{"id":3769,"date":"2024-06-12T10:02:39","date_gmt":"2024-06-12T10:02:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3769"},"modified":"2024-06-12T10:05:33","modified_gmt":"2024-06-12T10:05:33","slug":"sul-concetto-di-geofilosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2024\/06\/12\/sul-concetto-di-geofilosofia\/","title":{"rendered":"Sul concetto di Geofilosofia"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3769\" class=\"elementor elementor-3769\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ee5fa37 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"ee5fa37\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-bbc4467\" data-id=\"bbc4467\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cd0cc96 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"cd0cc96\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: right;\">di Stefano Piazzese e Mattia Span\u00f2<\/p><p><em>\u00a0<\/em><\/p><p><em>La terra dei vostri figli voi dovete amare: sia questo amore la vostra nobilt\u00e0 nuova, \u2013 la terra non ancora scoperta, nelle lontananze remote del mare! Questa terra io ordino di cercare e cercare, alle vostre vele<\/em>.<\/p><p>(F. Nietzsche, <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra, <\/em>Parte III<em>, Di antiche tavole e nuove<\/em>)<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><ol><li><em> Introduzione<\/em><\/li><\/ol><p><em>\u00a0<\/em><\/p><p>Il termine <em>geofilosofia<\/em> \u2013 si dice \u2013 \u00e8 stato coniato e impiegato per la prima volta da Gilles Deleuze e F\u00e8lix Guattari nell\u2019opera <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em>, pubblicata nel 1991. Ci\u00f2 non vuol dire che, fino a quel momento, nessuno avesse mai trattato tematiche che, a posteriori, sarebbero ricadute in questo rinnovato panorama di ricerca. N\u00e9 significa che nessuno, precedentemente a questo presunto spartiacque metodologico di matrice francese, avesse assunto determinati problemi entro un orizzonte ermeneutico assimilabile a quello tracciato da Deleuze e Guattari. D\u2019altronde sono proprio questi ultimi a smarcarsi dalla paternit\u00e0 del concetto, riconoscendo in Nietzsche il fondatore della geofilosofia<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p><p>Il continuo riferimento alla terra che troviamo nello <em>Zarathustra<\/em> \u00e8 oggetto di interpretazioni tra loro spesso molto diverse e inconciliabili, certo. In effetti si tratta di un riferimento poliedrico presente nei versi di colui che Ferruccio Masini ha definito lo <em>scriba del caos<\/em>, ovvero un pensatore nomade. Tale nomadismo, che Nietzsche ha fatto proprio nella sua esistenza, sicch\u00e9 in lui pensiero ed esistenza non sono mai due dimensioni separate dell\u2019esistere \u2013 qui la grande tragicit\u00e0 dell\u2019uomo-filosofo \u2013, vuole che <em>terra <\/em>non sia mai un concetto astratto; nelle pagine del filosofo essa \u00e8 anche <em>vitalit\u00e0 dei luoghi<\/em> che lui stesso ha vissuto cogliendone quanto pi\u00f9 possibile tutte le prismatiche risonanze della vita umana che in essi si diramano. Nietzsche che \u2013 ancora \u2013 aveva gi\u00e0 a pi\u00f9 riprese evidenziato, con una certa decisione, come fosse una contingente atmosfera pi\u00f9 che una puntuale origine, a decretare l\u2019ininterrotto dispiegarsi di vita e pensiero<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>; e che, fonte inesauribile di stimoli vivaci, \u00e8 cos\u00ec seguito da Deleuze e Guattari nell\u2019intento di mostrare che ogni concetto, pur incardinandosi nella storia, \u00abin s\u00e9 non ha n\u00e9 un inizio n\u00e9 una fine, ma soltanto un ambiente. In tal modo \u00e8 pi\u00f9 geografico che storico\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p><p>Riflessioni che, inevitabilmente, riconducono alla geofilosofia sotto un cono di luce teoretica peculiare: l\u2019inestricabile e co-costitutiva relazione tra uomo ed ambiente. Da questo punto di vista, tornando alle battute iniziali del presente contributo, si potrebbe aggiungere che il problema geofilosofico sia in cammino gi\u00e0 da secoli. E che, nel corso degli stessi, sia stato preso in carico ed elaborato dalle pi\u00f9 disparate prospettive, di volta in volta emerse entro peculiari coordinate culturali \u2013 ad un tempo storico-geografiche \u2013 e articolantesi in vista di una o pi\u00f9 esigenze speculative.<\/p><p>Ci\u00f2 che, comunque, in questa sede \u00e8 opportuno rimarcare risiede nel fatto che appare ormai \u00abassodato [\u2026] che i fattori ambientali svolgono un ruolo sia nella storia culturale sia nell\u2019evoluzione biologica, naturalmente con una significativa differenza. [\u2026] Quello che una civilt\u00e0 ha sviluppato viene accolto da quella vicina e, in un diverso contesto, appare sotto una nuova luce\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Tenendo, da un lato, ferme le pi\u00f9 recenti acquisizioni sulla tematica in oggetto \u2013 sulla trama delle quali si torner\u00e0 e proceder\u00e0 \u2013 dall\u2019altro \u00e8 opportuno rimarcare, ancora una volta, come l\u2019architettura complessiva dei problemi relativi alla geofilosofia si svolga su un manto d\u2019et\u00e0 millenaria.