{"id":4303,"date":"2026-06-15T14:42:34","date_gmt":"2026-06-15T14:42:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=4303"},"modified":"2026-06-15T21:48:49","modified_gmt":"2026-06-15T21:48:49","slug":"ottobre-in-aprile-vedute-sul-passaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2026\/06\/15\/ottobre-in-aprile-vedute-sul-passaggio\/","title":{"rendered":"Ottobre in aprile. Vedute sul passaggio"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4303\" class=\"elementor elementor-4303\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-24d84037 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"24d84037\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-5bee5772\" data-id=\"5bee5772\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1220b43f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1220b43f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Luca Dilillo<\/p>\n\n<p>Senza neanche accorgermene, \u00e8 giunta la Luna Piena. Non l\u2019ho fatto di proposito. Dico, di mettermi a scrivere sotto la sua luce. Ma \u00e8 successo. Niente di speciale in fondo\u2026 Comincio a lavorare sotto un chiarore mellifluo. Questo di inizio ottobre \u00e8 il plenilunio pi\u00f9 vicino all\u2019equinozio d\u2019autunno. La ruota dell\u2019anno sta per compiere l\u2019ennesimo suo giro completo. Non si stanca mai come noi mortali? Dalla luce al buio dal buio alla luce\u2026 Cicli che sono della Terra e del Cielo. Il mio pensiero gira in tondo, come questa ruota cosmica. Tutto \u00e8 circolarit\u00e0.<\/p>\n\n<p>E cos\u00ec mi metto a scrivere durante il plenilunio. Una luna grande gialla luminosa senza volto sembra sorridermi. O deridermi? Non si pu\u00f2 dire con certezza. Porta certezze, il plenilunio?<\/p>\n\n<p>Per quest\u2019anno ancora, la ruota volge al termine del suo giro. Non si \u00e8 ancora stancata come noi mortali.<\/p>\n\n<p>Per questa volta ancora.<\/p>\n\n<p>Vedo una donna. Una ragazza che esce di casa, nell\u2019imbrunire che sa di tempesta. Settembre volge al termine. \u00c8 diretta in aperta campagna, fuori citt\u00e0. Fuori Dresda. Come nei dipinti di Carus la immagino, le guglie che feriscono il tramonto. Ma eccone un\u2019altra, di donna, una sagoma indistinta in mezzo alla tormenta! \u00c8 vecchia, gira un pentolone su un treppiede: fuoco scintille fumo vivace. Mi pare che ci sia un gatto\u2026 \u00c8 certo una strega! L\u2019equinozio d\u2019autunno mi apre a questa veduta: un\u2019immagine dalle qualit\u00e0 oserei dire pittoriche. La scena \u00e8 tratta da un meraviglioso racconto di E.T.A. Hoffmann, <em>Il Vaso d\u2019oro. <\/em>Una storia narrata in dodici veglie. L\u2019episodio sta nella settima: siamo proprio a met\u00e0. Un malefico rituale, artificio da streghe, nel bel mezzo di un crocicchio, nella notte dell\u2019equinozio d\u2019autunno. La giovane, Veronica, deve incontrarsi con la vecchia madama Rauerin, strega a tutti gli effetti, che le ha promesso di farle conquistare l\u2019amore dello studente Anselmus, innamorato della serpentina figlia d\u2019una salamandra\u2026 Sembra strano? Lascio ai lettori interessati di leggersi la fiaba per intero: a me, adesso, importa solo dell\u2019immagine, della scena equinoziale. Nella notte dell\u2019equinozio d\u2019autunno, nel cuore di una tempesta, un isolato crocevia di campagna diventa scenario da tregenda! Un paiolo sul fuoco, un gatto nero che manda scintille dalla coda\u2026 Ribolle il calderone mentre infuria la bufera, tuoni lampi e fulmini. Hoffmann paragona la scena a un quadro di Rembrandt o a un Bruegel infernale\u2026 Io non posso invece che pensare alle terrorizzanti figure di Goya nei suoi dipinti a tema stregonesco: toni cupi, scuri, neri gialli marroni blu vorticanti ad abbozzare grottesche fisionomie, storte deformi contorte, enormi gufi pipistrelli corpi di bambini sguardi sbilenchi truci. Pittura nera. Pittura mostruosa. <em>El Aquelarre<\/em>, <em>Vuelo de Brujas<\/em>, <em>El Conjuro<\/em>.