{"id":4086,"date":"2025-06-21T08:11:28","date_gmt":"2025-06-21T08:11:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=4086"},"modified":"2025-06-21T08:13:44","modified_gmt":"2025-06-21T08:13:44","slug":"nosferatu-una-fiaba-tragica-di-morte-e-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2025\/06\/21\/nosferatu-una-fiaba-tragica-di-morte-e-vita\/","title":{"rendered":"Nosferatu: una fiaba tragica di Morte e Vita"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4086\" class=\"elementor elementor-4086\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-b496214 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"b496214\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-40195eb7\" data-id=\"40195eb7\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-31f4dcac elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"31f4dcac\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Luca Dilillo<\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cT\u00f6nt dieses Wort dich nicht an wie die mittern\u00e4chtige Ruf eines Totenvogels? H\u00fcte dich es zu sagen, sonst verblassen die Bilder des Lebens zu schatten, Spukhafte tr\u00e4ume steigen aus dem Herzen und n\u00e4hren sich von deinem Blut\u201d.<\/em><\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cI am an appetite. Nothing more\u201d.<\/em><\/p>\n\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cMi ricordai del grande siciliano che, un giorno, stanco di contare le ore, fidandosi dell\u2019anima del mondo e pieno di ardimentoso desiderio di vita, si precipit\u00f2 nelle splendide fiamme\u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n<p>Chi \u00e8 Nosferatu? Che cos\u2019\u00e8?<\/p>\n\n<p>Non un nome proprio: dubbia l\u2019etimologia, probabilmente rumena\u2026 <em>Nesuferit<\/em>, l\u2019Odioso\u2026 o forse greca, da \u03bd\u03bf\u03c3\u03bf\u03c6\u03cc\u03c1\u03bf\u03c2, portatore di malattia\u2026 magari \u00e8 soltanto Non-spirato, il Non-morto, oppure ancora <em>colui che pi\u00f9 non respira<\/em>. Potremmo limitarci a suscitarlo, oscuramente, con le parole della pellicola del \u201822: \u201cl\u2019urlo di mezzanotte di un uccello di morte, un incubo che sorge dal cuore e si nutre di sangue\u201d. Il Vampiro della stirpe di Belial, araldo della Morte Nera, l\u2019orrenda pestilenza che impregna la terra infetta in cui si rivolta inquieto. <em>Se-ducente<\/em> e respingente, ibrida mostruosit\u00e0, ombra e bestia, morto eppure vivo, sciamanico evocatore dei terrori pi\u00f9 neri e profondi: che cos\u2019\u00e8? Cosa ci rivela di nascosto? Se ho scelto di trattare questa specifica \u2018maschera\u2019 del vampiro non \u00e8 solo, ovviamente, questione di gusto personale; ritengo infatti che dal <em>Nosferatu<\/em> cinematografico promanino dense e misteriose qualit\u00e0: lontanissimo dalla mera trasposizione del Dracula letterario, ne rappresenta piuttosto una reinterpretazione, per certi versi una riscrittura radicale; partorito non dalla fantasia gotica tardo-vittoriana, ma dalle inquietudini germaniche contemporanee, figlio della Grande Guerra e dell\u2019Espressionismo tedesco<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, <em>Nosferatu<\/em> rappresenta un soggetto non solo semplicemente interessante, ma capace di guardare agli enigmi di Uomo e Natura. S\u00ec, perch\u00e9 <em>Nosferatu<\/em> ci parla dei poli dell\u2019Essere, di ci\u00f2 che \u00e8 sovrastante e di ci\u00f2 che \u00e8 sprofondato, dell\u2019oltre e dell\u2019intimo. Potr\u00e0 sembrare esagerato: in fondo non \u00e8 altro che un film dell\u2019orrore, per quanto grande; ma l\u2019horror, di cui Nosferatu \u00e8 uno dei massimi capolavori, non \u00e8 una bazzecola: penso anzi che si tratti del genere contemporaneo in assoluto pi\u00f9 vicino allo spirito del folk-tale e della tragedia. Generi arcaici, come arcaico \u00e8 il cinema dell\u2019orrore