{"id":3880,"date":"2024-12-15T10:18:06","date_gmt":"2024-12-15T10:18:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3880"},"modified":"2024-12-15T10:19:07","modified_gmt":"2024-12-15T10:19:07","slug":"il-sogno-redento-costeggiando-il-paese-delle-fate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2024\/12\/15\/il-sogno-redento-costeggiando-il-paese-delle-fate\/","title":{"rendered":"Il Sogno redento.Costeggiando il Paese delle Fate"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3880\" class=\"elementor elementor-3880\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-40e807c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"40e807c\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-3e3cbda\" data-id=\"3e3cbda\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2dd72da elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2dd72da\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00a0<\/p><p style=\"text-align: right;\">di Luca Dilillo<\/p><p style=\"text-align: right;\">\u00a0<\/p><p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cBut under cliff-eaves there were glooming caves,<br \/>weed-curtained, dark and grey;<br \/>a cold air stirred in my hair,<br \/>and the light waned, as I hurried away.<\/em><\/p><p style=\"text-align: right;\"><em>[\u2026]<\/em><\/p><p style=\"text-align: right;\"><em>Black came a cloud as a night-shroud.<br \/>Like a dark mole groping I went,<br \/>to the ground falling, on my hands crawling<br \/>with eyes blind and my back bent.<br \/>I crept to a wood: silent it stood<br \/>in its dead leaves; bare were its boughs.<br \/>There must I sit, wandering in wit,<br \/>while owls snored in their hollow house.<br \/>For a year and a day there must I stay:<br \/>beetles were tapping in the rotten trees,<br \/>spiders were weaving, in the mould heaving<br \/>puffballs loomed about my knees\u201d.<\/em><\/p><p style=\"text-align: right;\">\u00a0<\/p><p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cFrodo heard a sweet singing running in his mind: a song that seemed to come like a pale light behind a grey rain-curtain, and growing stronger to turn the veil all to glass and silver, until at last it was all rolled back, and a far green country opened before him under a swift sunrise\u201d.<\/em><\/p><p>\u00a0<\/p><p>Una campana suona remota. Le mie orecchie la odono fioca mentre osservo la vastit\u00e0 del Mare sul ponte di una nave. Oppure non \u00e8 cos\u00ec? In realt\u00e0 sono nel mio letto e sogno di vedere il Mare, sogno il suo rumore ammaliante, e sogno anche il lontano tintinnare di una campana, fuori, chiss\u00e0 dove. Dalla finestra aperta posso vedere, pur con gli occhi chiusi dal sonno, il buio del cielo punteggiato di stelle, il debole chiaror bianco della luna e una dolce brezza primaverile. Vedo o sento? \u00c8 una sinestesia di forme fragranze melodie, questa mia visione. Su tutto per\u00f2, spiccano il suono della campana e il suono del Mare, nitidi e luminosi come fresco argento squillante. Sono il desiderio e la paura di vedere e sentire quelle onde, forse placide e blu, forse nere e rombanti; sono la paura e il desiderio di sentire e vedere quella campana marina, magari gialla oro e festosa, magari dolente e grigio cenere: sono quel desiderio e quella paura a guidarmi lungo la Via dei miei sogni, a occhi aperti o sprofondati nel sonno. Una Via che mi ha condotto \u2013 dovrei dire piuttosto mi <em>sta conducendo<\/em> \u2013 a vedere, sentire, considerare una Parola, un Nome che \u00e8 corpo spirito suono odore paesaggio sapore immagine concetto idea: il Sogno. Un Nome-corpo-senso-spirito-idea che mi affascina interpellandomi in modo travolgente. Vorrei parlarne \u2013 se <em>parlarne e basta<\/em> \u00e8 sufficiente \u2013 attraverso l\u2019Opera dell\u2019autore a me pi\u00f9 caro, J. R. R. Tolkien, un uomo che a lungo ha frequentato le lucenti marche