{"id":3959,"date":"2024-12-15T10:51:11","date_gmt":"2024-12-15T10:51:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=3959"},"modified":"2024-12-15T10:51:52","modified_gmt":"2024-12-15T10:51:52","slug":"platone-e-le-necessita-educative-della-kallipolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2024\/12\/15\/platone-e-le-necessita-educative-della-kallipolis\/","title":{"rendered":"Platone e le necessit\u00e0 educative della kallipolis"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3959\" class=\"elementor elementor-3959\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-5e28684 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"5e28684\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2891b25\" data-id=\"2891b25\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f3da086 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f3da086\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: right;\">di Amedeo Barbagallo<\/p><p>\u00a0<\/p><ol><li><em>L\u2019alba della tradizione<\/em><\/li><\/ol><p>\u00a0<\/p><p>\u00abL\u2019antico era sinonimo di proporzione, di quiete, di sintesi equilibrata, sia nell\u2019arte sia nel pensiero\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, analizza Franco Cambi. Ma l\u2019antico \u00e8 soprattutto l\u2019<em>arch\u00e8<\/em> di ci\u00f2 che noi occidentali siamo adesso. Come gran parte delle tradizioni europee, anche la storia dell\u2019educazione trova le fondamenta nell\u2019antica Grecia. I figli di Atena chiamavano <em>paideia<\/em> l\u2019azione intellettuale e culturale mirata alla formazione dell\u2019individuo; ideale \u00abdi una formazione umana che \u00e8 prima di tutto formazione culturale e universalizzazione (tramite la cultura e la \u201ccoltivazione\u201d del soggetto che essa implica e produce) dell\u2019individualit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Nonostante la Grecia antica non fu mai un unico corpo dal punto di vista politico, bens\u00ec un sistema di diverse e autonome galassie, i greci erano consapevoli della profonda unit\u00e0 spirituale che li riuniva. Tale simbiosi dello spirito \u00e8 rappresentata dai due poemi omerici, l\u2019<em>Iliade<\/em> e l\u2019<em>Odissea<\/em>, biglietto da visita della Grecia arcaica e primo chiaro esempio di educazione in Europa.<\/p><p>Nell\u2019<em>Iliade<\/em> l\u2019educazione possiede dei tratti eroici, come nel caso di Achille. Consiste in un\u2019educazione nella maggior parte dei casi pratica, concentrata sul corpo e sul suo sviluppo. Vi era spazio anche per l\u2019oratoria, sempre importante per il mondo greco. Caratteri simili riguardo la formazione dei giovani sono presenti anche nell\u2019<em>Odissea<\/em>, dove per\u00f2 \u00e8 la famiglia a essere l\u2019epicentro dell\u2019ambiente formativo.<\/p><p>Molto diverso, invece, risulta essere il sistema spartano, delineato dal leggendario legislatore Licurgo. L\u2019educazione dei figli maschi di Sparta era improntata allo sviluppo di una societ\u00e0 che potesse continuare a incarnare, nonostante lo scorrere delle generazioni, i valori fondativi della citt\u00e0. I bambini in ottimo stato di salute, infatti, venivano sottratti alle famiglie intorno all\u2019et\u00e0 di sette anni, per essere trasferiti in rigide scuole controllate dallo Stato che miravano a formare cittadini-guerrieri guidati da forza e coraggio. Il percorso si concludeva al compimento dei 16 anni di et\u00e0. Essi altro non erano che il bene comune spartano.<\/p><p>All\u2019interno della scuola si teneva l\u2019addestramento delle armi, fondamentale per i guerrieri del domani. Non esisteva la propriet\u00e0 privata, si conduceva una vita in comune. Amicizia e obbedienza erano vere e proprie stelle polari del percorso. Poco spazio veniva dedicato alla cultura, anche se gli allievi erano chiamati ad avvicinarsi ad Omero ed Esiodo.<\/p><p>Platone, nel <em>Protagora<\/em>, cita brevemente le capacit\u00e0 culturali dei temibili allievi di Sparta: \u00abSe qualcuno si intrattiene a conversare anche con il pi\u00f9 inetto degli Spartani, trover\u00e0 che nella maggior parte dei suoi discorsi appare insulso, ma poi, al momento buono, come un arciere abilissimo, ti scaglia un motto considerevole, conciso e denso di significato, tanto che l\u2019interlocutore nei suoi confronti fa la figura di un bambino\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Non solo gli uomini, ma anche le donne, possedevano una forte formazione interiore, che li portava a essere amanti della sapienza e abili nell\u2019oratoria. Oltre qualsivoglia stereotipo antistorico. A Sparta, infatti, le donne si trovavano in una posizione di privilegio rispetto alle altre <em>poleis<\/em> greche, e la loro educazione si avvicinava molto a quella degli uomini.