{"id":3647,"date":"2023-12-18T16:09:03","date_gmt":"2023-12-18T16:09:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3647"},"modified":"2023-12-18T16:09:43","modified_gmt":"2023-12-18T16:09:43","slug":"una-lettura-antinatalista-de-la-strada-di-cormac-mccarthy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2023\/12\/18\/una-lettura-antinatalista-de-la-strada-di-cormac-mccarthy\/","title":{"rendered":"Una lettura antinatalista de &#8220;La strada&#8221; di Cormac McCarthy"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3647\" class=\"elementor elementor-3647\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2922f30a elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2922f30a\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-4b5fb066\" data-id=\"4b5fb066\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-31867ade elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"31867ade\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Sarah Dierna<\/p>\n\n<p>Prima di dire qualcosa sul romanzo di Cormac McCarthy, <em>La strada <\/em>appunto, vorrei partire da uno dei dialoghi di Pavese che porta lo stesso nome.<\/p>\n\n<p>In esso Edipo, ormai cieco, incontra un mendicante col quale si tormenta per il suo destino gi\u00e0 deciso fino all\u2019ultima fibra del corpo, per la condanna di sapere che qualsiasi gesto, anche il pi\u00f9 trascurabile, sia stato gi\u00e0 scritto ed \u00e8 dunque destino che si compie. Una delle ultime battute che il mendicante rivolge al re di Tebe \u00e8 significativa per la sua esattezza: \u00abNon siamo noi che abbiamo fatto il nostro sangue\u00bb<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n<p>A seconda di come si scelga di interpretarla, questa frase pu\u00f2 significare tante cose. Tra tali interpretazioni, c\u2019\u00e8 sicuramente la risposta data a Edipo nell\u2019affermare un totale determinismo sulla vita e sugli eventi che interessano le faccende umane. Pu\u00f2 anche volere dire che questo destino gi\u00e0 stabilito sia il sigillo di ogni nuova creatura che non ha scelto di esistere ma che, esistendo, inevitabilmente subisce tutte le conseguenze della sorte che \u00e8 propria della condizione umana. Appartiene agli esseri umani il dolore di sapere il proprio morire e di vedere quello dei propri genitori precederci; appartiene agli esseri umani il dolore per gli affetti perduti, per l\u2019abbandono delle persone alle quali vogliamo bene e per il vuoto che la loro scomparsa ha lasciato.<\/p>\n\n<p>C\u2019\u00e8 un destino gi\u00e0 scritto anche per i protagonisti di McCarthy, un padre e un figlio che non hanno nome, costretti a lasciare il proprio focolare domestico e a mettersi in viaggio verso Sud alla ricerca di una <em>terra promessa<\/em> che possa essere ancora calda, fertile, accogliente e non \u00absterile, erosa, sventrata\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> come quella che calpestano e dalla quale scappano.<\/p>\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un luogo che non sia stato arso dalle fiamme e ridotto in cenere; anche gli alberi sono crollati e i pochi semi rimasti sul suolo sono gi\u00e0 marci per favorire una nuova fioritura; non si trovano pi\u00f9 case che siano ancora lo spazio confortevole di una famiglia.<\/p>\n\n<p>Il viaggio, questo grande archetipo della letteratura che coinvolge anche i due personaggi de <em>La strada<\/em>, non \u00e8 che una metafora della vita stessa nelle sue asperit\u00e0, nel suo ostinato percorso che conduce al domani e, giorno dopo giorno, alla morte.