{"id":4071,"date":"2025-06-21T08:05:14","date_gmt":"2025-06-21T08:05:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=4071"},"modified":"2025-06-21T08:09:56","modified_gmt":"2025-06-21T08:09:56","slug":"il-profumo-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2025\/06\/21\/il-profumo-della-morte\/","title":{"rendered":"Il profumo della morte"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4071\" class=\"elementor elementor-4071\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-676c9aba elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"676c9aba\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-85585a2\" data-id=\"85585a2\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-17ff7f25 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"17ff7f25\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p>Recensione a:<\/p>\n\n<p>Simon Beckett<\/p>\n\n<p><strong><em>Il profumo della morte<\/em><\/strong><\/p>\n\n<p>(<em>The Scent of Death<\/em>, Bantam Press, London 2019)<\/p>\n\n<p>Trad. di Fabrizio Coppola<\/p>\n\n<p>Bompiani<\/p>\n\n<p>Milano 2022<\/p>\n\n<p>Pagine 480<\/p>\n\n<p>\u20ac20,00<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\">di Federico Nicolosi<\/p>\n\n<p>\u00abLa maggior parte delle persone crede di saper riconoscere il profumo della morte. Che la decomposizione abbia un odore distintivo, prontamente identificabile, il tanfo rancido della tomba. Ma si sbaglia\u00bb<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Quello della morte non \u00e8 un generico \u201codore\u201d, per il protagonista dell\u2019ultimo romanzo di Simon Beckett. \u00c8 profumo: qualcosa di affascinante, dunque, quasi seducente. Sottile, delicato, celante e insieme rivelativo della natura pi\u00f9 autentica della materia; qualcosa che le persone misconoscono profondamente. <em>The Scent of Death <\/em>questo profumo, testimone del \u00abselvaggio e violento carattere della vita\u00bb<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, intende dirimerlo in tutta la sua radicalit\u00e0, in tutto il suo essere veritativo, attraverso un\u2019indagine poliziesca incalzante nel ritmo e plausibile nelle sue svolte narrative, mai artificiosa n\u00e9 improbabile<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n<p>David Hunter \u00e8 un affermato antropologo forense considerato con stima da tutti i suoi colleghi: questa \u00e8 la maschera, perlomeno, che gli piace indossare. Hunter \u00e8 infatti un uomo fragile, timoroso, perennemente insicuro. E lo \u00e8 perch\u00e9 una tremenda e lucidissima consapevolezza \u2013 che solo la sua \u00abmacabra professione\u00bb poteva donargli \u2013 lo accompagna. \u00abTrascorro con i morti lo stesso tempo che passo con i vivi, esplorando gli effetti della decomposizione e della dissoluzione per identificare resti umani e comprendere cosa possa averli ridotti in quello stato\u00bb<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. La consapevolezza, dunque, di quanto pi\u00f9 <em>vera <\/em>sia la morte rispetto alla vita, di quanto pi\u00f9 <em>autentico <\/em>sia il Buio della notte rispetto alla mendace luce della mattina: questa \u00e8 la consapevolezza con cui ogni giorno deve fare i conti il dottor Hunter.<\/p>\n\n<p>Questo \u2018Buio\u2019 foriero di intime e sofferte meditazioni, rivelatore della sola verit\u00e0 dell\u2019Essere, attraversa ogni momento della vita personale e lavorativa del protagonista. Cos\u00ec, quando un cadavere viene rinvenuto nel solaio di un ospedale abbandonato e frequentato perlopi\u00f9 da tossicodipendenti e senzatetto a nord di Londra, l\u2019antropologo \u00e8 chiamato a investigare:<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-heading\">Era come guidare attraverso una citt\u00e0 appena bombardata, al buio e deserta. I fasci luminosi dei fari costituivano l\u2019unico conforto contro l\u2019oscurit\u00e0. Gli alberi e l\u2019alto muro di cinta oscuravano la luce proveniente dalle strade circostanti, facendo apparire il complesso ancora pi\u00f9 isolato di quanto non fosse in realt\u00e0<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Lo squallore, l\u2019isolamento, il grigiore del St Jude\u2019s \u2013 lungi dal qualificarsi come un mero espediente narrativo \u2013 assurgono a motivo esistenziale del protagonista e riflessivo dell\u2019autore. \u00c8 l\u2019inesorabilit\u00e0 del Buio che Beckett intende veicolare. E lo fa pagina dopo pagina, con pazienza ma costantemente, rendendoci spettatori del vano e desolato trascinarsi \u00abin codesta vita mortale: o dir\u00f2, morte vitale?