{"id":4029,"date":"2025-06-21T07:48:24","date_gmt":"2025-06-21T07:48:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=4029"},"modified":"2025-06-21T12:28:58","modified_gmt":"2025-06-21T12:28:58","slug":"gli-ammutoliti-lettere-1900-1914","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2025\/06\/21\/gli-ammutoliti-lettere-1900-1914\/","title":{"rendered":"Gli ammutoliti. Lettere 1900-1914"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4029\" class=\"elementor elementor-4029\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-40c4604e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"40c4604e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a728797\" data-id=\"a728797\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-19e26230 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"19e26230\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p>Recensione a:<\/p>\n\n<p>Georg Trakl<\/p>\n\n<p><strong><em>Gli ammutoliti. Lettere 1900-1914<\/em><\/strong><\/p>\n\n<p>Quodlibet<\/p>\n\n<p>Macerata 2006<\/p>\n\n<p>Pagine 238<\/p>\n\n<p>\u20ac 16,50<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">di Marcosebastiano Patan\u00e8<\/p>\n\n<p><em>Agli ammutoliti<\/em>, <em>An die Verstummten<\/em>, di Georg Trakl \u00e8 il titolo di una poesia appartenente al gruppo di componimenti chiamato <em>Siebengesang des Todes<\/em>, <em>Canto a sette voci della morte<\/em>. \u00c8 sotto la tutela dei versi de <em>Agli ammutoliti<\/em> che la corrispondenza di Trakl viene consegnata alla traduzione italiana, un carteggio che comprende le lettere inviate e ricevute dal poeta salisburghese tra il 1900 e il 1914. L\u2019epistolario \u00e8 aperto da due lettere eccentriche e dal significato oscuro inviate da Ch\u00ebn Lin, un personaggio sconosciuto, e scritte in Volap\u00fck, una lingua internazionale inventata da Johann Martin Schleyer, cui non segue alcuna risposta. Chiudono la raccolta due missive del 27 ottobre 1914 inviate da Trakl a Ludwig von Ficker, amico, collaboratore e ammiratore fedele del poeta.<\/p>\n\n<p>Le lettere raccolte nel volume presentano scambi di ogni tipo, dai biglietti alle cartoline, dalle comunicazioni di servizio alle lettere personali indirizzate a familiari, amici, collaboratori e ammiratori. Soprattutto, l\u2019epistolario \u00e8 ricco di poesie: prime stesure, correzioni e rielaborazioni sono costantemente presenti lungo tutto l\u2019arco temporale della corrispondenza di Trakl e il linguaggio, i temi e le immagini della poesia trakliana emergono con evidenza anche nella prosa delle lettere. Alla sorella Maria Geipel-Trakl in una lettera di fine ottobre 1908 Trakl scrive:<\/p>\n\n<p>Immagino che il Kapuzinerberg sia gi\u00e0 esploso nel rosso fiammeggiante dell\u2019autunno e che il Gaisberg abbia indossato una veste delicata che si addice perfettamente ai suoi contorni delicati. Il carillon della <em>letzte Rose<\/em> si spande nella sera solenne e quieta, animata di una tale dolcezza che il cielo s\u2019inarca sino all\u2019infinito! E la fontana canta melodiosamente sulla Residenzplatz e il Duomo getta ombre maestose. E il silenzio si accresce e va per piazze e strade (p. 19).<\/p>\n\n<p>In una lettera indirizzata a Irene Amtmann (autunno 1910 o 1911, la datazione \u00e8 incerta) Trakl scrive: \u00abMi capita di vagabondare per giorni, ora per boschi ormai rossissimi e ventosi, dove adesso i cacciatori braccano la selvaggina, ora per strade in quartieri tristi e solitari\u00bb (p. 38).