<\/p>\n\n<p>McCarthy riesce a rendere l\u2019avvicendarsi di questo destino restituendolo mediante uno stile generosamente descrittivo ma monotono e ripetitivo che rende i luoghi quasi identici tra di loro, gli itinerari tutti uguali e cos\u00ec i momenti di sosta; uno stile che accompagna il lettore dalle prime fino alle ultime pagine senza nessun particolare sconvolgimento o sorpresa. Non c\u2019\u00e8 infatti da aspettarsi niente perch\u00e9, bench\u00e9 possano cambiare le circostanze particolari, gli eventi sono sempre inseriti nella stessa cornice gi\u00e0 inchiodata al muro in cui la vita si dispiega e dove \u00abexister\u00bb, per utilizzare una metafora assai efficace di Th\u00e9ophile de Giraud, \u00abn\u2019est ainsi rien d\u2019autre qu\u2019errer dans une for\u00eat de craintes o\u00f9 la question n\u2019est jamais de savoir <em>si <\/em>le Mal nous atteindra, mais seulement <em>quand <\/em>et sous quelle <em>forme <\/em>il fera de nous sa proie terrifi\u00e9e\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n<p>1. <em>Il rapporto con il divino<\/em><\/p>\n\n<p>Il cuore pulsante del romanzo, pi\u00f9 che sull\u2019anelata meta da raggiungere o sul fumo di una terra che sospira finalmente di sollievo per la scomparsa \u2013 o comunque significativa riduzione \u2013 di <em>Homo Sapiens<\/em>, batte intorno alla relazione padre-figlio: alla cura attenta e totale del primo per rendere lieve il cammino del secondo; all\u2019ingenuit\u00e0 e la tenerezza del secondo, schierato dalla parte dei buoni e ancora fiducioso che \u2018l\u00ec sopra\u2019 ci sia un Dio capace di vedere il loro segnale luminoso e dunque disposto a salvarli.<\/p>\n\n<p>La fede mi sembra un tema spiccatamente presente nelle pagine di McCarthy. Invocata dagli esseri umani a garanzia di una vita immortale e come promessa di un aldil\u00e0 felice, l\u2019autore descrive i pochi reduci di questa esistenza naufragata come \u00abgusci di uomini senza fede che avanzavano barcollanti sul selciato come nomadi in una terra febbricitante\u00bb e lo schizzo divino che li sosteneva e li indirizzava \u00abla rivelazione finale della fragilit\u00e0 di ogni cosa\u00bb. Tutte queste \u00abvecchie e spinose questioni si erano risolte in tenebre e nulla\u00bb (p. 22).<\/p>\n\n<p>Mentre il ragazzino sembra conservare intatta la fiducia nel suo dio, il viaggio rende sempre pi\u00f9 barcollante il cammino di fede del padre che fa del figlio soltanto l\u2019unica prova dell\u2019esistenza di un essere massimamente buono.<\/p>\n\n<p>Nel romanzo, il \u2018deicidio\u2019 viene compiuto per\u00f2 da uno dei pochi umani che i due incontrano lungo la strada. Un anziano che il viaggio, la maturit\u00e0 e la saggezza degli anni, hanno aiutato a rendersi conto che \u00abnon c\u2019\u00e8 nessun Dio e noi siamo i suoi profeti\u00bb (p. 129). Siamo coloro ai quali spetta annunciarne la morte riconciliandosi col nulla.<\/p>\n\n<p>Un personaggio, questa improvvisa presenza, che sembra avere quasi le sembianze di Tiresia: cieco, che riferisce di avere vissuto come un animale e disposto a riporre fiducia ormai soltanto nel suo bastone. Un indovino che ha da sempre considerato assurda la sicurezza della gente verso il domani; un <em>ultimo messia<\/em> \u2013 come quello raccontato dal filosofo norvegese Peter Wessel Zapffe<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> \u2013 che ha compreso che gli d\u00e8i esistono laddove esiste un essere umano che ha bisogno di immaginarsi delle entit\u00e0 superiori capaci di dare un senso, un ordine e uno scopo al cosmo che in se stesso \u00e8 privo di senso, di ordine e di scopo, e che per questo alla fine dei giorni ha compreso che \u00able cose andranno meglio quando non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessuno\u00bb (p. 131).