del Reame di siffatto sfuggente e misterioso signore, per quanto raramente i loro nomi vengano accostati. Si pu\u00f2 dire che lo stesso Tolkien non tratt\u00f2 mai l\u2019argomento \u2018di petto\u2019, n\u00e9 in modo teorico n\u00e9 attraverso le sue storie; e ciononostante tutta la sua esistenza letteraria ne \u00e8 impregnata, fino al midollo. A voler esagerare potremmo affermare che il Sogno ne sia, se non il Tema, certamente il Protagonista principale. Chiss\u00e0? Forse anche il Professore aveva intuito la potenza incommensurabile di Messer Oneiros, che ovunque si insinua e su tutto prende signoria, limitandosi perci\u00f2 a lambirne i confini, alludendo e celando, per rendergli onore nella maniera pi\u00f9 adatta\u2026 Ma allora come si pu\u00f2 parlare di qualcosa senza parlarne? Descrivere senza descrivere? Penetrare senza davvero essere penetrati? Per fronteggiare i rischiosi paradossi del Sogno occorre abbandonare i metodi d\u2019indagine tradizionali, bisogna sprofondare nel sonno anche da svegli. Dobbiamo accontentarci di vedere sentire toccare, senza esigere di riportare indietro, come \u00e8 richiesto in alcune fiabe. Possiamo abbandonarci e fantasticare, ma mai <em>razionalizzare<\/em>, ridurre o spezzettare con la lucida mente dei desti. Quel che Sogno ci concede \u00e8 di percepire nel profondo per poi riaffiorare, dimentichi di ogni cosa o quasi, con minuscoli rimasugli di lembi sfilacciati tra le mani. E allora non possiamo che affannarci tra i bordi fumosi di quei regni, cercando la Via a tentoni, costeggiando e talvolta, appena per poco, sconfinando, confusi e frastornati. Che farne dunque, di questi brandelli filiformi? Rammendare, tentare di<em> rifare<\/em>, \u00e8 sconsigliabile oltre che vano, perch\u00e9 ben misero potere hanno gli strumenti della veglia sulle cose del Sogno: si pu\u00f2 solo continuare a lambire, indugiando sul <em>limen<\/em>, nei pressi della Soglia tra i mondi; vedere e non vedere, credere e no, entrare e non entrare, in un fragile equilibrio piuttosto eracliteo. Insomma ci si deve accontentare.<\/p><p>Ma se ci\u00f2 proprio non bastasse? Beh, allora si potrebbe cominciare a <em>raccontare<\/em>.<\/p><p>Gi\u00e0: provando questa \u2018chiave d\u2019oro\u2019 di specialissimo potere pu\u00f2 darsi che ci si schiudano cancelli inaspettati; ma affinch\u00e9 funzioni, a qualcosa bisogna pur rinunciare\u2026 Messere Racconto esige da noi l\u2019incondizionata disponibilit\u00e0 alla sorpresa e allo stravolgimento, alla messa in forse di ogni dogma e pregiudizio. \u00c8 forse impossibile dire cos\u2019\u00e8 il Sogno, ma di lui si pu\u00f2 narrare e cos\u00ec facendo magari scoprire che il suo cuore \u00e8 molto pi\u00f9 grande di come ci aspetteremmo. Tolkien l\u2019ha fatto: ha raccontato per tutta la vita storie che guardano il Sogno da vicino, rivelandoci molti dei suoi segreti nascosti. Non saprei pensare a una guida migliore in luoghi tanto strani e ignoti\u2026<\/p><p>Il viaggio ha inizio con Frodo Baggins: quasi tutti conoscono il protagonista e principale narratore della vicenda dell\u2019Anello, colui che insieme ai suoi piccoli amici ci introduce a un mondo di poteri immensi e antichissime leggende; perch\u00e9 \u00e8 questo il \u2018compito Hobbit\u2019: essere <em>cornice narrativa<\/em>, mediazione indispensabile alla corretta ricezione di cose estranee e remote<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, punto di vista alla nostra portata, grazie al quale entriamo in contatto con la storia e il mito di Arda. Non \u00e8 arbitrario insomma che il pi\u00f9 \u2018illustre\u2019 fra gli Hobbit sia per noi anche via d\u2019accesso al Sogno: si tratta non a caso del personaggio che sogna di pi\u00f9 all\u2019interno del romanzo, il pi\u00f9 legato al regno onirico. Nel primissimo di questi sogni, a Crickhollow<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, la