<\/p>\n\n<p>Francamente, non avevo mai associato le streghe all\u2019equinozio. Il crocicchio, dove l\u2019intera scena si svolge, \u00e8 un punto di equilibrio. Al centro esatto tra quattro strade che si incontrano, sopra sotto, destra sinistra. Nord sud est ovest. Punti cardinali, punti stagionali. Negli interstizi e nei crocicchi tra i periodi sacri dell\u2019anno magico, abbiamo le quattro festivit\u00e0 del passaggio: i due equinozi e i due solstizi. Ogni festa, in quanto ricorrenza, \u00e8 il sangue dell\u2019anno cosmico.<\/p>\n\n<p>Sono tutti momenti di passaggio. L\u2019anno, la rotazione del carro, il tempo stesso nella sua coessenziale ciclicit\u00e0, \u00e8 un passaggio. Certo \u00e8 che, in questo andirivieni, i tempi equinoziali e solstiziali sono ancora pi\u00f9 gravidi: passaggi nel passaggio. Punti di massimo equilibrio, di massima e minima stasi. Quasi sacrali. I due solstizi segnano il grande moto fondamentale, dal calante al crescente e dal crescente al calante: dio nascente, dio morente. Cristo e il Precursore. Non \u00e8 solo storia diritta, ma mito che ricorre. Viene al mondo colui che \u00e8 destinato a tramontare. Il suo avvento prelude a quello di un astro pi\u00f9 grande, che sorger\u00e0 oscurando ogni altra luce. Il passaggio dall\u2019Ariete ai Pesci. Dalla Terra al Cielo. Dal padre Saturno al figlio Giove. Il vecchio re si ritira nell\u2019isola Ogigia, ai confini del mondo. Oceano nero ne lambisce le rive consunte. Ma tutto, prima o poi, \u00e8 destinato a tornare\u2026<\/p>\n\n<p>Di piccoli passaggi, inavvertiti, \u00e8 fatta la sostanza del cosmo.<\/p>\n\n<p>Quattro stagioni. Due equinozi e due solstizi che scandiscono il battito di Terra e Cielo. Se per un attimo riusciamo a far tacere ogni altra voce, quel battito, profondo, rombante, lo possiamo anche sentire. \u00c8 Vita e Morte. Un grande dio. Le sue vene e i suoi nervi sono storie percorsi passaggi raccordi, vie traverse diritte salite discese rumori e silenzi. Ho visto foglie cadere e strade sbarrarsi, ma il canto notturno dei grilli e il frinire meridiano delle cicale cessano soltanto per poi ricominciare.<\/p>\n\n<p>Quello di Hoffmann, letto durante pomeriggi estivi, \u00e8 un racconto equinoziale, quindi di passaggio, quindi di equilibrio. Ma non lo sono infine tutti i racconti? Ogni storia ogni fiaba ogni mito \u00e8 un passare.<\/p>\n\n<p>Sostiamo un altro po\u2019 nei pressi della fiaba hoffmanniana. L\u2019immagine della strega e del crocicchio \u00e8 un punto di equilibrio perfetto, ma se torniamo al principio ci accorgiamo che la storia si apre il giorno dell\u2019Ascensione. Questo \u00e8 un dato interessante. Certo l\u2019Ascensione, giungendo cinquanta giorni dopo la Pasqua, si colloca in un punto stagionale di piena o avanzata primavera; \u00e8 un momento di ascesa, in senso eminentemente naturale, di rigoglio e fioritura, che prepara al moto discendente. Ed ecco che a met\u00e0 del racconto arriva l\u2019episodio dell\u2019equinozio d\u2019autunno. Stiamo dunque scendendo, calando verso qualcosa\u2026 di diverso, di mutato. Ma il moto stesso dell\u2019Ascensione, gi\u00e0 conseguito nell\u2019atto di entrare nella storia, trattiene in s\u00e9, fatalmente, il suo inverso. La <em>Discensione<\/em>. Al culmine della salita non c\u2019\u00e8 che ridiscesa. Discendere \u00e8 il verbo prediletto dell\u2019autunno. Stagione dello spogliarsi, dell\u2019andar gi\u00f9, della preparazione al sonno. La vicenda di Anselmus \u00e8 di fatto una