{"id":3874,"date":"2024-12-15T10:14:55","date_gmt":"2024-12-15T10:14:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3874"},"modified":"2025-07-02T06:22:51","modified_gmt":"2025-07-02T06:22:51","slug":"parigi-o-della-raffinata-eleganza-di-vendicarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2024\/12\/15\/parigi-o-della-raffinata-eleganza-di-vendicarsi\/","title":{"rendered":"Parigi, o della raffinata eleganza di vendicarsi"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3874\" class=\"elementor elementor-3874\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-22f8fd4 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"22f8fd4\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7526cd2\" data-id=\"7526cd2\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-36488cf elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"36488cf\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: right;\">di Enrico Palma<\/p><p>Walter Benjamin, cittadino e abitante di questa citt\u00e0 per ritrovare com\u2019\u00e8 noto la libert\u00e0 politica, civile e intellettuale che gli era stata negata nel suo paese natale, nella sua Berlino, con un\u2019espressione ormai celebre ha definito Parigi la <em>capitale del XIX secolo. <\/em>L\u2019Ottocento, insomma, si sarebbe fatto nella citt\u00e0 francese, che costituisce al giorno d\u2019oggi una vera e propria isola all\u2019interno del proprio territorio nazionale. Numeri alla mano, Parigi, con la sua conurbazione, conta poco pi\u00f9 di un sesto dell\u2019intera popolazione francese, condensata in un centro storico sempre pi\u00f9 disertato per il carovita e quindi soprattutto nelle periferie, in quei comuni circondariali che sono diventati parte integrante della citt\u00e0, come Saint-Denis, Nanterre e Argenteuil. Per uscire veramente dalla citt\u00e0 bisogna percorrere diverse decine di chilometri e impiegare, se si prende il treno o il bus, anche parecchie decine di minuti (con la benevolenza del traffico). Questi caratteri urbanistici e sociali la rendono la pi\u00f9 grande citt\u00e0 d\u2019Europa, la seconda se consideriamo la Londra pre-Brexit.<\/p><p>Ma perch\u00e9 Benjamin utilizza questa espressione? Ha certamente ragione nel dirlo: alcuni eventi nevralgici come l\u2019avventura napoleonica, la Restaurazione, la propagazione e l\u2019affermazione dei valori rivoluzionari, i moti indipendentistici, l\u2019Esposizione universale di fine secolo, rappresentano dei fortissimi indizi in favore del suo giudizio; o se ci riferiamo, inoltre, alle innovazioni tecnologiche, alle sfide ingegneristiche e alla totale e pervasiva ridefinizione dell\u2019assetto urbano concepita dal barone Haussmann (che si acuiscono nella costruzione cos\u00ec controversa della Tour Eiffel, adesso simbolo di Parigi e della Francia nel mondo), anche qui Benjamin coglie nel segno; per non parlare, infine, dei rinnovati orientamenti culturali, per lo pi\u00f9 artistici e letterari, che fanno capo all\u2019impressionismo e al naturalismo, oltre che ai prodromi del romanzo modernista, nella categorizzazione del quale entrano di diritto un parigino <em>doc <\/em>come Proust e un altro di adozione come Joyce.