<\/p>\n\n<p>I colori decisi, quasi violenti, il tema ricorrente delle stagioni, l\u2019autunno in particolare, i luoghi della terra d\u2019origine, in questo caso\u00a0 la citt\u00e0 di Salisburgo, le montagne, il Gaisberg, le colline, il Kapuzinerberg, e i boschi, cos\u00ec come il cielo, non sono solo i motivi occasionali di qualche lettera ma sono anche alcuni dei temi fondamentali del linguaggio poetico di Trakl. Nei versi di una correzione della poesia <em>Trompeten<\/em>, <em>Trombe<\/em>, inviata all\u2019amico intimo Erhard Buschbeck nel novembre del 1912 si pu\u00f2 leggere: \u00abE foglie turbinano, suonano trombe. Lutto di cimitero. \/ Bandiere di scarlatto irrompono nel lutto dell\u2019acero, \/ Cavalieri lungo i campi di segale, mulini vuoti\u00bb (p. 57); in una lettera del gennaio 1913, sempre indirizzata a Buschbeck, si possono leggere i versi della poesia <em>Am Rand eines alten Wassers<\/em>, <em>Sul bordo di un\u2019antica sorgente<\/em>, il penultimo verso recita: \u00abRosso dell\u2019autunno, il mugghio dell\u2019acero nell\u2019antico parco\u00bb (p. 72). La prosa della corrispondenza trakliana mostra una naturale continuit\u00e0 con la parola dei versi.<\/p>\n\n<p>Nel 1910 Ludwig von Ficker fonda a Innsbruck la rivista <em>Der Brenner<\/em>. Il nomeprende ispirazione sia dal passo del Brennero che dalla rivista <em>Der Fackel<\/em>, anch\u2019essa con sede a Innsbruck, di Karl Kraus, il quale contribu\u00ec enormemente alla diffusione del <em>Brenner<\/em> ben oltre la regione del Tirolo. \u00abIl <em>Brennerkreis<\/em> (circolo del \u201cBrenner\u201d) \u00e8 la vera tana di Trakl\u00bb, scrive Pizzingrilli nel suo saggio posto alla fine del volume e intitolato <em>Idea di biografia<\/em>, \u00abgli amici del \u201cBrenner\u201d lo aiutarono, lo finanziarono, lo promossero\u00bb (p. 195); la rivista fu per Trakl una casa e un rifugio, un luogo cui appartenere: \u00abA partire da <em>Psalm<\/em> (Salmo), le sue poesie appaiono regolarmente sul \u201cBrenner\u201d. Occasionalmente Trakl vi racconta di s\u00e9 &#8211; quando si gett\u00f2 davanti a un cavallo imbizzarrito, come misteriosamente lo attrasse l\u2019acqua\u00bb (pp. 198-199), un\u2019attrazione che lo spinse, giovanissimo, a tentare il suicidio per annegamento.<\/p>\n\n<p>Il 4 gennaio del 1912 Trakl conosce Karl Kraus in occasione di una conferenza organizzata da Ficker, un evento cui parteciparono persone provenienti da tutto il Tirolo. Qualche mese pi\u00f9 tardi, Kraus pubblic\u00f2 sulla <em>Fackel<\/em> un aforisma in cui defin\u00ec Trakl \u00ab<em>Siebenmonatskinder <\/em>(\u201csettimino\u201d)\u00bb e vi stabiliva \u00abuna comune inattualit\u00e0 fra s\u00e9 e il poeta: l\u2019uno nato prematuramente, l\u2019altro tardivamente, entrambi con lo stesso desiderio &#8211; tornare alla madre\u00bb (p. 55). Dal gennaio 1912 Trakl e Kraus non smisero mai di frequentarsi, come dimostra la corrispondenza.<\/p>\n\n<p>Il 13 dicembre 1913 Trakl invia una lettera a Kraus con la prima stesura della poesia <em>Ein Winterabend<\/em>, <em>Una sera d\u2019inverno<\/em>: \u00abEgregio Signor Kraus, in questi giorni sono venuti fuori dei versi di folle ubriachezza e dissoluta malinconia, La prego di accettarli come espressione della mia venerazione per un uomo esemplare come nessuno al mondo\u00bb (p. 140).In <em>Unterwegs zur Sprache<\/em>, <em>In cammino verso il linguaggio<\/em>, Heidegger analizza la poesia nel primo capitolo intitolato <em>Il linguaggio<\/em>, una conferenza tenuta per la prima volta nel dicembre del 1950, mentre nel secondo, <em>Il linguaggio nella poesia. Il luogo del poema di Georg Trakl<\/em>, un saggio del 1953, Heidegger analizza per intero la produzione trakliana al fine di tentarne una <em>Er\u00f6rterung<\/em>.