\u00bb<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> di David Hunter.<\/p>\n\n<p>Tre delitti efferati: una ragazza incinta rinchiusa nel silenzio tombale di \u00abquel solaio lurido\u00bb che, senza speranza di salvezza, si era rannicchiata sul pavimento in attesa del naturale sopraggiungere della propria morte; due giovani legati a dei letti e lasciati agonizzare nell\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019ospedale. In questo cupo e degradante quadro, \u00ableggero e nascosto dai sentori della polvere e dell\u2019intonaco del soffitto crollato, era il profumo dolciastro e marcio della decomposizione\u00bb<a id=\"_ftnref7\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>. Ma in fondo Hunter sa che, dietro quel peculiarissimo fenomeno chimico-biologico che \u00e8 la decomposizione, si cela la verit\u00e0 pi\u00f9 profonda dell\u2019organismo, la sola che conta davvero: la cenere, il puro non-essere. \u00c8 da morto che l\u2019essente \u00e8 <em>pi\u00f9 vero<\/em> <em>che mai<\/em>, difatti, \u00e8 nel dissolversi per tornare ad essere quello che \u00e8 sempre stato \u2013 nulla \u2013 che esso si lascia meglio contemplare. La stagione in cui si concatenano gli eventi narrati dal libro, che \u00e8 anche la stagione \u201cinteriore\u201d del protagonista, \u00e8 l\u2019autunno. \u00c8 la stagione della morte, dello spegnersi della mite luce estiva, della sconsolazione. Ma pure la stagione in cui la natura acconsente a mostrare il suo volto pi\u00f9 franco.<\/p>\n\n<p>Anche in ragione di tale segreta presa d\u2019atto, come per Hunter i seminterrati costituiscono il vero cuore pulsante degli edifici, in cui questi si disvelano senza filtri nella loro et\u00e0, cos\u00ec la notte costituisce la realt\u00e0 pi\u00f9 sincera del giorno, la pi\u00f9 dura da accettare.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-heading\">Le morgue sono luoghi strani gi\u00e0 durante il giorno, ma di notte assumono un carattere tutto particolare, e non perch\u00e9 vi sia allora qualcosa di profondamente diverso: ci sono poche finestre \u2013 per ovvie ragioni, ci si affida alla luce artificiale \u2013 e, come gli ospedali, sono aperte ventiquattro ore su ventiquattro. Eppure ho sempre avvertito che qualcosa cambia comunque. [\u2026] La quiete che vi cala ha una qualit\u00e0 diversa, riflessiva, pi\u00f9 silenziosa, se possibile. Gravosa, quasi. La consapevolezza della presenza dei morti che abitano l\u2019edificio, i loro corpi disposti su tavoli di metallo o conservati in celle scure e fredde, sembra pi\u00f9 profonda<a id=\"_ftnref8\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n<p>La morgue, per l\u2019impacciato antropologo forense, \u00e8 (prima che luogo di lavoro) tempio di meditazione, quindi. La morgue <em>va frequentata di notte<\/em>.E non solo perch\u00e9 durante la notte, lontano dalle voci degli studenti e degli impiegati che la affollano di giorno, essa lascia trasparire il proprio autentico volto, ma forse perch\u00e9, in fin dei conti, Hunter davvero non sa occuparsi in modo diverso; sicch\u00e9, \u00abinoltrarmi nel freddo silenzio clinico della morgue fu un vero sollievo. Perlomeno l\u00ec avevo un qualche controllo su ci\u00f2 che accadeva\u00bb<a id=\"_ftnref9\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Il sollievo che l\u2019antropologo avverte ogni volta che si immerge nel \u00abfreddo silenzio clinico\u00bb dell\u2019obitorio tradisce, insomma, un profondo disagio che \u2013 prima di essere sociale<a id=\"_ftnref10\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> \u2013 \u00e8 