{"id":4393,"date":"2026-06-15T15:18:39","date_gmt":"2026-06-15T15:18:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilpequod.it\/?p=4393"},"modified":"2026-06-15T15:19:08","modified_gmt":"2026-06-15T15:19:08","slug":"il-mondo-come-volonta-e-pianificazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilpequod.it\/index.php\/2026\/06\/15\/il-mondo-come-volonta-e-pianificazione\/","title":{"rendered":"Il mondo come volont\u00e0 e pianificazione"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4393\" class=\"elementor elementor-4393\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-37094554 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"37094554\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-69b0f43b\" data-id=\"69b0f43b\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-72f6b4c0 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"72f6b4c0\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p style=\"text-align: right;\">di Mattia Span\u00f2<\/p>\n\n<p>1.<em> La radicalit\u00e0 dei gesti quotidiani<\/em><\/p>\n\n<p>Un appello e poco pi\u00f9. O forse un coacervo di riflessioni poderosamente e quasi fisiologicamente sgorganti nell\u2019impatto con quanto di pi\u00f9 prossimo e profondo caratterizza le nostre esistenze: la quotidianit\u00e0 o prassi che sia. Quella che, fin troppo spesso, sfugge, manchiamo, diamo (fin troppo) per scontata o ci facciamo scivolare stancamente via. Ma alla quale un determinato esercizio di pensiero e, ad un tempo, una peculiare modalit\u00e0 di vita, rinvia:<\/p>\n\n<p>la filosofia, quando \u00e8 una pratica, non \u00e8 affatto astratta; la definirei anzi una retrocessione nel fondamento pi\u00f9 concreto di tutte le nostre umane esperienze. \u00c8 l\u00ec che la filosofia guarda: [\u2026] \u00e8 un invito continuamente reiterato [\u2026] a guardare le astrazioni per quello che sono, e a cercare di riportarci al concreto della vita in quanto direttamente vissuta \u2013 certo, spiegare cos\u2019\u00e8 la vita direttamente vissuta sarebbe naturalmente un compito filosofico molto arduo<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Una spinta, allora, che appare quasi doverosa, alla tematizzazione di questioni che riemergono, senza particolare preavviso, dopo mesi \u2013 forse anni \u2013 di incubazione. Una pur parziale e transitoria risposta a quanto ci circonda, nel pieno del turbinio di quegli \u00abanni\/forse solo giorni\u00bb che \u00abstan passando tutti in fretta e in fila\/Non ce n\u2019\u00e8 uno che ritorni\u00bb<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Una messa in discorso, insomma, che, come ogni tentativo di tal fatta, non pu\u00f2 che stare \u00abin una \u201csituazione\u201d, in un punto di concentrazione o di fusione\u00bb<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Stazione d\u2019arrivo-e-ripartenza della quale chi scrive pu\u00f2 garantire l\u2019unica sincerit\u00e0 possibile, quella \u00abrelativa al grado di evoluzione di una persona. [\u2026] Io dir\u00f2 la verit\u00e0 [\u2026] che oggi ritengo tale\u00bb<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. Tale vuole essere questo modesto contributo che, nel titolo, scomoda indebitamente un\u2019opera di tutt\u2019altra fattura<a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. Della quale, per\u00f2, probabilmente \u2013 e in una qualche, pur distantissima, misura \u2013 condivide la tensione dissacrante. Dove con dissacrante, per\u00f2, non si allude a quell\u2019irriverenza che motiva, non di rado, presunte forme di rottura del \u201cdiscorso dominante\u201d che, con una certa frequenza, rivelano perlopi\u00f9 respiro corto e gittata autoreferenziale.