<\/p>\n\n<p>Nella raccolta di poesie <em>Canto a sette voci della morte<\/em> si trova anche la poesia <em>Karl Kraus<\/em>: \u00abBianco sacerdote sommo della verit\u00e0, \/ voce cristallina, in cui dimora di Dio il gelido respiro, \/ mago furente, \/ cui sotto fiammeggiante mantello l\u2019azzurra corazza del guerriero tintinna\u00bb<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Nella lezione heideggeriana, l\u2019azzurro delle poesie di Trakl \u00e8 il Sacro, non una sua immagine, non un richiamo, ma il Sacro stesso: \u00abL\u2019azzurro stesso \u00e8 \u2013 grazie alla sua profondit\u00e0 che raccoglie [il disperso], e che splende solo nell\u2019occultamento \u2013 il Sacro\u00bb<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n<p>In una lettera successiva alla morte di Trakl, Kraus scrive a proposito dell\u2019amico: \u00ab\u201cEgli non \u00e8 una vittima della guerra. Mi \u00e8 sempre stato incomprensibile come potesse vivere. La sua follia lottava contro eventi divini\u201d\u00bb (p. 225). Ficker osserv\u00f2 in seguito che la mancata concretizzazione di una vera e propria collaborazione tra Kraus e Trakl fu dovuta alla sostanziale divergenza tra la natura di idealista \u00ab\u201ccon un saldo orizzonte intellettuale\u201d\u00bb (<em>ibidem<\/em>) di Kraus e quella estranea al proprio tempo di Trakl.<\/p>\n\n<p>Nel dicembre del 1952 Heidegger scrive a Ficker: \u00ab\u201cL\u2019immagine del busto di G. Trakl \u00e8 davanti a me, sul mio tavolo di lavoro [\u2026] \u00e8 un\u2019autentica fortuna poter seguire questo sguardo, sia pure a passi incerti, nella lontananza dell\u2019essenziale, da cui soltanto Dio parla\u201d\u00bb (p. 229); subito dopo, nel gennaio del 1953, Heidegger continua: \u00ab\u201cChiunque lo vede ne resta colpito. Nell\u2019immagine giovanile \u00e8 il mattino a guardarti; penso sempre a un pastorello: \u2018Hirten gingen wir einst an d\u00e4mmernden W\u00e4ldern hin\u2019 (Pastori ci addentrammo un tempo per boschi al crepuscolo)\u201d\u00bb (<em>ibidem<\/em>).<\/p>\n\n<p>Nonostante l\u2019epistolario appaia pervaso dal sentimento amicale, scrive Pizzingrilli, la vita di Trakl \u00abappare a-relazionale, <em>aplous<\/em>, si direbbe con un termine evangelico, inetta alla navigazione\u00bb (p. 189), le sue relazioni, la dinamica quotidiana dei suoi rapporti privati e pubblici, mostrano una radicale estraneit\u00e0 nei confronti del proprio tempo e unaltrettanto radicale distanza dalla societ\u00e0. In una lettera del febbraio 1913 inviata da Salisburgo a Karl Borromaeus Heinrich Trakl scrive: \u00abStrani brividi di metamorfosi percepiti fisicamente fino all\u2019intollerabile, volti di tenebra fino alla certezza d\u2019essere morto, estasi fino alla pietrificazione; e una sequenza di sogni tristi. Quanto \u00e8 cupa questa citt\u00e0 marcia, piena di chiese e di immagini di morte\u00bb (p. 75). A Irene Amtmann Trakl scrive: \u00abLa parola d\u2019ordine per gente come noi \u00e8: avanti verso te stesso!\u00bb (p. 38)<\/p>\n\n<p>Partito per il fronte orientale nell\u2019agosto del 1914, tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre Trakl \u00e8 coinvolto con il suo reparto nell\u2019offensiva russa in Galizia dalle parti di Grodek. L\u2019esercito austroungarico subisce una pesante sconfitta. La violenza della battaglia, il numero di morti e feriti e l\u2019impotenza davanti a un tale sconvolgimento feriscono Trakl profondamente.