<\/p><p>\u00c8 cos\u00ec che uno studioso come Franco Farinelli, nel sostenere l\u2019inestricabile intreccio tra geografia e dispiegarsi del pensiero, ha avuto modo di spingersi fino all\u2019osservazione: \u00abA scuola li abbiamo studiati come filosofi presocratici. Giorgio Colli li chiamava i sapienti greci. Ma per Strabone, all\u2019inizio dell\u2019era volgare, gli autori dei primi modelli occidentali del mondo erano semplicemente geografi\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. E, ancora, si potrebbe fare riferimento ai quarantasette corsi che Kant dedic\u00f2 \u2013 durante gli oltre quarant\u2019anni di docenza \u2013 alla geografia, considerando l\u2019espansione degli orizzonti di quest\u2019ultima come un passaggio complementare all\u2019affinamento degli orizzonti di pensiero<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Non molto tempo dopo, Carl Ritter, padre fondatore della disciplina geografica moderna con Alexander Von Humboldt, ha strutturato il suo \u00absistema del mondo\u00bb a stretto contatto umano ed intellettuale con Hegel e sotto l\u2019influsso della <em>Naturphilosophie<\/em> di matrice schellinghiana. Lo stesso Humboldt \u2013 fratello minore di Wilhelm \u2013 intraprender\u00e0 una serrata e accesa polemica con l\u2019Hegel fautore di una lettura geografica della storia, la quale \u2013 a sua volta e in una certa misura \u2013 sgoccioler\u00e0 sull\u2019opera del geografo Friedrich Ratzel, iniziatore di quella geografia politica che si interroga sui rapporti tra i fattori geografici e le forme politico-istituzionali.\u00a0 E si potrebbe, ancora, procedere a lungo: significativa \u00e8 l\u2019influenza dell\u2019opera heideggeriana nei confronti di un geografo come Eric Dardel che, in stretto dialogo con il filosofo tedesco, traccer\u00e0 il concetto-scenario di <em>geograficit\u00e0<\/em> dell\u2019essere umano. Heidegger e Dardel saranno, poi, figure centrali nella manovra geografico-filosofica attuata, negli ultimi trent\u2019anni, da Augustin Berque, il quale propone per il ripensamento del rapporto uomo-Terra il programmatico termine-ambito <em>mesologia<\/em>: \u00abla disciplina che si occupa dei <em>milieux<\/em> umani e dell\u2019ecumene, per definirne la medialit\u00e0. In pratica \u00e8 uno sviluppo della geografia nella prospettiva della fenomenologia ermeneutica\u00bb<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. O, ripercorrendo un ulteriore tornante, non \u00e8 difficile rinvenire nel pensiero marxista degli assunti di matrice geografica, seppur non necessariamente rivendicati dallo stesso come tali; tant\u2019\u00e8 che una consistente ala della cosiddetta <em>nuova geografia culturale<\/em> \u00e8 proprio da assunti intrisi di marxismo \u2013 e da spunti provenienti dai <em>Cultural Studies<\/em> \u2013 che attu\u00f2 una drastica revisione epistemologica della disciplina, iniziando ad assumere il rapporto tra uomo ed ambiente entro un orizzonte ermeneutico rinnovato<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p><p>Posto ci\u00f2 \u2013 e ci sarebbe ancora tanto altro da dire \u2013 l\u2019orizzonte metodologico-prospettico entro il quale si dispiega il presente tentativo di riattraversare la questione geofilosofica non si situa nella vana pretesa di stabilire cosa spetti esclusivamente alla filosofia e cosa, invece, sia di pertinenza meramente geografica. In questo modo ci si allontanerebbe da quanto ci si propone di fare, oltre \u2013 molto probabilmente \u2013 a non fornire un buon servizio alla ricerca, la quale, oggi pi\u00f9 che mai, non pu\u00f2 che fondarsi sul reciproco arricchimento interdisciplinare.<\/p><p>In questa sede, al contrario, si intende intraprendere un cammino \u2013 mentre si \u00e8 gi\u00e0 in cammino \u2013 nel riferirsi ad \u00abun orizzonte di problemi che, in modo diverso e muovendo da differenti punti di vista e presupposti, pongono in questione il pensiero o, come si usa dire da tanto tempo la filosofia\u00bb (e la geografia), \u00abal di l\u00e0 di confini disciplinari gi\u00e0 delimitati\u00bb e nell\u2019ambizione di collocarvisi, \u00abcome \u00e8 proprio di ogni ricerca che aspiri a essere filosofica\u00bb<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> (e geografica).<\/p><p>Geofilosofia vuol dire pensare a partire dalla consapevolezza che essere collocati storicamente significa anche essere collocati geograficamente. Questo <em>esser collocati geograficamente<\/em> non \u00e8 un dato secondario o una variante di poco conto nell\u2019elaborazione di un pensiero come tentativo di comprendere la terra e la vita, laddove la terra \u00e8 \u03c0\u03bf\u03bb\u03bb\u03ce\u03bd \u03bf\u03bd\u03bf\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03bd \u03bc\u03bf\u03c1\u03c6\u03ae \u03bc\u03af\u03b1, <em>forma unica dai molti nomi<\/em> (Eschilo, <em>Prometeo incatenato<\/em>, v. 210), nel senso che quell\u2019unit\u00e0 a cui si fa riferimento quando si dice <em>pianeta Terra<\/em> non deve erroneamente condurre a pensare omogeneit\u00e0 di contenuto, come se si trattasse di un organismo \u2013 anche se la traduzione del verso eschileo potrebbe ingannare in un primo momento. Qui i molti nomi della terra, i suoi inesausti e sempre nuovi <em>volti<\/em>, come sempre nuove sono le esperienze di coloro che la terra la abitano, di coloro che in essa fanno dimora, di coloro che la vivono e, essendone parte costitutiva, pensano a partire dai luoghi che abitano, che sono luoghi della terra e luoghi della vita. <em>Della Terra<\/em> perch\u00e9 i luoghi trascendono sempre l\u2019abitatore e rimandano costantemente a uno spazio pi\u00f9 vasto, a una connessione fondamentale con ci\u00f2 che lo sguardo, tuttavia, non riesce a cogliere data la limitatezza del raggio visivo. <em>Della vita<\/em> poich\u00e9 in essi, e a partire da essi, si struttura il pensiero che riguarda un bisogno primario dell\u2019umano: l\u2019abitare. Dall\u2019<em>abitare<\/em> dell\u2019uomo \u00e8 possibile pensare attraverso i luoghi.