che, ricreando l\u2019atmosfera del tragico e del fiabesco, ci riporta a ci\u00f2 che \u00e8 remoto, atroce e selvaggio. Qui i demoni \u2018naturali\u2019 che la tarda modernit\u00e0 ha interiorizzato e psicologizzato tornano a proiettarsi all\u2019esterno, assumendo la forma di mostri terrificanti. Orchi e lupi, serpi e perfide streghe: creature estranee e per\u00f2 familiari. Ho accostato fiaba e tragedia in quanto universi solo all\u2019apparenza diversissimi: tralasciando la tragedia come forma della grecit\u00e0, il cui profondo significato non \u00e8 interamente riproponibile al giorno d\u2019oggi, il tragico nella sua essenza di <em>genere del terrore e del dolore<\/em> condivide molto con la tanto bistrattata fiaba popolare, le cui origini sono quasi altrettanto oscure e dolorose<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Per esempio, l\u2019idea del sacrificio necessario. Il passaggio fatale attraverso la penosa dissoluzione, lo scacco da patire. Seppure nelle versioni finali delle fiabe il triste epilogo sia spesso sostituito o completato da un recupero positivo che termina felicemente la vicenda \u2013 lieto fine talvolta palesemente posticcio, che comunque cela un suo significato archetipico \u2013 il momento tragico \u00e8 sempre ben presente, costituendo una possibilit\u00e0 di conclusione \u201cnegativa\u201d del racconto: i bambini irretiti da pifferaio di Hamelin non torneranno pi\u00f9 indietro; la nonna di Cappuccetto Rosso \u00e8 sbranata dal lupo, che poi inviter\u00e0 la giovinetta a giacere con lui<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>; Biancaneve e la Bella Addormentata corrono incontro a un destino di sopore fin troppo simile alla morte. Insomma, perdita dolore fallimento sono snodi decisivi dei folk-tales, molti dei quali prendono la forma con cui li conosciamo proprio in et\u00e0 moderna; ed \u00e8 la modernit\u00e0, con le sue contraddizioni e i suoi tormenti, con la scissione violenta tra Cielo e Terra, Natura e Spirito, il tempo storico demiurgo di orrori a noi ben familiari. Il Vampiro non \u00e8 dunque semplice creatura del folclore, ma Portatore di Peste Guerra Distruzione; messo di apocalissi umane; specchio fin troppo lucido di un Male concreto e vorace, mortale e totale; proiezione delle inquietudini di un\u2019umanit\u00e0 abbandonata a s\u00e9 stessa, privata di numi redentori cui volgersi. Queste riflessioni si baseranno sul <em>Nosferatu<\/em> di Murnau, del 1922, figlio diretto dei turbamenti romantici, della modernit\u00e0 e della crisi europea del Novecento; e sull\u2019ultimo rifacimento di quest\u2019opera fondamentale, il recentissimo <em>Nosferatu<\/em> di Robert Eggers, del 2024, che a mio parere costituisce il perfetto approfondimento del tema originale. In questa sede non mi interessa l\u2019analisi delle due pellicole, quanto piuttosto provare a riconoscere il tratto della nostra angosciata modernit\u00e0, la dialettica di Naturale e Umano, affiorante attraverso la grana di due pellicole separate da un secolo ma unite da pi\u00f9 della semplice vicenda narrata.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n<p>Qual \u00e8 il tema fondamentale del film di Murnau? Rispondere in via definitiva a questa domanda \u00e8 forse presuntuoso, ma io credo senza ombra di dubbio che si tratti della Natura. L\u2019opera del \u201822 risulta piuttosto atipica nel contesto dell\u2019Espressionismo cinematografico tedesco, solitamente incardinato su spazi chiusi, claustrofobici e volutamente fittizi, a rappresentare l\u2019oppressione di un io delirante e allucinato<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>: <em>Nosferatu <\/em>invece respira la vastit\u00e0 degli spazi aperti, anche e soprattutto degli spazi naturali. Restano particolarmente impresse le numerose inquadrature e le panoramiche della natura selvaggia in cui Thomas