{"id":4346,"date":"2026-06-15T15:02:57","date_gmt":"2026-06-15T15:02:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=4346"},"modified":"2026-06-15T15:03:23","modified_gmt":"2026-06-15T15:03:23","slug":"lo-straniero-di-ozon-tra-cinematografia-e-platonismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2026\/06\/15\/lo-straniero-di-ozon-tra-cinematografia-e-platonismo\/","title":{"rendered":"Lo &#8220;Straniero&#8221; di Ozon tra cinematografia e platonismo"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4346\" class=\"elementor elementor-4346\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7fdb6835 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7fdb6835\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-308978e4\" data-id=\"308978e4\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5562174b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"5562174b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Enrico Palma<\/p>\n\n<p>Ho provato a dirlo altrove: <em>Lo straniero <\/em>\u00e8 un enigma indecifrabile<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. E ci\u00f2 accade quando un\u2019opera, sia essa artistica o filosofica, ammesso che possa essere tracciata una differenza netta, si spinge cos\u00ec tanto in profondit\u00e0 da far tremare lo sguardo della teoria, che quindi \u00e8 costretto ad arrestarsi e ad arretrare. Com\u2019\u00e8 stato tentato pi\u00f9 volte dalla critica, si pu\u00f2 suggerire un avvicinamento a questo romanzo tramite alcune affermazioni di quello che giustamente pu\u00f2 rappresentare la sua matrice teoretica, <em>Il mito di Sisifo<\/em>, in cui Camus scrive a proposito di quel sentimento della vita assurda che l\u2019ha consacrato alla gloria filosofica novecentesca e oltre, lo scollamento, cio\u00e8, profondo e sostanziale, tra l\u2019esistenza e il mondo, inconciliabili l\u2019una con l\u2019altro.<\/p>\n\n<p>Tuttavia, dato questo contesto, l\u2019operazione cinematografica di Ozon, gi\u00e0 di per s\u00e9 coraggiosa per la scelta del soggetto, pu\u00f2 costituire un\u2019importante interpretazione del romanzo, anche per via della dislocazione del significato dalla parola scritta all\u2019immagine, per dirla con Deleuze all\u2019immagine-movimento che rende il cinema cos\u00ec affascinante, specie quando si propone la trasposizione di un grande classico della letteratura e della filosofia.<\/p>\n\n<p>Il bianco e nero pi\u00f9 che essere un accorgimento manieristico mostra, potremmo dire, la prima delle caratteristiche con cui la vulgata ha inteso e continua a intendere il personaggio di Meursault, l\u2019abominio che \u00e8 Meursault: l\u2019assenza del colore, di sentimenti, la mancata risposta emotiva che \u00e8 forzatamente richiesta per un\u2019attiva partecipazione nel mondo, in mezzo agli uomini e alle cose, e che il protagonista del film esibisce con i suoi lunghi silenzi e l\u2019immobilismo; la noia apparente, le strette di mano veloci e formali, la quotidianit\u00e0 appiattita nel sempre uguale, i guaiti del cane del vicino, gli abusi giustificati, quel subire la vita recependo le decisioni altrui, cosa che forse \u00e8 il vero e proprio tratto nichilistico della storia, anche al di l\u00e0 dell\u2019omicidio dell\u2019arabo. E poi il caldo, il grande caldo, che insieme alla luce del sole cocente d\u2019Algeria diviene metafora della spossatezza che la vita \u00e8 in s\u00e9, della stanchezza con cui la si porta. La vita, insomma, \u00e8 indifferente a se stessa, niente vale, nulla ha importanza, come spesso ripete Meursault, quando si rifiuta di vedere la madre per l\u2019ultima volta, o accetta di sposare Marie perch\u00e9 lei o un\u2019altra non avrebbe fatto appunto differenza. Quando alla decisione circa la sua essenza da affermare con una sentenza risponde perentorio <em>non saprei.