<\/p><p>Senz\u2019altro la collocazione geografica del pensante \u00e8 un elemento che imprescindibilmente determina il pensiero, e lo determina in forza di questo legame simbiotico tra luogo e abitante che pertiene all\u2019umano. Partiamo da una definizione: \u00abla geofilosofia si pone, dunque, programmaticamente come una riflessione interdisciplinare sull\u2019abitare la terra nell\u2019epoca del dominio della razionalit\u00e0 scientifica e strumentale e della sempre pi\u00f9 pervasiva omologazione tecnica dei luoghi e delle prassi abitative\u00bb<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, una riflessione che per la sua versatilit\u00e0 teoretica, dunque, pu\u00f2 esser declinata in tanti modi e perseguire varie direzioni in ragione delle intersezioni dove discipline diverse s\u2019incontrano. Qui verr\u00e0 tracciato un percorso che a partire dal concetto di <em>geograficit\u00e0 dell\u2019uomo<\/em> giunger\u00e0 all\u2019analisi del nesso mare-filosofia in riferimento a un contesto preciso: l\u2019Europa.<\/p><p>\u00a0<\/p><ol start=\"2\"><li>2<em>. Geograficit\u00e0 dell\u2019uomo: ambiente e pensiero<\/em><\/li><\/ol><p>\u00a0<\/p><p>Entro quest\u2019orizzonte si situa anche il gesto di Deleuze e Guattari che, non a caso, definiscono le coordinate della <em>geofilosofia<\/em> in un\u2019opera che annuncia gi\u00e0 dal titolo un anelito al rinnovamento teoretico-prassico e, dunque, disciplinare. Ecco che la manovra intellettuale dei due pensatori francesi emerge in tutta la sua drasticit\u00e0, non risolvendosi nel perimetro del tentativo di comprendere il seppur innegabile e profondo percorso intrecciato di filosofia e geografia, ma costituendosi come un discorso di matrice fondazionale: non si tratta solo di un\u2019operazione volta ad evidenziare la necessit\u00e0 di assumere ogni traiettoria speculativa entro il contesto storico-geografico dalla quale emerge (problema epistemologico); di pi\u00f9: si tratta di rimarcare l\u2019intrinseca e ineliminabile <em>geograficit\u00e0<\/em>, oltre che <em>storicit\u00e0<\/em>, della filosofia (problema, in una qualche misura, anche ontologico).<\/p><p>Se Deleuze e Guattari non impiegano l\u2019espressione geograficit\u00e0<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> della filosofia, \u00e8 in un senso significativamente affine al concetto in questione che ne sostengono una riconfigurazione complessiva, evidenziando come non vi sia accenno di pensiero che non emerga in uno specifico ambiente. Una premessa metodico-prospettica in cui riecheggiano, seppur con diverse sfumature e differenti esiti, spunti di derivazione marxiana. Se, come si \u00e8 detto, \u00e8 sull\u2019opera di Nietzsche che Deleuze e Guattari fissano i pilastri del discorso geofilosofico, risulta particolarmente interessante notare come alcuni degli snodi cruciali dell\u2019<em>Ideologia tedesca<\/em> mostrino una spiccata vicinanza teorica alle fondamenta della manovra geofilosofica attuata da Deleuze e Guattari. Pur non potendosi addentrare in un esame approfondito \u00abn\u00e9 della costituzione fisica dell\u2019uomo [\u2026], n\u00e9 delle condizioni naturali trovate dagli uomini, come le condizioni geologiche, oro-idrografiche e climatiche\u00bb, Marx ed Engels osservano che \u00abogni storiografia deve prendere le mosse da queste basi naturali e dalle modifiche da esse subite nel corso della storia per l\u2019azione degli uomini\u00bb<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Questi sono i presupposti \u00abreali\u00bb a partire dai quali assumono e ripensano l\u2019inestricabile nesso tra qualsivoglia spunto critico-filosofico e la realt\u00e0-ambiente entro cui si dispiega. Contesto prassico-materiale che, per quanto passibile di modifica, restituisce a chi vi \u00e8 gettato gi\u00e0 un\u2019impronta (se non del tutto determinante, perlomeno vincolante in quanto a condizioni di vita e possibili sviluppi). Marx ed Engels, dunque, chiosano recisamente: \u00able circostanze fanno gli uomini non meno di quanto gli uomini fanno le circostanze\u00bb<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p><p>In questa cornice \u00e8 all\u2019opera quel dispositivo di ripensamento in termini relazionali del rapporto soggetto-oggetto che \u2013 gi\u00e0 gorgogliante in altri luoghi speculativi di Marx<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> \u2013 sar\u00e0 posto da Deleuze e Guattari a fondamento del capitolo dedicato alla geofilosofia: \u00abIl soggetto e l\u2019oggetto forniscono una cattiva approssimazione del pensiero. Pensare non \u00e8 un filo teso tra un soggetto e un oggetto, n\u00e9 una rivoluzione dell\u2019uno intorno all\u2019altro. Il pensare si realizza piuttosto nel rapporto fra il territorio e la terra\u00bb<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Da qui, i due pensatori intraprendono l\u2019itinerario della geofilosofia: decaduto il modello ontologico-epistemologico che intende la ricerca umana come un movimento che si esprime tra i due irriducibili poli soggetto-oggetto, risulterebbe vano approcciarsi al pensiero tentando di stabilirne un inizio ed una fine. Chi, infatti, potrebbe tracciare un perimetro tanto del primo quanto della seconda che sia indefettibilmente univoco? E sulla base di quali immodificabili principi primi ed ultimi, se ogni concettualizzazione dell\u2019uomo \u00e8 in cammino con l\u2019ambiente dalla quale affiora, pur non rimanendone assolutamente prigioniera?<\/p><p>Al modello dell\u2019<em>origine<\/em>, cos\u00ec strettamente intrecciato allo schema della <em>necessit\u00e0<\/em>, Deleuze e Guattari affiancano ed oppongono il paradigma dell\u2019<em>incontro<\/em>, che si articola, al contrario, sulla trama della <em>contingenza<\/em>. Alla tradizione che intende la filosofia come il risultato necessario di una storia dalla precisa origine, contestano la sistemica autoreferenzialit\u00e0 pur condividendone un assunto di fondo: che la filosofia sia nata in Grecia, a patto d\u2019intendere quest\u2019asserzione nei mobili termini della contingenza e di non interpretarla, al contrario, come un fatto derivante da una presunta necessit\u00e0 interna allo sviluppo storico. Aderire a quest\u2019ultima concezione significherebbe, infatti, supporre che la storia sia \u00abuna forma di interiorit\u00e0 nella quale il concetto sviluppa o disvela necessariamente il suo destino\u00bb<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> e condurrebbe, di conseguenza, all\u2019appiattimento della filosofia sulla sua storia: come se ogni movimento di pensiero non dipendesse, in ultima analisi, che dal suo stesso svolgimento storico, a prescindere da qualsivoglia interferenza geografico-ambientale. Che la storia e, dunque, il pensiero si dispieghino su un piano a s\u00e9 stante che nulla abbia a che vedere con la terra ed il territorio?