{"id":3625,"date":"2023-12-18T15:59:20","date_gmt":"2023-12-18T15:59:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3625"},"modified":"2023-12-18T16:00:05","modified_gmt":"2023-12-18T16:00:05","slug":"sulla-concezione-orteghiana-dellintellettuale-a-partire-da-alcune-pagine-dellopera-postuma-el-hombre-y-la-gente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/12\/18\/sulla-concezione-orteghiana-dellintellettuale-a-partire-da-alcune-pagine-dellopera-postuma-el-hombre-y-la-gente\/","title":{"rendered":"Sulla concezione orteghiana dell\u2019intellettuale a partire da alcune pagine dell\u2019opera postuma &#8220;El hombre y la gente&#8221;"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3625\" class=\"elementor elementor-3625\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3baf5cf8 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3baf5cf8\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-51a340e\" data-id=\"51a340e\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-26a13e33 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"26a13e33\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Mattia Burcheri<\/p>\n\n<p>Secondo il giudizio di Luciano Pellicani, nel contesto dell\u2019\u00abInstituto de Humanidades\u00bb di Madrid, con il corso universitario del 1949-50 dedicato a <em>El hombre y la gente <\/em>(<em>L\u2019uomo e la gente<\/em>), si concluse il pi\u00f9 importante capitolo della puntiforme e variegata riflessione di Jos\u00e9 Ortega y Gasset. Infatti, sebbene Ortega sia \u00abgeneralmente considerato un filosofo che occasionalmente ha compiuto delle incursioni nel campo della sociologia\u00bb \u2013 scriveva Pellicani in un contributo del 1984 su <em>Storia e sociologia secondo Ortega y Gasset <\/em>\u2013, \u00abi suoi saggi pi\u00f9 propriamente filosofici, e in particolare quelli epistemologici, furono scritti con il preciso proposito di preparare il terreno su cui costruire una teoria generale della struttura della vita sociale\u00bb<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Quest\u2019ultima, fu elaborata da Ortega nella \u00absua opera pi\u00f9 matura\u00bb, <em>L\u2019uomo e la gente<\/em>, che, oltre a costituire \u00abil nucleo pi\u00f9 sostanzioso del suo pensiero\u00bb, \u00e8 \u2013 sempre secondo Pellicani \u2013 \u00abun trattato di sociologia in cui si trova una teoria dell\u2019azione sociale di gran lunga pi\u00f9 valida di molte \u2013 compresa quella, tanto conclamata quanto fuorviante, di Weber \u2013 tra quelle che godono del favore della comunit\u00e0 internazionale degli scienziati sociali\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Senza addentrarci nel complicato quanto temerario confronto fra quel classico della sociologia che \u00e8 Max Weber e il pensatore madrileno, in riferimento al profondo valore del corso <em>L\u2019uomo e la gente<\/em> non sembra difficile confermare la posizione di Pellicani. Le sue affermazioni, infatti, non solo trovano condivisione nelle parole di un altro eminente conoscitore del pensiero orteghiano, Armando Savignano<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, ma anche solide conferme nelle testimonianze biografiche di Ortega stesso, il quale, oltre ad anticiparne l\u2019essenza in diverse occasioni<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, arriv\u00f2 persino a riconoscerlo come il culmine della sua dottrina sociologica<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. Qui, con un rigore metodologico di chiara ispirazione fenomenologica, Ortega aveva delineato il suo intento di identificare quali oggetti, fatti, fenomeni all\u2019interno dell\u2019ampia gamma dell\u2019esistente meritassero, in virt\u00f9 della loro peculiare natura, di essere definiti \u2018\u2018sociali\u2019\u2019 (\u00abde descubrir con irrecusable claridad, esto es, con genuina evidenzia, qu\u00e9 cosas, hechos, fenom\u00e9nos entre todos los que hay merecen por su diferencia con todos los dem\u00e1s llamarse \u2018\u2018sociales\u2019\u2019\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>).