<\/p>\n\n<p>La totale dipartita degli umani e di ogni altra specie senziente \u00e8 ci\u00f2 in cui soltanto si pu\u00f2 sperare affinch\u00e9 nella terra non ci sia pi\u00f9 nessuna angoscia. Con queste parole si congeda il messia Zapffe:<\/p>\n\n<p>The life on many worlds is like a rushing river, but the life on this world is like a stagnant puddle and a backwater. The mark of annihilation is written on thy brow. How long will ye mill about on the edge? But there is one<em> victory<\/em> and one <em>crown<\/em>, and one salvation and one answer: Know thy selves; be unfruitful and let there be peace on Earth after thy passing<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n<p>E tuttavia alla salvezza dell\u2019assenza <em>Homo sapiens <\/em>contrappone invece la salvezza generativa della presenza.<\/p>\n\n<p>2. <em>Genitori e figli<\/em><\/p>\n\n<p>Alla durezza di tale verit\u00e0 fa da contraltare la dolcezza di un bambino che gioisce della luce affinch\u00e9 il padre possa leggergli delle storie allegre a cui potere, nonostante tutto, credere; ingenuamente convinto che nel mondo non tutti sono \u2018cattivi\u2019 ma esistono anche i \u2018buoni\u2019; che conserva ancora una scintilla della <em>speranza<\/em>. Cos\u00ec domanda al padre:<\/p>\n\n<p>Ce la caveremo, vero, pap\u00e0?<\/p>\n\n<p>S\u00ec. Ce la caveremo.<\/p>\n\n<p>E non ci succeder\u00e0 niente di male.<\/p>\n\n<p>Esatto.<\/p>\n\n<p>Perch\u00e9 noi portiamo il fuoco.<\/p>\n\n<p>S\u00ec. Perch\u00e9 noi portiamo il fuoco (p. 64).<\/p>\n\n<p>Un Prometeo bambino troppo amico degli umani per temerli; che porta il fuoco dentro di s\u00e9; capace di obliare la morte nel mostrarsi fedele al futuro dei giorni e di rendere immortale il padre continuando con lui un dialogo che lo render\u00e0 per sempre vivo anche dopo la sua scomparsa.<\/p>\n\n<p>Anche per non morire i genitori decidono di generare e di spartire con nuove creature met\u00e0 del proprio codice genetico. Il padre ha infatti scorto nel figlio la prova del \u2018verbo\u2019 di Dio, il compagno con cui condividere lo spazio e il tempo, ma soprattutto la promessa di potere esistere nella memoria del bambino e nella strada che questi avr\u00e0 ancora da solcare.<\/p>\n\n<p>Dal punto di vista biologico \u00e8 giusto che siano i genitori a precedere la morte dei figli o, in alternativa, che siano i figli a piangere per la morte dei genitori e non il contrario. Ma nel fondo di questa legge taciuta e condivisa forse c\u2019\u00e8 anche l\u2019incapacit\u00e0 da parte dei genitori di tollerare il dolore atroce della perdita dei figli dai quali ci si aspetta altre pene e altre preoccupazioni, ma mai questa. I figli devono invece soffrire la scomparsa dei propri genitori. Michela Marzano nel primo dei suoi romanzi, <em>L\u2019amore che mi resta<\/em>, ha giustamente notato che noi abbiamo un modo per nominare la perdita dei genitori da parte dei figli, orfano appunto, ma non esiste un termine che sia in grado di etichettare la scomparsa prematura dei figli da parte dei genitori. Un evento senza nome che non trova spazio tra le fantasie che un padre o una madre immaginano per il loro bambino.<\/p>\n\n<p>E infatti il padre pensa di dare la morte al figlio per assolverlo da tanto dolore, \u00abce la farai? Quando sar\u00e0 il momento? Quando sar\u00e0 il momento non ci sar\u00e0 tempo. \u00c8 questo il momento. Bestemmia Dio e muori. E se si inceppa? Non pu\u00f2 incepparsi. Ma se si inceppa? Saresti capace di fracassare quel cranio adorato con un sasso?\u00bb (pp. 87-88), ma non ci riesce e non lo pu\u00f2 sopportare: \u00abNon ce la faccio. Non ce la faccio a tenere fra le braccia mio figlio morto. Credevo che ne sarei stato capace, e invece no\u00bb (p. 212).<\/p>\n\n<p>In questo modo un padre che ha fatto di tutto per evitare ulteriore sofferenza al figlio e non fargli mancare niente, alla fine non gli far\u00e0 mancare nemmeno il dolore.<\/p>\n\n<p>Il bambino, dal canto suo, impara presto a non credere pi\u00f9 alle bugie dell\u2019uomo e si ritrova a fare i conti con la morte, ad averne paura e a scoprirne l\u2019inevitabilit\u00e0.