<\/em><\/p>\n\n<p>Meursault, usando una categoria tutta filosofica di Moravia, \u00e8 un in-differente nel senso che non agisce secondo la differenza strutturale tra l\u2019esistenza e il mondo, laddove le cose e gli eventi non valgono poich\u00e9 tutto si equivale, comprese le vite degli uomini, i quali tanto accanitamente si ostinano ad affermare il contrario, che si \u00e8 tutti diversi, e dunque, in qualche modo, tutti significativi e meritevoli di esserci. Se la vita non conta, se tutto \u00e8 uguale a s\u00e9 e quindi senza significato, se una cosa vale l\u2019altra in una totale indifferenza ontologica, allora persino il gesto estremo di tale vita eliminarla (in s\u00e9 o in un altro) non ha alcun peso.<\/p>\n\n<p>Questa \u00e8 la posizione che Camus indaga nei suoi saggi e nei suoi romanzi, il far fronte all\u2019insensatezza di vivere e all\u2019assurdo, costruendo un\u2019opera in cui viene rappresentata l\u2019idea di un uomo che vive senza mentire, nello splendore dell\u2019indifferenza, che non accetta di assumersi, come invece fa la pi\u00f9 parte degli uomini, una vita bugiarda, <em>nonostante <\/em>tale assurdo.<\/p>\n\n<p>Meursault aveva vissuto un giorno di reale felicit\u00e0, su quella spiaggia inondata di mare e di luce, accanto alla sua Marie. Ma qualcosa si frappone: gli arabi della storia guidati dal fratello della donna picchiata da Raymond, il suo vicino, che perseguono un regolamento di conti per vendicarla. Se c\u2019\u00e8 un punto radicale, originario dell\u2019enigma che <em>Lo straniero <\/em>istituisce, ritengo sia questo.<\/p>\n\n<p>C\u2019era stata una piccola rissa, un tafferuglio concluso con il ferimento di Raymond, che si allontana per farsi medicare. Poi vi fa ritorno, minacciandoli con una rivoltella, davanti alla quale i due arabi fuggono per mettersi in salvo. La rivoltella resta a Meursault, che, prudentemente e in modo anche incomprensibile e assai ironico rispetto a quanto accadr\u00e0 dopo, la toglie dalla mano di Raymond per evitare che accada una tragedia. Meursault e Raymond si apprestano allora verso il loro posto della mattina. Ma il giovane si ferma sulle scale, si volta e osserva, meditabondo. E si dirige ancora verso quei due, verso quello che sar\u00e0 il luogo del delitto.<\/p>\n\n<p>Questo, direi, \u00e8 tutto l\u2019inafferrabile del romanzo; qui, credo, si gioca tutta la comprensione del gesto di Meursault. La rissa era finita tutto sommato bene, forse quegli arabi non si sarebbero pi\u00f9 fatti vedere sotto casa di Meursault e di Raymond, questa storia poteva essersi conclusa. Ma Meursault <em>cambia idea<\/em>, ritorna sui suoi passi lungo la spiaggia, con un caldo feroce e un sole insopportabile. Con la rivoltella ancora in tasca.<\/p>\n\n<p>La domanda che bisogna porsi per avvistare, anche in lontananza, il senso di questo libro potrebbe infatti essere: <em>perch\u00e9 Meursault torna indietro? <\/em>Aveva la sua felicit\u00e0, aveva trascorso una giornata luminosa, aveva l\u2019amore della sua Marie.<\/p>\n\n<p>Il sole \u00e8 insopportabile. L\u2019arabo, sdraiato vicino a una sorgente (altro dettaglio importante), vedendo Meursault avvicinarsi, estrae il coltello, il cui riflesso sulla lama lo acceca. Non sostenendone la vista, spara, cinque colpi, uccidendo l\u2019uomo. La scena \u00e8 celebre, in questo film girata dall\u2019alto, iniziando da un\u2019impersonalit\u00e0 quasi naturale e onirica per poi approdare con una rapidissima accelerazione a una soggettivazione implacabile.<\/p>\n\n<p>Aveva ucciso a causa del Sole, dir\u00e0 in tribunale. Troppo forte per resistere senza sparare. Molto di pi\u00f9, dunque, di un semplice incidente, di una disgrazia.