<\/p>\n\n<p>Si tratta di un\u2019opera in cui Ortega condensa in modo chiaro ed evidente alcune delle sue opere pi\u00f9 famose e che si articola secondo un movimento a spirale che lega prospettive sociologiche, antropologiche, storiche, politiche, filosofiche in una dottrina che, in estrema sintesi \u2013 e quindi con inevitabili semplificazioni \u2013, si dispiega a partire dalla piena maturazione del suo \u00abraziovitalismo\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>, il quale, coniugato ora al problema de \u00abla aparici\u00f3n del Otro\u00bb e all\u2019identificazione del tipo specifico di rapporto che intercorre tra uomo e uomo, ha condotto Ortega a riconoscere nella societ\u00e0 ci\u00f2 che egli stesso defin\u00ec l\u2019\u00abhumano deshumanizado\u00bb<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Tuttavia, coerentemente con l\u2019orientamento delineato dal titolo stesso di questa trattazione, pur riconoscendo l\u2019incontestabile rilevanza che <em>L\u2019uomo e la gente <\/em>riveste nell\u2019ambito delle ricostruzioni critiche e storiografiche del pensiero orteghiano, il nostro intento non \u00e8 quello di intraprenderne un\u2019esegesi al fine di scrutare le fondamenta della sua \u00abteoria generale della struttura della vita sociale\u00bb, ma di orientare la nostra attenzione verso i primi segmenti dell\u2019opera in oggetto, mettendo a fuoco l\u2019esplicita presa di posizione di Ortega nei confronti del panorama intellettuale contemporaneo. Questa scelta di campo \u00e8 motivata dal fatto che, sebbene sistematicamente ignorata, per quanto esigua nella sua estensione, con la critica alle grossolane semplificazioni cui \u00e8 andato storicamente incontro il concetto di \u2018\u2018societ\u00e0\u2019\u2019 Ortega non solo affronta con vigore la sfida del suo tempo \u2013 il quale presumeva di poter progredire senza la guida di idee chiare e distinte riguardanti i complessi fenomeni inerenti la vita collettiva \u2013, ma offre altres\u00ec lo spunto per una meditazione di pi\u00f9 ampio respiro sul ruolo dell\u2019intellettuale quale catalizzatore e direttore di cambiamento culturale, nonch\u00e9 di <em>forza-guida<\/em> fondamentale alla creazione e alla disseminazione di concetti che modellano la societ\u00e0.<\/p>\n\n<p>Tale approccio all\u2019opera, e pi\u00f9 in particolare \u2013 \u00e8 bene precisarlo \u2013 alle prime pagine che ne costituiscono l\u2019incipit, schiuder\u00e0 le porte ad una prospettiva pedagogica, offrendoci l\u2019opportunit\u00e0 di mettere in luce come, all\u2019interno del <em>corpus<\/em> degli scritti orteghiani, sussista un inestinguibile rapporto di reciprocit\u00e0 tra la sfera intellettuale e quella educativa. Una connessione che, oltre a mostrare una consapevolezza di eccezionale importanza che ha mantenuto la sua forza inalterata lungo l\u2019intera estensione della sua produzione, potrebbe anche prestare il fianco a future letture globali del suo itinerario speculativo, offrendo una valida alternativa alle consuete periodizzazioni e disgregazioni del suo pensiero in \u2018\u2018fasi\u2019\u2019<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>. Tuttavia, prima di cominciare la trattazione di questi argomenti, la prassi accademica vuole che si specifichi e puntualizzi fin da ora che quanto seguir\u00e0 non potr\u00e0 inserirsi in nessun modo nel contesto di un\u2019analisi approfondita che espone il rapporto tra la sfera intellettuale e quella educativa all\u2019interno del pensiero orteghiano. Data l\u2019estensione esigua dell\u2019elaborato, siamo costretti a proporne soltanto uno scarno abbozzo, limitandoci, nel concreto, a individuare nell\u2019impegno pedagogico di Ortega la natura intima del suo pensiero, nonch\u00e9 la fonte e scaturigine della sua intera opera.<\/p>\n\n<p>1. <em>La critica al pensiero sociologico contemporaneo e la necessit\u00e0 di una riflessione che sappia illuminare e comprendere i fenomeni elementari e costituitivi del fatto sociale.<\/em><\/p>\n\n<p>Allo stesso modo di quanto era stato gi\u00e0 fatto in apertura del libro <em>La rebeli\u00f3n de las masas <\/em>(1930)<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>, anche con l\u2019incipit dell\u2019opera <em>El hombre y la gente<\/em> Ortega d\u00e0 avvio alla sua riflessione attraverso l\u2019individuazione di un fenomeno, per cos\u00ec dire, \u2018\u2018estetico\u2019\u2019. Penetrando il tessuto sociale contemporaneo, tramite una successione ritmica di termini, Ortega illustra la profusione di concetti e idee legate al contesto politico, economico, sociale e internazionale di cui la <em>gente<\/em> \u2018\u2018parla\u2019\u2019. Un fenomeno, per\u00f2, la cui portata non si esaurisce nella mera volgarit\u00e0 della conversazione popolare sugli affari pubblici, ma che rivela conseguenze ben pi\u00f9 vaste, profonde e, soprattutto, gravi: l\u2019insorgere dei conflitti bellici come risposta e soluzione alle tensioni e alle controversie ideologiche tra Stati<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Se trata de lo siguiente: Hablan los hombres hoy. A toda hora, de la ley y del derecho, de la naci\u00f3n y de lo internacional, de la opini\u00f3n p\u00fablica y del poder p\u00fablico, de la pol\u00edtica buena y de la mala, de pacifismo y belicismo, de la patria y de la humanidad, de justicia e injusticia social, de colectivismo y capitalismo, de socializaci\u00f3n y de liberalismo, de autoritarismo, de individuo y colectividad, etc., etc. Y no solamente hablan en el peri\u00f3dico, en la tertulia, en el caf\u00e9, en la taberna, sino que, adem\u00e1s de hablar, discuten. Y no s\u00f3lo discuten, sino que combaten por las cosas que esos vocablos designan. Y en el combate acontece que los hombres llegan a matarse los unon a los otros, a centenares, a miles, a millones<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Memore del contesto storico segnato dal recente conflitto mondiale, Ortega offre un\u2019istantanea dello stato delle discussioni che coinvolgono l\u2019uomo contemporaneo e riconosce nelle trivialit\u00e0 e grossolane semplificazioni della massa sui temi riguardanti la vita collettiva una delle sue cause scatenanti (\u00abEn los atroces acontecimientos de estos a\u00f1os, en modo alguno est\u00e1s hoy conclusos y finiquitados, ha intervenido muy principalmente, como su causa decisiva, la confusi\u00f3n que los contempor\u00e1neos padecen respecto a la idea de sociedad\u00bb<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>). Ma per quanto di tali questioni si discuta ampiamente e animatamente, e per quanto per tali questioni si siano impugnate armi e si siano uccisi uomini e annichilite culture e tradizioni, tutto ci\u00f2 non ha prodotto un loro sostanziale chiarimento. Al contrario, scrive Ortega, \u00abuna de las desdichas mayores del tiempo es la aguda incongruencia entre la importancia que al presente tienen todas esas cuestiones y la tosquedad y confusi\u00f3n de los conceptos sobre las mismas que esos vocablos representan\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Queste parole servono ad Ortega a mette in luce un punto cruciale che attraversa tutta l\u2019intelaiatura del pensiero sociologico contemporaneo, ossia lo <em>iatus<\/em> che sussiste tra il fervore dei dibattiti e una comprensione autentica, tale per cui una soluzione efficace pu\u00f2 emergere solo quando si giunge a comprendere l\u2019idea stessa di societ\u00e0 come fulcro di tutte le discussioni e i conflitti. Infatti, Ortega nota che concetti quali la legge, il diritto, la collettivit\u00e0, l\u2019autorit\u00e0, la libert\u00e0, ecc., portino con s\u00e9 un ingrediente fondamentale: l\u2019idea del sociale, il concetto stesso di societ\u00e0. Ma quando l\u2019idea del sociale si fa sfuggente e non \u00e8 chiara, la portata di queste parole perde significato, e le loro evocazioni diventano puri enunciati senza sostanza, vuota retorica, demagogia. Ed \u00e8 solo discendendo nella battaglia delle opinioni e nello scontro tra i partiti mediante l\u2019esercizio filosofico che \u00e8 possibile sollevarsi da quella che Ortega definisce \u00abuna de las desdichas mayores del tiempo\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. Una disgrazia generata dall\u2019incapacit\u00e0 del pensiero sociologico di definire con decisione i fenomeni basilari dell\u2019umana convivenza, \u00abhasta el punto de quo no es posible dirigir al profano hacia ninguna publicaci\u00f3n donde pueda, de verdad, rectificar y pulir sus conceptos sociol\u00f3gicos\u00bb<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>. Infatti, Ortega puntualizza che la grossolanit\u00e0 e la confusione da lui denunciata \u00abrespecto a materia tal no existe s\u00f3lo en el vulgo, sino tambi\u00e9n en los hombres de ciencia\u00bb<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>, e, a questo proposito, in un denso riferimento autobiografico aggiunge:<\/p>\n\n<p>No olvidar\u00e9 nunca la sorpresa te\u00f1ida de verg\u00fcenza y de esc\u00e1ndalo que sent\u00ed cuando, hace muchos a\u00f1os, consciente de mi ignorancia sobre este tema, acud\u00ed lleno de ilusi\u00f3n, desplegadas todas las velas de la esperanza, a los libros de sociolog\u00eda, y me encontr\u00e9 con una cosa incre\u00edble, a saber: que los libros de sociolog\u00eda no nos dicen nada claro