<\/p>\n\n<p>La ri-codificazione proposta in questa sede si dispiega sulla trama di quella che potrebbe definirsi la <em>radicalit\u00e0 dei gesti quotidiani<\/em>, nella quale, chi scrive, crede profondamente. Con ci\u00f2 si intende sostenere che, dovendo fare qualcosa di questa vita-e-morte che siamo-e-sappiamo, i pilastri da erigere per coltivare \u00abuna nuova comunit\u00e0 di attuanti\u00bb<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> affondano le radici nell\u2019apparentemente breve tratto dei gesti minuti. Nella disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto propositivo, al cenno gentile, al riconoscimento della pur proficua parzialit\u00e0 di ogni vedere e fare, all\u2019incessante redistribuzione nebulotica<a id=\"_ftnref7\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> di slanci, spunti, stimoli. Pur consci dell\u2019impossibilit\u00e0, se non addirittura del cattivo trattamento del reale a cui pu\u00f2 condurre l\u2019illusorio anelito ad una bont\u00e0 assoluta \u2013 Dostoevskij lo aveva gi\u00e0 compreso in misura somma<a id=\"_ftnref8\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Qualcosa la si deve fare, allora, anche della sofferenza, delle lacerazioni, degli strazi, dei tormenti, dei lamenti e della noia. Anche di fronte a quanto si dia nel segno della quasi ineluttabile impotenza, perch\u00e9 \u00e8 proprio quest\u2019ultima a non attestarsi \u2013 sempre, comunque e senza appello \u2013 come l\u2019unica, sola e immutabile destinazione. Ho seria difficolt\u00e0 a seguire i tracciati descritti da chi, pur indignato, asciuga nell\u2019inazione ogni residuale possibilit\u00e0 d\u2019intervento sullo stato di cose; il che non equivale solo a un\u2019incondizionata resa ma si traduce, finanche, in una (pur, paradossalmente, non condivisa) complicit\u00e0 al perdurare di scenari a sfavore di vita. Nessuna generica filosofia a buon mercato: ogni \u00abpoter fare\u00bb e \u00abpoter dire\u00bb, co-emergono e co-evolvono nei peculiari quanto mobili contesti in cui sono situati<a id=\"_ftnref9\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>, complesso ed inestricabile intreccio entro il quale siamo chiamati ad esercitare la nostra libert\u00e0. Ecco, allora, che la responsabilit\u00e0 di tutti e ciascuno \u2013 lungi dall\u2019essere un assoluto \u2013 \u00e8 della e nella relazione<a id=\"_ftnref10\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Comprendo ancor meno chi, denunciato lo sdegno per quanto accade sopra (forse anche sotto) le nostre teste, ritorni nei propri ambienti di riferimento spargendo analogo risentimento in vitro. Certo \u2013 si capisce bene \u2013 vivere cos\u00ec pu\u00f2 risultare pi\u00f9 semplice, quasi una scelta conveniente, anche e soprattutto se immersi in un mondo che, caoticamente, sembra non guardare in faccia nessuno n\u00e9 promettere granch\u00e9 su breve, medio e lungo termine. Ma in questo modo non si va molto oltre l\u2019egoriferita spirale di violenza di verghiana memoria<a id=\"_ftnref11\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> che oggi, e come sempre, assume perlopi\u00f9 la forma sfuggente della guerra tra \u00abpesci piccoli\u00bb<a id=\"_ftnref12\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>. Mentre, nel frattempo, la \u00abdemocrazia dei signori\u00bb sapientemente tratteggiata da Luciano Canfora<a id=\"_ftnref13\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a> sembra poter procedere indisturbata nell\u2019intreccio transcalare e transmediale in cui la vita si dispiega<a id=\"_ftnref14\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, sempre pi\u00f9 invischiata nelle maglie di una trama \u00abdisordinaria\u00bb<a id=\"_ftnref15\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. Non dimentichi, di certo, del fatto che anche la pi\u00f9 becera e bieca propaganda \u2013 perlopi\u00f9 commerciale e\/o politica che sia \u2013 in un ambiente non strettamente dispotico come quello da cui si parla \u00e8, in una misura ben pi\u00f9 ampia di quella che solitamente si crede, abilitata anche da umori, abitudini ed esigenze del corpo collettivo. O da quanto tutti e ciascuno, ognuno secondo la propria possibilit\u00e0 e misura, si \u00e8 disposti a fare.