<\/p>\n\n<p>Dall\u2019ospedale del presidio di Cracovia Trakl invia le sue ultime due lettere il 27 ottobre 1914, entrambe indirizzate a Ficker. Nella prima, Trakl scrive: \u00abDalla sua visita in ospedale, il coraggio della disperazione mi si \u00e8 raddoppiato. Mi sento gi\u00e0 quasi oltre il mondo\u00bb (p. 175). A seguire, sempre nella prima lettera, due poesie, tra le pi\u00f9 celebri del poeta: <em>Klage<\/em>, <em>Lamento<\/em>, e <em>Grodek<\/em>, entrambe appartenenti alla raccolta <em>Offenbarung und Untergang<\/em>, <em>Rivelazione e Caduta<\/em>. Nella seconda lettera un\u2019altra poesia, una rielaborazione di <em>Menschliches Elend<\/em>, <em>Miseria umana<\/em>, dalla raccolta <em>De Profundis<\/em> e una correzione della poesia <em>Traum des B\u00f6sen<\/em>, <em>Sogno del male<\/em>, dall\u2019omonima raccolta. Nella seconda lettera Trakl si congeda cos\u00ec: \u00abDi nuovo i pi\u00f9 cordiali saluti &#8211; al Tirolo, a Lei e a tutti i cari. Suo Georg Trakl\u00bb (p. 177).<\/p>\n\n<p>Grodek<\/p>\n\n<p>Risuonano la sera i boschi autunnali \/ Di armi mortali, le pianure dorate \/ e gl\u2019azzurri laghi, al di sopra il sole \/ Rotola pi\u00f9 malinconico; la notte avvolge \/ Guerrieri morenti, il selvaggio lamento \/ Delle loro bocche squarciate. \/ Ma muta s\u2019ammassa nel saliceto \/ Rossa nuvolaglia, dentro si stanzia un Dio adirato \/ Il sangue sparso, freddezza lunare; \/ Tutte le strade sboccano in nera putrefazione. \/ Sotto rami dorati di notte e stelle \/ Ondeggia l\u2019ombra della sorella nel tacito luculo, \/ A salutare gli spiriti di eroi, le steste sanguinanti; \/ E lievi risuonano nelle canne i cupi flauti dell\u2019autunno. \/ O pi\u00f9 maestoso lutto! Voi bronzei altari, \/ L\u2019ardente fiamma dell\u2019anima nutre oggi un immenso dolore, \/ I discendenti non-nati (p. 176).<\/p>\n\n<p>L\u2019estraneit\u00e0 di Trakl \u00e8 l\u2019estraneit\u00e0 che scaturisce da una conoscenza cos\u00ec radicale del proprio tempo da indirizzare sui sentieri dell\u2019inattualit\u00e0. Trakl, il <em>Siebenmonatskinder<\/em>, il prematuro, non apparteneva al suo tempo; egli non apparteneva alle citt\u00e0 corrotte e in disfacimento, alle lugubri stanze in affitto, agli imperi in decomposizione, al martellare delle fabbriche, allo sfacelo di intere generazioni destinate al macello. Da estraneo, dunque, egli ha parlato dal luogo distante ed essenziale della sua poesia al proprio tempo, ai suoi contemporanei. Non da estraneo, Trakl ha parlato per e agli ammutoliti, ha testimoniato, con la sua vita e la sua opera, l\u2019evento stesso dell\u2019ammutolimento.<\/p>\n\n<p>Agli ammutoliti<\/p>\n\n<p>O, delirio della citt\u00e0 gravida, qui a sera \/ Alberi deformi insistono su nere muraglie, \/ Da una maschera d\u2019argento lo spirito del male osserva; \/ Luce a frusta magnetica si sbarazza della notte di pietra. \/ O, assorto suono di campane nella sera. \/ Prostituta, fra orrori gelidi che partorisce un beb\u00e8 morto. \/ Furiosa, l\u2019ira di Dio sferza la fronte del posseduto, \/ Piaga purpurea, smania, che strazia occhi verdi. \/ O, spaventoso ridere dell\u2019oro. \/ Ma in buia cavit\u00e0 sanguina silenzioso un umano pi\u00f9 muto, \/ Con duri metalli commette la testa che viene a liberare (pp 189-190).<\/p>\n\n<p>Ma distanza, estraneit\u00e0 e ammutolimento non significano isolamento, inazione e passivit\u00e0. Il conosci te stesso trakliano (\u00abla parola d\u2019ordine per gente come noi \u00e8: avanti verso te stesso!\u00bb), scrive Pizzingrilli, \u00e8 \u00abuna macchina d\u2019assedio che trama nella \u201cbuia cavit\u00e0\u201d (<em>in dunkler H\u00f6he<\/em>), \u00e8 sogno e <em>r\u00eaverie<\/em> di Sebasitano\u00bb (p. 227). Nell\u2019oscurit\u00e0 velata, sanguinante e silenziosa, nel cuore del tempo obliato, resiste un tempo nuovo, una speranza di luce e di libert\u00e0, di salvezza dal male imperante, dalla corruzione e dal decadimento: \u00abAber stille blutet in dunkler H\u00f6hle stummere Menschheit, \/ F\u00fcgt aus harten Metallen das erl\u00f6sende Haupt\u00bb, \u00abMa in buia cavit\u00e0 sanguina silenzioso un umano pi\u00f9 muto, \/ Con duri metalli commette la testa che viene a liberare\u00bb (p. 190).