sobre qu\u00e9 es lo social, sobre qu\u00e9 es la sociedad. M\u00e1s a\u00fan: no s\u00f3lo no logran darnos una noci\u00f3n precisa de qu\u00e9 es lo social, de qu\u00e9 es la sociedad, sino que, al leer esos libros, descubrimos que sus autores \u2014los se\u00f1ores soci\u00f3logos\u2014 ni siquiera han intentado un poco en serio ponerse ellos mismos en claro sobre los fen\u00f3menos elementales en que el hecho social consiste. Inclusive, en trabajos que por su t\u00edtulo parecen enunciar que van a ocuparse a fondo del asunto, vemos luego que lo eluden \u2014dir\u00edamos\u2014 concienzudamente. Pasan sobre estos fen\u00f3menos \u2014repito, preliminares e inexcusables\u2014 como sobre ascuas, y, salvo alguna excepci\u00f3n, aun ella sumamente parcial \u2014-como Durkheim\u2014, les vemos lanzarse con envidiable audacia a opinar sobre los temas m\u00e1s terriblemente concretos de la humana convivencia<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Come \u00e8 possibile notare, la critica che Ortega muove al pensiero sociologico \u00e8 quella di non aver posto il problema, euristicamente fecondo e tipicamente filosofico del \u2018\u2018<em>che cos\u2019\u00e8<\/em>\u2019\u2019 la societ\u00e0, ma di aver volto la sua attenzione su cosa c\u2019\u00e8 <em>qui <\/em>presente, privilegiando un atteggiamento di tipo descrittivo e funzionale delle forme e delle strutture sociali e lasciando con ci\u00f2 niente pi\u00f9 che una serie di disquisizioni sui temi pi\u00f9 terribilmente concreti dell\u2019umana convivenza. E se neppure i portavoce di quella disciplina mossa dall\u2019intenzione programmatica di rendere chiaro ed evidente cosa sia la societ\u00e0 si sono mostrati capaci di conseguire tale intento, non ci si stupisca che questa chiarezza non la si trovi neppure nei suoi stati pi\u00f9 bassi e profondi, dal momento in cui, come Ortega stesso aveva gi\u00e0 intuito nel 1923, \u00abde lo que hoy se empieza a pensar depende lo que ma\u00f1ana se vivir\u00e1 en las plazuelas\u00bb<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>. Di conseguenza, non dovrebbe nemmeno stupire il fatto che, sia pure nella confusione e nella vaghezza dei concetti che gli uomini esprimono e difendono, si arrivi ancora a impugnare un\u2019arma per imporli ovunque. Essendo sprovvisto di definizioni e argomentazioni, all\u2019uomo non resta che sbattere i pugni e imporre la propria forza, sia sul piano individuale, come visto con <em>La ribellione delle masse<\/em>, sia sul piano collettivo, come dimostra l\u2019abisso delle due guerre mondiali: \u00abHe aqu\u00ed c\u00f3mo la ineptitud de la sociolog\u00eda, llenando las cabezas de ideas confusas, ha llegado a convertirse en una de las plagas de nuestro tiempo. La sociolog\u00eda, en efecto, no est\u00e1 a la altura de los tiempos; y por eso los tiempos, mal sostenidos en su altitud, caen y se precipitan\u00bb<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>.<\/p>\n\n<p>2. <em>Il ruolo dell\u2019intellettuale<\/em><\/p>\n\n<p>Con le poche pagine che contengono la critica al pensiero sociologico contemporaneo, Ortega mostra chiaramente quella che fu una delle caratteristiche della sua opera rimasta pressoch\u00e9 invariata fin dalle sue prime pubblicazioni, vale a dire il suo configurarsi, in ci\u00f2 che vi \u00e8 di profondo ed essenziale, come il riflesso di un autore di cui \u00abvocaci\u00f3n intelectual y la vocaci\u00f3n pedag\u00f3gica\u00bb<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a> si fanno parti di un unico momento inscindibile. Non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di una semplice suggestione, dal momento in cui Ortega, gi\u00e0 nel 1910, partendo dal riconoscimento che \u00abhay que educar la ciudad para educad al individuo\u00bb, chiedeva all\u2019uditorio della conferenza dal titolo programmatico <em>La pedagog\u00eda social como programa pol\u00edtico<\/em>: \u00abc\u00f3mo, en efecto, mejorar a Espa\u00f1a seriamente si no tenemos una idea un poco exacta de lo que debe ser una sociedad?