notte che precede l\u2019uscita dalla Contea<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, Frodo immagina di arrampicarsi su una bianca torre nei pressi del Mare, mentre sotto di lui giace un fitto bosco intricato da cui provengono rumori sinistri. Le Acque si odono solamente: Frodo non riesce a raggiungere la cima prima di svegliarsi e ci viene detto che, pur non avendole mai viste, gi\u00e0 in passato il suono delle onde ha echeggiato nel suo sonno come un desiderio misterioso. Il Portatore dell\u2019Anello sogna di continuo, in lui questa dimensione si manifesta nei suoi molteplici risvolti: c\u2019\u00e8 l\u2019abisso sommerso e sepolto, oscuramente <em>psicanalitico<\/em> \u2013 se \u00e8 lecito usare il termine \u2013 come pure la valle di Desiderio e Timore, sempre intimamente annodati; c\u2019\u00e8 il sogno premonitore e il sogno retrospettivo, sguardi sul passato e sull\u2019avvenire; c\u2019\u00e8 la nitida visione e quella sfumata, vi sono incubo e dolcezza, conforto e abbattimento, tentazione, rinuncia, stanchezza e coraggio indomito. Nei sogni di Frodo c\u2019\u00e8 l\u2019intero spettro del Reame Misterioso, ma ci sono anzitutto le met\u00e0 elementali di cui \u00e8 fatta la Terra: Ombra e Luce. Ne sono perfetto esempio le due esperienze oniriche che ho citato in esergo: la prima \u00e8 in verit\u00e0 parte di una poesia, <em>The Sea-Bell<\/em>, contenuta nel libriccino <em>Le avventure di Tom Bombadil<\/em>, nella cui introduzione leggiamo che, sebbene non sia opera dello Hobbit, l\u2019altro titolo con cui \u00e8 nota \u2013 <em>Il Sogno di Frodo<\/em> \u2013 \u00abdimostra che essa veniva associata agli oscuri sogni disperati che tormentarono Frodo in marzo e ottobre nel corso degli ultimi tre anni. Ma c\u2019erano sicuramente altre tradizioni riguardanti quegli Hobbit che venivano presi dalla \u201cfollia del vagabondare\u201d e che \u2013 se mai facevano ritorno \u2013 erano poi strani e taciturni\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Questa composizione caratterizzata da un tono cupo, malinconico e senza speranza, racconta di un viaggio a <em>Fa\u00ebrie<\/em>, privo per\u00f2 di quel senso di gioia e meraviglia che ci aspetteremmo: al contrario, l\u2019esperienza descritta \u00e8 desolata, a tratti disturbante. Fredda, buia e vuota \u00e8 la terra visitata dall\u2019io narrante, ogni creatura lo fugge, il tempo lo consuma fino a farne un vecchio disperato; quando infine riesce a tornare a casa, il viaggiatore non trova nessuno ad accoglierlo. Nessuno parla con lui. \u00c8 solo, incompreso, ingrigito e sperduto. Sono sensazioni analoghe a quelle sperimentate da Frodo al ritorno nella Contea: mentre gli amici hanno l\u2019impressione di essersi risvegliati da un sogno, egli si sente ricadere nel sonno<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Per lui una casa non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: troppo ha sofferto e ormai la Terra lo respinge. A ci\u00f2 si ricollega la seconda esperienza onirica, di segno totalmente opposto: nella casa di Tom Bombadil, la notte prima di ripartire, Frodo sogna una grigia cortina di pioggia che, sollevandosi, schiude ai suoi occhi una contrada verdeggiante, sotto una rapida aurora<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Stavolta la visione misteriosa \u00e8 gravida di promesse e speranza; dona al Portatore dell\u2019Anello la forza per affrontare il suo duro viaggio e prepara la sua purificazione finale, oltre il Mare. Quando infine lascer\u00e0 la Terra di Mezzo sulla nave diretta alle Terre Imperiture, Frodo la intravedr\u00e0 davvero, descrivendola con le identiche parole del suo sogno. Lo aspetta un soggiorno di pace e riposo. Oltre il dolore, le ferite e la morte, c\u2019\u00e8 qualcosa di luminoso. E poi, chiss\u00e0? un verde paesaggio di l\u00e0 dai cerchi del mondo\u2026<\/p><p>Nelle versioni iniziali del