<\/p><p>Ergendo quindi una citt\u00e0 a metonimia di una temperie culturale o, come vorrebbe Benjamin, di un intero secolo, \u00e8 vero allora che Parigi coincide con l\u2019Ottocento. Come Atene coincide con il V secolo a.C., Firenze con il XV secolo d.C., Madrid con il XVI secolo d.C., e via di questo passo. Riserverei a Vienna, Berlino e New York la tripartizione cronologica delle citt\u00e0 rappresentative del Novecento. Oggigiorno, nei tempi della globalizzazione delocalizzante, quando le aree urbane di Pechino o Shanghai equivalgono la superficie di stati europei come l\u2019Austria e il Belgio, questa assegnazione risulta molto difficile. Il <em>Weltgeist<\/em>, per cos\u00ec dire, sembra assumere pi\u00f9 delle caratteristiche continentali che propriamente cittadine, in cui \u00e8 chiaro che l\u2019Europa sta naufragando.<\/p><p>E tuttavia Parigi \u00e8 molto di pi\u00f9, ovviamente, del solo secolo XIX come vorrebbe Benjamin. Tra i boulevards, gli alti palazzi, i negozi di lusso, una vita frizzante e snob, locali floreali (bench\u00e9 quasi tutte le volte sintetici), Parigi mostra un\u2019eleganza opulenta che nell\u2019estremo ordine di una raffinatezza indiscutibile associa comunque tratti contraddittori, direi quasi una pomposit\u00e0 grottesca. \u00c8 la citt\u00e0 ottocentesca in cui svetta una torre sensuale e matematica certamente suggestiva ma pochissimo filologica; in cui nel pieno di un giardino reale, tra le braccia di uno dei musei pi\u00f9 importanti e visitati al mondo, custode di bellezze senza tempo e incontestabili, giace un altro esempio di geometria, le Piramidi del Louvre di Ieoh Ming Pei. E per\u00f2, nonostante queste incursioni della modernit\u00e0, in quello che altrimenti sarebbe stato inguaribilmente ottocentesco, il centro di Parigi conserva un fascino unico, una suggestione comparabile, forse, solamente con quel tratto che pu\u00f2 farsi a piedi, costeggiando il Tevere, dai Fori Imperiali fino a Piazza San Pietro.<\/p><p>Un centro di cui sempre Benjamin coglie la ragione di salvaguardia, per cos\u00ec dire, essendo l\u2019ideale urbanistico di Haussmann corrispondente \u00aballa tendenza che si osserva continuamente nell\u2019Ottocento a mobilitare necessit\u00e0 tecniche con finalit\u00e0 artistiche\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Finalit\u00e0 senz\u2019altro raggiunte, dato che ancora oggi i parigini e i loro ospiti possono godere del risultato. Ma la diffidenza e il senso critico di Benjamin vanno oltre. L\u2019opera di Haussmann va incontro alle richieste borghesi e dell\u2019interesse finanziario, spingendo cos\u00ec i pi\u00f9 poveri a riparare nei sobborghi, individuando in questo modo l\u2019onda lunga di un processo iniziato pi\u00f9 di centocinquant\u2019anni fa e ancora in atto. L\u2019obiettivo era consolidare il dominio dell\u2019alta finanza, del lusso, dell\u2019eleganza escludente. Infatti: \u00abIl vero scopo di Haussmann era di garantire la citt\u00e0 dalla guerra civile. Egli voleva rendere impossibile per sempre l\u2019erezione di barricate a Parigi\u00bb<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Per farla finita, insomma, con ogni eventuale rivolta o rivoluzione.<\/p><p>Salendo sulla Basilica del Sacro Cuore a Montmartre, o arrampicandosi sulla terrazza di qualche palazzo in centro \u2013 famosa \u00e8 quella delle Galeries Lafayette subito dietro il Palais Garnier (l\u2019Op\u00e9ra) \u2013 i tetti di ardesia \u2013 di quel colore cos\u00ec tipico della citt\u00e0, una gradazione di blu inconfondibile, un\u2019iridescenza d\u2019ala di libellula, posti su palazzi di un bianco opaco \u2013 ci si pu\u00f2 costruire l\u2019idea, o al pi\u00f9 la sensazione, di come una mesta malinconia possa sciogliersi in una raffinata dolcezza, qualcosa che fa perdonare i turbamenti, dimenticare i misfatti, rimettere i debiti esistenziali. Forse \u00e8 per questo che Parigi \u00e8 una meta cos\u00ec gettonata dalle coppie, perch\u00e9 la sensazione che si prova in essa rilancia il sentimento amoroso con cui ci si arriva. O suscita la nostalgia in chi era in coppia e ora non lo \u00e8 pi\u00f9, oppure non lo \u00e8 mai stato.