<\/p><p>Tali accenni rendono onore a Gorg\u00f2, la leggendaria regina di Sparta compagna di vita di Leonida, l\u2019eroe delle Termopili. Basta leggere due passi tratti dagli <em>Apoftegmi di donne spartane<\/em> dei <em>Moralia<\/em> di Plutarco, per rendersi conto della sua caratura. \u00abAvendole chiesto una donna dell\u2019Attica \u201cCome mai voi Spartane siete le uniche a comandare agli uomini?, lei rispose: \u201cPerch\u00e9 siamo anche le uniche a mettere al mondo uomini\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Insomma, l\u2019educazione spartana aveva un solo obiettivo: la conservazione della supremazia dello Stato grazie alla formazione di nuove generazioni di cittadini-guerrieri.<\/p><p>\u00a0<\/p><ol start=\"2\"><li><em>L\u2019idea platonica di <\/em>paideia<\/li><\/ol><p>\u00a0<\/p><p>Il passaggio dal V al IV sec. a.C. \u00e8 fondamentale per la Grecia e per tutta la civilt\u00e0 umana, dato che la scrittura cominci\u00f2 a diffondersi in maniera sempre pi\u00f9 considerevole. L\u2019epicentro fu Atene, che dal punto di vista intellettuale si era sviluppata maggiormente rispetto a tutta l\u2019Ellade. Si tratta di un\u2019era di cambiamenti e trasformazioni dal punto di vista sociale, che provoc\u00f2 mutamenti anche nel versante dell\u2019educazione.<\/p><p>Le polemiche platoniche intorno alla validit\u00e0 dell\u2019insegnamento scritto, infatti, considerato secondario rispetto alla cultura arcaica di omerica memoria, ci testimoniano la portata di tale fase. Il filosofo \u00abha difeso l\u2019oralit\u00e0, ponendola assiologicamente al di sopra della scrittura, affermando addirittura la tesi che il filosofo deve riserbare per l\u2019oralit\u00e0 le cose che per lui sono di maggior valore\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>.<\/p><p>A causa del contesto mutevole, si venne a delineare il bisogno di una cultura pi\u00f9 tecnica e scientifica, \u00abche esalta la dimensione libera e il libero esercizio della ragione, proprio di ogni individuo e rivolo a sottoporre ad analisi ogni credenza, ogni ideale, ogni principio della traduzione\u00bb<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Fu la sofistica a interpretare questo nuovo bisogno, inaugurando un metodo educativo che attir\u00f2 le critiche di Socrate prima e Platone poi. I sofisti, infatti, erano maestri di retorica e non di sapienza.<\/p><p>Il paradigma culturale che prese forma si bas\u00f2 su \u00abuna educazione pubblica, sottratta alla famiglia e al santuario, che guarda alla formazione del cittadino e delle sue virt\u00f9\u00bb<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Dietro un compenso, giravano i territori della Grecia alla ricerca dei ceti sociali emergenti, ai quali tentavano di insegnare la <em>techne<\/em> dell\u2019oratoria. I sofisti abbandonarono qualsivoglia riflessione cosmologica, naturalistica e religiosa, concentrandosi esclusivamente sui problemi dell\u2019<em>antropos<\/em>.<\/p><p>Protagora e Gorgia, infatti, ricordati per essere i sofisti pi\u00f9 celebri, affermarono rispettivamente il relativismo di ogni sapere e la forza di ogni parola. Mentre per il primo l\u2019uomo \u00e8 misura di tutte le cose, dunque, gli individui sono gli \u201carbitri\u201d di ci\u00f2 che esiste, il secondo cerc\u00f2 di dimostrare la potenza rappresentata dall\u2019utilizzo dei <em>logoi<\/em> a proprio piacimento.<\/p><p>Nell\u2019ottica platonica, la virt\u00f9 \u00e8 un\u2019arte che si pu\u00f2 raggiungere dopo una corretta disciplina. Dunque, chi \u00e8 capace di raggiungere l\u2019<em>epist\u00e8me<\/em> nella propria arte deve essere anche in grado di trasmetterla. E ci\u00f2 avviene dopo un esercizio interiore, non a seguito di un mero contributo. \u00abE come la funzione sociale del medico \u00e8 terapeutica riguardo al corpo, sar\u00e0 funzione del filosofo che ha raggiunto l\u2019<em>epist\u00e8me<\/em> in assoluto quella di curare la mente e l\u2019anima e quindi di insegnare la virt\u00f9\u00bb<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Obiettivo del platonismo \u00e8 il prendersi cura delle anime, posizione che fa prendere le distanze da chi dichiarava esplicitamente di voler far diventare migliori i propri allievi. Quest\u2019ultimi, esponenti delle famiglie di primo piano della <em>polis<\/em>, venivano preparati per l\u2019inserimento nella vita sociale, con l\u2019obiettivo di voler primeggiare sul resto della classe dirigente.