<\/p>\n\n<p>Ritengo non esagerato, per provare ad accedere al gorgo di senso che questo romanzo pu\u00f2 rappresentare, compiere un accostamento con un altro, grande, monumentale racconto della storia del pensiero filosofico, che anzi la filosofia pu\u00f2 spiegarla integralmente, nelle sue motivazioni e nei suoi obiettivi. Mi riferisco al celeberrimo Mito della cavernaplatonico, il quale, se ben calibrato sul romanzo proprio nell\u2019episodio dirimente sia del libro che del film, pu\u00f2 fungere da mezzo esplicativo. <em>Lo straniero<\/em> pu\u00f2 essere letto, \u00e8 il caso di dire, alla luce del mito, ma alla rovescia, seguendo il percorso di un uomo che convenzionalmente si trova libero, nella sua vita quotidiana media, tra le ombre e le parvenze della vita assurda, per poi trovare, lungo il suo cammino e quasi accidentalmente, come avviene al prigioniero platonico, la libert\u00e0 insperata, accedendo a un mondo ulteriore, rispetto al quale quello in cui aveva vissuto da sempre era solo una copia degenere e assolutamente falsa.<\/p>\n\n<p>Il prigioniero, liberato in circostanze che Platone non spiega, compie la sua strada faticosa e sofferta verso il mondo <em>reale<\/em>, irrorato dalla <em>vera<\/em> luce del Sole. Un Sole che per\u00f2, nell\u2019incomprensibile discesa in mezzo agli altri prigionieri nel tentativo di aiutarli a scappare dalla loro condizione infelice, gli ha rovinato gli occhi, i quali necessitano di adattarsi nuovamente al buio della caverna. Se la prima parte del racconto \u00e8 segnata dalla fatica e anche dalla dolorosa esperienza di pervenire alla verit\u00e0 distaccandosi dalla menzogna in cui si dimorava, quella che potremmo definire un\u2019ascesa teoretica e conoscitiva verso il sapere che libera e che salva, la seconda potrebbe indicare l\u2019impegno morale verso i compagni all\u2019insegna della politica, riformulare cio\u00e8 il mondo umano possibile soltanto per chi ha realmente compreso. Salendo si conosce, scendendo si accoglie lo sforzo etico-politico verso l\u2019umanit\u00e0. Ma si tratta di un\u2019umanit\u00e0 riottosa, che dileggia pesantemente il \u201cprigioniero liberato\u201d, il quale, con la frase forse pi\u00f9 densa e criptica dell\u2019intero racconto, che dice moltissimo del vero essere dell\u2019umano, rischierebbe persino di essere ucciso, tanto \u00e8 l\u2019odio che provocherebbe l\u2019annunciare un simile messaggio, per cui la vita, la loro vita, quella che da sempre quegli uomini hanno condotto, non <em>valeva nulla<\/em>, essendo infatti una vita assurda completamente disconnessa dal mondo reale.<\/p>\n\n<p>Nel romanzo di Camus si assiste a una dinamica molto simile. Con la differenza che il presunto mondo vero, il mondo della luce, \u00e8 un mondo falso, menzognero, assolutamente vano, compresa naturalmente la vita che si conduce al suo interno, dove niente vale, confinata in tale caverna-mondo in cui Meursault si aggira come il prigioniero emerso in superficie, per l\u2019appunto <em>straniero<\/em>. \u00c8 solo con l\u2019omicidio dell\u2019arabo, con quei colpi di rivoltella scagliati contro la vita in generale, che Meursault, apparentemente senza un motivo preciso, si scatena, evade, si libera, ma, rispetto al racconto platonico, compiendo il cammino inverso, dall\u2019<em>eccesso di luce e di Sole<\/em> che gli rovinava la vista al <em>buio della prigione<\/em>, del carcere, della cella, in cui consuma la sua riflessione sull\u2019essere e sull\u2019esistenza. Meursault, soprattutto nel momento-chiave in senso filosofico del libro e del film, cio\u00e8 durante il dialogo con il cappellano che lo induce, nell\u2019attimo pi\u00f9 estremo, ad abbracciare Dio, scopre l\u2019inanit\u00e0 di qualunque esistenza, un nietzscheanesimo di taglio essenzialmente nichilista che considera il nulla non come una fine ma come uno strumento di liberazione, al punto da pensare, ormai <em>in<\/em> <em>limine mortis<\/em>, alla madre che nella vecchiaia era stata disposta a ricominciare cercandosi un fidanzato.