\u00bb<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Con la conferenza di Bilbao Ortega mostra non solo la consapevolezza che senza una idea chiara di cosa \u00e8 che sia la \u2018\u2018societ\u00e0\u2019\u2019, di ci\u00f2 che comporti in termini di organizzazione, interazioni umane, dinamiche sociali qualsiasi sforzo di miglioramento manca di direzione e scopo, ma, sia pure in modo latente, riconosceva agli intellettuali la responsabilit\u00e0 di assumere il ruolo di guida e punto di riferimento, nonch\u00e9 di fornire chiarezza e direzione nei dibattiti e nelle decisioni sul progetto della Nazione: questo \u00e8 il compito che Ortega stesso si \u00e8 attribuito e che ha cercato di assolvere lungo la sua intera esistenza, nonch\u00e9 la responsabilit\u00e0 che, in qualit\u00e0 di intellettuale, ha sentito su di s\u00e9 di portare la filosofia al servizio della politica e della vita sociale nel suo insieme, operando in vista di un rinnovamento della cultura del suo Paese attraverso una radicale riforma del pensiero<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>.<\/p>\n\n<p>A questo proposito, in un libricino comparso a Napoli nel 1971 dal titolo <em>Antropologia ed etica di Ortega y Gasset<\/em>, Pellicani scriveva: \u00abOrtega accett\u00f2 la sua \u2018\u2018circostanza\u2019\u2019 \u2013 la Spagna dei primi anni del secolo \u2013 come il suo \u2018\u2018destino\u2019\u2019 e sent\u00ec come un irrecusabile dovere la \u2018\u2018missione\u2019\u2019 di risvegliare intellettualmente e moralmente il suo paese. In particolare egli avvert\u00ec l\u2019urgenza di iniettare nella cultura spagnola un germe di cui essa era stata sempre priva: la riflessione filosofica\u00bb<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>. Da ci\u00f2 si capisce anche chi, scorgendo sullo sfondo della sua produzione i lineamenti di una \u00abpedagogia civica\u00bb, abbia individuato nel tema\/problema pedagogico l\u2019unico ad essere resistito al tempo e alle periodizzazioni cui \u00e8 andato incontro il suo pensiero, arrivando, in alcuni casi, a riconoscervi la cifra che pi\u00f9 di ogni altra ha caratterizzato la sua filosofia<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Pur non potendo riportare in modo puntuale e rigoroso i pochi ma importanti contributi che hanno sostenuto questa posizione, possiamo almeno riconoscere che, al di l\u00e0 dell\u2019evidente complessit\u00e0 delle concezioni orteghiane, della policromia delle posizioni man mano elaborate e sostenute, della molteplicit\u00e0 degli oggetti presi in esame, della variet\u00e0 di riflessioni e intuizioni disseminate lungo la costellazione dei suoi articoli (libri, conferenze, interventi pubblici), sembra celarsi una profonda coerenza interna derivata dall\u2019interesse imperturbato e costante di Ortega \u00abper l\u2019uomo e per la sua vita, per la sua autoformazione e per la sua realizzazione\u00bb<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. Si tratta di quello che, almeno nelle sue fasi iniziali, si \u00e8 configurato come uno fra i grandi temi della sociologia, e in particolare comtiana, basata sull\u2019impegno sociale degli intellettuali chiamati a utilizzare le proprie ricerche e le proprie riflessioni per risolvere i problemi del proprio tempo.<\/p>\n\n<p>Un coinvolgimento di Ortega all\u2019interno delle complicate trame della vita spagnola che avrebbe richiesto, per\u00f2, una radicale riformulazione della figura dell\u2019intellettuale, la quale, sino ad allora, si trovava del tutto incapace a esercitare un\u2019efficacia sociale concreta. Riconoscendo, infatti, che il proprio popolo fosse legato \u00abad una struttura della societ\u00e0 e della politica di fatto assai arretrata\u00bb<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> &#8211; e, con ci\u00f2, che non avrebbe riservato alcuna attenzione verso ci\u00f2 che fosse distaccato e solenne accogliendo invece soltanto ci\u00f2 che rientrasse del quotidiano e volgare &#8211; Ortega si pose come compito imprescindibile quello di riattivare l\u2019eco delle antiche memorie del filosofare ellenico, discendendo nella vita comune e consentendo al suo pensiero e alla sua opera di sgorgare all\u2019interno di quella piazza intellettuale che, a suo tempo, trovava nell\u2019ambito del giornalismo la sua quintessenza.