legendarium tolkieniano, ancora nell\u2019ambito della cornice narrativa che l\u2019autore cercava di costruire per mediare l\u2019accesso a quei remoti racconti, rintracciamo le prime occorrenze di un legame essenziale con la Terra del Sogno: siamo addirittura al principio dei principi, nel testo intitolato <em>La Casetta del Gioco Perduto<\/em>, progettato come introduzione al <em>Libro dei Racconti Perduti<\/em> \u2013 prima versione del futuro <em>Silmarillion<\/em> che, per via delle enormi differenze nella concezione e nella struttura generale, pu\u00f2 essere quasi considerata un\u2019opera a s\u00e9 stante. Si tratta di un manoscritto redatto in bella copia dalla moglie di Tolkien, Edith Bratt, con la data del 12 febbraio 1917; tutto il materiale di questa prima fase della mitologia risale agli anni tra il 1916-17 e il 1920 e la nascita di questo racconto introduttivo potrebbe essere contemporanea o comunque di poco posteriore alle originarie redazioni dei racconti di Beren e L\u00fathien, di T\u00farin Turambar e della Caduta di Gondolin<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Vi si racconta del marinaio Eriol, chiamato \u201cfiglio di E\u00e4rendel\u201d, che giunge per ventura nella magica Isola Solitaria, venendo ospitato alla Mar Vanwa Tyali\u00e9va, la Casetta del Gioco Perduto della citt\u00e0 di Kortirion; qui alcuni saggi del popolo degli Gnomi<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> prendono a narrargli antiche leggende dimenticate. Prima di tutto questo, i padroni di casa Vair\u00eb e Lindo descrivono a Eriol il luogo in cui si trova. All\u2019interno di questa suggestiva narrazione \u2013 che molto risente dei riferimenti narrativi fiabeschi e infantili della tradizione inglese con cui Tolkien era cresciuto, non ultimo il Peter Pan di J. M. Barrie \u2013 trova spazio la descrizione del meraviglioso Ol\u00f3r\u00eb Mall\u00eb, il Sentiero dei Sogni: una stradicciola che \u00abconduceva, per strade fuori mano, alle case degli Uomini. [\u2026] Era un sentiero con sponde alte sovrastate da grandi siepi, oltre le quali si levavano molti alberi slanciati, dove sembrava vivesse un mormorio continuo; non di rado grosse lucciole s\u2019insinuavano tra i suoi cigli erbosi\u00bb<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. In un contesto notturno assolutamente affascinante, questo magico viottolo metteva in comunicazione il nostro mondo con il Regno delle Fate, Valinor, serpeggiando frusciante tra piccole luci baluginanti e le brezze lievi del crepuscolo estivo. Il sentiero dei Sogni conduceva alla Casetta del Gioco del Sonno, o Casetta dei Bambini, con i suoi fragranti giardini, dove i piccoli delle terre mortali potevano recarsi in sogno per giocare e danzare spensierati, scortati dal popolo fatato che impediva che si smarrissero: i bambini rischiavano infatti di cadere vittime dell\u2019incantamento di quelle contrade, dimenticando le loro case e restando sospesi per sempre in un mondo sognante. Coloro che tornavano indietro dopo il risveglio, invece, serbavano l\u2019animo pieno di meraviglia e molti dei miti e dei racconti che si narrano sulla Terra derivano dai loro ricordi e frammentarie impressioni di quei luoghi incantati. Purtroppo il Sentiero fu in seguito sbarrato, seguendo in un certo senso il destino di questa storia, che scomparve del tutto dalla mitologia di Tolkien; eppure, cos\u00ec come, dopo che la via venne chiusa, Lindo e Vair\u00eb edificarono la Casetta del Gioco Perduto per raccogliere intorno a loro tutti quei piccoli rimasti in Valinor e custodire e preservare le antiche storie del passato, allo stesso modo il Professore cerc\u00f2 sempre di salvaguardare la magia del mito e delle leggende e la connessione vitale tra il mondo reale e quello della fantasia: dato che i bambini non possono pi\u00f9 raggiungere la Casetta del Gioco del Sonno, sono i fanciulli di