<\/p><p>Risulta evidente come tale visione raccolga l\u2019opposizione pi\u00f9 dura da parte di Platone, il quale combatteva \u00abnon solo la pretesa di formazione politica dell\u2019individuo, ma anche quella di un qualsiasi tipo di insegnamento da parte dei sofisti\u00bb<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Nelle sue opere, l\u2019ateniese presenta la sofistica nella dimensione di arte mimetica, capace di raggirare le anime e di creare realt\u00e0 illusorie per la comunit\u00e0. Essi si rivolgevano ai sensi piuttosto che alla mente, seducendo l\u2019ascoltatore invece di sedurlo con dati concreti.<\/p><p>Di conseguenza, anche la politica deve diventare un\u2019arte. Questo \u00e8 l\u2019auspicio platonico. In tal modo, si eviterebbe di abbandonare la vita associata nelle mani degli autori di false speranze. I sofisti si servivano dell\u2019oratoria solo per acquisire l\u2019attenzione degli uditori e per portarli sulle loro posizioni. La politica, invece, come ci suggerisce l\u2019essenza stessa del termine, deve essere considerata un\u2019attivit\u00e0 rivolta allo sviluppo e al bene della comunit\u00e0. In funzione di tale obiettivo si deve muovere l\u2019intera architettura sociale.<\/p><p>L\u2019individualit\u00e0 \u00e8 chiamata a sacrificarsi in nome del bene comune, in nome della realizzazione degli interessi comuni. Il proprio s\u00e9 si realizza in funzione degli altri, in funzione di una precisa organizzazione statale sapientemente teorizzata dal filosofo. \u201cL\u2019idea platonica di Stato\u201d \u00e8 costruita sulla base di una concezione unitaria, che per\u00f2 sintetizza al proprio interno, in modo armonico, tutti gli aspetti della vita pubblica articolati dialetticamente, \u00abcio\u00e8 come parti integranti di un complesso convergenti tutte all\u2019attuazione dell\u2019idea di bene\u00bb<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>.<\/p><p>La societ\u00e0, secondo tale ottica, altro non \u00e8 che un mosaico, dove ogni cittadino rappresenta una tessera, necessario e indispensabile solo nel posto che gli spetta secondo natura. Platone aveva compreso che il corretto funzionamento dell\u2019apparato che aveva in mente, necessitava di un nuovo percorso educativo rivolto alle generazioni in formazione. Da qui, come vedremo pi\u00f9 avanti, l\u2019esistenza di dedicare alla <em>paideia<\/em> una larga parte del dialogo <em>Repubblica<\/em>.<\/p><p>Nella tradizione che lo aveva preceduto Platone non ricerc\u00f2 l\u2019ispirazione, bens\u00ec l\u2019autorevole convalida delle proprie tesi. Cancellando totalmente ci\u00f2 che la sofistica aveva prodotto, il platonismo si riagganci\u00f2 al passato, al mito di Creta e alla leggenda di Sparta, a ci\u00f2 che la storia aveva consacrato a stabili modelli politico-sociali. Quella che ad Atene si stava affermando come democrazia, a Platone sembr\u00f2 pi\u00f9 che altro demagogia. Ai suoi occhi, la volont\u00e0 popolare non pu\u00f2 che esprimersi tramite il rispetto del compito che ciascuno ha nel contesto sociale, compito che guarda e tende sempre al Bene, l\u2019impianto metafisico che regge l\u2019intera riflessione platonica.<\/p><p>Platone, d\u2019altro canto, ritiene che senza l\u2019insegnamento filosofico non possa esistere arte politica. Solamente chi \u00e8 stato in grado di condurre una ricerca verso <em>al\u00e8theia t\u00f2n \u00f2nton<\/em>, verso la vera realt\u00e0 delle cose che sono, sar\u00e0 in grado di far valere la propria virt\u00f9 e la propria scienza all\u2019interno di quella complessit\u00e0 che \u00e8 il corpo sociale. In tal modo, esso \u00absar\u00e0 capace di abbracciare la totalit\u00e0 delle forme e dei modi di esistenza in una visione unica e, allo stesso tempo, di tornare indietro all\u2019universale, attraverso i nessi e le varie articolazioni della realt\u00e0, fino al singolo particolare\u00bb<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Mentre la formazione derivata dalla sofistica gorgiana rimase sempre legata al tentativo di silenziare e confondere l\u2019avversario, la formazione platonica non si discost\u00f2 dall\u2019eredit\u00e0 socratica, figlia del motto delfico, basata sul dialogo. I discorsi socratici altro non sono che dei \u201csemi\u201d, semi che non possono che condurre a una critica della societ\u00e0 e del clima politico-culturale dell\u2019Atene del tempo.