<\/p>\n\n<p>Questa speranza \u00e8 incarnata anche da quei \u00abdiscendenti non-nati\u00bb dell\u2019ultimo verso di <em>Grodek<\/em> che non sono, come spiega Heidegger, \u00abi figli non generati dei figli caduti provenienti dalla stirpe in disfacimento. Se si trattasse solo di questo, cio\u00e8 dell\u2019interruzione del processo procreativo delle generazioni, il poeta dovrebbe gioire di una tale fine\u00bb<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. Se la stirpe in disfacimento \u00e8 quella del primo verso della seconda strofa de <em>Agli ammutoliti<\/em>, \u00abHure, die in eisigen Schauern ein totes Kindlein geb\u00e4rt\u00bb, \u00abprostituta, fra orrori gelidi che partorisce un beb\u00e8 morto\u00bb (p. 190), i \u00abdiscendenti non-nati\u00bb sono il frutto di una stirpe futura contraddistinta da una nuova forza spirituale, da un nuovo mattino, mentre l\u2019attuale consuma se stessa e l\u2019ammutolito lavora da esule in terra straniera, un germe di salvezza dentro un corpo putrefatto.<\/p>\n\n<p>Scrive Pizzingrilli: \u00abL\u2019<em>agencement<\/em> trakliano si configurerebbe pi\u00f9 che come forma dell\u2019essere-per-la-morte, quasi una termodinamica, come piede veloce del disfattismo\u00bb (p. 207). A tal proposito, un episodio raccontato da Joseph Oberkofler potr\u00e0 forse offrire qualche spunto sulla <em>Stimmung<\/em> trakliana:<\/p>\n\n<p>\u201cEra gi\u00e0 notte inoltrata e Georg Trakl mi preg\u00f2 di prendere posto sul suo slittino [\u2026] fu un viaggio che non scorder\u00f2 mai pi\u00f9. Georg Trakl, taciturno, sembrava rapito dal paesaggio e dimentico di chi l\u2019accompagnava. Non guidava una slitta, era un proiettile che sfrecciava sul ghiaccio e sulla neve [\u2026] non mi restava altro che affidarmi ciecamente all\u2019abilit\u00e0 di guidatore di Georg Trakl [\u2026] con sicurezza micidiale incanalava nella strada la slitta sibilante e sovraccarica, davanti a tronchi, massi e detriti [\u2026] non so proprio dire come abbia fatto Georg Trakl a dominare il pericoloso paesaggio. Nei miei ricordi \u00e8 rimasto soltanto il suo modo di guidare taciturno, in qualche modo giocoso, come se il veicolo fosse controllato dal suo istinto sonnambolico\u201d (<em>Erinnerung an Georg Trakl<\/em> cit., p. 129) (pp. 209-210).<\/p>\n\n<p>Nel suo <em>voyage au bout de la nuit<\/em>, l\u2019ammutolito, come Trakl sullo slittino, nocchiero spregiudicato nell\u2019oscurit\u00e0 nevosa, sotto le stelle dischiuse dalla notte, \u00e8 proteso verso una promessa di luce, verso se stesso e verso un nuovo mattino. In una lettera del 15 agosto 1913 a Buschbeck Trakl scrive: \u00abCaro, il mondo \u00e8 rotondo. Sabato scendo gi\u00f9 a Venezia. Sempre avanti &#8211; verso le stelle\u00bb (p. 122).<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> G. Trakl, <em>Le poesie<\/em> (<em>Die Dichtungen<\/em>, 1919), trad. di V. degli Alberti ed E. Innerkofler, Garzanti Editore, Milano 2024, pp. 204-205.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> M. Heidegger, <em>In cammino verso il linguaggio<\/em> (<em>Unterwegs zur Sprache<\/em>, 1959), a cura di A. Caracciolo, trad. di A. Caracciolo e M. Caracciolo Perotti, Mursia, Milano 2019, p. 51.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Ivi, p. 67.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione a: Georg Trakl Gli ammutoliti. 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