<\/p>\n\n<p>In altri termini, la <em>pianificazione<\/em> dipende in larga misura dalla <em>volont\u00e0<\/em>. Senza, con ci\u00f2, assumere la pretesa di volersi incardinare nell\u2019alveo di un filone di studi e pratiche ben pi\u00f9 metodologicamente e strutturalmente fondati. Ed \u00e8 in questa soglia che ci si intende inoltrare, nel tentativo di \u00abaprire spazi in cui muoversi\u00bb<a id=\"_ftnref16\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>, nel mai sopito sforzo di tracciare mappe alternative nel segno della <em>perfettibilit\u00e0<\/em>, balenato anche nell\u2019attraversamento di \u00abterre che non sono la mia\u00bb<a id=\"_ftnref17\" href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>. Un\u2019impresa collettiva non facile, che si fonda sulla possibilit\u00e0 di incarnare un diverso sistema di traduzione, nella <em>radicalit\u00e0 dei gesti quotidiani<\/em>, dell\u2019inferno-e-paradiso nel quale siamo chiamati a elaborare la nostra gettatezza:<\/p>\n\n<p>L\u2019inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n\u2019\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l\u2019inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l\u2019inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo pi\u00f9. Il secondo \u00e8 rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spazio<a id=\"_ftnref18\" href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Le \u00abterre che cono sono la mia\u00bb sono quelle della Galizia centro e sudoccidentale. Gli spazi in cui muoversi quelli che possono emergere laddove, come sembra accadere qui come altrove, vi sia consapevolezza e volont\u00e0 di pianificazione.<\/p>\n\n<p>2.<em> Il (mancato o ritrovato) cammino di Santiago<a id=\"_ftnref19\" href=\"#_ftn19\"><strong>[19]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n\n<p>Molte, tra le persone che sono venute a sapere del mio soggiorno a Santiago de Compostela, tra giugno e dicembre 2025, mi hanno chiesto se avessi percorso uno dei cammini che conducono alla Cattedrale della citt\u00e0 galiziana. A qualcuno ho risposto che, almeno sotto il profilo chilometrico, per un certo periodo, ho effettivamente tenuto il passo giornaliero medio di un pellegrino. Tanto imponeva \u2013 pi\u00f9 o meno \u2013 il solo, piacevolissimo, andirivieni tra alloggio e lavoro. A qualche mese di distanza, ormai rientrato in Sicilia, potrei per\u00f2 aggiungere un ulteriore tassello alla questione: a Santiago ho <em>mancato<\/em> il cammino canonicamente inteso ma, in cambio, ne ho percorsi molteplici che ancora <em>ritrovo<\/em> poich\u00e9, continuando a lavorare su di me, questi tragitti non smettono di restituirmi tracce di lavoro \u2013 da cui <em>anche<\/em> il presente scritto. Si potrebbe allora, in primo luogo, osservare che sono stato \u201ccamminato\u201d da Santiago, nel modo in cui Heidegger<a id=\"_ftnref20\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> soleva sostenere che \u00absiamo parlati dal linguaggio\u00bb; e, in tal senso, agganciarsi a un\u2019ormai consolidata tradizione geografica che suggerisce di accostarsi al paesaggio come \u00ab\u2018testo\u2019 da leggere o interpretare come un documento sociale\u00bb<a id=\"_ftnref21\" href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Farlo camminando \u2013 e, al contempo, in quanto camminati \u2013 si rivela, poi, pratica peculiare, specifica quanto mobile, poich\u00e9 \u00abl\u2019attraversare a piedi, corporalmente, impone un cambio di paradigma euristico e anche metodologico\u00bb che invita, molto pi\u00f9 della veduta o della traversata corriva, alla possibilit\u00e0 di praticare il paesaggio in quanto \u00abprodotto storico, e quindi continuativo, delle scelte di comunit\u00e0\u00bb<a id=\"_ftnref22\" href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Possibilit\u00e0 che mi \u00e8 stata, in larga misura, concessa proprio poich\u00e9 Santiago \u00e8 una citt\u00e0 che, senza troppi affanni, si fa camminare. In parole povere, a misura d\u2019uomo. Probabilmente non ai \u201clivelli\u201d di altri centri urbani galiziani come Pontevedra<a id=\"_ftnref23\" href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>, che per \u00abumanizzazione dello spazio pubblico\u00bb<a id=\"_ftnref24\" href=\"#_ftn24\">[24]<\/a> \u00e8 ormai modello di gittata mondiale, anche Santiago de Compostela \u00e8 una \u00abcitt\u00e0 che cammina\u00bb. Laddove il camminare che suggerisce la camminabilit\u00e0 risulta utile, sicuro, comodo, interessante<a