<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a><\/p>\n\n<p>Ortega stesso, nel 1932, a proposito di tale \u2018\u2018missione\u2019\u2019, cos\u00ec si espresse: \u00abhe aceptado la circunstancia de mi naci\u00f3n y de mi tiempo. Espa\u00f1a padec\u00eda y padece un d\u00e9ficit de orden intelectual. Hab\u00eda perdido la destreza en el manejo de los conceptos que son \u2014ni m\u00e1s ni menos\u2014 los instrumentos con que andamos entre las cosas. Era preciso ense\u00f1arla a enfrontarse con la realidad y transmutar \u00e9sta en pensamiento, con la menor p\u00e9rdida posible\u00bb<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>. Non possiamo sapere se la perdita a cui si riferisse Ortega fosse quella di non poter elaborare, sulla base di un pensiero che sgorgasse \u00aben la charla amistosa, en el peri\u00f3dico, en la conferencia\u00bb, un sistema filosofico organicamente strutturato. Rimane il fatto che, per quanto la sua scelta di campo sia sfociata &#8211; soprattutto negli anni successivi alla sua morte &#8211; in accuse di asistematicit\u00e0 da parte dei suoi critici, in essa si concreta e si fa visibile la responsabilizzazione dell\u2019intellettuale in vista di un coinvolgimento diretto di questo all\u2019interno della vita pubblica, rompendo cos\u00ec con una plurisecolare tradizione che vedeva la sua attivit\u00e0 relegata ai soli studi specialistici e accademici. Infatti, \u00abconvinto che l\u2019intellettuale non dovesse limitarsi a vivere un\u2019esistenza separata dalla realt\u00e0, puramente dedita alla ricerca, Ortega credeva che il suo compito come docente universitario fosse quello di risvegliare le coscienze attraverso una profonda riforma culturale, una formazione individuale e collettiva che proprio dall\u2019Universit\u00e0 doveva partire. La consapevolezza del proprio ruolo di educatore lo spinse infatti a rapportarsi costantemente al mondo esterno, alla societ\u00e0, con il fine di trasformarla\u00bb<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> L. Pellicani,\u00a0<em>Storia e sociologia secondo Ortega y Gasset,<\/em>\u00a0in Id. e L. Infantino (a cura di),\u00a0<em>Attualit\u00e0 di Ortega y Gasset<\/em>, Le Monnier, Firenze 1984, p. 115 e seg.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> L. Pellicani, <em>La teoria orteghiana della modernit\u00e0<\/em>, in Id. e M. C. Federici (a cura di), <em>Rileggere Ortega y Gasset in una prospettiva sociologica<\/em>, Maltemi, Milano 2018, p. 17.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Il quale sottolinea la necessit\u00e0 di ricondurre la \u00abvisione sociologica e storico-politica\u00bb di Ortega al concetto di \u00abragione storica\u00bb, con tutte le implicazioni sul piano epistemologico. Cfr. A. Savignano, <em>Introduzione<\/em>, in J. Ortega y Gasset, <em>L\u2019uomo e la gente<\/em>, Mimesis, Milano 2016, p. 7 e seg.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Da un punto di vista storiografico, la prima volta in cui Ortega deline\u00f2 in modo inequivocabile la sua teoria generale della societ\u00e0 risale alla Conferenza di Valladolid del 1934, durante la quale propose pubblicamente l\u2019idea degli\u00a0 \u00abusi\u00bb come base fondamentale delle azioni che le persone compiono per rapportarsi alle svariate situazioni ove si dispiega insieme agli altri esseri umani la loro esistenza (\u00abuna norma del comportamiento \u2013 intelectual, sentimental o fisico \u2013 que se impone a los individuos, quieran estos o no [\u2026] el autentico poder social, an\u00f3nimo, impersonal, independiente de todo grupo o individuo determinado\u00bb. Cfr. J. Ortega y Gasset, <em>El hombre y la gente. Conferencia en Valladolid<\/em>, in Id., <em>Obras Completas<\/em>, Tomo IX, Taurus, Madrid, 2009, pp. 166-174). Successivamente tenne corsi e conferenze sullo stesso tema in diverse parti del mondo \u2013 tra le quali si vuole ricordare in modo particolarmente rilevante la Conferenza di Rotterdam (cfr. J. Ortega y Gasset, <em>El hombre y la gente<\/em>, in Id., <em>Obras Completas<\/em>, Tomo IX, pp. 203 \u2013 217) -, preparando la pubblicazione dell\u2019opera sulla base del corso sopramenzionato del 1949-\u201950. Tuttavia, la morte improvvisa di Ortega imped\u00ec la realizzazione del progetto, pubblicato postumo dalla <em>Revista de Occidente<\/em>, della quale Ortega fu fondatore, Direttore e alla quale si deve la pubblicazione delle sue <em>Obras Completas<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> A tal proposito Pellicani ricorda che Ortega, \u00aba partire dal 1928, ripetutamente annunci\u00f2 la stesura di due opere in cui avrebbe condensato le conclusioni delle sue ricerche teoriche: in una di esse \u2013 <em>El hombre y la gente <\/em>\u2013 avrebbe disegnato una statica sociale, nell\u2019altra \u2013 <em>Aurora de la raz<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n hist<\/em><em>\u00f3<\/em><em>rica <\/em>\u2013 una dinamica sociale\u00bb. Cfr. L. Pellicani, <em>Storia e sociologia secondo Ortega y Gasset<\/em>, cit., p. 115.