<\/p><p>In questa soglia di problematicit\u00e0, Deleuze e Guattari ripropongono allora l\u2019interrogativo sulla nascita della filosofia aggiungendo un tassello che per quanto, a primo impatto, possa sembrare innocuo, rimodula drasticamente la gittata della questione: \u00abPerch\u00e9 la filosofia nasce in Grecia e in quel determinato momento?\u00bb<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. In primo luogo vi \u00e8 da osservare che i due filosofi non estromettono la dimensione storico-temporale: si chiedono, infatti, perch\u00e9 la filosofia sia emersa in un <em>determinato momento<\/em> e non in un altro. A questo piano, per\u00f2, affiancano la forzante geografico-spaziale: perch\u00e9 <em>l\u00ec<\/em> e non altrove? Ed ecco che per un complesso intreccio di ragioni \u2013 \u00abdi per s\u00e9 non insufficiente, ma in s\u00e9 contingente\u00bb<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> \u2013 si pu\u00f2 concludere che la filosofia abbia fatto la sua comparsa in Grecia e non in un altro luogo, in quella peculiare epoca e non in un\u2019altra: la vicinanza al mare, l\u2019estensione delle coste, la capacit\u00e0 di assumere e rielaborare \u2013 mantenendosi a debita distanza \u2013 i modelli dei grandi imperi; e, ancora, l\u2019incontro tra figure che abitavano ai margini del mondo ellenico e l\u2019ambiente che stava gradualmente configurandosi in Grecia.<\/p><p>Si potrebbe, dunque, dire: ogni gesto umano non pu\u00f2 che dispiegarsi in un ambiente, del quale l\u2019uomo \u00e8 ontologicamente debitore in una trama di matrice storico-geografica. In altri termini: la geografia, la scrittura della terra, non avviene che sulla e in vista della terra, la quale pur riunendo \u00abtutti gli elementi in un\u2019unica presa, [\u2026] si serve dell\u2019uno o dell\u2019altro per deterritorializzare il territorio\u00bb<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Estendendo il concetto in forma estrema, si pu\u00f2 dire che lo stesso essere umano sia un elemento della terra che, operando per mezzo e in vista di questa, attua delle opere di territorializzazione e deterritorializzazione pur sempre nel presupposto storico-geografico che \u00e8 la terra<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Si badi bene che l\u2019espressione \u00abscrittura della terra\u00bb \u00e8, in questa sede, impiegata in relazione ad ogni gesto conoscitivo umano:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Il mondo si iscrive nella traccia. Quando parliamo di scrittura non parliamo solo di scrittura alfabetica. Evochiamo con la parola scrittura ogni pratica, perch\u00e9 ogni pratica traccia e delinea il mondo. [\u2026] Questo gesto della scrittura di mondo \u00e8 un gesto infinito. [\u2026] \u00c8 un gesto infinito ogni scrittura di mondo, ogni pratica di mondo [\u2026] per la sua infinita e assoluta unicit\u00e0 sciolta (<em>absoluta<\/em>) da ogni focalizzazione finita<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p>E non \u00e8 forse un caso che, nella stessa opera appena citata, Carlo Sini osserver\u00e0 ancora: \u00abi pensieri non hanno nome, non hanno inizio, non fine; non si sa da dove vengono e dove vanno\u00bb: ogni pensiero \u00ab\u00e8 [\u2026] un modo dell\u2019esistente puro e semplice, la cui circostanza \u00e8 il corpo (perci\u00f2 lo sento mio), corpo che \u00e8 a sua volta un modo della natura\u00bb<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>.<\/p><p>Ecco che, allora, l\u2019intento di Deleuze e Guattari risiede nel tentativo di mostrare che, se il pensiero si sviluppa nel rapporto tra il territorio e la terra,<\/p><p>\u00a0<\/p><p>La geografia non si limita a fornire una materia e dei luoghi variabili alla forma storica; non \u00e8 soltanto fisica e umana, ma anche mentale, come il paesaggio. Essa strappa la storia al culto della necessit\u00e0 per far valere l\u2019irriducibilit\u00e0 della contingenza. La strappa al culto delle origini per affermare la potenza di un \u201cambiente\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Si tratta, dunque, di riconoscere che la potenza dell\u2019ambiente entro il quale l\u2019uomo elabora la propria gettatezza abbia radici ed orizzonti geografico-spaziali oltre che storico-temporali. Una lezione, quella dei due pensatori, che si riversa tanto sulla filosofia \u2013 d\u2019altronde l\u2019interrogativo che restituisce il titolo all\u2019opera \u00e8, appunto, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em> \u2013 quanto sulla geografia: \u00ab\u00c8 [\u2026] da qui che bisogna partire: dalla constatazione che ogni paesaggio, anche il pi\u00f9 limitato [\u2026], pone la questione dell\u2019essere\u00bb<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><ol start=\"3\"><li><em>Sul nesso mare-filosofia<\/em><\/li><\/ol><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p>In <em>Geo-filosofia dell\u2019Europa<\/em> Cacciari afferma che nella tragedia attica inizia quel mutamento che rende l\u2019uomo nomade all\u2019interno della <em>p\u00f3lis<\/em> e rispetto a essa, in quanto proprio la tragedia attica e nella tragedia attica inizia quello che il filosofo definisce lo <em>sradicamento del Nomos<\/em> che, opponendo il <em>nomos physeos<\/em> al <em>nomos poleos<\/em>, trasformer\u00e0 l\u2019uomo greco da abitante della <em>p\u00f3lis<\/em> a nomade nello spazio universale