id=\"_ftnref25\" href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>, e non solo vagamente \u201cromantico\u201d. Ma la camminabilit\u00e0 \u2013 come declinazione di mobilit\u00e0 e accessibilit\u00e0 \u2013 \u00e8 solo una possibilit\u00e0 della vivibilit\u00e0 di un luogo, uno tra gli assi portanti che ne definiscono la qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n\n<p>A Pontevedra, quest\u2019ultima, si \u00e8 guadagnata intervenendo drasticamente su uno scenario caratterizzato da una congestione pressoch\u00e9 totalizzante, capace non solo di inquinare atmosfera e fonosfera ma anche di inibire significativamente l\u2019ampio spettro degli slanci umani abilitati o meno dalla fattura territoriale: la citt\u00e0 galiziana, alla fine del XX secolo, appariva caotica, triste, anonima, scomoda, ostile e socio-economicamente stagnante. Da qui, lo sviluppo graduale di un deciso e dinamico ridisegno urbano fondato sulla compartecipazione degli attori sociali coinvolti: cittadini, politici e accademici hanno contribuito alla riorganizzazione degli spazi urbani di Pontevedra \u2013 e continuano a farlo \u2013 nel segno della vivibilit\u00e0 e delle peculiarit\u00e0 del luogo.<\/p>\n\n<p>La pi\u00f9 recente (ri)pianificazione territoriale di Santiago de Compostela, invece, segue l\u2019inserimento del suo centro storico nella WHL Unesco. \u00c8 il 1985 e la necessit\u00e0 di rilanciare il proprio patrimonio naturale-e-culturale si fa innesco di una manovra che, complessivamente, coinvolger\u00e0 l\u2019intera citt\u00e0. La cosiddetta <em>ciudad vieja<\/em> non \u00e8 intesa negli steccati teorico-operativi del \u201cmonumento da tutelare\u201d staticamente ma \u00e8 pensata e trattata come un vero e proprio ecosistema, organo dell\u2019organismo di cui \u00e8 parte. Da qui, il coinvolgimento attivo della popolazione e la costituzione di un organo di raccordo intersettoriale che, multi-scalarmente, potesse fungere da collante inter-governativo e teatro di realizzazione di un\u2019impresa collettiva. Riconosciuta la co-dipendenza tra vivibilit\u00e0 della citt\u00e0 e qualit\u00e0 degli spazi urbani, si \u00e8 proceduto alla realizzazione di una strategia che ricongiungesse verde, impianto infrastrutturale dei trasporti, logistica e gestione delle merci, servizi, cultura ed economia<a id=\"_ftnref26\" href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. Di particolare rilevanza, risultano il recupero e il reintegro reticolare di spazi inutilizzati nel segno della sostenibilit\u00e0 e della fruibilit\u00e0, nonch\u00e9 la realizzazione, dai primi anni Novanta, di un ambiente universitario diffuso quanto incastonato nel respiro dell\u2019intera citt\u00e0 \u2013 che ho avuto la fortuna di vivere. E, di fatto, Santiago de Compostela si distingue per vivibilit\u00e0 e qualit\u00e0 della vita, laddove quest\u2019ultima non \u00e8 da intendere e inquadrare in termini seccamente e riduzionisticamente compensatori ma nel segno dell\u2019inestricabile e complesso intreccio delle dimensioni considerate imprescindibili alla costruzione di un indice sul tema e nel conseguente impiego di una metodologia multi-criterio-e-strato<a id=\"_ftnref27\" href=\"#_ftn27\">[27]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Non di rado gli approcci compensatori \u2013 riassumibili in espressioni <em>a l\u00e0<\/em> \u00ab\u00e8 una citt\u00e0 frenetica e inquinata ma gira l\u2019economia\u00bb o, all\u2019inverso, \u00abci sono poche possibilit\u00e0 di realizzazione ma i nostri paesaggi altrove se li sognano\u00bb \u2013 si ergono a canali d\u2019irretimento prospettico e operativo, schiacciando (implicitamente o espressamente) la gittata dei luoghi nell\u2019arido, fuorviante e calcificante perimetro della stereotipizzazione o dell\u2019uscita di sicurezza a buon mercato da situazioni scomode. Al contrario, a tutela della tenuta del discorso e dell\u2019opportunit\u00e0 delle azioni, bisognerebbe seriamente prendere in considerazione la non sostituibilit\u00e0 di ognuno degli elementi che compongono la costellazione mobile e sempre perfettibile della qualit\u00e0 della vita. Se la dimensione urbana, per varie ragioni<a