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>El hombre y la gente<\/em>, in Id., <em>Obras Completas<\/em>, Tomo VII, Madrid, Revista de Occidente, 1964<sup>2<\/sup>, p. 113.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Non a caso Armando Savignano, in riferimento al libro <em>L\u2019uomo e la gente, <\/em>lo definisce \u00abla cifra e il compendio della sua evoluzione filosofica\u00bb. Cfr. A. Savignano, <em>Introduzione<\/em>, cit., p. 8.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>El hombre y la gente<\/em>, cit., p. 199.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Nell\u2019ambito della critica filosofica che ha esplorato l\u2019evoluzione del pensiero di Ortega, si vuole ricordare, a titolo di esempio, la posizione di Armando Savignano, il quale ha delineato quattro distinte fasi di sviluppo espresse in un \u00abperiodo giovanile\u00bb, un \u00abperiodo antropologico\u00bb, un \u00abperiodo ontologico\u00bb e un non ulteriormente precisato periodo in cui \u00absi produce una \u2018\u2018radicalizzazione\u2019\u2019 dell\u2019idea di filosofia e di pensare, in rapporto, forse, con quel pessimismo e ansia di sistema, non disgiunti dalle preoccupazioni per la situazione socio-politica spagnola e europea, soprattutto, quale conseguenza della fecondit\u00e0 metodologica-sistematica della pratica della ragion storica, spinta fino alle estreme implicazioni.\u00bb Cfr. A. Savignano, <em>La filosofia di J. Ortega y Gasset<\/em>, in \u00abRivista di Filosofia Neo-Scolastica\u00bb, Vol. 75, No. 3 (luglio-settembre 1983), pp. 433\u2013435. Personalmente ritengo che, sebbene egli abbia in parte corretto e ridimensionato alcune tesi in precedenza avanzate, alimentando indirettamente la pratica assai in uso presso i critici di suddividere gli itinerari filosofici in fasi, tutta la sua opera ha mantenuto nel corso del tempo una sostanziale unit\u00e0 tematica che, partendo dalla critica al paradigma realista e idealista quali prospettive filosofiche da abbandonare e superare, si dispiega come una disposizione <em>analitica <\/em>\u2013 secondo la destinazione semantica che Ortega stesso attribuisce a questo termine in <em>Origine ed epilogo della filosofia <\/em>\u2013 di pensieri che scaturiscono da un \u00abprimo pensiero\u00bb e che procedono secondo \u00abun\u2019analisi progressiva\u00bb. Cfr. J. Ortega y Gasset, <em>Origen y epilogo de la <\/em>filosofia, in Id., <em>Obras Completas, <\/em>Tomo IX, Madrid, Revista de Occidente, 1983, p. 350 e sgg. Questo primo pensiero, questa unit\u00e0 tematica, \u00e8 la \u00abrealt\u00e0 radicale\u00bb &#8211; o, continuando a convincerci che sia possibile racchiudere il senso della vita in una formula \u2013 il suo \u00abraziovitalismo\u00bb. A tal proposito, trovo interessante notare che molti studi che gi\u00e0 dal titolo dichiarano di occuparsi di un aspetto specifico del pensiero orteghiano inizino in modo del tutto indifferenziato esaminando in profondit\u00e0 la celebre espressione del Quijote \u00abio sono io e la mia circostanza\u00bb, vale a dire, per l\u2019appunto, la formula che meglio esprime, sia pure in modo lapidario, il raziovitalismo orteguiano. E ci\u00f2 perch\u00e9, che si occupi di sociologia, di antropologia, di estetica, politica o storia delle idee, Ortega parte dalla teoria della realt\u00e0 radicale e vi ritorna.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>La rebeli\u00f3n e las masas<\/em>, in Id, <em>Obras Completas<\/em>, Tomo IV, Madrid, Revista de Occidente, 1966<sup>6<\/sup>, pp. 111 \u2013 310.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> In accordo con l\u2019analisi di Luciano Pellicani, nell\u2019ambito del pensiero di Ortega y Gasset, l\u2019ideologia \u00e8 da considerare come \u00abl\u2019orientamento generale degli spiriti\u00bb. Quest\u2019ultimo, non si limita a essere una semplice interpretazione pi\u00f9 o meno coerente del mondo, ma possiede anche un forte carattere normativo e assiologico. In altre parole, l\u2019ideologia non si limita a delineare una visione del mondo, ma \u00e8 anche un sistema di valori morali e giudizi di valore. \u00c8, in ultima analisi, una combinazione di interpretazioni e piani d\u2019azione. Ci\u00f2 che rende particolare e distintiva questa prospettiva \u00e8 il fatto che l\u2019ideologia mantiene il suo carattere di \u00abidea inconsapevole\u00bb. Su ci\u00f2 cfr. L. Pellicani, <em>Introduzione a Ortega<\/em> <em>y Gasset<\/em>, Liguori, Napoli, 1978, p. 62.