Mar Vanwa Tyali\u00e9va che, di tanto in tanto, \u00absi aggirano tra i bimbi soli sussurrando loro al crepuscolo, l\u00e0 dove si sono coricati presto, alla luce dei lumini o alla fiamma delle candele\u00bb<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p><p>Due cose vanno comunque evidenziate: prima di tutto, che il luogo in cui i bambini giungevano attraverso Ol\u00f3r\u00eb Mall\u00eb stava fuori da Valinor, seppur nei suoi immediati pressi; da l\u00ec infatti i piccoli potevano udire il suono ammaliante dei flauti dei Solosimpi \u2013 i cantori delle coste \u2013\u00a0 e il dolce rumore delle onde, intravedere l\u2019argenteo brillio delle perle sulla spiaggia di Eldamar, perfino facilmente raggiungere la citt\u00e0 degli Elfi, K\u00f4r. Il reame del Sogno si stende vicinissimo al Paese delle Fate, l\u00ec dove con i propri sensi \u00e8 possibile percepirne, seppur vagamente, fragranze forme suoni; cos\u00ec vicino che lo si pu\u00f2 talvolta raggiungere e allora i suoi effetti sulla mente e sullo spirito si rivelano inaspettati, nel bene e nel male. Il secondo elemento \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 Ol\u00f3r\u00eb Mall\u00eb collega i mondi: il nostro fisico Mondo Primario con il \u2018loro\u2019 spirituale Mondo Secondario. A nessuno dei due appartiene per\u00f2 la Terra del Sogno, che ha quindi il sembiante di un Mondo Terzo, mediatore e mediano: un Mondo-Via che partecipa di entrambi, esistente sia in Terra che in Cielo, sia nello spirito che nel corpo. Un Mondo liminare, una Soglia. Ultimo dettaglio: nella <em>Casetta del Gioco Perduto<\/em> si dice che Eriol fosse il nome dato dalla gente dell\u2019isola al viaggiatore terrestre giunto in Tol Eress\u00eba e che il suo significato fosse \u201ccolui che sogna da solo\u201d. Questo \u2018figlio di E\u00e4rendel\u2019, come l\u2019avo agitato dalla brama del Mare, err\u00f2 lungo una Via da cui fu condotto a uno strano sogno solitario. Come quei bambini antichi che in sonno percorrevano il Sentiero dei Sogni, anch\u2019egli era destinato a tornare nella nostra Terra di Mezzo per narrare racconti di un lontano, mitico passato. Anch\u2019egli, veleggiando per il Mare del Sogno, contribuisce a preservare le leggende di Valinor, del Mondo Secondario, riportandole a noi\u2026\u00a0<\/p><p>Ancora nel <em>Libro dei Racconti Perduti<\/em>, nel resoconto dell\u2019<em>Occultamento di Valinor<\/em>, si narra che Manw\u00eb, signore dei Valar<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, chiedesse ai compagni Orom\u00eb e L\u00f3rien di realizzare due percorsi segreti per raggiungere il Reame Beato: soffriva infatti a causa della fuga dei Noldoli e degli eventi luttuosi che avevano portato al nascondimento di Valinor<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, reso ormai quasi inaccessibile, desiderando lasciare aperta qualche via di collegamento con le Terre Esterne. Dall\u2019opera di Orom\u00eb nacque Ilweran Ponte del Cielo, l\u2019Arcobaleno; ma la strada di L\u00f3rien era proprio Ol\u00f3r\u00eb Mall\u00eb, il Sentiero dei Sogni, percorribile solo da giovani cuori durante il sonno. L\u00f3rien \u00e8 infatti il nome del Vala originariamente noto come Olofantur, Signore dei Sogni, in seguito chiamato Irmo, fratello del Signore della Morte, Vef\u00e1ntur Mandos \u2013 poi N\u00e1mo. Il fatto che la mitologia tolkieniana contempli un essere divino-angelico preposto ai sogni e alle visioni segnala una volta di pi\u00f9 l\u2019importanza attribuita dal Professore alla dimensione onirica: Irmo \u2013 che significa Signore del Desiderio \u2013 vive nel luogo pi\u00f9 bello di Arda, i meravigliosi giardini di L\u00f3rien, dove ogni creatura di Valinor trova pace, riposo e conforto. L\u00f3rien \u00e8 popolato da numerosissimi spiriti e lo stesso Irmo, insieme al fratello N\u00e1mo, \u00e8 considerato il Vala degli spiriti: c\u2019\u00e8 