoidale che ripropone le due spinte in una sequenza infinita e ricorsiva in cui il rapporto tra l\u2019ampiezza ed il periodo \u00e8 costituito dall\u2019io e l\u2019altro. L\u2019individuo occupa continuamente uno spazio ad una distanza direttamente proporzionale ai due estremi, dunque sempre in equilibrio tra le due forze. Delle volte pi\u00f9 vicino alla propria personalit\u00e0 ed altre pi\u00f9 vicino al sentire comune, ma sempre in rapporto proporzionale con queste. Un movimento che si ripercuote nei cicli della moda, come nelle acrobazie dei tuffatori olimpionici si ripetono torsioni ed evoluzioni sino all\u2019impatto con l\u2019acqua. Non importa quanto duri nel tempo un ciclo, ci\u00f2 che \u00e8 realmente importante \u00e8 conservare il fascino di questa contraddizione implicita. Infatti il fascino della moda consiste: \u00absia nella possibilit\u00e0 di essere sorretti da una cerchia sociale, che impone ai suoi membri una reciproca imitazione [&#8230;], sia nella possibilit\u00e0 [&#8230;] di crearsi una sfumatura personale con l\u2019intensificazione o con il rifiuto della moda\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n<p>\u00c8 sempre una questione di sfumature, di luce e di colori che rivestono un significato nuovo in relazione all\u2019intensit\u00e0 luminosa che ci permette di percepirli in un modo o nell\u2019altro. Persino il giovane Leopardi interrogandosi sul tema, ci suggerisce una caratteristica evidente che possiede la moda. Scrivendo nelle sue <em>Operette morali<\/em> ci ricorda che la moda corre, \u00e8 che non trova mai tregua, poich\u00e9 figlia della caducit\u00e0 come la morte<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. In altri termini, il fascino mortale della moda consiste nel suo apparire simile ad un confine, al fatto che sia contemporaneamente l\u2019inizio e la fine, la partenza e l\u2019arrivo. \u00c8 intrinseco nel suo essere, poich\u00e9 la moda produce il nuovo ma nella novit\u00e0 riposa il germe dell\u2019oblio. Tutto ci\u00f2 che inizia contrae un debito con la fine, eppure nella moda si fa eccezione. Ci\u00f2 che nasce c\u2019\u00e8 sempre stato, prende semplicemente una nuova forma e per questo sembra destinato all\u2019immortalit\u00e0. I Paesi meno sviluppati conoscono bene ci\u00f2 di cui scrivo. Tonnellate di vestiti, accessori, scarpe e molto altro rientrano in questi luoghi per restarci. Infinite distese di capi d\u2019abbigliamento usati, non venduti, difettosi o semplicemente fuori moda riempiono i camion e le discariche di nazioni come: Bangladesh, India, Pakistan, Cina, Thailandia, ecc. Questo \u00e8 il volto oscuro della moda che diviene <em>fast fashion<\/em>. Una moda veloce che produce rifiuti e scarti come pochi altri settori al mondo. Certo, nell\u2019ultimo ventennio la sensibilit\u00e0 relativa alla sostenibilit\u00e0 sta occupando una posizione centrale nei criteri di scelta dei consumatori ed in quelli di produzione di molte aziende del settore moda, ma non \u00e8 detto che sia sufficiente.<\/p>\n\n<p>Bisogna ritornare alle parole del sociologo tedesco per non lasciarsi corrompere dalla frenesia del consumismo a cui siamo sottoposti. \u00ab[&#8230;] per riassumere tutto il discorso, il vero fascino [&#8230;] della moda sta nel contrasto fra la sua diffusione ampia e onnicomprensiva e la sua rapida, fondamentale caducit\u00e0, nel diritto all\u2019infedelt\u00e0 nei suoi confronti\u00bb<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Resta dunque ad ognuno di noi decidere se essere fedeli o infedeli alla moda, purch\u00e9 si tenga a mente che il suo fare progettuale \u00e8 un gesto di creazione poetica, come il tentativo di dare nuovo senso e significato ai corpi che modifica anche l\u2019ambiente circostante. L\u2019atto del vestire e dell\u2019indossare degli abiti pu\u00f2 essere considerato antropologia perch\u00e9 descrive una prerogativa del genere umano. Quella della scelta. La decisione su cosa indossare non \u00e8 una prassi banale o semplice vanit\u00e0. Il come vogliamo apparire a noi stessi o agli altri ed il perch\u00e9 riponiamo parecchia importanza a questo momento, ci conduce ad esaminare la moda da una prospettiva stereotipata verso una visione molto pi\u00f9 profonda di ci\u00f2 che appare di fronte a noi.<\/p>\n\n<p>2. <em>Ovunque \u00e8 moda<\/em><\/p>\n\n<p>L\u2019altro protagonista del rapporto instaurato tra noi e l\u2019ambiente che ci circonda \u00e8 il design. Questa capacit\u00e0 di saper leggere e modificare il linguaggio delle cose trova declinazioni nella quotidianit\u00e0. Dagli oggetti che accompagnano le nostre giornate lavorative fino agli utensili di cui ci serviamo per cucinare, dall\u2019architettura che modifica le infrastrutture fino agli studi sull\u2019ergonomia che migliorano la produzione ed il nostro benessere psicofisico. Ogni prototipo ideato e realizzato dal designer si svincola dalla sua fissit\u00e0 funzionale, e cos\u00ec assume un significato ulteriore rispetto al suo uso \u201cnormale\u201d. Il design \u00e8 il risultato di questa visione complessa del mondo, ed il designer ne rappresenta la mente creatrice.