discesa, dalle oneste aspirazioni borghesi al delirio della fantasia, dal mondo quotidiano allo straordinario, dal punto culminante dell\u2019anno a quello sprofondante ctonio oscuro e misterioso del sogno e del mito\u2026 Anselmus e noi con lui attraversiamo soglie che sono equinozi. L\u2019accesso alla casa dell\u2019archivista Lindhorst \u00e8 un passaggio magico che incede sfumando i tratti del reale come lo conosciamo. Ogni veglia del racconto \u00e8 una Soglia. Le stesse <em>Vigiliae<\/em>, le <em>Nachtwachen<\/em> in cui il racconto \u00e8 suddiviso, sono tempo di guardia notturna ma anche di preparazione serale. Nella notte si custodisce. Nella sera ci si accinge. Vigilanza \u00e8 Attesa, tempo vespertino che preannuncia il buio. Cosa accade la Sera? Il giorno si prepara a finire, la luce s\u2019attenua e il crepuscolo scontorna le cose. Lo strano chiarore del vespro non \u00e8 giorno n\u00e9 notte ma possiede entrambe le qualit\u00e0. La Sera \u00e8 il tempo magico per eccellenza, dove le soglie si schiudono e le veglie preludono. Dove il mondo che calcola e comprende fa per confondersi e dubitare. \u00c8 qui che si insinuano bizzarre deformazioni, strane metamorfosi. <em>Il Vaso d\u2019oro<\/em> \u00e8 racconto di metamorfosi: di esseri che vivono sotto diverse condizioni, a seconda che dimorino nel nostro mondo o nel loro, al piano di sopra o a quello di sotto\u2026 La Veglia della Strega, di madama Rauerin \u2013 anch\u2019essa in doppia veste, da giorno e da notte, in forma di superficie e sotterranea \u2013 fa la guardia alla ruota del racconto, che come un piccolo anno di carta e inchiostro gira e rigira tra le nostre mani, salendo e scendendo, passando e ripassando. Mutandosi. Varcando. In quel punto preciso noi abbiamo la chiave per cogliere la storia, per sentirne la qualit\u00e0 equinoziale, autunnale. Due sono i segni: Crocicchio, che abbiamo visto, e Tempesta. Che fa la Tempesta? Mescola sconvolge amalgama tramuta cancella fisionomie.<\/p>\n\n<p>Sera. Soglia. Discesa: su tutte governa la Strega, che al centro dei quattro sentieri rimesta nella bufera il calderone, impasto ribollente, tra incantesimi che passano e trasfigurano\u2026<\/p>\n\n<p>Passata la Soglia d\u2019Autunno si scende verso figure bianche, leggiadre ma frali. Mi sembra di vedere la vergine fanciulla, Core Persefone, candida e sotterranea. Intrappolata nell\u2019Ade. Gelata dal sonno della morte\u2026 Ma forse non \u00e8 lei\u2026 Le metamorfosi autunnali mi imbrogliano ancora. \u00c8 sempre lei, la fanciulla bianca come neve, come marmo, come morta. \u00c8 chiusa in una bara di cristallo, orribilmente fredda. Ama l\u2019amato e primavera, ma \u00e8 condannata a non poter mai saggiarne\u2026 Il calore di un singolo raggio di sole, un semplice bacio, la scioglierebbero senza rimedio! A ben guardarla, questa pallida fanciulla \u00e8 fatta di neve e ghiaccio, \u00e8 uno spirito invernale. Ma allora come pu\u00f2 amare? Infatti non ama. Almeno, non ama corpi vivi, percorsi da sangue. Corpi che nascono e muoiono. Ama solo la fredda perfezione, esatta innaturale. Ama l\u2019eternit\u00e0 senza fine e senza respiro. \u00c8 Regina. Vive ai confini della terra, nell\u2019estremo Nord dell\u2019esistenza. Il suo castello \u00e8 di ghiaccio affilato, sfioralo appena e sarai distrutto, dal dolore dal taglio ancor peggio: dalla durezza. Una scheggia ti penetrer\u00e0 cuore e occhi, facendoti rigido, infallibile, preciso. Incapace di sentire. \u00c8 una sola figura o molte? Gli occhi annebbiati dai turbini di neve la sfaccettano come su un prisma. Vedo una ragazza che appartiene al mito e alle fiabe e regge il solstizio d\u2019inverno. Il tempo della sospensione. Il sole \u00e8 fermo nel cielo. Morte