dunque una misteriosa e sostanziale affinit\u00e0 tra Morte e Sogno, due regni intessuti di Invisibile. Il Signore del Sogno \u00e8 un essere sfuggente, dall\u2019influenza sottile come la sua stessa natura, forse il pi\u00f9 indecifrabile e al contempo il pi\u00f9 incisivo dei Valar; egli abita un palazzo di nebbia e ombre, ama il crepuscolo e la notte, dispensa non visto consigli e visioni di bellezza: una delle sue attivit\u00e0 \u00e8 appunto quella di mandare messaggi, di speranza e consolazione ma anche di ammonimento, alle genti della Terra di Mezzo. La sua voce \u00e8 la voce del Sogno, veridica visione proveniente dall\u2019Ovest. Nel<em> Signore degli Anelli<\/em> lo scorgiamo \u2013 forse \u2013 all\u2019opera nel sogno dei due fratelli Faramir e Boromir, che spinge quest\u2019ultimo a Rivendell per conferire con Elrond: il testo parla in maniera allusiva di una \u2018voce da Occidente\u2019 che esorta gli uomini a cercare a Imladris la Spada che fu Rotta, annunciando l\u2019apparizione del flagello d\u2019Isildur<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> e di un misterioso Mezzuomo.<\/p><p>Tramite la figura di Irmo ci accostiamo a tre Nomi di Sogno quasi dimenticati, che sono Visione, Desiderio e Speranza. Egli li porta tutti e tre, permettendo a noi lettori di riconquistare dell\u2019onirico alcuni sensi luminosi, troppo spesso delegittimati di fronte al cinico dominio attuale di una prospettiva materialista e psicologizzante. Il primo Nome \u00e8 quello principale, che comprende in s\u00e9 gli altri due rinviando potentemente alla concezione antica e medievale del Sogno come <em>Visio<\/em>: le <em>visiones <\/em>non erano semplici sogni, ma vere e proprie vedute chiarificatrici che coinvolgevano i sensi e provenivano da mondi altri, scorci dell\u2019aldil\u00e0. Da sempre nel regno spirituale Visione rappresenta un\u2019esperienza potente, vera, trasformativa, di origine angelica o divina. Nel mondo di Tolkien le visioni giungono da personaggi dotati di grande maest\u00e0 e autorevolezza<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> e mantengono forti legami con<em> Fa\u00ebrie<\/em>; e anche se di solito poco chiare, per non dire ambigue, sono sempre in qualche modo congiunte a Desiderio e Speranza. Lo vediamo in uno dei personaggi pi\u00f9 intessuti dello spirito di Irmo e dei suoi tre Nomi: Ol\u00f3rin \u2013 \u201cil suggeritore di sogni\u201d \u2013 meglio noto come Gandalf. In origine un Maia<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> di Valinor, assiduo frequentatore dei giardini di L\u00f3rien, da lui apprese come guidare, consigliare e consolare tramite immagini belle e potenti e, una volta giunto nella Terra di Mezzo in qualit\u00e0 di inviato dei Valar, mise in atto queste virt\u00f9. Della Visione angelica Gandalf \u00e8 l\u2019incarnazione pratica: egli viaggia in lungo e in largo come un fuoco mai domo<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, esortando all\u2019azione, alimentando fiducia e coraggio, ma anche ravvivando o riaccendendo il conforto nei cuori di coloro che devono affrontare compiti difficili; e nel duro cammino attraverso le tenebre \u00e8 saggio dare uguale valore all\u2019ardente consiglio e al sollievo rinfrancante\u2026<\/p><p>Ma la Prima delle Visioni \u00e8 in ultimo quella che apre la storia stessa di Arda: nella Musica degli Ainur, il resoconto della Creazione, dopo che gli spiriti angelici nati dalla mente di Il\u00favatar \u2013 il Dio tolkieniano \u2013 hanno cantato i temi musicali da Lui proposti arricchendoli con personali variazioni, Eru, cio\u00e8 l\u2019Uno, mostra loro in una grande Visione di sogno l\u2019universo originato da quella Musica; grande \u00e8 la meraviglia degli Ainur quando Il\u00favatar, attingendo al fuoco segreto della creazione, le dona esistenza concreta. Perch\u00e9 il grande Sogno del Mondo non \u00e8 solo immagine: \u00e8 reale, \u00e8 vero!