<\/p><p>Come tutte le grandi citt\u00e0, anche Parigi non \u00e8 stata risparmiata dalla ferocia della gentrificazione, che ha investito quasi ogni zona del centro. La cosa che colpisce \u00e8 che, pur trattandosi di monumenti abbastanza recenti \u2013 fatta eccezione, ad esempio, per il cosiddetto \u201cvecchio Louvre\u201d o per la cattedrale di Notre-Dame \u2013 sono stati oggetto di una risemantizzazione dell\u2019utilizzo, ed esempio massimo di ci\u00f2 \u00e8 certamente il Museo d\u2019Orsay.<\/p><p>Per farsi un\u2019idea apprezzabile, densa e circostanziata di cosa siano l\u2019impressionismo e il post-impressionismo, non c\u2019\u00e8 posto migliore in cui si possa andare dell\u2019Orsay, un luogo \u2013 notoriamente una stazione ferroviaria adesso adibita a museo \u2013 in cui il tempo, scandito dai grandi orologi interni ed esterni all\u2019edificio, si \u00e8 fermato a quel secolo diciannovesimo di cui parlava Benjamin, con le maggiori collezioni al mondo \u2013 e non poteva del resto che essere cos\u00ec \u2013 delle opere, su tutti, di Manet, Monet e Van Gogh. In Manet c\u2019\u00e8 tutto il gusto spagnolo e lo stile pastoso e pittoricamente formoso del pennello di Vel\u00e1zquez, traslato a Parigi per fare scandalo morale ed estetico, per porre nella verit\u00e0 squarciando il velo della <em>causerie <\/em>e della <em>noblesse<\/em>, in cui anzi erompe \u00abil coraggio dell\u2019arte nella sua barbara verit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, per citare l\u2019ultimo e memorabile Foucault della <em>parresia<\/em>, soprattutto con l\u2019impressionante <em>Olympia <\/em>rispetto alla quale il nostro sguardo \u00e8 \u00ablampadoforo, porta la luce\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>; in Monet c\u2019\u00e8 l\u2019archistoria dell\u2019impressionismo e la modellizzazione della materia della realt\u00e0 che diventa luce nella pittura, per meglio dire la <em>materialuce<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, l\u2019idea per cui la materia \u00e8 questa luce invincibile che l\u2019arte rende visibile, appunto mette in luce, nelle commoventi versioni della facciata della cattedrale di Rouen, nella <em>House of Parliament <\/em>di Londra rarefatta nel <em>brouillard<\/em>, e soprattutto nel <em>Saggio di figura en plein air<\/em>, in cui la componente organica, caduca e fallibile dell\u2019umano si mescola con la natura, con il resto dell\u2019essere, nel trionfo della materia viva, energica, luminosa; in Van Gogh c\u2019\u00e8 \u00abla porta occulta di un aldil\u00e0 possibile\u00bb<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, la lotta per la felicit\u00e0, la resa alla depressione, la saggezza del riposo dalla fatica di vivere, l\u2019auscultazione di s\u00e9 attraverso il pennello che tratteggia uno sguardo magnetico, ossessionato, persino intollerabile nella sua richiesta di aiuto.<\/p><p>Il tutto \u00e8 stato sublimato da una mostra temporanea in cui \u00e8 stato riprodotto quasi integralmente il primo Salone degli impressionisti presso lo studio di Nadar del 15 aprile 1874, un\u2019occasione unica in cui poter fare esperienza diretta di uno dei momenti pi\u00f9 iconici e fondamentali della storia della cultura. Passeggiare tra quelle sale \u00e8 un\u2019immersione totale nello splendore della luce, nella gloria della <em>physis<\/em>, nella giovialit\u00e0 dell\u2019esistere.