ha vinto e spegne lo sguardo. La giovane donna bianca e debole come fiocco di neve, avvelenata e discesa sotterra, che porta il gelido candore nel cuore e negli occhi, che giace nel sepolcro di ghiaccio dentro la caverna, nell\u2019Orco, intoccato da calore, non sfiorato da respiro. L\u2019hanno chiamata Schneewittchen, Sneguro\u010dka, Sneedronningen. Sempre, in qualche modo, Signora della Neve. Sempre, stranamente, congiunta a Primavera. La prima, celebrata dai Grimm, perseguitata, incalzata dall\u2019omicidio, costretta a morire una prima volta, sprofondando nel bosco; costretta a morire una seconda volta, strozzata da una mela maledetta. Sepolta e risvegliata. Una fanciulla inseguita dal destino, dal destino condannata\u2026 a rinascere. La seconda, figlia del folclore slavo, celebrata dal teatro di Ostrovskij e dalla musica di Rimskij-Korsakov, progenie di Gelo e Primavera, ibrido impensabile che nonostante tutto vuol vivere desiderare amare, cedendo infine alle lusinghe solari e finendo per disfarsi, per liquefarsi. La terza, infine, creazione del genio danese di Hans Christian Andersen, spietata antagonista rapitrice di bambini, portatrice di oblio eternit\u00e0 pace che dicono Fine, sconfitta dalla forza pi\u00f9 innocente e pura, da un calore che scioglie le schegge infitte nel profondo. Inverno \u00e8 il Palazzo della Morte, la Regina del Freddo, che sembra travolgere ogni cosa viva e gettarla nelle tenebre. Eppure\u2026<\/p>\n\n<p>Le fredde e feroci dee invernali ghermiscono e strappano la vita, eppure hanno un cuore gi\u00e0 caldo. Sono pronte a venir meno, direi quasi che desiderano inconsciamente la loro dissoluzione. Con Sneguro\u010dka il desiderio \u00e8 reso manifesto: per quanto figura invernale, la sua fine \u00e8 primaverile. Senza morte che la scioglie non sarebbero nel mondo calore n\u00e9 luce. Lei stessa non gusterebbe la vera gioia, anche se per un solo istante. La Regina delle Nevi, una volta battuta dalla piccola Gerda, avr\u00e0 forse provato un segreto piacere? Proibita volutt\u00e0 di un battito che risveglia, d\u2019una memoria che torna, di un sentire? In Biancaneve il movimento sembra contrario: continuamente tentata dal buio sebbene sia fanciulla solare, luna piena di desiderio. Ma il biancore del suo incarnato \u00e8 segno nascosto di un destino e anche le rosse gote e le labbra di ciliegia invocano il sangue di un\u2019uccisione cruenta\u2026 La giovinetta sfugge alla sua esecuzione nella selva, \u00e8 data per morta. Un\u2019altra creatura innocente perisce in sua vece. Un sacrificio. Polmoni e fegato di un cinghiale al posto dei suoi, offerti alla crudele Regina. \u00c8 sempre Regina anche adesso, la sua innocenza macchiata di sangue fugge da lei\u2026 Poco dopo Morte la corteggia, ripetutamente: per tre volte la madre matrigna, glaciale ripugnanza per l\u2019agnello, sete di scarlatto, prova a sopprimerla e solo alla terza riesce. Ma ogni volta Biancaneve cede, troppo ingenuamente, alle lusinghe della Notte\u2026 Deve o vuole finire in quella bara di vetro? Eppure anche quello stato, fisso nel trasparente, cristallizzato nel gelo, \u00e8 solo un lasso. \u00c8 pausa, passaggio. La soglia verso l\u2019Oscuro. Seme che cala nel Profondo e l\u00ec resta in attesa, nella grotta. Un passare che ha la forma del restare sospeso. Inverno \u00e8 Sabato che aspetta l\u2019alba\u2026<\/p>\n\n<p>\u00a0Liberazione scioglimento rianimazione: sono il Principe, Mizgir\u2019, la piccola Gerda. \u00c8 la sola forza che davvero pu\u00f2 avere ragione di ghiaccio e tenebre. Che opera brutale: risvegliando dal sonno provocando la morte. Assurdo che la potenza della vita dia la morte, vero? Ma qui c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ambiguit\u00e0 