esistenziale. Hunter vorrebbe accettare la cruda verit\u00e0 che il suo lavoro gli impone costantemente, la sente, vi crede, ma nei fatti \u00e8 anch\u2019egli (e in misura per nulla minore degli altri personaggi) irretito da quell\u2019\u201cinsensato\u201d attaccamento alla vita che anima l\u2019esistere medio di ogni umano. <em>Summum bonum <\/em>sarebbe per lui, schopenhauerianamente, \u00abla completa autosoppressione e negazione della volont\u00e0, l\u2019assenza di ogni volere; stato d\u2019animo che solo pu\u00f2 calmare ogni desiderio, procurare una soddisfazione incapace di turbamento\u00bb<a id=\"_ftnref11\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>; eppure questa tacita aspirazione si ritrova sempre risospinta entro quella natura \u2018umana, troppo umana\u2019 per la quale cessare di voler perseverare nel proprio essere, di desiderare \u00e8 semplicemente <em>impossibile<\/em>. Hunter questo lo sa bene: \u00abSotto la pelle non siamo che animali. Gli stessi meccanismi di sopravvivenza che proteggevano i nostri antenati primitivi sono ancora presenti in noi, atrofizzati e nascosti alla nostra coscienza per la maggior parte del tempo, ma sono sempre l\u00ec\u00bb<a id=\"_ftnref12\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n<p>\u00c8 una metafisica dell\u2019immanenza, ma anche della rassegnazione, quella di Simon Beckett: neanche colui che \u00e8 in grado di disoccultare e guardare con coraggio la dolorosa verit\u00e0 dell\u2019Essere pu\u00f2 affrancarsene. Non vi \u00e8 ascesi n\u00e9 meditazione capace di quietare l\u2019affanno che definisce ontologicamente l\u2019esistente, la tensione che lo tallona in maniera cos\u00ec irrimediabile. Non vi \u00e8 ingenua filantropia n\u00e9 vacuo ottimismo antropologico in potere di negare che, dietro quell\u2019\u00abimpasto di scintilla dionisiaca e cenere titanica che chiamiamo umano\u00bb<a id=\"_ftnref13\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>, c\u2019\u00e8 soltanto una \u00abmacchina pneumatica che ingerisce ossigeno e cibo e li espelle sotto forma di escrementi e parole\u00bb<a id=\"_ftnref14\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>. Non vi \u00e8 filosofia, culto n\u00e9 credenza alcuna che possa mai ovviare al fatto che \u00absotto la pelle non siamo che animali\u00bb, che, insieme al <em>Leib <\/em>senziente che <em>siamo<\/em>, noi tutti <em>abitiamo<\/em> anzitutto un <em>K\u00f6rper <\/em>biologico refrattario a qualsivoglia imperativo razionale. \u00abNoi parliamo di natura e intanto ci dimentichiamo di noi stessi: noi stessi siamo natura, <em>quand m\u00eame<\/em>\u00bb<a id=\"_ftnref15\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>.<\/p>\n\n<p>L\u2019indagine del St Jude\u2019s sar\u00e0 dunque <em>in primis <\/em>un banco di prova per David Hunter. \u00c8 con la sua propria vita, con gli spettri del proprio passato e con le consapevolezze del presente che il protagonista di questo cupo romanzo sar\u00e0 chiamato a confrontarsi, nella sempre inconfessata speranza di riuscire in un modo o nell\u2019altro \u2013 sia anche tramite l\u2019annullamento della stessa esistenza cui tanto \u00e8 legato \u2013 a redimersi dal \u2018male di vivere\u2019. La morte per cos\u00ec dire \u201ccaratterizzata\u201d, la morte di <em>questo <\/em>essente, infatti, \u00e8 un evento del tutto indifferente all\u2019interno dell\u2019incessante divenire dell\u2019Universo, non meritevole di alcun compiacimento. E l\u2019assassino di Adam Oduya in una fredda serata autunnale ne \u00e8 la prova:<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-heading\">La pioggia della notte aveva ripulito l\u2019asfalto dal sangue e il furgone colpito dall\u2019auto era stato portato via. Anche senza le schegge in plastica dello specchietto e il nastro svolazzante, avrei potuto immaginare ogni cosa. La gente oltrepassava la scena senza farci caso. Una persona era morta, ma il mondo andava avanti. Come sempre<a id=\"_ftnref16\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Nessuna polemica velata, nessuna considerazione morale dietro queste parole; la fredda presa d\u2019atto di quanto insignificante sia quel grumo di materia organica che per qualche decina di anni siamo tenuti a incarnare, dal momento in cui veniamo consegnati al dolore dell\u2019esistere a quello in cui finalmente torniamo a essere inghiottiti nel Nulla che ci ha partorito.