<\/p><p>Una grandiosit\u00e0 forse maggiore colpisce il visitatore che entra nei corridoi apparentemente senza fine del Louvre. Attraversare il corridoio della statuaria, avvicinandosi allo scalone sulla cima del quale svetta imperiosa e trionfante la Nike di Samotracia, con il profluvio di gente che vi si riversa ripartendosi nelle altre sale, \u00e8 una delle visioni pi\u00f9 maestose e potenti che si possano mai avere nella vita. Essa \u00e8 metafora di vittoria su qualunque negativo, l\u2019ascesa dal male paludante per poi giungere redenti in cima, un colpo d\u2019ala sulle bassezze in cui, spesso, la vita viene tirata e trattenuta, per partecipare a quella festa immensa, immane, opulenta, che \u00e8 <em>Le nozze di Cana<\/em> del Veronese, e che \u00e8 anche Parigi, la <em>Festa mobile<\/em>, come l\u2019aveva chiamata Hemingway, il senso della trasfigurazione, dell\u2019essere-tra gaudente, ci\u00f2 che la vita non \u00e8 e che dovrebbe comunque aspirare a essere. Il corridoio della pittura italiana \u00e8 questa galleria del fastoso, nella quale i grandi maestri, da Giotto e Cima di Conegliano a Caravaggio e Guido Reni, convergono tutti in una gioia estetica ineguagliabile.<\/p><p>Parigi \u00e8 anche la citt\u00e0 monumentale nel senso della celebrazione, di un popolo che notoriamente \u00e8 tra i pi\u00f9 patriottici, un attaccamento alla <em>Cit\u00e9 <\/em>che spesso fa affermare non soltanto ai francesi parigini che <em>Paris c\u2019est la France. <\/em>L\u2019impressione infatti \u00e8 che il popolo francese abbia impegnato se stesso nella costruzione della propria capitale sacrificando molto altro, per rendere questa citt\u00e0 sempre pi\u00f9 grandiosa e affascinante. E questo lo si nota nel tributo postumo a Napoleone, nel monumento forse pi\u00f9 stucchevole degli <em>Invalides<\/em>, o nel Pantheon, una rivisitazione del concetto romano, e poi italiano, del famedio nazionale.<\/p><p>Ma Parigi, almeno nelle mie intenzioni, <em>dans mon c\u0153ur<\/em>, \u00e8 il nome di Marcel Proust. Ha ancora ragione Benjamin nel dire che questa citt\u00e0 \u00absi \u00e8 iscritta cos\u00ec indelebilmente nella letteratura perch\u00e9 in essa opera uno spirito che \u00e8 affine ai libri\u00bb, poich\u00e9, facendo un passo indietro di qualche riga, \u00abParigi \u00e8 la grande sala di una biblioteca attraversata dalla Senna\u00bb<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Ogni monumento parigino, dice Benjamin, ha ispirato un\u2019opera letteraria. Eppure, all\u2019alba della fotografia come <em>medium<\/em>, la realt\u00e0 si frantuma, lo specchio che sarebbe Parigi si tramuta in prisma e scompone la realt\u00e0 in innumerevoli raggi, come lo sono, diversamente da quelli unidimensionali di Zola, i <em>miroirs <\/em>proustiani, \u00abche si riflettono l\u2019uno dentro l\u2019altro in una serie senza fine\u00bb, facendo \u00ab<em>pendant <\/em>a quell\u2019infinito ricordo del ricordo nel quale la penna di Marcel Proust ha trasformato la propria vita\u00bb<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p><p>L\u2019autore della <em>Recherche<\/em> amava profondamente la propria citt\u00e0 pur non risparmiandole critiche; come non le risparmi\u00f2, del resto, alla fauna umana che popola il suo capolavoro, che non ha mancato di mostrare e comprendere intuendo le curve e le leggi dei loro comportamenti individuali e sociali. Probabilmente, Proust ha descritto i parigini come ha descritto l\u2019umanit\u00e0 in generale, con la massima acutezza, ed \u00e8 per questo che leggere le peripezie di uno Charlus o di una Odette costituisce una rappresentazione perspicua dell\u2019essere dell\u2019umano.