id=\"_ftnref28\" href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>, costituisce, oggi, lo scenario preminente dell\u2019esistenza umana, occorre prendere debitamente in considerazione l\u2019inestricabile interdipendenza tra gli spazi che viviamo e la nostra salute psicofisica, tema cardine del nascente neurourbanismo<a id=\"_ftnref29\" href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Non vi \u00e8 <em>habitat<\/em>, insomma, che non abbia a che fare con l\u2019<em>habitus<\/em> e, in quanto abitatori e, tutti e ciascuno a proprio modo, facitori di luoghi, siamo anche prosecutori ed esecutori del cammino, irretente o espansivo, dell\u2019umano.<\/p>\n\n<p><em>3. L\u2019intreccio soggetti-spazi e la necessit\u00e0 di trasvalutare la moneta spaziale-e-umana<\/em><\/p>\n\n<p>Sebbene, in prima battuta, possa non apparire in maniera cos\u00ec evidente, vige un legame di inscindibile co-costituzione tra soggetti e spazi. Non si tratta di entit\u00e0 che, \u00abreciprocamente esterne e gi\u00e0 di per s\u00e9 consolidate\u00bb, si incontrano ma di poli che \u00abincarnano una relazione di coappartenenza\u00bb<a id=\"_ftnref30\" href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>. Non vi \u00e8 da una parte il soggetto (dove?) e dall\u2019altro lo spazio (dove?), poich\u00e9, da un lato, ogni soggetto <em>di <\/em>(qualcosa) non pu\u00f2 che essere tale in quanto soggetto <em>a<\/em> (qualcosa); dall\u2019altro lato, perch\u00e9 lo spazio stesso, lungi dall\u2019essere uno scenario universale e univoco, \u00abha dentro di s\u00e9 il sedimento di senso di infinite pratiche, sicch\u00e9 la stessa \u201ccosa\u201d, guardata\u00bb dalle \u00abdifferenti pratiche che hanno istituito quell\u2019oggetto, assume sensi diversi\u00bb<a id=\"_ftnref31\" href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>. Gli spazi che abitiamo-e-rappresentiamo, allora, concorrono alla scrittura di pensieri, posture e azioni non meno di quanto il soggetto umano contribuisca alla scrittura degli spazi stessi: \u00e8 il riproporsi mai compiuto dell\u2019antica e archetipica storia secondo la quale l\u2019uomo, nel modificare l\u2019ambiente \u2013 del quale \u00e8 gi\u00e0 \u201cesito\u201d mobile \u2013 \u00e8 esso stesso soggetto a mutazioni d\u2019ordine cognitivo e agentivo.<\/p>\n\n<p>In termini strutturali e complessivi, come osservato dal neuroscienziato Vittorio Gallese, \u00abil s\u00e9 \u00e8 un processo dinamico, relazionale, corporeo: si costruisce attraverso le pratiche, gli ambienti e le tecnologie che ne modulano l\u2019esperienza. [\u2026] In altre parole, non siamo gi\u00e0 qualcuno prima di entrare in relazione con il mondo\u00bb<a id=\"_ftnref32\" href=\"#_ftn32\">[32]<\/a>. Agli scopi del presente discorso \u2013 rinviare a quanto intimo sia il rapporto tra qualit\u00e0 degli spazi e della vita e tentare, dunque, un\u2019operazione di avvicinamento tra <em>volont\u00e0<\/em> e <em>pianificazione<\/em> \u2013 sono, invece, le parole del filosofo Shaun Gallagher a fungere da segnavia: \u00abLa riorganizzazione dello spazio non si coglie solo nelle misure oggettive delle strutture architettoniche dell\u2019ambiente costruito, ma anche in un modo che modula il corpo vissuto e il modo in cui lo spazio \u00e8 sperimentato\u00bb<a id=\"_ftnref33\" href=\"#_ftn33\">[33]<\/a>. Ecco, allora, che pensare gli spazi e agire su di essi significa inevitabilmente occuparsi dell\u2019essere umano sotto il profilo cognitivo-e-sociale: non esiste uno spazio neutro n\u00e9 un essere umano nel vuoto<a id=\"_ftnref34\" href=\"#_ftn34\">[34]<\/a>. Il punto risiede nel fatto che si \u00e8, in una qualche misura, ancora-e-sempre \u201cagiti\u201d dai contesti nei quali si crede semplicemente di agire; e, viceversa, le narrazioni-e-azioni di tutti e ciascuno fanno (e disfanno) i luoghi e le societ\u00e0, movimentando senza posa quella \u00absimultaneit\u00e0-di-storie-finora\u00bb che, secondo la geografa Doreen Massey, \u00e8 lo spazio<a id=\"_ftnref35\" href=\"#_ftn35\">[35]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Sebbene quella che potrebbe definirsi una \u201cteoria di luoghi\u201d non sia assunta esplicitamente