<\/p>\n\n<p>Anche lui \u00e8 disposto a ricominciare nell\u2019attimo del suo finire. La sua scoperta \u00e8 consistita nella gaia accettazione dell\u2019assurdit\u00e0 dell\u2019esistenza, un pensiero che gli infonde serenit\u00e0 e calma, di cui l\u2019incomprensione generale con la quale la gente lo avrebbe accolto, le grida di odio con cui si conclude il romanzo, avrebbe siglato una giustezza tutt\u2019altro che paradossale. Come pu\u00f2 la gente comune, gli incatenati nel mondo falso, accogliere la convinzione di Meursualt, consentire che un abominio mostruoso come lui possa esistere, essere in mezzo a loro? Un uomo che, per dirla con Heidegger, ha nella totale indifferenza e nella piattezza del valore i tratti della sua <em>Befindlichkeit<\/em>, del suo trovarsi emotivo nella propria circostanza esistenziale e mondana. La sua tonalit\u00e0 \u00e8 la splendida formula con cui Meursault si congeda dal lettore, cos\u00ec come dallo spettatore nel film di Ozon, la <em>tendre indiff\u00e9rence du monde<\/em> che \u00e8 la vera luce, filosofica e conoscitiva, che dovrebbe guidare la vita, che dovrebbe condurla a una soglia meravigliosa in cui regna invincibile un\u2019assoluta (e assolata) oggettivazione. Qualcosa che fa somigliare, meglio trasfigurare, l\u2019uomo in un dio.<\/p>\n\n<p>Il film di Ozon, come opportunamente notato da Chiara Scarlato<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, inserisce per\u00f2 il romanzo di Camus in un altro ordine di discorso, ovvero l\u2019annosa questione algerina che anche lo stesso filosofo premio Nobel ebbe molto a cuore, nonch\u00e9 i rapporti problematici e come non mai tragici in quest\u2019opera con gli \u201cindigeni\u201d, con la presenza araba. L\u2019\u201cindigeno dominato\u201d \u00e8 la ragazza oggetto di violenza da parte di Raymond, \u00e8 anche il fratello ucciso da Meursault a cui, come ella dice a Marie in un momento del processo, nessuno pensa, tutti presi a parlare dello scandaloso e rivoltante francese, perch\u00e9 era un arabo e quindi totalmente trascurabile.<\/p>\n\n<p>Il film, andando oltre il romanzo, si conclude con la sorella che fa visita alla tomba del ragazzo ucciso, con un nome, di fronte al mare e alla luce. La scelta assai chiara di Ozon di concludere in questo modo la sua interpretazione\/rivisitazione dello <em>Straniero<\/em> pu\u00f2 anche avere, tuttavia, delle notevoli implicazioni filosofiche. Se \u00e8 valida la griglia platonica tolta dal Mito della caverna, allora dovrebbe aversi l\u2019agio di affermare che c\u2019\u00e8 qualcuno, nella vicenda, che \u00e8 andato anche oltre lo stesso Meursault e la sua lucida indifferenza. Potrebbe essere il cane del vicino Salamano di cui si sono perse le tracce, vittima della violenza e della solitudine egoistiche degli umani, ma soprattutto l\u2019arabo, morto nel silenzio accecante di una spiaggia, giustiziato, e forse <em>giustificato<\/em>, nella morte, da un uomo che, avendo conosciuto la verit\u00e0 inconsistente della vita, ritorna a liberare quello che il caso aveva eletto come suo compagno di prigionia. Entrambe, dunque, vittime necessarie. Colpevoli, come lo siamo tutti, di continuare questa vita assurda.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Mi permetto di rimandare al mio <em>Il <\/em>non <em>dell\u2019essere-alla-vita. La negativit\u00e0 esistenziale nella letteratura italiana e francese del Novecento<\/em>, in \u00abSinestesieonline\u00bb, XII, 38, gennaio 2023, pp. 1-17.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. C. Scarlato, <em>In lotta per la fine<\/em>. Lo straniero <em>di Fran\u00e7ois Ozon<\/em>, in \u00abFata Morgana Web\u00bb, 3 settembre 2025, <a href=\"https:\/\/www.fatamorganaweb.it\/lo-straniero-di-francois-ozon\/\">https:\/\/www.fatamorganaweb.it\/lo-straniero-di-francois-ozon\/<\/a> (consultato il 10 maggio 2026).<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Palma Ho provato a dirlo altrove: Lo straniero \u00e8 un enigma indecifrabile[1]. E ci\u00f2 accade quando un\u2019opera, sia essa artistica o filosofica, ammesso che possa essere tracciata una differenza netta, si spinge cos\u00ec tanto in profondit\u00e0 da far tremare lo sguardo della teoria, che quindi \u00e8 costretto ad arrestarsi e ad arretrare. 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