di quanto si pensi\u2026 Eternamente vuole il bene e fa il male, desidera il male e compie il bene. Equinozi e solstizi sono passaggi, sfumature, sono chiaroscuro, mai nettezza. Il gelo della bara di Biancaneve \u00e8 gi\u00e0 scintillante, il suo vetro ha gi\u00e0 da sempre catturato la luce solare in esso riposta. Sneguro\u010dka \u00e8 gi\u00e0 figlia di Primavera, la sua sostanza nevosa vuole intimamente conoscere ci\u00f2 che liberandola la distrugger\u00e0. La Regina delle Nevi trae la sua forza dal poter ghermire bimbi pieni di calore e vita come Kay, dalla possibilit\u00e0 stessa che le sue vittorie le vengano strappate e che il sole torni a splendere. Anche lei comunque \u00e8 destinata a tornare. Quella forza \u00e8 equinoziale in massimo grado: si incrocia laddove diverge, al crocicchio tra il morto e il vivo, nei confini che si perdono e si sciolgono.<\/p>\n\n<p><em>Dopo il suo intimo tormento vedr\u00e0 la luce<\/em>\u2026<\/p>\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra donna che vedo. \u00c8 nuda, a cavallo di una scopa. I capelli lunghi e neri le scendono sulle spalle sul collo sul seno, selvaggi. \u00c8 giovane. Una strega anche lei? Vola verso la luna piena. Ma stavolta il tempo \u00e8 caldo e afoso. La citt\u00e0 \u00e8 Mosca. Niente di troppo poetico. Grigio notte di grandi palazzi identici a s\u00e9 stessi. Il plenilunio \u00e8 primaverile. La missione di quest\u2019altra strega \u00e8 distruttiva ma eccentricamente liberatoria. Si \u00e8 tolta gli abiti borghesi da buona moglie sovietica; si \u00e8 cosparsa di unguento magico e vola via, abbandonando la vecchia vita, forse per sempre. Presto lascer\u00e0 la citt\u00e0 per poi tornarvi a bordo di un\u2019auto guidata da un corvo\u2026 La perdo dentro un appartamento. La sua missione non \u00e8 terminata. \u00c8 buio.<\/p>\n\n<p>In Margherita si incarna un tipo di forza arcana e ambigua, potente e meravigliosa, dolente e sfrenata. Non \u00e8 buona, Margherita. \u00c8 una strega e ama il suo Maestro. Ma cosa ha a che fare tutto questo con l\u2019equinozio di primavera? Con la Pasqua? Per chi ha letto <em>Il Maestro e Margherita<\/em> la risposta \u00e8 cos\u00ec scontata che la eviter\u00f2. Per gli altri, un consiglio da amico \u00e8 quello di rimediare subito. \u00c8 una storia su ci\u00f2 che libera e che redime. Sulla luna piena. Su Yeshua e Pilato.<\/p>\n\n<p>\u00c8 una strana vicenda che si svolge in primavera. In una calda e afosa primavera degli anni \u201830. Forse degli anni \u201830\u2026 Anni \u201830 del Novecento, tempo vuoto di dei. Anni \u201830 del I secolo d. C., tempo pieno d\u2019attesa. Tra Mosca ed Er\u0161alaim. In tre giorni. Tra un gioved\u00ec e una domenica. Momento culminante: la sera del venerd\u00ec, notte del plenilunio di primavera. La Pasqua \u00e8 pagana e cristiana, rivive in forma profana nell\u2019ateissima e materialista Unione Sovietica, sconquassata da diavoli, temporali e gatti neri. L\u2019equinozio di primavera \u00e8 il secondo equilibrio \u2013 o il primo? L\u2019equilibrio che sta per sbilanciarsi dalla parte della luce, il buio di un sepolcro prima che l\u2019alba grigia cominci a palpeggiarne le funeree profondit\u00e0, prima che il primo raggio di sole penetri tra le bende insanguinate che s\u2019incollano a un corpo nero\u2026 Il romanzo di Bulgakov intride la Pasqua di ciclicit\u00e0 tanto pagana e tanto terrena, celeste e lunare. Non c\u2019\u00e8 Resurrezione come evento unico e singolare, ma c\u2019\u00e8 come ritorno, passaggio, fase di un cerchio giallo che ogni 15 del mese di Nisan sempre deve luccicare. La notte del Venerd\u00ec Santo Margherita abbraccia la sua natura demoniaca, si fa strega e raggiuge un luogo fuori