Hutter, protagonista maschile, si immerge per giungere alla dimora del conte Orlok: foreste, sentieri accidentati, il profilo frastagliato dei Carpazi, le vallate montane, lo stesso castello arroccato, quasi incorporato dalla natura circostante, emergente dai boschi<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>; pi\u00f9 avanti avremo le riprese del fiume su cui naviga la chiatta che trasporta le casse di terra del conte, avvolto dal paesaggio silvestre; e le scene sul mare, la grande distesa delle acque solcata dalla nave che porta il male a Wisborg, l\u2019immaginaria cittadina tedesca teatro della vicenda. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 lascia interdetti sono tre sequenze a prima vista scollegate dalla trama: un licaone<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> che scorrazza fuori dalla locanda dove Hutter sosta per la notte, terrorizzando una mandria di cavalli; il professor Bulwer, definito un \u201cparacelsiano\u201d, che mostra ai suoi studenti una pianta carnivora all\u2019atto di intrappolare una povera mosca; lo stesso Bulwer, che poco pi\u00f9 avanti mostra agli studenti un polipo, paragonandolo a uno spettro. Se a tutto questo aggiungiamo il ruolo centrale dei topi infetti nella parte conclusiva del film, ci rendiamo conto di quanto le forze naturali, viventi e non viventi, siano preponderanti nella costruzione narrativa del regista Murnau e dello sceneggiatore Henrik Galeen. All\u2019inizio della pellicola proprio il professor Bulwer, uomo cos\u00ec interessato ai segreti della natura, si imbatte in Hutter invitandolo a non avere fretta, perch\u00e9 \u201c<em>nessuno sfugge al proprio destino<\/em>\u201d. Il paracelsiano, filosofo naturale, che per il resto ha nella storia un ruolo assolutamente marginale, imposta la linea interpretativa dell\u2019intera vicenda intorno al tema del Destino, che \u00e8 poi solo un altro modo di dire Natura: quella \u2018cosa\u2019 tanto ingombrante e divenuta talmente incomprensibile agli occhi dei moderni da assumere sempre pi\u00f9 le fattezze dell\u2019incubo, dell\u2019allarmante, del non familiare. Ne sono prova le ripetute immagini che della Natura ci offre la pellicola: bestie selvagge e inconsuete, famelici ragni, topi brulicanti, oscure foreste, rocce accidentate, nuvolacce, mare in tempesta. La Natura \u00e8 specchio di un\u2019umanit\u00e0 in crisi, incapace ormai di comprendere l\u2019Altro-da-s\u00e9 e con esso convivere in armonia. Una frattura si \u00e8 consumata con l\u2019Esterno. Una delle principali direttrici della modernit\u00e0 corre in effetti proprio sulla scissione tra Uomo e Natura: tutto ci\u00f2 che \u00e8 ordine, equilibrio, determinazione di forme, amore, intelligenza, spirito, bellezza, anima, tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire Vita finisce per essere rinchiuso nei confini dell\u2019umano, creatura cogitante illuminata dalla ragione formatrice. Cosa resta alla Natura? Diventare materiale inerte, meccanismo, pura risorsa alla merc\u00e9 del dominio antropico; caricarsi di tutto il negativo, del male che l\u2019uomo rifiuta di accogliere come parte di s\u00e9, luogo dell\u2019Ostile, principio di distruzione e violenza; ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra possibilit\u00e0: intendere la Natura come ideale, luogo del Perduto, spazio di un\u2019unit\u00e0 ormai svanita. \u00c8 una tensione che ben conoscono i romantici, ma che viene tematizzata soprattutto dal pensiero idealista e che sta al cuore dell\u2019opera di uno dei pi\u00f9 grandi poeti della tradizione occidentale, forse il <em>poeta della modernit\u00e0<\/em> per eccellenza: Friedrich H\u00f6lderlin. Esiste un legame, per quanto all\u2019apparenza molto sottile, tra la riflessione poetica e filosofica del grande tedesco e la materializzazione contemporanea del Nosferatu; un filo sospeso tra smanie e