<\/p><p>Ad ogni modo, visitando Parigi mi \u00e8 parso chiarissimo come Proust non abbia senso senza la sua citt\u00e0, senza quell\u2019umanit\u00e0 stancamente ottocentesca che, nella propria decadenza e grottesca contraddittoriet\u00e0 interna al proprio carattere, ha esibito l\u2019universale di se stessa, la natura pi\u00f9 profonda, la meschinit\u00e0, l\u2019insolenza, la ferocia, la civetteria, il patetico che si trovano in ognuno di noi. Proust \u00e8 nato nell\u2019anno in cui termin\u00f2, a spese della Francia, la guerra franco-prussiana, e ha vissuto la trasformazione parigina che grossomodo si \u00e8 conservata fino a oggi. La Parigi di Proust, ovviamente, \u00e8 scomparsa secondo la regola metafisica che ha descritto magnificamente nel suo libro. Ma resta l\u2019eco, al 101 di Boulevard Haussmann (lo stesso barone responsabile del riassetto urbanistico), sugli Champs-Elys\u00e9es, al Bois de Boulogne, a Rue de Rivoli, nella sua tomba nel cimitero di P\u00e8re-Lachaise, dallo stile severo, spoglio, umilissimo.<\/p><p>Bisogna ricordare, allora, il finale tanto solenne quanto elegiaco del primo volume, in cui trova spazio un\u2019affermazione tra le pi\u00f9 poetiche e dolorose della <em>Recherche<\/em>, sulla fallibilit\u00e0 della ritenzione esperienziale umana e sull\u2019ineluttabilit\u00e0 del divenire: \u00abI luoghi che abbiamo conosciuti non appartengono solo al mondo dello spazio dove per semplicit\u00e0 li collochiamo. Essi non erano che una parte esigua del complesso di sensazioni confinanti che formavano la nostra vita d\u2019allora; il ricordo d\u2019una certa immagine non \u00e8 che il rimpianto d\u2019un certo istante; e le case, le strade, i viali, sono, ahim\u00e8, fugaci come gli anni\u00bb<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. \u00c8 la stessa frammentazione di immagini che Benjamin coglieva nello stile e nella poetica di Proust in riferimento a Parigi, alla citt\u00e0, alle migliaia di occhi e di obiettivi che vogliono specchiarsi in essa e che la capitale riduce in mille pezzi. Ma non coglie la volatilit\u00e0 del tempo, della vita, e dunque anche delle citt\u00e0. Proust non \u00e8 pi\u00f9 ed \u00e8 ancora, \u00e8 divenuto luce e redenta parola che salva chiunque vi si accosti, nell\u2019immane fatica, per il lettore contemporaneo una vera e propria impresa, di leggere le sue pagine, nell\u2019esperienza di verit\u00e0 che l\u2019arte in generale riesce a offrire.<\/p><p>Proust, Parigi, le sue tante facce, le sue numerose identit\u00e0, racchiudono un segreto della luce, come la Nike in cima allo scalone monumentale, il vero e proprio ingresso del Louvre, la forza invitta dell\u2019antico: la vittoria, che deve essere vendetta. Vendetta sulla sofferenza, l\u2019arte di trasformare e di vincere la sofferenza in comprensione luminosa. Perch\u00e9, altrimenti, tutto \u00e8 perduto; \u00e8 il tentativo di non farsi sopraffare, di non cedere, di non fallire al dovere di rompere quella catena che lega al dolore dell\u2019essere nati, dell\u2019essere apparsi nella forma che siamo destinata a perire e a dissolversi.