citt\u00e0, immerso nella natura, dove si fa sabba, tra satiri salici ondine, streghe nude e bagnate, orchestra di rane un fal\u00f2. Preludio al gran ballo di Satana: il trionfo delle anime infernali, un momento solenne e terribile cui Margherita si presta come Regina Oscura. Sovrana Trionfante e Sofferente, ferita e sanguinante. Notte pagana che si chiude con un sacrificio cruento, rituale cannibalico ma stranamente eucaristico: bere sangue da un teschio\u2026 La Strega \u00e8 rassicurata: \u00abNon abbia paura, regina\u2026 Non abbia paura, regina, il sangue \u00e8 da tempo disceso nella terra. E l\u00e0, dove \u00e8 stato versato, crescono adesso i grappoli d\u2019uva\u00bb<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Sangue e frutto della vite, Dioniso il Demone e Cristo il Santo\u2026 Cosa c\u2019\u00e8 di pasquale in tutto ci\u00f2? Semmai c\u2019\u00e8 di diabolico, di blasfemo! Ma in un altro tempo e in un altro spazio, in un\u2019altra storia, un uomo versa il suo sangue su una croce, in cima al Monte Calvo\u2026 Il colpo di lancia del centurione Krysoboj<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, caldo sangue che sgorga a fiotti e cola fino a terra, alla base del palo di legno. Il sangue acqua di cui parla Giovanni, il vino sangue\u2026 Le ferite del flagello, il legno e il corpo insanguinati, la vita che esce dalla carne straziata e abbevera la roccia del Calvarium. <em>Gulgalta<\/em> in aramaico. Teschio. Come quello da cui, a distanza di tempo e di luogo \u2013 a distanza di storie \u2013 Woland e Margherita bevono il sangue del Barone Meigel. Un uomo, nella luce che lentamente scivola dal Venerd\u00ec di Parasceve, si dissangua appeso a un palo, impregna del suo stesso sangue l\u2019osso d\u2019un Cranio. Le ossa di Adamo e della stirpe maledetta da cui discende l\u2019umanit\u00e0 abbeverate da rosso liquido che \u00e8 Vita ed \u00e8 Vino, che riscalda inebria redime. Versa il suo sangue e lo dona nel calice amaro della Passione e della Cena, quella coppa d\u2019osso da cui Margherita \u00e8 costretta a bere. <em>Se puoi, allontana da me questo calice<\/em>\u2026 Ma se si rovescia, la salvezza \u00e8 dissipata con lui. Il disco della coppa, osso cerchiato di rosso, \u00e8 il cerchio della Luna. La Regina Margot beve, assaggia il fiele che \u00e8 dolce e d\u00e0 salvezza per s\u00e9, per gli altri. Per il suo Maestro. Per Pilato che guarda il circolo pieno, lucente nel buio, una brocca infranta ai suoi piedi. Un calice? Rosso versato dappertutto. Ferite aperte. Vene stracciate. Spirito spaccato. A met\u00e0. La brocca d\u2019osso \u00e8 frantumata come l\u2019umanit\u00e0 fallita, come l\u2019uomo schiacciato dalla colpa, come colui che \u00e8 trafitto per le iniquit\u00e0 del mondo. Salvezza redenzione perdono pace eterna. Luna Piena di Primavera li d\u00e0 e li riprende, oscillando, di volta in volta. Dura e spietata il Venerd\u00ec cruento. Triste e muta il Sabato cenere. Sorridente e speranzosa nella notte del passaggio. Tra le tenebre in fuga e le luci che incalzano. \u00c8 la forza della luna e del sole che sceglie il sacrificio. Che sempre torna e sempre si rinnova. Che muore e risorge.<\/p>\n\n<p>\u00a0\u00abChe esecuzione oscena! Ma tu dimmi, ti prego [\u2026] che non c\u2019\u00e8 stata! Ti supplico, dimmi che non c\u2019\u00e8 stata!\u00bb<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> E l\u2019uomo, Yeshua, sorride dolcemente, bagnato dal plenilunio riversato su di lui. Lo rasserena: \u00abMa certo che non c\u2019\u00e8 stata [\u2026] ti \u00e8 solo sembrato di vederla\u00bb<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. Il quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato, non ha bisogno d\u2019altro. \u00c8 stato rassicurato dal suo amico che regge il sole e la luna, che regge gli equinozi e i solstizi. \u00c8 stato rassicurato, perdonato nella notte tra il sabato e la domenica, liberato da quel volto giallo e sorridente\u2026 ironico e dolce\u2026 segnato da crateri di dolore. Ormai vecchio. Passato. Rinnovato. Pieno come Colei che ogni mese ci brilla sulla testa.