<\/p>\n\n<p>La morte, pur nella sua irrilevanza, si riconferma pertanto inevitabilmente pi\u00f9 veridica della vita. E questa evidenza si palesa soltanto progressivamente ad Hunter, facendosi sempre pi\u00f9 negli ultimi capitoli celata (ma solida) convinzione. Cos\u00ec, una volta ferito letalmente dall\u2019anziana e solo apparentemente innocua Lola,<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-heading\">Il ronzio stava diventando assordante. Mi riempiva la testa mentre giacevo supino. Non sentivo pi\u00f9 il mio corpo. All\u2019inizio ne fui preoccupato, ma dopo fu un sollievo. Fui invaso da uno strano senso di pace. Eccoci, pensai, mentre la mia vista svaniva. Mi sentii triste per Rachel, poi vidi Kara e Alice. Sentii la risata di mia figlia e, prima che la nebbiolina grigia diventasse nera, sorrisi al pensiero di loro due che mi aspettavano a casa<a id=\"_ftnref17\" href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Attraverso una difficile indagine poliziesca, <em>The Scent of Death <\/em>squaderna quindi lo stare al mondo dell\u2019umano fin nei suoi gangli pi\u00f9 ostici e pi\u00f9 aspri. Lo fa, tuttavia, in un modo quasi mai esplicito \u2013 le sequenze dialogiche ed espositive sono nettamente superiori rispetto a quelle riflessive \u2013 e sempre sotteso alla narrazione dei fatti, rendendo di conseguenza la lettura agile e coinvolgente anche per il lettore meno scrupoloso. E in effetti credo si possa dire che la genialit\u00e0 di Beckett risieda, da ultimo, proprio in questo: nell\u2019essere riuscito a contemperare cos\u00ec magistralmente la pregnanza teoretica con la \u201cleggerezza\u201d narrante, dando vita a un\u2019opera <em>perfetta<\/em> sotto una molteplicit\u00e0 di aspetti, dall\u2019accuratezza scientifica alla rara abilit\u00e0 della penna.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> S. Beckett, <em>Il profumo della morte<\/em> (<em>The Scent of Death<\/em>, 2019), trad. di F. Coppola, Bompiani, Milano 2022, p. 7.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> F. Nietzsche, <em>Umano, troppo umano I <\/em>(<em>Menschliches, Allzumenschliches<\/em>,<em> Ein Buch f\u00fcr freie Geister<\/em>, 1878), nota introduttiva di M. Montinari, vers. di S. Giametta, Adelphi, Milano 1977, p. 169.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Come rivela lo stesso Beckett in appendice all\u2019opera (cfr. S. Beckett, <em>Il profumo della morte<\/em>, cit., pp. 477-478), un cos\u00ec perfetto equilibrio tra genialit\u00e0 narrativa e accuratezza espositiva (tanto nel lessico tecnico-specifico dell\u2019antropologia forense quanto nella credibilit\u00e0 delle vicende investigative) non poteva essere raggiunto senza lo studio attento di numerose fonti scientifiche da parte dell\u2019autore e senza il supporto di figure esperte in materia di medicina forense e indagine investigativa. Tale impegno e tale rigore scientifico tralucono da ogni pagina del romanzo, in particolar modo dalle lunghe dissertazioni dedicate all\u2019azione delle <em>Calliphoridae <\/em>(mosconi della carne) nella decomposizione del cadavere e agli agenti chimici responsabili di questo complicato processo biologico.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn4\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Ivi, p. 23.