<\/p>\n\n<p>Parafrasando le parole di Ugo La Pietra, potremmo dire che il design \u00e8 un sistema di comunicazione della societ\u00e0 e della politica, la cui speranza consiste nel credere che gli esseri umani possano abitare il mondo nel modo pi\u00f9 poetico. Seguendo la traiettoria delle linee immaginarie di questo ragionamento vedremo proiettata la nostra sagoma allo specchio ed il riflesso di ci\u00f2 che siamo disposti ad essere o che vorremmo poter essere. Esistono infatti migliaia di modi di stare al mondo. Il design semplicemente ci suggerisce quelli pi\u00f9 sostenibili, in collegamento col nostro modo di emozionarci e con la possibilit\u00e0 di ottenere il meglio da ci\u00f2 che abbiamo a disposizione. Il risultato \u00e8 che il design inteso come punto di vista sul mondo, proietta la moda in ogni luogo e tempo. Appartiene ad ogni civilt\u00e0, dagli egizi alla contemporaneit\u00e0, abbracciando epoche e luoghi diversi e distanti tra di loro. Tuttavia la macchina produttrice del settore moda \u00e8 spesso ricorsiva, poich\u00e9 \u00abla Moda ricrea un nuovo modo di pensare, che si configura come ancor pi\u00f9 dogmatico di quel che vorrebbe dare a vedere. Ogni maison, ogni stilista, ogni creatore veicola valori e senso del mondo \u2013 insomma una sorta di <em>Weltanschauung<\/em> \u2013 che finiscono per costituirsi come nuovi dogmi\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Dunque nel rapporto tra queste visioni del mondo e la reazione della collettivit\u00e0, l\u2019individuo crea nuovi orizzonti di senso. Ed \u00e8 in questo atto creativo che si conserva il legame tra la moda ed il design. Nonostante ci\u00f2 continueremo a domandarci da dove derivino le sensazioni che il fenomeno moda produce in noi? O da cosa sia mosso il nostro desiderio nei confronti di un oggetto? Queste ed altre domande rischiano di non trovare una risposta e forse non l\u2019avranno mai. Tuttavia nei dipinti di uno dei grandi pittori del novecento esistono delle analogie con la questione proposta.<\/p>\n\n<p>Una celebre opera del maestro Giorgio De Chirico credo sia esplicativa su ci\u00f2 che la moda ci trasmette ed il modo in cui subiamo il suo potere. Ne <em>Le muse inquietanti <\/em>(1917)l\u2019artistaaccosta elementi geometrici e figure diverse tra di loro. Queste figure ricordano a grandi linee dei manichini, con tendenze antropomorfe e con qualche riferimento allo stile dorico. Il significato ultimo riposto nel quadro, che rientra nella pittura metafisica, ovvero in ci\u00f2 che sta oltre la sensazione visibile, consiste nell\u2019indagine introspettiva che genera l\u2019elemento esterno su di noi. Il mondo della metafisica a cui si riferisce De Chirico si ricollega al tema del sogno ed al fatto che quest\u2019ultimi vengono organizzati dalla nostra mente in modo illogico. Le muse inquietanti turbano chi le osserva attentamente cos\u00ec come provocano un senso di estraneazione gli occhi vitrei dei manichini in posa o gli sguardi assenti di chi sfila in passerella. Il ruolo ed il significato dei manichini dechirichiani \u00e8 concettuale ma fisica \u00e8 la loro presenza-assenza. La moda dunque \u00e8 anche metafisica nella misura in cui genera turbamento. Sensazione universale ed onnicomprensiva a cui nessuno sfugge dopo averne fatto esperienza, come chi di fronte ad uno specchio tentasse di sottrarsi alla riproduzione dell\u2019identico semplicemente rompendolo o provando a cogliere impreparato il suo riflesso.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> G. Simmel, <em>La moda<\/em>, Mimesis, Milano 2015, p. 18.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Ivi, p. 15.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Ivi, p. 64.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Cfr. G. Leopardi, <em>Operette morali<\/em>, Bur-Rizzoli, Milano 2021.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> G. Simmel, <em>La moda<\/em>, cit., p. 65.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> A.F. Ambrosio, <em>Il vangelo delle vanit\u00e0. Moda e spirito<\/em>, Politi Seganfreddo Edizioni, Milano 2023, p. 14.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Carmelo Tomasello L\u2019arte \u00e8 pi\u00f9 importante della vita [\u2026] Perch\u00e9 essa, l\u2019arte, contiene una cosa incontenibile. Lo scatto in avanti P. Sorrentino Definire la moda \u00e8 un\u2019impresa velleitaria, persino illogica se chi tenta di comprenderne il significato non appartiene a questo mondo ricco di contraddizioni indecifrabili e volti assenti. 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