<\/p><p>Il contatto diretto con il discepolo \u00e8 una lezione socratica che Platone assunse totalmente. Nell\u2019antico maestro emergeva il senso autentico dell\u2019educazione, il voler \u201ctirare fuori\u201d il discente dalla massa, mirando alla sua interiorit\u00e0. \u00abIl rapporto personale con i propri discepoli [\u2026] \u00e8 estremamente pi\u00f9 stimolante di una semplice formulazione delle proprie riflessioni da far imparare a memoria e ingerire senza alcuna possibilit\u00e0 di uno scambio di idee\u00bb<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Il sospetto che Platone nutriva nei confronti del sapere scritto, come anzidetto, non era legato alla sola mancanza di confronto e dibattito ma, come magistralmente dichiarato nella <em>Lettera VII<\/em>, nessun testo scritto sar\u00e0 in grado di argomentare le proprie posizioni come farebbe, invece, l\u2019autore in carne e ossa. Un qualcosa messo nero su bianco \u00e8 incapace di difendersi.<\/p><p>La novit\u00e0 pi\u00f9 importante assunta dalla rivoluzione socratica, inoltre, \u00e8 l\u2019utilizzo del metodo dialettico, cio\u00e8 del corretto modo di ragionare. A questo punto, \u00abil pensare corretto non pu\u00f2 che essere dialogo\u00bb<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>, dato che \u201cdiscorrere\u201d e \u201cragionare\u201d in greco antico derivano entrambi da <em>l\u00e8ghesthai<\/em>. L\u2019insegnamento a saper ragionare rappresenta il metodo sulla base del quale, attraverso l\u2019analisi delle ipotesi, fa sorgere la tesi che diventa condizione del discorso corretto. Tale metodologia dimostra come l\u2019ateniese abbia abbandonato la presunta aporeticit\u00e0 giovanile, in funzione dell\u2019acquisizione \u00abnon solo dei modi del ragionamento, ma anche di quelli che vengono ad essere i contenuti della scienza\u00bb<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Ricerca della verit\u00e0 significa abbandonare qualsivoglia dispositivo dogmatico, in funzione del dubbio come stella polare della propria ricerca, che deve avvenire in comunit\u00e0, in modo da crescere reciprocamente. Anche nella fase finale della speculazione dell\u2019ateniese, quella apparentemente pi\u00f9 lontana dal socratismo, permane un germe derivante dall\u2019insegnamento del maestro.<\/p><p>L\u2019esercizio filosofico, all\u2019opposto degli insegnamenti della sofistica, \u00e8 continuo movimento della <em>psych\u00e9<\/em> verso il Bene. Colui che ama la sapienza non pu\u00f2 che desiderare di percorrere il sentiero verso <em>hom\u00f2iosis the\u00f2<\/em>, l\u2019assimilazione al Divino che avvicina i <em>brotoi<\/em> al benessere spirituale rappresentato dalla sapienza posta al di l\u00e0 del cielo. La concezione del Bene come causa finale, dunque il vertice dell\u2019impianto metafisico teorizzato, deriva dal desiderio di Socrate di ricercare l\u2019universale, senza basarsi esclusivamente su ci\u00f2 che il singolo fenomeno fa trasparire. Platone, peraltro, ci testimonia come Socrate abbia sacrificato la propria vita per rispettare l\u2019<em>Eidos <\/em>della Giustizia, nonostante tale rispetto abbia portato alla sua condanna a morte e al successivo rifiuto di raggirare la pena inflittagli dall\u2019<em>agor\u00e0<\/em>.<\/p><p>Lo sfondo sempre metafisico del platonismo giustifica quell\u2019atteggiamento ascetico che riguarda la cura dell\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019individuo. La disciplina alla virt\u00f9 spinge il cittadino a mantenere sempre in vita l\u2019Idea del Bene. L\u2019esercizio interiore, tuttavia, non significa un distaccamento dalla realt\u00e0, ma \u00absar\u00e0 la fonte stessa dello stimolo a partecipare con la propria esperienza all\u2019organizzazione di un piccolo \u201ccosmo\u201d in cui si possano riprodurre le stesse leggi razionali che il filosofo ha gi\u00e0 potuto riconoscere nell\u2019intero universo\u00bb<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Da questa riflessione emerse una sorta di gerarchizzazione dell\u2019ente spirituale. La <em>psych\u00e9<\/em>, sulla base dell\u2019elemento che la governa grazie al controllo della ragione, pu\u00f2 essere concupiscibile, irascibile o razionale. Risulta evidente come solo la <em>psych\u00e9<\/em> razionale venga inquadrata dal filosofo all\u2019interno del percorso alla ricerca del Bene. Chi non si lascia guidare dal divino che risiede nel proprio s\u00e9, bloccato e incastrato tra i desideri e le pulsioni della materia, non sar\u00e0 in grado di contemplare le Idee.