dell\u2019ecumene. Alfieri di questo mutamento furono le filosofie cosiddette ellenistiche, costituenti un<\/p><p>\u00a0<\/p><p>pensiero anti-tragico per eccellenza: la tragedia, infatti, aveva rappresentato dinanzi a tutta la polis, e nel pieno della sua stagione, l\u2019enigma dei <em>n\u00f3moi<\/em> in guerra gli uni con gli altri \u2014 guerra tra <em>n\u00f3moi <\/em>e <em>tima\u00ed <\/em>divini, e non soltanto tra le diverse leggi delle umane citt\u00e0. L\u2019ethos stesso dell\u2019uomo era apparso come il luogo di questo conflitto \u2014 e ne era uscito lacerato, pieno di dubbi angosciosi sulla propria radice e di terrore per le punizioni che Nemesis avrebbe potuto infliggergli. Gi\u00e0 nella tragedia l\u2019uomo inizia a farsi <em>nomade <\/em>nella e dalla sua polis. <em>Nom\u00e1s <\/em>era il pastore che veramente abitava il <em>nom\u00f3s<\/em>, il pascolo<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>. <em>Abitare la legge<\/em> \u2014 questo proteggerebbe da ogni rischio di <em>hy\u0301bris<\/em>, questa sarebbe pace divina. Ma gi\u00e0 la tragedia fa-segno a questa idea come a un impossibile. Il \u2018nomade\u2019 cosmopolita dell\u2019ellenismo la dimenticher\u00e0<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>L\u2019<em>Entortung<\/em> del Nomos segna, dunque, il passaggio dalla <em>p\u00f3lis<\/em> all\u2019ecumene, ovvero a quella che, seguendo sempre il discorso di Cacciari, preannuncia \u00abla \u2018globale Zeit\u2019 moderna-contemporanea, di cui Schmitt parla, appare, allora, il compimento dell\u2019intero spirito europeo-mediterraneo post-classico, piuttosto che il prodotto dei conflitti tra i moderni Stati secolarizzati\u00bb<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>. L\u2019uomo si ritrova in una connessione ed estensione geografica molto pi\u00f9 ampia rispetto a quelle che definivano i confini ristretti della <em>p\u00f3lis<\/em> \u2013 va da s\u00e9 che ci\u00f2 non pu\u00f2 non comportare forti risvolti teoretici \u2013, e tale estensione \u00e8 un tratto caratteristico che a partire dal mutamento avvenuto nel periodo di cui parliamo riguarda anche l\u2019umano di oggi nel tempo della globalizzazione, degli \u201cinterminati spazi\u201d in cui vive. Prima di procedere, soffermiamoci sul concetto di ecumene e sul suo etimo. \u039f\u1f30\u03ba\u03bf\u03c5\u03bc\u03ad\u03bd\u03b7 deriva dal verbo\u00a0\u03bf\u1f30\u03ba\u03ad\u03c9, che, posta l\u2019ampiezza del suo spettro semantico, vuol dire <em>abitare<\/em>, <em>dimorare<\/em>, <em>trovarsi<\/em>, <em>esser situato<\/em>, ma non solo. Come transitivo dice anche <em>amministrare, governare. <\/em>Difatti, discende dalla medesima radice \u2013 \u03bf\u1f30\u03ba \u2013 di \u03bf\u1f30\u03ba\u03b5\u03b9\u1f79\u03c9, <em>appropriarsi<\/em>, <em>impadronirsi<\/em>, e, ancora, da quella di \u03bf\u1f30\u03ba\u03bf\u03bd\u03bf\u03bc\u1f73\u03c9, <em>regolare<\/em>, <em>ordinare<\/em>.<\/p><p>Tornando alla <em>Entortung <\/em>del nomos che segna il passaggio dalla <em>p\u00f3lis<\/em> all\u2019ecumene, \u00abnon si pu\u00f2 parlare di geofilosofia (e di geofilosofia dell\u2019Europa) senza ripartire da Nietzsche che ha ri-assunto lo spirito di questa terra e ha innescato quella che potremmo chiamare la sua deterritorializzazione\u00bb<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>. Dunque, in merito alla domanda <em>quale terra abitiamo?<\/em> vogliamo seguire la strada tracciata da Cacciari, ovvero la rilettura del rapporto terra-mare prendendo in considerazione alcuni passi tratti da <em>Geo-filosofia dell\u2019Europa<\/em> (1994) e da l\u2019<em>Arcipelago<\/em> (1997). Chiaro \u00e8 quindi che la <em>terra <\/em>cui si fa riferimento qui \u00e8 l\u2019Europa, ma, allo stesso tempo, alcuni punti dell\u2019argomento di Cacciari travalicano i confini geografici dell\u2019Europa per toccare l\u2019esistenza di chi anche in altri punti della Terra esperisce questa profonda \u2013 quanto perturbante \u2013 osmosi determinante per il pensiero. E quindi la stessa ecumene deve essere sempre considerata e pensata in forza del suo costitutivo legame con il mare<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Tale legame fu gi\u00e0 individuato a partire da Erodoto e Tucidide. Ai loro occhi, infatti, \u00abla nuova-vera terra della filosofia appare, al pi\u00f9, come un\u2019isola, abbracciata da Oceano. Ma l\u2019isola vive, e cio\u00e8 s\u2019arricchisce e si rafforza, soltanto se domina l\u2019elemento che la circonda\u00bb<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\"><sup>[30]<\/sup><\/a>, elemento che determina quel modo del pensiero che \u00e8 la filosofia, al punto che non di rado, movendo da Platone, nel pensiero antico \u00e8 possibile imbattersi nella metafora della navigazione<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\"><sup>[31]<\/sup><\/a>. Questo vuol dire che abitare il luogo, <em>quel<\/em> luogo dove terra e mare vivono <em>di questa <\/em>e <em>in questa<\/em> opposizione, ha fatto s\u00ec che la riflessione filosofica assumesse (esplicitamente o implicitamente) il dato geografico come uno degli elementi fondamentali per l\u2019elaborazione del pensiero. E dunque, tornando alla domanda che anima il presente paragrafo, sembra chiaro adesso che ci muoviamo nel solco geofilosofico dell\u2019Europa, e per comprenderlo appieno bisogna coglierlo nel <em>p\u00f3lemos<\/em> tra terra e mare che ne sancisce la sua frastagliata identit\u00e0. Identit\u00e0 plurale, molteplice, sincretistica, incontro e scontro continuo delle forme della vita. Ma la risposta risulta ancora debole \u2013 e forse sempre lo risulter\u00e0, posto lo sconfinato universo semantico, storico, geografico che l\u2019Europa \u00e8 \u2013, se si pensa che la stessa Europa ha due anime, una atlantica e l\u2019altra mediterranea<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\"><sup>[32]<\/sup><\/a>. Non soffermandoci su questo aspetto, per il quale rimandiamo ad alcune letture fondamentali, vogliamo porre un\u2019altra domanda: in che modo noi \u2013 abitatori dell\u2019Europa di oggi \u2013 possiamo comprendere la nostra \u03bf\u1f30\u03ba\u03bf\u03c5\u03bc\u03ad\u03bd\u03b7 a partire dal <em>p\u00f3lemos<\/em> terra-mare? In che modo questo ancestrale legame che ha determinato la travagliata storia del continente-arcipelago ha sempre qualcosa di nuovo da dirci? Ancora: perch\u00e9 tale legame \u00e8 essenziale per il pensiero?