tensioni di quel complesso grumo di pensiero spesso semplicisticamente definito Romanticismo, che \u00e8 pensiero di una crisi gi\u00e0 in atto, lo sforzo titanico di pensare un mondo spezzato e fatalmente ferito. Quando parliamo del distacco tra Spirito e Natura in fondo parliamo di noi, figli delle Esperidi torturati dall\u2019incomprensione, gente del tramonto, attanagliati da orridi demoni di idee perdute e sfasciate come l\u2019unit\u00e0 e l\u2019armonia. Cos\u2019\u00e8 ormai, per noi, qualcosa come l\u2019armonia? Non siamo pi\u00f9 in grado di sentire la musica delle sfere, il lento e ieratico accordarsi di ogni parte con l\u2019altra e di ognuna con il tutto. Cosa pu\u00f2 mai essere l\u2019unit\u00e0? Soltanto ci restano frammenti, rimpianti, paure, oscure visioni. Chi pi\u00f9 del grande poeta H\u00f6lderlin visse in carne e versi il sentimento moderno della lacerazione cosmica ed esistenziale? Da questo squarcio fatale \u00e8 sorto ogni mostro della nostra epoca, bestia diabolica, ombra e panico. L\u2019Orrore ci \u00e8 congeniale. Chi \u00e8 Nosferatu se non questa stessa Natura, fine e principio di tutto, da noi aliena e alienata, fattasi estranea al punto da svelarsi Mostro: malignit\u00e0 apportatrice di peste e sofferenza, famelica e distruttrice? Ci guardiamo intorno e cosa vediamo? Lupi voraci, creature in perpetua lotta, tormento e dolore infiniti; finanche le piante sono carnivore, sangue e vita costantemente succhiati via, tentacoli striscianti strozzano ogni luce, sporche masse di topi brulicano. E al di sopra di questo sfacelo vediamo ergersi il Signore dei Ratti, il Non-morto che a noi conduce follia malattia corruzione trapasso. Abbiamo bandito la Vita dal seno della Natura, credendo in tal modo di poter gestire e sostenere la sua immane potenza; di poterla sfruttare a nostro vantaggio, grande e produttiva <em>risorsa<\/em>. Ma essa non tollera di venire defraudata e scacciata dal suo seno: si ribella. Nella visione h\u00f6lderliniana l\u2019antico mondo dei greci, sublimato, percepiva ancora l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Essere in cui lo spirito riposava nel grembo del naturale, ricettacolo del vivente; in quell\u2019epoca dorata la Natura poteva ancora esser chiamata Madre, dimora degli dei, luogo di splendore divino, benevolo consesso delle potenze che adesso sono fuggite, lasciandola spoglia ed esanime. L\u2019uomo ha preso signoria sull\u2019esistente, spremendo e prosciugando il giardino ripudiato, avvizzito. Egli si proclama Signore della Materia. Signore di un pugno di mosche. Dio del Nulla. Se solo lo Spirito, strappato dalla matrice, \u00e8 bene luce progresso civilt\u00e0 <em>vita<\/em>, ogni altra cosa \u00e8 ridotta a materia utilizzabile, destinata al giogo. Indelebilmente Altro, estraneo all\u2019umano \u00e8 il luogo dell\u2019Ostile. Nemico. Perfino chi sente lo struggente desiderio del ricongiungimento non pu\u00f2 non riconoscere cosa la Natura sia diventata agli occhi dei moderni: terreno scompaginato, lasciato a marcire; luogo avariato, violentato, bestia ferita messa all\u2019angolo e divenuta violenta. Non pi\u00f9 empireo, ma inferno, malevolo consesso dei demoni. Resta tuttavia, seppur negletto, il legame essenziale tra Spirito e Natura, tra dentro e fuori: laddove l\u2019Anima pervertendosi cade sotto il dominio di un\u2019ipertrofica volont\u00e0 dominatrice, la Natura, suo specchio, si grava di questa perversione, di questa brama devastatrice, che in fondo gi\u00e0 le appartenevano; tutti gli atavici orrori, tutta l\u2019oscurit\u00e0 della Natura e dello Spirito, un tempo uniti e per ci\u00f2 stesso esorcizzati, si trovano adesso a prender forma in un esilio, estraniati, nemici, mostruosi, inaccettabili. Nella <em>sinfonia dell\u2019orrore<\/em> messa in scena con virtuosa essenzialit\u00e0 dal <em>Nosferatu<\/em> di Murnau noi assistiamo