<\/p><p>Sulla base dell\u2019intero platonismo, solo chi, su uno sfondo dialettico, \u00e8 stato in grado di cogliere l\u2019unitariet\u00e0 delle forme della virt\u00f9, sar\u00e0 in grado di contemplare il Bene con il suo ente spirituale. Questo \u00e8 il risultato dell\u2019insegnamento platonico, partito dal socratico momento di ricerca del metodo conoscitivo, passato alla fase centrale di \u201cstabilizzazione\u201d, e terminato con la fase della maturit\u00e0, quella della dialettica, dove il filosofo cerc\u00f2 di comprendere l\u2019intelligibile sfondo della realt\u00e0.<\/p><p>\u00a0<\/p><ol start=\"3\"><li><em>La prospettiva del dialogo <\/em>Repubblica<\/li><\/ol><p>\u00a0<\/p><p>Educazione non significa solo trasmettere \u201cfredde\u201d nozioni, ma significa preparare alla vita pubblica, significa mettere in grado l\u2019individuo di poter entrare a far parte della classe dirigente \u201cilluminata\u201d, perch\u00e9 figlia di un nuovo modello di educazione, non pi\u00f9 basato sulla poesia bens\u00ec sull\u2019esercizio della ragione. Sulla filosofia. A tal proposito, cuore pulsante del dialogo <em>Repubblica<\/em> \u00e8 la ricerca dell\u2019armonia negli ingranaggi che reggono la <em>polis<\/em>. E tali ingranaggi non possono funzionare senza un paradigma educativo mirato al corretto collocamento e funzionamento di ogni tessera di quel mosaico rappresentato dal singolo che compone la comunit\u00e0.<\/p><p>Il filosofo, per\u00f2, mette in discussione il paradigma educativo contemporaneo, tentando di delineare un nuovo modello che potesse sostenere lo sviluppo dello Stato ideale che andava teorizzando, rappresentato come proiezione dell\u2019anima individuale. In precedenza, \u00e8 stata sottolineata la tripartizione che l\u2019ateniese opera della <em>psych\u00e9<\/em>, sulla base della natura individuale. La <em>kallipolis<\/em> \u00e8 dominata dall\u2019armonia, armonia che si realizza se ognuno assolve il proprio compito naturale. Lo Stato \u00e8 necessario perch\u00e9 la comunit\u00e0 va incontro a dei bisogni, che solo una sapiente divisione dei ruoli sar\u00e0 in grado di soddisfare.<\/p><p>Tale divisione dei ruoli favorisce una corrispondente divisione dei modelli di educazione, azione che nella <em>kallipolis<\/em> assume un carattere fondamentale, perch\u00e9 il funzionamento dell\u2019ingranaggio statale dipende totalmente dal corretto svolgimento dei compiti individuali. \u00abCondizione del successo in una qualunque attivit\u00e0 \u00e8 la conoscenza tecnica delle sue procedure. Una societ\u00e0 in cui non vi sia una corretta divisione delle competenze, e dove gli uomini o i gruppi pretendano di esercitare funzioni per le quali non hanno una conoscenza adeguata [\u2026], vive in preda al disordine ed \u00e8 destinata al fallimento\u00bb<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>, fa notare Franco Trabattoni.<\/p><p>Alla base della <em>kallipolis<\/em>, dunque, bisogna raggruppare una classe deputata al soddisfacimento dei bisogni materiali della comunit\u00e0. Gli uomini, tuttavia, a causa dello sviluppo non arriverebbero pi\u00f9 ad accontentarsi di ci\u00f2 che gi\u00e0 hanno. Dunque, le attivit\u00e0 e i produttori si moltiplicheranno, fino al momento in cui sorreggeranno contrasti che causeranno guerre tra le varie nazioni.<\/p><p>In tal modo, dato che i conflitti saranno inevitabili, a causa dello sviluppo del territorio statale, sorger\u00e0 l\u2019esigenza della nascita di una seconda classe: quella dei guardiani, che avranno il compito di difendere la <em>polis<\/em>. Essi non sono solamente esperti nell\u2019arte della guerra. Dovranno, soprattutto, essere in grado di rivolgersi con durezza verso i medici e con benevolenza nei confronti degli amici. Si tratta, per\u00f2, di qualit\u00e0 opposte e incompatibili.<\/p><p>Risulta necessario che il guardiano riconosca il nemico tra gli amici, quindi il bene dal male. Si tratta di una figura corrispondente a quella del filosofo, dato che \u00abdovr\u00e0 essere naturalmente predisposto allo studio e amante del sapere\u00bb<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>. \u00abTale qualifica conferisce al guardiano una pi\u00f9 ampia responsabilit\u00e0 di difesa e custodia dello stato, nella forma della conoscenza e della condivisione dei valori etici fondamentali su cui esso si regge\u00bb<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>. La loro educazione risulta dunque imprescindibile, per il bene e la difesa dello Stato.<\/p><p>Tra i guardiani, come detto, emergeranno i filosofi, i sapienti che saranno chiamati a reggere lo Stato. Il loro processo educativo risulta dunque fondamentale. Ginnastica e musica &#8211; che comprende le discipline umanistiche e letterarie -, rappresentano la base. Ma su quali elementi si basa tale divisione? Se il \u201cprimo Platone\u201d, il filosofo della fase giovanile di impianto orfico-pitagorico, si dedic\u00f2 totalmente alla salute dell\u2019interiorit\u00e0, il Platone della maturit\u00e0 arriv\u00f2 a concepire l\u2019individuo nella sua unit\u00e0 psicosomatica, estromettendo qualsivoglia visione dualistica.