\u00a0\u00a0<\/p><p>L\u2019ecumene, dunque, in riferimento all\u2019Europa, va sempre considerata a partire dal suo inscindibile e osmotico nesso con il mare iscritto nella sua stessa geografia<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\"><sup>[33]<\/sup><\/a>. In che modo questo nesso <em>ci<\/em> determina filosoficamente? Abbiamo fatto riferimento, movendo anche dall\u2019etimo del termine in questione, al concetto di <em>abitare<\/em>, che nel nostro caso include anche il mare come elemento che mette in crisi lo stesso abitare poich\u00e9 invita l\u2019abitante all\u2019oltre, a salpare verso altre terre, ecco perch\u00e9 \u00abper la filosofia d\u2019Europa non si d\u00e0 vera terra che oltre il mare. E nel \u2018superare\u2019 il mare consiste la parte fondamentale della <em>t\u00e9chne polemik\u00e9<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\"><sup>[34]<\/sup><\/a>. Rimanendo entro i confini della geofilosofia d\u2019Europa, possiamo affermare che abitare vuol dire ci\u00f2: tendere continuamente oltre il mare. L\u2019abitare si caratterizza, dunque, come tentativo di spingersi sempre al di l\u00e0 dell\u2019orizzonte conosciuto, e in questa <em>tensione-verso<\/em> si realizzano i vari significati che il concetto di ecumene ha nel suo etimo: \u00e8 la vita che si protende oltre se stessa. Nello <em>spingersi oltre<\/em> si realizzano politicamente l\u2019amministrare, il regolare, l\u2019ordinare dell\u2019ecumene.<\/p><p>Abitare l\u2019ecumene vuol dire essere animati da questo desiderio, dal desiderio di estendersi oltre i confini poich\u00e9 il mare indica quel <em>meraviglioso<\/em> che ogni isola, ogni parte dell\u2019ecumene, ha vicino, che le \u00e8 prossima. Nel seguente passo Cacciari sviluppa proprio tale dinamica, che \u00e8 <em>tutta filosofica<\/em>:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Nessun mare pu\u00f2 \u2018contenere\u2019, infatti, quel \u201cprocedere della vita oltre se medesima\u201d; sempre nuove <em>distese <\/em>quel desiderio esige dinanzi a s\u00e9. Il mare interno, il mare di mezzo, fin nel suo stesso nome denuncia il proprio limite fisso, il proprio confine terraneo. L\u2019impresa di Carlo V raffigurava le colonne d\u2019Ercole, avvolte da un cartiglio: \u201cPlus Oultre\u201d: nessuna \u201cdolcezza\u201d, nessuna \u201cpiet\u00e0\u201d, nessun \u201cdebito amore\u201d possono vincere l\u2019\u201cardore \u2026 a divenir del mondo esperto\u201d. Il mare attinge in pieno il proprio principio soltanto allorch\u00e9 appare perfettamente \u2018aperto\u2019 di fronte all\u2019ardore <em>experiri<\/em>. E questo ardore, per riuscire, deve essere pi\u00f9 forte di ogni sete di guadagno, anzi: tale da metterla addirittura in pericolo<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\"><sup>[35]<\/sup><\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>La vita sul mare, quindi, \u00e8 un tendere all\u2019Altro, al gi\u00e0 dato, al gi\u00e0 vissuto, al gi\u00e0 esperito, al gi\u00e0 abitato. E l\u2019abitare, dunque, acquisisce un doppio statuto: da una parte esso \u00e8 inteso come dimorare \u2013 l\u2019uomo stabilmente dimora nella propria \u03bf\u1f36\u03ba\u03bf\u03c2 \u2013, dall\u2019altra acquisisce una connotazione di nomadismo che dipende proprio dal suo essere un abitare <em>sul <\/em>mare.<\/p><p>Suddetta forma dell\u2019abitare impone la domanda sul <em>Mare d\u2019Europa<\/em>: cosa rivela esso dell\u2019uomo che lo esperisce? \u00ab<em>Polyphloisbos<\/em>, multirisonante, il Mare d\u2019Europa; tutte le sue lingue congiurano nel nominarlo nella molteplicit\u00e0 dei suoi volti, senza mai esaurirne il significato\u00bb<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\"><sup>[36]<\/sup><\/a>, esso, inoltre, ha una caratteristica precisa, fondamento della sua incommensurabile importanza: \u00e8 <em>ricco di isole<\/em><a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\"><sup>[37]<\/sup><\/a>. Qui il carattere pi\u00f9 profondo dell\u2019Europa, il suo essere <em>arcipelago<\/em> e dunque luogo che vuole la connessione, il rimando costante all\u2019alterit\u00e0, il porsi costantemente di fronte al \u03b4\u03b5\u03b9\u03bd\u1f79\u03c2, terrore e meraviglia insieme, tanto caro alla tragedia attica. E questo perch\u00e9 \u00abl&#8217;armonia europea \u00e8 dia-logos e <em>p\u00f3lemos<\/em>: dialettica tragica. Arcipelaghi i suoi mari, arcipelaghi le sue citt\u00e0, e arcipelaghi i suoi <em>t\u00f3poi<\/em>, quei luoghi, quelle torme, quelle domande, cio\u00e8, che vi rimbalzano da epoca a epoca, da nazione a nazione, che ne intrecciano spazi e momenti\u00bb<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\"><sup>[38]<\/sup><\/a>. L\u2019uomo che sa vivere tramontando \u00e8 colui che fa incarna il <em>cum <\/em>dell\u2019arcipelago, che si pone costantemente di fonte all\u2019altro da s\u00e9; <em>altro<\/em> il cui apparire scatena quello che Pareyson seguendo Schelling chiama \u201cstupore della ragione\u201d, poich\u00e9 l\u2019altro che si presenta \u00e8 un<em> quid<\/em> non preceduto da alcun concetto, da conoscenza certa che si possa afferrare. Nell\u2019arcipelago di Europa \u00e8 il <em>Theos x\u00e9nos<\/em> a rispecchiare questa idea, che va colta in termini di \u03c6\u03b9\u03bb\u1f77\u03b1 