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>El hombre y la gente<\/em>, cit. p. 79.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ivi p. 113.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Ivi p. 80.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Ivi p. 80 e seg.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>El tema de nuestro tiempo<\/em>, in Id., <em>Obras Completas<\/em>, Tomo III, Revista de Occidente, Madrid, 1966<sup>6<\/sup>, p. 156<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Ivi p. 82.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Cfr. \u00c1. Casado, <em>Ortega y a educaci<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n. Perfiles de una trayectoria<\/em>, in \u00abRevista espa\u00f1ola de pedagog\u00eda\u00bb, LIX, 220 (2001), pp. 385\u2013401.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>La pedagog\u00eda social como programa pol\u00edtico<\/em>, in Id., <em>Obras Completas<\/em>, Tomo I, Madrid, Revista de Occidente, 1966<sup>7<\/sup>, p. 515.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Cfr. E. Macinai, <em>Il filosofo nella plauzela. Gli albori della pedagog<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a social di Jos\u00e8 ortega y Gasset<\/em>, in \u00abRicerche di Pedagogia e Didattica \u2013 Journal of Theories and Research in Education\u00bb, IX, 3 (2014), p. 102.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> L. Pellicani, <em>Antropologia ed etica di Ortega y Gasset<\/em>, Napoli, Guida Editori, 1971, p. 8.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Cfr. R. McClintock, <em>Man and his circumstances. Ortega as educator<\/em>, New York, Teachers College Press, 1971.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> E. Macinai, <em>Il filosofo nella plauzela. Gli albori della pedagog<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a social di Jos\u00e8 ortega y Gasset<\/em>, cit., p. 115.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Cfr. P. Scotton, <em>Educazione alla vita politica. Individuo e societ\u00e0 nel pensiero di Jos\u00e9 Ortega y Gaset, a partire dalle Meditaciiones del Quijote (1914)<\/em>, in \u00abHistory of Education &amp; Children\u2019d Literature\u00bb, IX, 2 (2014), p. 604.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Discendente da una famiglia di eminente tradizione giornalistica, con genitori entrambi attivi nel settore, Ortega si distinse per la collaborazione con un vasto assortimento di riviste, di cui <em>El Imparcial, <\/em>fondata dal nonno, fu una delle pi\u00f9 prestigiose. Fu inoltre fondatore della<em> Revista de Occidente <\/em>e della rivista <em>El Sol.<\/em> La maggior parte delle opere da lui pubblicate non furono altro che volumi in cui Ortega raccolse gli articoli di un periodo specifico e concernenti lo stesso argomento. Va anche ricordato che, a partire dall\u2019assunzione della carica di Direttore della <em>Biblioteca de las Ideas del Siglo<\/em>, sostenne attivamente la traduzione e la diffusione in Spagna delle opere cardine di intellettuali quali Freud, Jung, Simmel, Husserl, Einsetin, Scheler, manifestando l\u2019impegno all\u2019espansione della conoscenza attraverso la promozione dei contributi intellettuali imprescindibili alla comprensione del panorama filosofico contemporaneo.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> J. Ortega y Gasset, <em>El quehacer del hombre<\/em> <em>(Registrado en disco el 30 de junio de 1932)<\/em>, in Id., <em>Obras Completas<\/em>, Tomo IV, Revista de Occidente, Madrid, 1966<sup>6<\/sup>, p. 367.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> P. Scotton, <em>Bildung e Universit\u00e0. La filosofia classica tedesca nella riflessione pedagogica novecentesca tra Spagna e Stati uniti<\/em>, in C. De pascale, M. V. D\u2019alfondo, R. Formisano (a cura di), <em>La nuova Bildung. Riflessioni tra filosofia e pedagogia nella filosofia classica tedesca<\/em>, \u00abAnnali online della Didattica e della Formazione Docente\u00bb, XII, 19 (2020), p. 212.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mattia Burcheri Secondo il giudizio di Luciano Pellicani, nel contesto dell\u2019\u00abInstituto de Humanidades\u00bb di Madrid, con il corso universitario del 1949-50 dedicato a El hombre y la gente (L\u2019uomo e la gente), si concluse il pi\u00f9 importante capitolo della puntiforme e variegata riflessione di Jos\u00e9 Ortega y Gasset. 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