<\/p><p>Essendo l\u2019individuo un composto di <em>soma<\/em> e <em>psych\u00e9,<\/em> \u00abla ginnastica e la musica sono necessarie e devono collaborare allo stesso fine, cio\u00e8 a produrre negli individui l&#8217;armonia psicofisica, ossia una equilibrata uniformit\u00e0 di intenzioni e comportamenti<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. L\u2019educazione degli impulsi e dei comportamenti irriflessi rappresenta la stella polare di questa fase.<\/p><p>L\u2019attenzione dedicata al <em>soma<\/em> non mirava solamente allo stato di salute, ma piuttosto allo sviluppo nell\u2019individuo di determinati attributi morali, come equilibrio e temperanza, imprescindibili per chi \u00e8 chiamato a reggere lo Stato. Nonostante il dualismo giovanile sia stato superato, le parole del Socrate platonico ci testimoniano come lo sfondo dell\u2019educazione sia sempre rivolto alla <em>psych\u00e9<\/em>.<\/p><p>In questo frangente, fondamentale \u00e8 la stimolazione delle due parti che compongono l\u2019individuo. \u00c8 scorretto sia coltivare la ginnastica senza dare spazio alla musica, dunque educare solamente il <em>soma<\/em>, che il contrario. La conclusione \u00e8 pi\u00f9 che chiara: \u00abmi parrebbe che un dio ha fatto dono agli uomini di due arti, appunto la musica e la ginnasiale, rispettosamente in funzione della facolt\u00e0 irascibile e di quella amante del sapere\u00bb<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>. \u00abColui che sa fondere insieme nella miglior proporzione la ginnastica e la musica e riesce a trasferirle alla sua anima in misura equilibrata, questo s\u00ec lo potremmo chiamare con tutte le ragion musico perfetto e perfettamente accordato\u00bb<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>. \u00c8 l\u2019armonia a guidare il tutto, come in ogni ambito del platonismo.<\/p><p>Aritmetica e geometria sono imprescindibili, perch\u00e9 preparano l\u2019individuo alla dialettica e abituano la <em>psych\u00e9<\/em> al pensiero intelligibile. \u00abSe studiate nel loro aspetto teoretico: elevano l\u2019anima verso i principi e verso la contemplazione\u00bb<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>. In tal modo, l\u2019individuo comincia ad abbracciare lo sguardo teoretico, che lo rende diverso da chi \u00e8 estraneo alla filosofia, perch\u00e9 gli permette di osservare il mondo tramite gli occhi della ragione.<\/p><p>In queste pagine, emergono le coordinate del platonismo politico, cos\u00ec come le citazioni pi\u00f9 usate dagli studiosi. La scelta di chi, tra il gruppo dei custodi, dovr\u00e0 governare, verr\u00e0 da s\u00e9: \u00abDovremmo allora scegliere fra tutti i guardiani quelli che per tutta la vita ci risulta abbiano preso decisioni nell\u2019interesse dello Stato, operando con la massima disponibilit\u00e0, e che mai, per nessuno motivo, si presterebbero ad agire in maniera diversa\u00bb<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Chi la pensa diversamente non lavorer\u00e0 mai per il bene dello Stato, perch\u00e9 curer\u00e0 esclusivamente i propri interessi. L\u2019ateniese, in questo frangente, si dimostra molto realista. Non pretende un uomo politico \u201cideale\u201d, che metta sempre il bene comune come priorit\u00e0. Sarebbe una concezione velleitaria. Cos\u00ec come non avrebbe senso discutere sulla bont\u00e0 delle varie forme di governo, perch\u00e9 i protagonisti sarebbero sempre gli stessi. L\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 che l\u2019individuo chiamato a governare segua gli interessi della comunit\u00e0 perch\u00e9 identici ai propri. Solamente in queste condizioni non ci saranno imbrogli o corruzioni da parte della classe al potere. \u00c8 naturale che non tutti gli uomini abbiano tale caratteristica. Ecco perch\u00e9 i candidati a tale ruolo devono essere scelti con cura, con profonda attenzione alle loro attitudini naturali.