<\/p><p>Se quindi il Sogno rettamente inteso si apre alla verit\u00e0, potrebbero suonarci strane le affermazioni di Tolkien nel suo famosissimo saggio <em>On Fairy-Stories<\/em>: qui infatti il Professore mette fiaba<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> e sogno in aperta opposizione; racconti come <em>Alice nel Paese delle Meraviglie<\/em>, a suo dire, non sono fiabe proprio perch\u00e9 alla fine della storia tutta la vicenda si rivela <em>soltanto un sogno<\/em>. Ma le fiabe sono vere. Se non altro, pretendono seriamente di esserlo. \u00c8 qui insomma che si gioca la questione: nella nostra moderna concezione i sogni non sono altro che illusioni, desideri repressi, immagini create dalla mente durante il sonno. Sono falsi, a tutti gli effetti. Ora, non occorre negare al Sogno queste valenze: sappiamo benissimo infatti che, partecipando di entrambi i mondi, il regno onirico reca in s\u00e9 elementi materiali e puramente psicologici. Non ci si sbaglia nel definire i sogni \u2018manifestazione del represso\u2019, ma nel credere che la cosa finisca qui:<\/p><p><em>Solo sogni!<\/em><\/p><p>Eppure, tanto le fiabe non sono soltanto storielle per bambini, quanto i sogni non sono soltanto illusioni. Se quindi proviamo a rimetterci in gioco e a ristabilire il Sogno, a <em>redimerlo<\/em> per cos\u00ec dire, recuperandone valenze dimenticate o ritenute superate, lo scopriremo molto pi\u00f9 vicino alla vera Fiaba di quanto si possa immaginare. Anzi: laddove la fiaba tenta di raccontare l\u2019incomprensibile incappare dell\u2019uomo nelle cose del Reame Fatato, il Sogno vero e proprio ci trascina l\u00ec dentro, tutti interi! Allora la pi\u00f9 fondamentale aspirazione del <em>fairy-tale<\/em> \u2013 che \u00e8 quella all\u2019incantesimo di <em>farsi reale<\/em> \u2013 verrebbe a corrispondere con la segreta, autentica sostanza del Sogno; solo a patto per\u00f2 di considerarlo sotto una luce ben diversa, come Tolkien ha fatto lungo tutta la sua \u2018cerca\u2019 letteraria. Cos\u00ec Fiaba e Sogno possono giungere a toccarsi.<\/p><p>Come Visione l\u2019uno, come Racconto l\u2019altra. Quel che le Fate ci mostrano, quel che vediamo del loro Paese, ci \u00e8 permesso narrarlo.<\/p><p>Smettiamo dunque i nostri abiti di scetticismo: la Via per<em> Fa\u00ebrie<\/em>, Mondo Altro, Terra di l\u00e0 dal Mare, non \u00e8 per ingenui ed eterni fanciulli; non \u00e8 la comoda fuga da una fredda e spietata realt\u00e0. \u00c8 molto di pi\u00f9 e molto di meno.\u00a0 L\u00ec troveremo pace e consolazione e visioni di commovente indescrivibile bellezza; ma potremo pure incontrare terrore e incubi informi, o cader preda di un fascino ammaliante e rischioso; ed \u00e8 perfino possibile che scoveremo strane cose indefinibili, come il coraggio la sofferenza le decisioni, la libert\u00e0 il destino e perch\u00e9 no? la Parola pi\u00f9 triste e pi\u00f9 bella: <em>Estel<\/em>.<\/p><p>Verde e rugiadosa Speranza.<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> L\u2019esigenza di questa cornice di mediazione era particolarmente sentita da Tolkien anche per la sua opera incompiuta, nota come <em>Silmarillion<\/em>: fu uno dei motivi che ne ritard\u00f2 e infine imped\u00ec la realizzazione definitiva.<\/p><p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Crifosso nella vecchia traduzione Alliata\/Principe, Criconca nella nuova a cura di Ottavio Fatica. User\u00f2 la nomenclatura in lingua originale per evitare inutili fraintendimenti. Per i nomi dei capitoli mi rifar\u00f2 all\u2019edizione pi\u00f9 recente: J.R.R. Tolkien, <em>Il Signore degli Anelli<\/em> (<em>The Lord of the Rings<\/em>, 1966), trad. a cura di Ottavio Fatica, Bompiani, Milano-Firenze 2020.<\/p><p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>La Compagnia dell\u2019Anello<\/em>, Libro I, Cap. 5: \u201cUna congiura smascherata\u201d.