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn5\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Ivi, p. 25. Esattamente allo stesso modo della fortunata serie televisiva <em>True Detective<\/em>, la geografia di questo romanzo \u00e8 pensata fin nei minimi dettagli, di modo tale da farsi vero e proprio <em>medium <\/em>\u2018visivo-sensoriale\u2019 del messaggio veicolato dall\u2019autore. In riferimento alla ricercata locationdella serie prodotta da Nic Pizzolato, Palma osserva infatti come questa sia interamente ambientata \u00abin mezzo a lamiere, baracche nel bosco, paludi, corruzione, chiese bruciate o itineranti, criminali spacciatori e tossico-dipendenti, miscredenza religiosa e fanatismo esoterico. Un posto in cui la vita dovrebbe scorrere indisturbata senza improvvise fluttuazioni di sorta, sicch\u00e9 quando accade un evento fuori dall\u2019ordinario risuona con ancora pi\u00f9 volume\u00bb (E. Palma, <em>Il cielo stellate del bene. La metafisica del negativo in<\/em> <em>\u2018True Detective\u2019<\/em>, in \u00abDialoghi mediterranei\u00bb, n. 67\/2024, p. 529). Analogo \u00e8 il pensiero dietro la scelta, da parte di Beckett, dell\u2019isolato e malfamato St Jude\u2019s.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn6\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Sant\u2019Agostino d\u2019Ippona, <em>Confessioni<\/em> (<em>Confessionum libri XIII<\/em>, 398 d.C.), intr. di C. Mohrmann, trad. di C. Vitali, BUR Rizzoli, Milano 2006, p. 80.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn7\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> S. Beckett, <em>Il profumo della morte<\/em>, cit., p. 54.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn8\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ivi, p. 226.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn9\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Ivi, p. 168.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn10\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Hunter, infatti, \u00e8 reduce da un tentato omicidio che gli ha lasciato non poche ferite psicologiche, sebbene questi non acconsenta in alcun modo a lasciare la casa in cui era stato quasi ucciso da Grace Strachan affinch\u00e9 non si dia l\u2019impressione di un uomo \u201cin fuga da un fantasma\u201d. A questo andrebbe poi aggiunto il precario rapporto con la compagna, Rachel, la quale appare sempre pi\u00f9 dubbiosa nei riguardi di una relazione minata ormai fino alle fondamenta dal lavoro dello stesso Hunter.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn11\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> A. Schopenhauer, <em>Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione <\/em>(<em>Die Welt als Wille und Vorstellung<\/em>, 1819), a cura di A. Vigliani, intr. di G. Vattimo, Mondadori (ed. \u201cI Meridiani\u201d), Milano 2007, \u00a765, p. 509.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn12\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> S. Beckett, <em>Il profumo della morte<\/em>, cit., pp. 119-120.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn13\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> A.G. Biuso, <em>Tempo e materia. Una metafisica<\/em>, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2020, p. 107.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn14\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Id., <em>Chronos. Scritti di storia della filosofia<\/em>, Mimesis, Milano-Udine 2023, p. 60.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn15\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> F. Nietzsche, <em>Umano, troppo umano II <\/em>(<em>Menschliches, Allzumenschliches.<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Ein Buch f\u00fcr freie Geister<\/em>, 1878), nota introduttiva di M. Montinari, vers. di S. Giametta, Adelphi, Milano 1981, p. 264.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn16\" href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> S. Beckett, <em>Il profumo della morte<\/em>, cit., p. 353.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn17\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Ivi, p. 422.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione a: Simon Beckett Il profumo della morte (The Scent of Death, Bantam Press, London 2019) Trad. di Fabrizio Coppola Bompiani Milano 2022 Pagine 480 \u20ac20,00 di Federico Nicolosi \u00abLa maggior parte delle persone crede di saper riconoscere il profumo della morte. 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