<\/p><p>\u00c8 la natura stessa dell\u2019individuo a selezionarlo nella scelta del suo compito. Sulla scia della tradizione, il filosofo utilizza nel testo l\u2019utile e nobile menzogna del mito delle razze, racconto rielaborato a partire da un testo di Esiodo. Il divino, che ha creato gli uomini, ha distinto i caratteri. Ciascuno \u00e8 destinato a un determinato compito. Solitamente, ci si aspetta che il figlio abbia le stesse caratteristiche del padre. Ma, come sottolinea il filosofo, si tratta di una menzogna, perch\u00e9 il figlio potrebbe essere migliore o peggiore rispetto al padre. E allora, ciascun individuo deve entrare a far parte della classe che gli spetta secondo le sue sensibilit\u00e0 interiori, e non per appartenenza familiare. Sfondo del mito \u00e8 un forte attacco alla sofistica. Una parte di questo movimento culturale prometteva lo sviluppo della virt\u00f9 dietro un pagamento, senza alcuna attenzione nei confronti delle attitudini personali.<\/p><p>\u00abPlatone vorrebbe dunque mostrare al pubblico cui si rivolge, formato in massima parte dall&#8217;aristocrazia del sangue e del denaro, che il figlio di un nobile o di un possidente dovrebbe fare il contadino o l&#8217;artigiano, se privo di attitudini per rivolgersi alla cura dello stato\u00bb<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><sup>[24]<\/sup><\/a>. Risulta dunque falso ritenere aristocratica la visione di Platone. La divisione del lavoro non ghettizza alcuna classe sociale. Anzi, si tratta dell\u2019esatto contrario: secondo l\u2019ateniese, anche il figlio del pi\u00f9 rozzo artigiano potrebbe diventare il nuovo capo politico della <em>kallipolis<\/em>, cos\u00ec come il figlio del pi\u00f9 ricco aristocratico non commetterebbe alcun crimine se diventasse un \u201csemplice\u201d agricoltore. \u00c8 la natura della propria <em>psych\u00e9<\/em> che indirizza l\u2019individuo verso la propria strada. Nient\u2019altro.<\/p><p>Inoltre, \u00e8 bene sottolineare che la divisione del lavoro secondo le attitudini personali corrisponde anche alla divisione secondo i bisogni personali. \u00c8 chiarissimo, in tal senso, il messaggio del Socrate platonico: \u00abNessuno deve possedere in propriet\u00e0 alcun bene, a meno che non sia di primaria necessit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>. Qui nasce il senso del cosiddetto \u201ccomunismo platonico\u201d, cio\u00e8 la comunanza dei beni all\u2019interno della classe dei guardiani e dei governanti. Essi non devono possedere alcunch\u00e9, dato che riceveranno sussistenza dagli altri cittadini. In tal modo, si tenta di preservare la purezza delle loro intenzioni. La custodia dello Stato e la promozione del suo Bene solo gli unici obiettivi delle due classi. Possedere beni o creare ricchezze non li riguarda. Platone, naturalmente, non demonizza in alcun modo la ricchezza. Chi mira alle ricchezze materiali, tuttavia, \u00e8 ben lontano dall\u2019ideale che ha in mente il filosofo. Potr\u00e0, in modo legittimo, esercitare la sua attitudine al commercio, ma non sar\u00e0 mai degno di reggere la <em>kallipolis<\/em>.<\/p><p>Governanti e custodi saranno educati ad assumere comportamenti atti allo sviluppo del benessere dello Stato. In tal senso, l\u2019educazione diventa il fondamento politico della comunit\u00e0, perch\u00e9 senza lo sviluppo delle capacit\u00e0 gi\u00e0 possedute per natura non pu\u00f2 esserci classe dirigente. Classe dirigente composta da pochi elementi, perch\u00e9 non tutti sono in grado di distinguere tra bene e male, ci\u00f2 che ogni uomo di Stato dovrebbe fare.<\/p><p>Nel corso del testo \u00e8 gi\u00e0 stata citata la tripartizione della <em>psych\u00e9<\/em> presente nel<em> Fedro<\/em>, elemento che nel dialogo <em>Repubblica<\/em> assume un risvolto sociale. Se alla parte animosa corrisponde la virt\u00f9 del coraggio, e alla parte concupiscibile la virt\u00f9 della temperanza, chi sar\u00e0 in grado di \u201csubire\u201d il dominio della razionalit\u00e0, dunque di possedere la virt\u00f9 della sapienza, avr\u00e0 raggiunto l\u2019obiettivo prefissato dall\u2019educazione dei custodi.<\/p><p>Lo Stato sar\u00e0 giusto, dunque armonioso, e governato dall\u2019<em>Eidos<\/em> del Bene, solo se l\u2019ordine gerarchico metafisico verr\u00e0 sempre rispettato. Ed \u00e8 la filosofia, l\u2019eterno amore per la sapienza, lo strumento che risveglia nella <em>psych\u00e9<\/em> dei custodi quella scintilla che li trasforma in servi della <em>polis<\/em>: \u00abNon ci sarebbe tregua dai mali nelle Citt\u00e0, e forse neppure nel genere umano, [\u2026] se prima i filosofi non raggiungessero il potere negli Stati, oppure se quelli che oggi si arrogano il titolo di re e di sovrani non si mettessero a filosofare seriamente e nel giusto modo, s\u00ec da far coincidere nella medesima persona l\u2019una funzione e l\u2019altra [\u2026] e da mettere fuori gioco quei molti che ora perseguono l\u2019una senza l\u2019altra\u00bb<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>.