<\/p><p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> J.R.R. Tolkien, <em>Le avventure di Tom Bombadil<\/em> (<em>The Adventures of Tom Bombadil<\/em>, 1961), trad. a cura di Isabella Murro, Bompiani, Milano 2019, p. 11 (<em>Prefazione dell\u2019autore<\/em>).<\/p><p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Il Ritorno del Re<\/em>, Libro VI, Cap. 7, \u201cSulla via di casa\u201d.<\/p><p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>La Compagnia dell\u2019Anello<\/em>, Libro I, Cap. 7, \u201cNella casa di Tom Bombadil\u201d.<\/p><p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> I cosiddetti \u2018Grandi Racconti\u2019 di quella che in seguito diventer\u00e0 la Prima Era di Arda.<\/p><p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Nome che nulla ha a che fare con i piccoli nanetti del folklore, ma che intende restituire il senso della parola greca \u03b3\u03bd\u03ce\u03bc\u03b7 \u2013 conoscenza \u2013 per indicare un popolo capace e sapiente: quelli che in seguito verranno chiamati Noldoli e Noldor.<\/p><p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> J.R.R. Tolkien, <em>Racconti Ritrovati<\/em> (<em>The Book of Lost Tales \u2013 Part I<\/em>, 1983), trad. a cura di Cinzia Pieruccini, Bompiani, Milano 2013, p. 35.<\/p><p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Ivi, p. 37.<\/p><p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Le creature angeliche che sono venute ad abitare sulla Terra di Mezzo per governarla e custodirla, dimorando in Valinor.<\/p><p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Il Vala corrotto Melko aveva distrutto i due Alberi di Valinor gettando le Terre Immortali nell\u2019oscurit\u00e0 e rubato i Silmaril di F\u00ebanor: sono gli eventi fondanti della mitologia del futuro <em>Silmarillion<\/em>.<\/p><p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> L\u2019Unico Anello.<\/p><p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Come per esempio il misterioso Tom Bombadil: si vedano i capitoli \u201cNella casa di Tom Bombadil\u201d e \u201cNebbia sui Poggitumuli\u201d ne <em>La Compagnia dell\u2019Anello<\/em>.<\/p><p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Spirito minore rispetto ai Valar.<\/p><p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Non per caso al suo arrivo nella Terra di Mezzo Ol\u00f3rin riceve Narya, l\u2019Anello di Fuoco: uno dei Tre Grandi Anelli degli Elfi, che incarna il potere di incoraggiare e infondere Speranza. Il legame tra Gandalf e il fuoco si rivela in molti punti del<em> Signore degli Anelli<\/em>.<\/p><p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Il termine italiano \u2018fiaba\u2019 non \u00e8 per nulla adeguato al suo corrispettivo inglese \u2018fairy-story\u2019, essendo una mera contrazione di \u2018fabula\u2019 \u2013 racconto. La vera specificit\u00e0 della fiaba sta proprio nell\u2019essere una storia a proposito di <em>Fa\u00ebrie <\/em>e dei <em>fairies<\/em>: una <em>storia di fate<\/em> appunto. Fairy e fata, che nel tempo hanno subito una deprimente riduzione di significato, rimandano a una doppia etimologia, francese e latina: dal francese \u2018faie-rie\u2019, condizione in cui ci si ritrova incantati; dal latino \u2018fatum\u2019, fato. Nell\u2019antichit\u00e0 Fatae era un altro nome delle Parche o Moire, le potenti divinit\u00e0 del Destino. Come spesso accade, l\u2019origine etimologica delle parole ne rivela la nascosta nobilt\u00e0. Lo stesso avviene a proposito del Sogno, se si richiamano i suoi significati antichi e medievali di vera visione, profezia, messaggio dagli dei.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 di Luca Dilillo \u00a0 \u201cBut under cliff-eaves there were glooming caves,weed-curtained, dark and grey;a cold air stirred in my hair,and the light waned, as I hurried away. 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