alla concrezione di questo motivo, allo sforzo della tarda modernit\u00e0 di rendere fiaba tragica e folclorica l\u2019alienazione reciproca tra Uomo e Natura, il ripresentarsi del principio naturale, distorto e torturato, sotto la specie del mostruoso vampiro che sconvolge la tranquilla civilt\u00e0 borghese con i terrori della pestilenza e del caos. La Morte, che \u00e8 Natura deprivata di spirito e dei, viene a tormentare gli uomini, a chiedere loro il conto, a reclamare la forza mai doma del destino: quel destino a cui, come dice Bulwer, non \u00e8 possibile sfuggire; quel destino che \u00e8 la nostra natura, Natura in noi, spaventosa e inaccettabile; quel destino che \u00e8 Natura dal volto di Sfinge, dagli occhi di Gorgone, impassibile, inevitabile, invincibile. Il vampiro verr\u00e0 sconfitto, ma solo a prezzo del volontario sacrificio dell\u2019innocente: la bestia stuprata e rovinata vuole e non pu\u00f2 non volere il sangue dell\u2019agnello, senza il quale gli \u00e8 impossibile saziarsi. Solo sopprimendo la purezza \u00e8 tenuto a bada quel Male che noi stessi creiamo, che noi stessi siamo. Che non sappiamo accettare.<\/p>\n\n<p>Il nuovo <em>Nosferatu<\/em> di Robert Eggers ha la straordinaria capacit\u00e0 di approfondire e forse addirittura chiarire questioni aperte pi\u00f9 di cento anni fa, restando fedele all\u2019atmosfera, all\u2019epoca, all\u2019immagine dell\u2019originale; cogliendo in pieno la profonda natura del racconto horror, tragedia e folk-tale, genere per eccellenza della modernit\u00e0. La storia rimane la stessa, spoglia ed essenziale ma proprio perci\u00f2 estremamente d\u2019impatto: la leggenda vecchia e nuova di un Male che, penetrando la sonnolenta civilt\u00e0 borghese, la scuote e la richiama al Principio e alla Fine. Vita e Morte. L\u2019aggiunta principale \u2013 e decisiva \u2013 concerne il rapporto tra Vampiro e Fanciulla: Ellen e il conte Orlok sono legati da tempo, da ancor prima che la vicenda prenda inizio; anzi, \u00e8 stata lei a risvegliarlo, a stringere un patto vincolante con la Bestia che giunge infine a reclamare ci\u00f2 che \u00e8 suo. Ellen appare fin da subito dominata da un fortissimo e inspiegabile desiderio di morte, un <em>cupio dissolvi<\/em> che la rende dissimile da chiunque: incompresa, respinta, repressa dal principio maschile che pi\u00f9 facilmente si integra nelle aride istituzioni borghesi. Melanconica, malata di nervi, isterica: sogna di sposare la Morte e danzare con essa in una cappella piena di maleodoranti, nauseabondi, putrescenti cadaveri; e nonostante tutto \u00e8 felice. Non \u00e8 mai stata cos\u00ec felice. Il marito, in cerca di posizione e profitto, la esorta a nascondere tali fantasie, scandalosamente <em>fuori luogo<\/em> nell\u2019onesta societ\u00e0. Solo il professor von Franz, alchimista e studioso di occulto a sua volta ostracizzato dai colleghi scienziati \u2018di buon senso\u2019, ne comprende le segrete qualit\u00e0, la segreta grandezza: una meravigliosa sacerdotessa di Iside sarebbe stata, in un lontano passato\u2026 Ma nella nostra bizzarra e contorta modernit\u00e0 il ruolo di Ellen sar\u00e0 pi\u00f9 decisivo: mettere fine al Male <em>accogliendolo dentro di s\u00e9<\/em>, nel senso pi\u00f9 fisico e letterale possibile. La scena si apre con la Fanciulla che emerge dal buio invocando uno spirito protettore, un conforto nella solitudine: nel suo profondo lei sa, \u00e8 gi\u00e0 consapevole di <em>cosa<\/em> sta chiamando: la Morte. Ne sente fortissimo il desiderio; e la Morte, nella forma del Non Morto, viene a lei, risvegliata, richiamata dagli oscuri abissi dell\u2019abiezione, da una fetida buca. Sta qui il paradosso del Vampiro, il grande gomitolo di Vita e Morte: egli \u00e8 Nosferatu, il Cadavere Vivente, il massimo controsenso; la morte non \u00e8 morta del tutto, ma rianimata dall\u2019appetito pi\u00f9 vitale e primordiale, la brama sessuale. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: il Non Morto, che di fatto non \u00e8 altro se non carogna in disfacimento, corpo quasi scheletrico, nido di larve, freddo, livido e privo di fiato, dice di s\u00e9: \u201c<em>sono un Appetito. Null\u2019altro\u201d<\/em>. Non si tratta allora di un mostro che appetisce, ma del Conatus in quanto tale. Ne \u00e8 incarnazione. Pura insaziabile brama di sangue, caldo liquido della Vita. La passione di Ellen \u00e8 legata a lui, indissolubilmente. \u00c8 Natura-Morte che desidera la Vita e tuttavia non pu\u00f2 averla se non consumandola, succhiando fino alla distruzione tutto ci\u00f2 che batte e si muove intorno a lei. Fino a lasciare il Vuoto. La modernit\u00e0 conosce bene questo paradosso, a dire il vero: \u00e8 la volont\u00e0 di potenza, volont\u00e0 di affermazione vitale che per sua stessa natura si rovescia nel suo opposto: volont\u00e0 di distruzione, spinta alla Morte di Tutto. Ribaltamento che \u00e8 poi disvelamento del sostanziale nichilismo serbato nell\u2019affermazione, nella crescita, nella vitalit\u00e0.<\/p>\n\n<p><em>Non Estinto<\/em>: nella figura del Nosferatu coesistono i due poli, opposti ed egualmente temibili agli occhi dell&#8217;uomo moderno, della Morte e della Vita. Nosferatu \u00e8 un involucro vuoto, portatore di pestilenza e disfacimento. Ma \u00e8 pure <em>conatus essendi<\/em>, che del vivere \u00e8 segno pi\u00f9 evidente. Famelica voracit\u00e0, desiderio di sangue, aspirazione all\u2019amore, spinta sessuale animalesca. In questa dialettica tra il Mostro e la Fanciulla \u00e8 la Morte che vuole vivere o la Vita che vuole morire? Cosa significa il segno di Nosferatu? Morte spinta a fagocitare ogni cosa che alita e vive, tesa a far suo lo stesso respiro \u2013 forse per tornare a respirare? Volont\u00e0 di annichilimento che \u00e8 pur sempre volont\u00e0 vitale, impulso alla negazione di s\u00e9? Oppure \u00e8 la Vita, nella sua natura pi\u00f9 bassa organica biologica incosciente, che aspira a divorare quindi a distruggere? La cieca vita che angosciosamente desidera eliminare la Morte, cancellare il Nulla, mangiare il Non Essere per conseguire il vivere perenne, ma cos\u00ec facendo raschia via ogni forma di vita e semina distruzione partorendo il vuoto che vorrebbe esorcizzare? Il nostro fato \u00e8 solo distruzione? Non possiamo vivere senza uccidere la Vita, nostra e altrui? Questo \u00e8 il dilemma mortale, devastante, di noi uomini moderni. In questo groviglio ancora una volta ci giunge in soccorso H\u00f6lderlin, che nel suo faticoso e irrisolto tentativo di realizzare una tragedia moderna, riflette con somma lucidit\u00e0 proprio sullo sconvolgente legame tra Vita e Morte. Nel <em>Grund zum Empedokles<\/em> il poeta tedesco parla del rapporto tra ci\u00f2 che lui definisce <em>aorgico<\/em> e l\u2019<em>organico<\/em>, non inteso come dimensione biologica, ma al contrario, nella sua derivazione dal concetto greco di \u1f44\u03c1\u03b3\u03b1\u03bd\u03bf\u03bd, come ambito della strumentalit\u00e0 umana: organico \u00e8 tutto ci\u00f2 che ha a che fare con la vita dello spirito, nella modernit\u00e0 totalmente assorbita dall\u2019uomo e dalle sue attivit\u00e0, tecniche, culturali, civili, politiche, artistiche. Organico \u00e8 il principio di ogni forma e determinazione. Il principio vitale dell\u2019amore e della creazione, che estremizzato pu\u00f2 atrofizzarsi \u2013 come di fatto accade \u2013 nelle forme dell\u2019esistenza borghese e burocratizzata. D\u2019altra parte l\u2019aorgico \u00e8 la Natura nel suo essere principio illimitato, informe, indefinito, impossibile da esperire, presente solo in quanto assente. \u00c8 solo facendosi da parte che l\u2019aorgico pu\u00f2 permettere la Vita in quanto definizione, formazione, comprensibilit\u00e0. Solo facendosi da parte