<\/p><p>Perch\u00e9 il filosofo, cos\u00ec come delineato poco pi\u00f9 avanti, \u00e8 l\u2019amante della Bellezza, del suo <em>Eidos<\/em>, ogni oltre apparenza. \u00abL&#8217;oggetto del suo amore non sono le cose che si percepiscono con i sensi ma quelle che si colgono con l&#8217;intelletto e il pensiero, e consistono nel giusto, nel bene e nel bello in s\u00e9\u00bb<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>. Il filosofo si differenzia dalla comunit\u00e0 perch\u00e9 ha lo sguardo fisso sull\u2019eterno, non sulla mutevolezza della dimensione materiale. E quell\u2019eterno altro non \u00e8 che il Bene che domina la visione iperuranica. Infatti, il filosofo-sovrano avr\u00e0 a disposizione la conoscenza della dimensione ideale: \u00abI filosofi sono coloro che hanno la capacit\u00e0 di attingere alle realt\u00e0 che sono sempre nello stesso modo e identiche a s\u00e9\u00bb<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>.<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> F. Cambi, <em>Manuale di storia della pedagogia<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2014, p. 27.<\/p><p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Ivi, p. 22.<\/p><p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Platone, <em>Protagora<\/em>, 342 D-E, trad. di G. Reale.<\/p><p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Plutarco, <em>Moralia<\/em>, 240 E-5, trad. di I. Berti.<\/p><p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> G. Reale, <em>Platone. Alla ricerca della sapienza segreta<\/em>, BUR, Milano 1998, p. 20.<\/p><p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> F. Cambi, <em>Manuale di storia della pedagogia<\/em>, cit., p. 45.<\/p><p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Ivi, p. 46.<\/p><p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> M.S. Funghi, <em>Platone e l\u2019educazione<\/em>, Loescher, Torino 1979, p. 15.<\/p><p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Ivi, p. 15.<\/p><p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> Ivi, p. 16.<\/p><p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> Ivi, pp. 19-20.<\/p><p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> Ivi, p. 22.<\/p><p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> Ivi, p. 23.<\/p><p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> Ivi, p. 24.<\/p><p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Ivi, p. 27.<\/p><p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> F. Trabattoni, <em>Platone<\/em>, Carocci, Roma 2009, p. 113.<\/p><p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a> Platone, <em>Repubblica<\/em>, II 376 C, trad. di G. Reale.<\/p><p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> F. Trabattoni, <em>Platone<\/em>, cit., p. 113.<\/p><p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a> Ivi, p. 114.<\/p><p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a> Platone, <em>Repubblica<\/em>, III 411 E, trad di R. Radice.<\/p><p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a> Ivi, 412 A.<\/p><p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> F. Cambi, <em>Manuale di storia della pedagogia<\/em>, cit., p. 50.<\/p><p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><sup>[23]<\/sup><\/a> Platone, <em>Repubblica<\/em>, III 412 D-E, trad di R. Radice.<\/p><p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><sup>[24]<\/sup><\/a> F. Trabattoni, <em>Platone<\/em>, cit., p. 116.<\/p><p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><sup>[25]<\/sup><\/a> Platone, <em>Repubblica<\/em>, III 416 D, trad. di R. Radice.<\/p><p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\"><sup>[26]<\/sup><\/a> Platone, <em>Repubblica<\/em>, V 473 C-D, trad. di R. Radice.<\/p><p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\"><sup>[27]<\/sup><\/a> F. Trabattoni, <em>Platone<\/em>, cit., p. 124.<\/p><p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\"><sup>[28]<\/sup><\/a> Platone, <em>Repubblica<\/em>, VI 484 B.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Amedeo Barbagallo \u00a0 L\u2019alba della tradizione \u00a0 \u00abL\u2019antico era sinonimo di proporzione, di quiete, di sintesi equilibrata, sia nell\u2019arte sia nel pensiero\u00bb[1], analizza Franco Cambi. Ma l\u2019antico \u00e8 soprattutto l\u2019arch\u00e8 di ci\u00f2 che noi occidentali siamo adesso. Come gran parte delle tradizioni europee, anche la storia dell\u2019educazione trova le fondamenta nell\u2019antica Grecia. 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