con l\u2019uomo: \u00absolo <em>tramontando<\/em> da ogni fissa identit\u00e0, da ogni individualit\u00e0 egoistica, \u00e8 pensabile una tale <em>amicizia stellare<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\"><sup>[39]<\/sup><\/a>. In ci\u00f2 risiede la quintessenza dello <em>\u00dcbermensch<\/em> nietzscheano, ovvero nel suo porsi come totalmente altro rispetto a ogni determinata affermazione di forza o potenza<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\"><sup>[40]<\/sup><\/a>. <em>Amicizia<\/em> che nell\u2019Arcipelago-Europa \u00e8 possibile realizzare in termini di una comunit\u00e0 in cui lo straniero (\u03be\u03ad\u03bd\u03bf\u03c2) \u00e8 accolto come dono, in cui la sacra legge di Zeus protettore dei supplici \u00e8 rispettata e posta come ordinamento intangibile. Si tratta di una relazione che, come ricorda bene Cacciari, \u00e8 e rimane comunque <em>p\u00f3lemos<\/em>, con tutto ci\u00f2 che ne consegue: nell\u2019incontro di cui si parla, l\u2019altro mai \u00e8 sottoposto allo sterile, quanto ingenuo, tentativo di cancellazione, dissolvimento o \u2018stemperamento\u2019 di aspetti riguardanti la di lui identit\u00e0 pur di convenire \u2018felicemente\u2019 al dialogo, semmai, se la strada di un autentico dialogo si vuole perseguire, i dialoganti dovranno mostrarsi fermi in ci\u00f2 che sono e, parimenti, capaci di andare oltre, come si \u00e8 detto, ogni fissa identit\u00e0 (concetto problematico, certo).<\/p><p>E qui la riflessione geopolitica sull\u2019Europa, alla luce dell\u2019ecumene e considerata anche l\u2019opposizione terra-mare che fa della stessa un arcipelago, ci ha condotti alla \u03c6\u03b9\u03bb\u1f77\u03b1 come suo carattere distintivo che plasma la vita delle comunit\u00e0 che dimorano presso le diverse isole che l\u2019arcipelago compongono. Dunque, in conclusione, si \u00e8 assai distanti dalla definizione di <em>amico <\/em>data da Aristotele<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\"><sup>[41]<\/sup><\/a> poich\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 corrispondente alla concretezza delle nostre vite, della vita nell\u2019arcipelago, affermare che \u00abnon \u00e8 amicizia l\u2019esser amico del simile, di ci\u00f2 che si conosce, di ci\u00f2 che in qualche modo ci appartiene. \u00c8 amicizia credere che \u201cesiste veramente una straordinaria, invisibile curva e orbita stellare, nella quale le nostre cos\u00ec diverse vie e mete potrebbero essere ricomprese, quasi fossero esigui tratti di strada\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\"><sup>[42]<\/sup><\/a>. Qui ritorna il Nietzsche della <em>Gaia scienza<\/em>, e torniamo noi al passo nietzscheano citato in esergo. Questo \u00e8 il modo nomade di abitare l\u2019ecumene-arcipelago che chiamiamo Europa, l\u2019esser posti sempre di fronte a nuove terre,<em> nuove<\/em> perch\u00e9 anche se conosciute sono sempre inesauste, inesplorate e agognate, come per il \u03bd\u03b1\u1f7b\u03c4\u03b7\u03c2 lo \u00e8 la terraferma.<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. G. Deleuze, F. Guattari, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em>, a cura di C. Arcuri, A. De Lorenzi, Einaudi, Torino 1996, pp. 89-96.<\/p><p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Sulla discussione delle nozioni di origine ed ambiente, che Nietzsche intraprende in relazione alla nascita della filosofia in Grecia, Cfr. F. Nietzsche, <em>La filosofia nell\u2019epoca tragica dei greci. E scritti 1870-1873<\/em>, a cura di G. Colli, Adelphi, Milano 1991, p. 141-151; per quanto concerne, invece, la trattazione del concetto di atmosfera vitale che, pur incardinandosi nella storia, eccede la categorizzazione storiografica, si rimanda a F. Nietzsche, <em>Sull\u2019utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita<\/em>, a cura di S. Giametta, Adelphi, Milano 1973, pp. 3-16.<\/p><p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> G. Deleuze, F. Guattari, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em>, cit., p. 104.<\/p><p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> E. Holenstein, <em>Atlante di filosofia. Luoghi e percorsi del pensiero<\/em>, a cura di M. Guerra, Einaudi, Torino 2004, p. 11.<\/p><p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> F. Farinelli, <em>L\u2019invenzione della Terra<\/em>, Sellerio editore, Palermo 2007, p. 48.<\/p><p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Per una ricca e vivace ricostruzione del Kant (anche) geografo si rimanda a M. Tanca, <em>Geografia e filosofia. Materiali di lavoro<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2012, pp. 15-48.<\/p><p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> A. Berque, <em>Essere umani sulla terra. Principi di etica dell\u2019Ecumene<\/em>, a cura di M. Maggioli, M. Tanca, Mimesis, Milano-Udine 2021, p. 171.<\/p><p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> La <em>geografia democratica<\/em>, in particolare, si svilupp\u00f2 tra 1976 e 1980 in seno ad un raggruppamento informale perlopi\u00f9 italiano. Su ci\u00f2 Cfr. G. Dematteis, <em>Zeus, le ossa del bue e la verit\u00e0 degli aranci<\/em> in G. Dematteis, <em>Geografia come immaginazione. Tra piacere della scoperta e ricerca di futuri possibili<\/em>, Donzelli editore, Roma 2021, pp. 129-162.<\/p><p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> C. Sini, <em>Semiotica e filosofia. Segno e linguaggio in Peirce, Nietzsche, Heidegger e Fouca<\/em>ult, il Mulino, Bologna 1978, p. 5.<\/p><p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> S. Gorgone, <em>Terra e paesaggio nella geofilosofia italiana<\/em>, in \u00abLogoi.ph \u2013 Journal of Philosophy\u00bb, N. X, 24, 204, p. 75.