pu\u00f2, paradossalmente, manifestare s\u00e9 stesso. Nel suo essere radicalmente estraneo ed estraniato dall\u2019uomo e dal principio vitale, del tutto Altro e Inafferrabile, l\u2019aorgico terrorizza: in questa veste di totale assenza esso si fa Morte, negazione di tutto ci\u00f2 che \u00e8 formato, di tutto ci\u00f2 che crea e respira. \u00c8 Morte che tutto sovrasta, \u00e8 Destino incomprensibile, insopportabile. \u00c8 ombra orrore deformit\u00e0. Principio demonico. La trattazione intorno ad aorgico e organico serve a H\u00f6lderlin per dire cos\u2019\u00e8 la tragedia e al tempo stesso per definirne la compiuta attuale impossibilit\u00e0. I greci \u2013 e gli antichi in generale \u2013 sentivano, pensavano, esistevano nell\u2019Unit\u00e0. Noi esperiamo soltanto Scisma. Come pu\u00f2 il tragico, che \u00e8 \u03c0\u03b1\u03c1\u03bf\u03c5\u03c3\u03af\u03b1 dell\u2019Illimitato-Morte nel Limite-Vita \u2013 principi che per noi sono definitivamente contrari, alieni l\u2019un l\u2019altro \u2013 darsi ai moderni? Farsi concepibile? Impossibile: la possibilit\u00e0 stessa di questo farsi-presente implica un venir meno. Cos\u00ec come l\u2019aorgico \u00e8 negato, annichilito dal suo entrare nella Vita, allo stesso modo l\u2019organico svanisce nel suo ricondursi al principio di s\u00e9, la Morte Natura Destino. \u00c8 questo il nodo della morte tragica: l\u2019eroe si nega, desidera la sua fine per tornare al Tutto, quel Tutto che egli <em>gi\u00e0 da sempre \u00e8<\/em>. Al contempo l\u2019assoluto demonico aorgico non pu\u00f2 che aspirare alla forma, alla manifestazione, che per\u00f2 significa la sua fine. La dialettica h\u00f6lderliniana tra aorgico e organico \u00e8 specchio dell\u2019insanabile contrasto tra Vita e Morte, unite dal Desiderio. L\u2019un polo vuole farsi l\u2019altro, dissolvendosi nel trapassare, in un\u2019estasi erotica e dolorosa del congiungimento che dura un solo istante: quel sacro attimo dove l\u2019aorgico si fa organico e l\u2019organico aorgico. Solo un istante, poi svanire. Il Vampiro stesso \u00e8 risultato del farsi forma organica dell\u2019informe, dell\u2019Inumano-Morte. Cifra del Nosferatu \u00e8 il paradossale coesistere di Morte e Vita, Amore e Odio, Affermazione e Distruzione. Il Non Morto \u00e8 il mostro-umano: il vivente-non-vivente che aspira alla vita, alla rappresentazione e cos\u00ec alla distruzione. Il Demone che non pu\u00f2 amare e tuttavia non pu\u00f2 non voler amare: richiamato dalla donna che sente il desiderio della Morte, oscura volont\u00e0 di Vita al suo stato primordiale, come l\u2019Empedocle di H\u00f6lderlin che <em>per<\/em> <em>voglia di vivere<\/em> si getta nel fuoco dell\u2019Etna, estinguendosi. La Natura \u00e8 sede autentica dell\u2019aorgico, dell\u2019illimitato bestiale demonico inumano, di quell\u2019orrore proiettato all\u2019interno, cacciato al di fuori, esule senza patria. Quell\u2019orrore che \u00e8 in noi. Fuori di noi. Al di sotto di noi.<\/p>\n\n<p>Il Nosferatu si presenta come Cadavere per eccellenza<a id=\"_ftnref7\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> in quanto incarnazione della Natura ridotta per i moderni a materiale inerte. Ma alla Natura-Destino, pur manifestandosi come potenza di dissoluzione \u2013 che di fatto le appartiene \u2013 ripugna essere solo massa morta e putrescente. Cos\u2019\u00e8 che lo risveglia? Il richiamo della Vita, nella forma pura di una ragazza, solitaria e sensibile, stranamente attratta dalla fine. La Fanciulla scopre in s\u00e9 il Nosferatu, quel principio naturale che reca Morte ma anche Desiderio, quella bestia incomprensibile, il <em>monstrum<\/em> che siamo e che al contempo ci sovrasta: Ellen lo domanda a von Franz, senza ottenere risposta: \u201c<em>il Male viene da noi o dall\u2019Al di l\u00e0\u201d?