<\/p>\n\n<p>Per questa volta ancora.<\/p>\n\n<p>Ho visto un\u2019ultima donna. Prima. Non \u00e8 sola forse s\u00ec. Forse il bosco la moltiplica. Passi leggeri non riesco a seguirli. La perdo tra gli alberi. Non \u00e8 notte non pienamente. \u00c8 chiaro, come irreale. Il cielo trattiene una parte del giorno, quasi la luce non volesse andar via una volta per tutte. Adesso \u00e8 distesa sull\u2019erba, la mia ninfa. Dorme. O forse no. Giace nel fitto di un bosco che non riconosco. Le foglie sopra di lei tremano appena, come percorse da un caldo respiro. Non c\u2019\u00e8 vento. Residuo lucore, dorato, indugia tra i rami. Non \u00e8 sonno il suo, forse\u2026 ma il tocco incantato di qualcosa che al sonno somiglia. I suoi occhi sono chiusi, ma sotto le palpebre umide si muovono immagini verdi. Sogna? O \u00e8 il sogno che sogna lei? Il suo volto \u00e8 sereno per\u00f2 non innocente. C\u2019\u00e8 un vago tremore all\u2019intorno, come stia per accadere qualcosa. Il bosco \u00e8 vivo. Voci basse risa passi leggeri. Corpi che si sfiorano si cercano si scambiano si sbagliano\u2026 Ombre piegate deformate accoppiate nulla resta. Nulla \u00e8 puro. Non v\u2019\u00e8 silenzio ma eccesso. Qualcuno la osserva. Una figura si avvicina: non \u00e8 umana non pienamente. \u00c8 uomo animale. Testa d\u2019asino. Dio. Ha negli occhi una verde luce obliqua lunare solare. \u00c8 Regina. Fata. Strega. Creatura antica che ha dimenticato il proprio nome. La vedo ora in piedi. \u00c8 Lei o Lui? Non so quando si sia alzata. I capelli le cadono sulle spalle, sciolti. Il corpo \u00e8 attraversato da una febbre dolce, inquieta. Non \u00e8 pi\u00f9 sola. Il bosco la chiama, la trascina. Mani invisibili la guidano. Ride. O forse geme. \u00c8 la notte in cui tutto si mescola: uomini spiriti, sogno carne, desiderio incanto.<\/p>\n\n<p>Questo \u00e8 tempo di pienezza. Il sole al culmine gi\u00e0 comincia a piegarsi su s\u00e9 stesso, come schiacciato dalla sua invadenza. Nessuno lo vede. Forse lo sentono gli alberi gli animali le fate, creature che invisibili danzano nell\u2019ombra calda dei tronchi. Sentono il peso della luce. \u00c8 troppa. Deborda. \u00c8 febbre perdita. Penso a<em> Sogno di una notte di mezza estate<\/em>. Il bardo dell\u2019Avon plasma favole estive di verde e oro\u2026 Ma non \u00e8 un sogno leggero non pienamente. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 antico, di irrequieto. Titania \u2013 s\u00ec, forse \u00e8 lei \u2013 giace e si lascia incantare, ama ci\u00f2 che non dovrebbe amare, si abbandona a una forma d\u2019ebbrezza che \u00e8 insieme comica e terribile. Non sceglie \u00e8 scelta. Come se qualcosa quest\u2019oggi, stanotte, abbia conquistato il diritto di entrare nei corpi. Quella forza qui non salva, non pi\u00f9 non ancora: confonde disorienta moltiplica il possibile fino a farlo collassare. Nel cuore del buio luminoso il Bosco diventa Crocicchio. Di forme. Difforme. Umano animale divino demonico. Si sovrappone, tutto vero nulla vero. La stessa vertigine del sabba, trasfigurata nella luce estiva. Non buio profondo chiarore eccessivo. Non gelo vampa che assorda. E allora la vedo, di nuovo. Non pi\u00f9 distesa non pi\u00f9 sola. Danza. Intorno a lei ombre che saltano si contorcono ridono. Si perdono. Un fuoco, forse. Ma \u00e8 solo luce che non brama spegnersi. Mi sembra di udire un