<\/p><p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Questo termine-concetto \u00e8 attribuibile al gi\u00e0 citato geografo Eric Dardel che lo impiega in relazione all\u2019essere umano. Su ci\u00f2 Cfr. E. Dardel, L\u2019uomo e la terra. Natura della realt\u00e0 geografica, a cura di C. Copeta, Unicopli, Milano 1986.\u00a0<\/p><p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> K. Marx, F. Engels, <em>Dalla ideologia tedesca<\/em> in S. Moravia (a cura di), <em>Marx. Scritti filosofici giovanili<\/em>, Fabbri editori, Milano 1998, p. 215.<\/p><p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Ivi, p. 242.<\/p><p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> K. Marx, <em>Manoscritti economico-filosofici del 1844<\/em>, a cura di N. Bobbio, Einaudi, Torino 2004, p. 164: \u00abNon appena io ho un oggetto, quest\u2019oggetto ha me per oggetto\u00bb.<\/p><p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> G. Deleuze, F. Guattari, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em>, cit., p. 77.<\/p><p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Ivi, p. 88.<\/p><p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p><p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Ivi, p. 86.<\/p><p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> G. Deleuze, F. Guattari, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em>, cit., p. 77<\/p><p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Sulla relazione tra <em>terra<\/em> e <em>territorio<\/em>, in termini complessivi, si rimanda a G. Dematteis, <em>Le metafore della terra. La geografia umana tra mito e scienza<\/em>, Feltrinelli, Milano 1985, pp. 73-88; A. Turco, <em>Configurazioni della territorialit\u00e0<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2010, pp. 47-72.<\/p><p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> C. Sini, <em>Archivio Spinoza. La verit\u00e0 e la vita<\/em>, in <em>Spinoza o l\u2019archivio del sapere<\/em>, vol. IV, tomo I delle <em>Opere<\/em>, a cura di F. Cambria, Jaca Book, Milano 2012, pp. 181-182.<\/p><p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Ivi, pp. 138-139.<\/p><p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> G. Deleuze, F. Guattari, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia?<\/em>, cit., p. 88.<\/p><p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> A. Berque, <em>Ecumene. Introduzione allo studio degli ambienti umani<\/em>, a cura di C. Arbore, S. Gamba, M. Maggioli, Mimesis, Milano-Udine 2019, p. 51.<\/p><p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Questo aspetto \u00e8 accostabile a un\u2019acuta riflessione filosofico-politica sull\u2019Arcadia come paradigma politico in R. Fai, <em>Pastorale arcadica<\/em>. <em>Per un regno giusto<\/em>, Mimesis, Milano-Udine 2020, il quale, a sua volta, prende le mosse da M. Ferrando, <em>Il Regno errante. L\u2019arcadia come paradigma politico<\/em>, Neri Pozza Editore, Venezia 2018.<\/p><p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0 M. Cacciari, <em>Geo-filosofia dell\u2019Europa<\/em>, Adelphi, Milano 1994, pp. 112-113.<\/p><p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Ivi, p. 118.<\/p><p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> A. Caputo, <em>Geofilosofie. <\/em><em>A partire da Nietzsche<\/em>, in \u00abLogoi.ph \u2013 Journal of Philosophy\u00bb, N. X, 24, 204, p. 14.<\/p><p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> Sul rapporto terra-mare in termini di conflitto a partire da Schmitt mi permetto di rimandare a S. Piazzese, <em>Ci sono d\u00e8i e governano, grande \u00e8 la loro misura. Al tramonto di un Nomos<\/em>, in \u00abIlPequod\u00bb, Anno 3, N. 6, dicembre 2022, pp. 69-79.<\/p><p><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> M. Cacciari, <em>Geo-filosofia dell\u2019Europa<\/em>, cit., p. 56.<\/p><p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> Cfr. G. Cambiano, <em>Come nave in tempesta. Il governo della citt\u00e0 in Platone e Aristotele, <\/em>Laterza, Roma-Bari 2016.<\/p><p><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> Cfr. C. Resta, <em>Atlantici o mediterranei?<\/em>, \u201cMesogea\u201d, 0, 2002, pp. 53-63; R. Fulco, <em>Geofilosofia mediterranea. Pensiero e politica del \u2018mare di mezzo\u2019<\/em>, in \u00abLogoi.ph \u2013 Journal of Philosophy\u00bb, N. X, 24, 204, pp. 63-74; M. Cacciari, L\u2019<em>Arcipelago<\/em>, Adelphi, Milano 1997, p. 13: \u00abTh\u00e1lassa \u00e8 per i Greci quello pi\u00f9 usuale perch\u00e9 quello materno: nel suo grembo sono cresciuti, lungo i suoi cammini hanno viaggiato per conoscere, combattere, commerciare. Th\u00e1lassa: mare nostrum, Mediterraneo. Non \u00e8 nome generico del mare; \u00e8 nome di persona\u00bb.<\/p><p><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> M. Cacciari, <em>Geo-filosofia dell\u2019Europa<\/em>, cit., p. 63<\/p><p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> Ivi, p. 61.<\/p><p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> Ivi, p. 64.<\/p><p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> Id., <em>L\u2019Arcipelago<\/em>, cit., p. 15.<\/p><p><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p><p><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> Ivi, p. 21.<\/p><p><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a> Ivi, p. 150.<\/p><p><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a> Ivi, p. 144-145.<\/p><p><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a> Cfr. Arist, <em>EN<\/em>, 1166a 32.<\/p><p><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a> M. Cacciari, <em>L\u2019Arcipelago<\/em>, cit., p. 149.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Piazzese e Mattia Span\u00f2 \u00a0 La terra dei vostri figli voi dovete amare: sia questo amore la vostra nobilt\u00e0 nuova, \u2013 la terra non ancora scoperta, nelle lontananze remote del mare! Questa terra io ordino di cercare e cercare, alle vostre vele. (F. 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