<\/em> Quella Bestia \u00e8 il nostro stesso Destino, che ci appartiene e non ci appartiene. A cui ci sottraiamo ma che non possiamo evitare e da cui in fondo siamo oscuramente, fatalmente attratti. Lei, la Donna che \u00e8 Vita allo stato puro, ribellione alle forme cristallizzate dell\u2019esistenza borghese in favore degli istinti pi\u00f9 temuti e incomprensibili, appetisce la Morte. Lui, Mostro che \u00e8 Morte allo stato puro, putrida e disfatta carogna, latore della disperazione, colui il quale, come dice il folle Knock, <em>\u00e8 infinit\u00e0 che aspira a regnare su corpi vuoti<\/em>, appetisce la Vita. Quell\u2019amore per lui impossibile, feroce, letale pur essendo la massima fonte dell\u2019esistere, \u00e8 come se gli rendesse, infine, un po\u2019 di quel respiro, di quello spirito che da secoli non abitava la vuota carcassa, forzata a inspirarlo da fuori, rabbiosamente, come un rantolo. Quel respiro che, in quanto <em>No sferatu<\/em>, Non-spirante, pi\u00f9 non gli apparteneva, costituendo tuttavia l\u2019oggetto del suo vorace, ineluttabile Appetito desiderante.<\/p>\n\n<p>Cos\u00ec come crede H\u00f6lderlin, la finita individualit\u00e0 dell\u2019essere umano, spezzata, frammentata, sofferente, perversa e malvagia, pu\u00f2 essa sola realizzare l\u2019unificazione con l\u2019Infinito-Natura: ma lo pu\u00f2 soltanto per un battito; facendosi da parte, esponendosi all\u2019annientamento, per trarre da esso una bellezza unica, fragile, dolorosa e transeunte. Come Empedocle e ogni altro eroe tragico compiono il proprio destino nel trapassare, evocando il Bene e il Bello dal disfacimento, cos\u00ec la Morte e la Fanciulla, Hades e Afrodite, \u039d\u03b5\u1fd6\u03ba\u03bf\u03c2 e \u03a6\u03b9\u03bb\u03cc\u03c4\u03b7\u03c2, trovano pace unit\u00e0 pienezza nel reciproco annientamento. Anche se per un solo battito.<\/p>\n\n<p>Uno scheletro. Un giovane corpo nudo e insanguinato. Tutt\u2019intorno, come corona, mazzi di fresco lill\u00e0.<\/p>\n\n<p>Il Male si disperde solamente accogliendolo.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Ultimo allucinato e sinistro bagliore dello spirito romantico teutonico.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Per restare in terra tedesca \u2013 e forse non si tratta di un caso \u2013 basti pensare alla raccolta di fiabe dei fratelli Grimm, piuttosto cupe e violente, per quanto rimaneggiate rispetto alla tradizione orale.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Particolare che stranamente sembra anticipare il finale dell\u2019ultimo <em>Nosferatu<\/em>.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn4\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Da questo punto di vista <em>Das Cabinet des Dr. Caligari<\/em> di Robert Wiene rappresenta il pi\u00f9 compiuto \u2013 e forse l\u2019unico \u2013 esempio di cinema espressionista tedesco.\u00a0<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn5\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Le riprese esterne sono quelle del castello di Orava, in Slovacchia.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn6\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Che probabilmente simboleggia il lupo mannaro di cui l\u2019oste parla a Hutter.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn7\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Il che \u00e8 reso perfettamente dal film di Eggers, che riporta l\u2019aspetto del Vampiro a quello del folclore originario: un corpo morto innaturalmente risvegliato.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Dilillo \u201cT\u00f6nt dieses Wort dich nicht an wie die mittern\u00e4chtige Ruf eines Totenvogels? 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H\u00fcte dich es zu sagen, sonst verblassen die Bilder des Lebens zu schatten, Spukhafte tr\u00e4ume steigen aus dem Herzen und n\u00e4hren sich von deinem Blut\u201d. \u201cI am an appetite. 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