<\/p>\n\n<p>Il dispositivo consapevole assottiglia la distanza del figlio dal padre che prima non era in grado di comprendere perch\u00e9 condivideva i suoi ricordi felici con un essere umano di una generazione diversa che non ha avuto la possibilit\u00e0 di conoscere quei mondi e di evocarli quindi con rimpianto. Tale inconsapevolezza del mondo perduto salva in qualche modo il ragazzino che infatti geme per ogni nuova esperienza che si pone alla sua vista dal momento che \u00abentrano in testa poi ci restano per sempre\u00bb (p. 10).<\/p>\n\n<p>\u00c8 significativo che i sogni e le fantasie del bambino mutino piano piano la loro trama per adagiarsi in modo sempre pi\u00f9 veritiero sulla realt\u00e0, rinunciando pertanto alla fantasia.<\/p>\n\n<p>\u00abE vissero <em>in<\/em>felici e <em>s<\/em>contenti\u00bb o, se si preferisce, \u00abe morirono felici e contenti\u00bb sembra infatti la conclusione pi\u00f9 adatta, quella tristemente pi\u00f9 vera.<\/p>\n\n<p>3. <em>Non esserci stati o non esserci pi\u00f9<\/em><\/p>\n\n<p>Una presenza quasi aleatoria, evocata soltanto nel ricordo del padre, \u00e8 la figura della madre: un personaggio che abbandona la vita \u2013 cos\u00ec pare ma non \u00e8 detto in modo esplicito \u2013 con grande forza e determinazione.<\/p>\n\n<p>Di questa donna colpisce soprattutto l\u2019apparente efferatezza con cui descrive la nascita del figlio quando il suo cuore non si \u00e8 affatto riempito di gioia ma si \u00e8 spezzato perch\u00e9 profondamente consapevole del venire in un mondo fatto di ombre e non di luce. \u00c8 un atto d\u2019amore la scelta di non utilizzare uno dei proiettili rimasti nel compiere l\u2019indicibile gesto visto che sono soltanto due adesso e, qualora se ne fosse servita di uno, qualcun altro \u2013 il padre o il figlio \u2013 sarebbe rimasto condannato a vivere o a patire la morte anzich\u00e9 raggiungerla nel modo meno doloroso e pi\u00f9 rapido possibile.<\/p>\n\n<p>Il bambino non parla mai della mamma \u2018andata via\u2019 se non in una circostanza in cui esprime al padre il desiderio di volere essere con lei in quel momento. E mentre come marito non \u00e8 stato in grado di dire niente alla moglie che sperava di \u00abraggiungere il nulla eterno\u00bb perch\u00e9 in quel momento \u00abnon [aveva] argomenti perch\u00e9 non ce ne sono\u00bb (p. 45), replica al bambino di smetterla di dire queste cose. Si tratta di un meccanismo di <em>isolamento<\/em> ben descritto nel racconto del filosofo norvegese:<\/p>\n\n<p>By <em>isolation<\/em> I mean a completely arbitrary rejection of disturbing and destructive thoughts or feelings. [\u2026] In our daily social life, isolation manifests itself through universal, unwritten agreements to conceal our existential condition from one another. This concealment begins with children, in order to save them from being rendered senseless by the life they have just begun, to preserve their illusions until they are strong enough to lose them. In return, children are forbidden to embarrass their parents by untimely allusions to sex, shit, and death. Among adults there are rules about &#8220;proper&#8221; behavior, and we see them quite plainly when a man who cries in the streets is taken away by the police<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Il padre non si mostra mai nella sua fragilit\u00e0, non consegna mai al bambino le sue paure nemmeno alla fine; si sforza di tenere lontano da lui il pensiero della morte che pure brulica in quelle terre sterili chiedendo in cambio che il bambino non si accosti a essa con anelito e desiderio. In tal caso sarebbe anche la propria fine, sarebbe ritrovarsi davanti al tarlo della propria morte che aveva cercato di non evocare pi\u00f9.