suono. Non lontano nell\u2019aria stessa. Cresce si agita. Un richiamo selvaggio. Ora \u00e8 divenuto musica sfrenata rombante frastornante. <em>Una Notte sul Monte Calvo<\/em>, di Modest Musorgskij. Ancora Calvo, Calvarium\u2026 Ma dov\u2019\u00e8 la Montagna dove il Teschio le ossa il sangue? C\u2019\u00e8 solo vino che inebria, streghe bellissime e nude. Il Monte \u00e8 Bosco, celato nel cuore del verde rovente. Si diffonde in ogni parte, arde impregna l\u2019aria stessa che si respira. \u00c8 un sabba di fate. La Notte di San Giovanni. Mezza Estate. Il punto pi\u00f9 alto \u00e8 anche il pi\u00f9 instabile. <em>Tutto \u00e8 compiuto<\/em>\u2026 sta per disfarsi. Al mattino, forse, ogni cosa rotta si ricompone. Gli amanti si riconoscono i nomi tornano il mondo si riprende. Ma qualcosa resta. Un residuo di sogno, rappreso come gocce di rugiada sulle foglie. Un\u2019ombra nella memoria che non si lascia dire un tremore nella carne. Perch\u00e9 ci\u00f2 che accade in questa notte non \u00e8 errore n\u00e9 incantesimo passeggero. \u00c8 ustione, \u00e8 piaga aperta dal bosco troppo presto richiusa. \u00c8 Rivelazione. \u00a0Che quella forza, quando esplode e rompe gli argini, non sa pi\u00f9 distinguere. E tutto incendia.<\/p>\n\n<p>Ma anche questo, come il resto, deve passare.<\/p>\n\n<p>Esiste nella storia dell\u2019arte un quadro meraviglioso. <em>La Resurrezione<\/em> di Piero della Francesca. \u00c8 forse il dipinto equinoziale per eccellenza. Cristo spacca l\u2019immagine esattamente a met\u00e0. Equilibrio assoluto. Non \u00e8 un fatto spaziale: le due parti dell\u2019opera, in alto, sono le due parti dell\u2019anno. Oscura e Chiara. Morta e Viva. Cristo \u00e8 Equinozio. Non sembra che regni sul passaggio alla vita, ma sul passaggio in quanto tale. Nulla infatti d\u00e0 prevalenza a una met\u00e0 piuttosto che all\u2019altra. Ma qui il Cristo \u00e8 anche Solstizio. La sua posizione \u00e8 quella di chi emerge dal basso. Egli \u00e8 sorto da sepolcro, che taglia il quadro in orizzontale, ergendosi verso l\u2019alto. La direzione \u00e8 verticale. Sotto la pietra della tomba i soldati dormono: \u00e8 il regno invernale, lo spazio sospeso del sonno. Sopra si staglia l\u2019Uomo, ben sveglio, il vessillo svettante saldamente in mano. Dunque la struttura dell\u2019opera non \u00e8 solo sinistra\/destra, ma anche sopra\/sotto. \u00c8 croce. Crocicchio. \u00c8 albero e quadrante. Il Cristo di Piero della Francesca \u00e8 l\u2019asse della ruota, il cerchio dell\u2019anno.<\/p>\n\n<p>\u00a0\u00a0 E poi si torna al punto di partenza. Di nuovo la soglia. Di nuovo la magia che toglie i contorni. Rieccola la Strega, con il suo calderone\u2026 Bruegel, Goya\u2026<\/p>\n\n<p>La luna splende ancora, piena e gialla. E io ho finito di scrivere. Senza volto mi sorride. O mi prende in giro? Stavolta \u00e8 vicina all\u2019equinozio di primavera. Sempre uguale e sempre diversa. Ma una volta ancora il giro \u00e8 completo e la ruota riparte. Non si \u00e8 ancora stancata come noi mortali.<\/p>\n\n<p>Per questa volta ancora.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> M. Bulgakov, <em>Il Maestro e Margherita<\/em>, Feltrinelli, Milano 2011, p. 383.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> <em>Muribellum<\/em>, Ammazzatopi o Sgominaratti, a seconda delle traduzioni.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Ivi, p. 533.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn4\" href=\"#_ftnref4\"><em><strong>[4]<\/strong><\/em><\/a><em> Ibidem.<\/em><\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Dilillo Senza neanche accorgermene, \u00e8 giunta la Luna Piena. Non l\u2019ho fatto di proposito. 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