<\/p><p>Ho trovato tutto questo non in un francese, bens\u00ec in un italiano, un\u2019opera del quale, per le imprevedibili vie che le grandi opere d\u2019arte sono destinate a percorrere, si trova proprio al Louvre. Assecondando Benjamin \u00e8 sempre un angelo, ma diversamente da quello di Klee, al quale tribut\u00f2 un <em>Denkbild <\/em>tra i pi\u00f9 impressionanti della storia del pensiero, la IX tesi sul <em>Concetto di storia<\/em>, non \u00e8 impotente, il suo desiderio di destare i morti e di ricomporre i frantumi non \u00e8 frustrato. Il <em>San Michele sconfigge Satana <\/em>di Raffaello (la cui paternit\u00e0 non sembra essere totale) \u00e8 un angelo di vittoria, le sue ali e la sua corazza sono dorate, il suo viso intatto, nessuna imperfezione corruga la sua espressione. \u00c8 bellissimo nel calpestare il male, nel relegarlo alla terra, e con la sua lancia sta per trafiggerlo, facendo cos\u00ec culminare il suo gesto, e anche il suo sorriso, in una gaiezza tripudiante. I San Michele di Guido Reni a Roma o di Luca Giordano a Vienna sono grandi quadri, ma non raggiungono l\u2019eleganza di questo bellissimo, biondo giovane loricato che plana sul Maligno a passo di danza. \u00c8 anzi con questa raffinata eleganza, raffaellesca o parigina che dir si voglia, che ci si deve vendicare del male, del dolore, delle perdite, degli abbandoni. \u00c8 questa l\u2019immagine integra della vita, se vita vuole essere.<\/p><p>*Al mio amico Vito, sulla spalla del quale, come il Raffaello del Louvre, poggio la mano.<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> W. Benjamin, <em>Parigi capitale del XIX secolo<\/em>, in Id., <em>Angelus Novus. Saggi e frammenti<\/em>, a cura di R. Solmi, Einaudi, Torino 2014, p. 157.<\/p><p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Ivi, p. 158.<\/p><p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> M. Foucault, <em>Il coraggio della verit\u00e0. Il governo di s\u00e9 e degli altri II. <\/em><em>Corso al Coll\u00e8ge de France 1984 <\/em>(<em>Le courage de la verit\u00e9. Le gouvernement de soi e des l\u2019autres II. Course au Coll\u00e8ge de France 1984<\/em>, 2009), trad. di M. Galzigna, Feltrinelli, Milano 2018, p. 185.<\/p><p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Id., <em>La pittura di Manet <\/em>(<em>La peinture de Manet<\/em>, 2004), trad. di S. Paolini, SE, Milano 2005, p. 57.<\/p><p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Cfr. A.G. Biuso, <em>Tempo e materia. Una metafisica<\/em>, Leo S. Olschki, Firenze 2020.<\/p><p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> A. Artaud, <em>Van Gogh il suicidato della societ\u00e0 <\/em>(<em>Van Gogh le suicid\u00e9 della societ\u00e9<\/em>, 1974), trad. di J.-P. Manganaro, Adelphi, Milano 1988, p. 27.<\/p><p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> W. Benjamin, <em>Parigi, la citt\u00e0 allo specchio<\/em>, in Id., <em>Immagini di citt\u00e0 <\/em>(<em>St\u00e4dtebilder<\/em>, 1963), a cura di E. Gianni, Einaudi, Torino 2007, p. 65.<\/p><p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Ivi, pp. 68-69.<\/p><p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> M. Proust, <em>Dalla parte di Swann <\/em>(<em>Du c\u00f4t\u00e9 de chez Swann<\/em>, 1913), in <em>Alla ricerca del tempo perduto <\/em>(<em>\u00c0 la recherche du temps perdu<\/em>, 1913-1927), ed. diretta da L. De Maria, trad. di G. Raboni, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb, Milano 2014, p. 515.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Palma Walter Benjamin, cittadino e abitante di questa citt\u00e0 per ritrovare com\u2019\u00e8 noto la libert\u00e0 politica, civile e intellettuale che gli era stata negata nel suo paese natale, nella sua Berlino, con un\u2019espressione ormai celebre ha definito Parigi la capitale del XIX secolo. 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