<\/p>\n\n<p>Il figlio tanto amato rappresenta per il genitore un ancoraggio, una necessit\u00e0 costruita che diventi la ragione della propria esistenza, un sostegno esso stesso; qualcosa che la moglie aveva ben compreso: \u00abL\u2019unica cosa che posso dirti e che non sopravviverai per te stesso. Lo so perch\u00e9 io non sarei mai arrivata fino a qui. Le persone che non hanno nessuno farebbero bene a imbastirsi qualche fantasma decente. Dargli il soffio della vita e convincerlo a proseguire con parole d\u2019amore\u00bb (p. 45). Rimossa la ragione per restare rimarrebbe soltanto la ragione per andare via per sempre.<\/p>\n\n<p>A ciascuno spaventa la propria morte. Anche quando l\u2019alternativa sarebbe un\u2019esistenza precaria e fredda, la morte fa sempre un poco paura. Lo confessa lo stesso anziano di prima: \u00abForse vorrei essere gi\u00e0 morto. Quando uno \u00e8 vivo la morte ce l\u2019ha sempre di fronte, oppure potrebbe desiderare di non essere mai nato\u00bb. In questo modo, se non nati, la morte non ci sfiorerebbe, e con essa nemmeno il desiderio, a tratti quasi inspiegabile, di permanere.<\/p>\n\n<p>Ahim\u00e8 \u00e8 vera la risposta dell\u2019uomo quando il cieco continua domandando \u00abcrede che sarebbe chiedere troppo\u00bb e il primo conclude: \u00abQuello che \u00e8 fatto \u00e8 fatto\u00bb (pp. 128-129). \u00c8 il \u00absangue\u00bb di Edipo che nessuno \u00e8 in grado di scegliere per se stesso e di cui il corpo si ritrova un recipiente.<\/p>\n\n<p>E tuttavia, \u00abparlando\u00bb, fa dire Pavese alla fine dello stesso dialogo, \u00abqualcosa si placa nel cuore\u00bb<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>. Il dialogo del padre con il figlio e del figlio con il padre \u00e8 un elemento fondamentale in questo romanzo di McCarthy. Avviato lungo la strada e senza alcun segno di punteggiatura, quasi a indicare che si sta svolgendo mentre il viaggio continua, lo scambio tra i due, bench\u00e9 ridotto al minimo e a tratti monosillabico, esprime l\u2019unica scheggia di tenerezza e di dolcezza che i due riescono a ritagliarsi nel loro tragitto esistenziale. L\u2019unica scheggia di tenerezza e di dolcezza che talvolta aiuta gli umani ad alleviare il peso dei giorni e a rendere il viaggio a tratti persino piacevole.<\/p>\n\n<p>[Foto di G. Cobianchi, tratta da <em>VETEM. Nel nido delle aquile<\/em>, Selfself,\u00a0Milano 2022]<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> C. Pavese, <em>La strada<\/em>, in Id.,<em> Dialoghi con Leuc\u00f2<\/em>, a cura di A. Sichera e A. Di Silvestro, Mondadori, Milano 2021, p. 66.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> C. McCarthy, <em>La strada<\/em>, (<em>The Road<\/em>, 2006), trad. di M. Testa, Einaudi, Torino 2007, p. 135. I numeri di pagina delle successive citazioni da questo libro saranno indicati direttamente nel testo.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> T. de Giraud, <em>L\u2019art de guillotiner les procr\u00e9ateurs.<\/em> <em>Manifeste anti-nataliste<\/em>, La Mort-Qui-Trompe, Nancy 2006, p. 23.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> P.W. Zapffe, <em>The last Messiah<\/em> (<em>Den sidste Messias<\/em>, 1933), in Aa. Vv., <em>Wisdom in the Open Air: The Norwegian Roots of Deep Ecology<\/em>, edited by P. Reed and D. Rothenberg, translated by S. Kval\u00f8y with P. Reed, University of Minnesota Press, Minnesota 1992.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Ivi, p. 52. Il corsivo \u00e8 mio.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Ivi, p. 44.<\/p>\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> C. Pavese, <em>La strada<\/em>, in Id., <em>Dialoghi con Leuc\u00f2<\/em>,cit., p. 66.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sarah Dierna Prima di dire qualcosa sul romanzo di Cormac McCarthy, La strada appunto, vorrei partire da uno dei dialoghi di Pavese che porta lo stesso nome. 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