a tema da nessuno dei due autori, \u00e8 interessante sostare, da questo punto di vista, sulla <em>Dissipatio H.G<\/em>. pensata da Guido Morselli e sulle vicende che William Golding racconta nel <em>Signore delle mosche<\/em><a id=\"_ftnref36\" href=\"#_ftn36\">[36]<\/a>. In entrambi i romanzi, l\u2019inestricabile e co-costitutivo intreccio tra soggetti e spazi \u00e8 un orizzonte ininterrottamente all\u2019opera: non vi \u00e8 increspatura narrativa che non rinvii all\u2019inconcepibilit\u00e0 teorica e operativa di un essere umano separato dal mondo che abita e, dunque, dal portato eco-tecno-simbolico<a id=\"_ftnref37\" href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> che media ogni possibile esperienza-e-interpretazione del reale. Nel caso di Morselli, a dissiparsi improvvisamente e misteriosamente \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 intera salvo il protagonista dell\u2019opera, nella cui individualit\u00e0 sprofonda e si raccoglie, dunque, tutta la storia umana e la sua possibile articolazione; eppure di meravigliosa e terribile umanit\u00e0 sono intrisi anche i luoghi frequentati dal protagonista, i quali, privati di qualsiasi presenza umana che non sia segnica, appaiono all\u2019unico superstite inevitabilmente diversi e, con questi, muta radicalmente anche la percezione-e-cognizione del s\u00e9, essa stessa eredit\u00e0 e rielaborazione del mondo. Gorgo, intreccio, circolo irrevocabilmente interconnesso che, nell\u2019opera di Golding, si ribalta: stavolta \u00e8 un gruppo di ragazzini, sopravvissuti ad un disastro aereo, a portare con s\u00e9, su un\u2019isola deserta, un groviglio eterogeneo di <em>narr-azioni<\/em> di mondo; l\u2019impalcatura sociale, giuridica, economica \u2013 implosa \u2013 \u00e8 tutta da rifare, l\u2019istinto ad una diversa sopravvivenza prende il sopravvento e le dinamiche relazionali si riorganizzano in un ambiente che restituisce \u00abprese\u00bb<a id=\"_ftnref38\" href=\"#_ftn38\">[38]<\/a> totalmente diverse dai luoghi abituali e peculiarmente civilizzati; nel giro di qualche ora, i presupposti e gli orizzonti dei giovani reduci mutano drasticamente, cos\u00ec come variano le fattezze di un\u2019isola incontaminata (fino a che punto?) in una costante oscillazione tra squarci paradisiaci e voragini infernali.<\/p>\n\n<p>Sollecitato dalle estremit\u00e0 praticate da Morselli e Golding, mosso dal processo di \u201cambientazione\u201d al quale l\u2019uomo \u00e8 sempre e irrevocabilmente sottoposto, sento il frinire del treno sui binari. Sulla tratta che collega Amsterdam a Wageningen, mi attraversa una sensazione che scatena ulteriori tensioni, sedimenti e ramificazioni del cammino che si sta dispiegando sulle tracce di Santiago de Compostela. In questi, come in altri luoghi, \u00e8 difficile non accorgersi del modo in cui, complessivamente, sia stata e continui a essere intesa la (pi\u00f9 recente) pianificazione territoriale, se la qualit\u00e0 dei luoghi e della vita sembra \u2013 pur non volendo ingenuamente generalizzare \u2013 rispondere agli appelli del benessere individuale e collettivo: lavorare a favore della vivibilit\u00e0 dei luoghi, farne una manovra il pi\u00f9 possibile diffusiva, significa occuparsi dell\u2019orizzonte esistenziale e relazionale di chi li abita. Sento il borbottio della \u00abbassa marea morale\u00bb levarsi, sempre pi\u00f9 disturbante; quello in cui incespica Quinto, protagonista de <em>La speculazione edilizia<\/em> calviniana, che soccombe a un declino di aspirazioni e motivazioni generalizzato poich\u00e9 trattenuto con forza da una colossale corrente collettiva che ingarbuglia il tentativo di cucire e praticare un <em>trait d\u2019union<\/em> tra partecipazione al sistema e critica allo stesso<a id=\"_ftnref39\" href=\"#_ftn39\">[39]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Non si tratta, allora, di tirarsene fuori, dall\u2019attuale temperie epocale e locale(-e-globale), come se fosse possibile, con improbabile mossa, assumere la prospettiva di un terzo occhio che, esterno al mondo, distribuisse altezzosamente <em>proclama<\/em>, il pi\u00f9 delle volte non eccedenti la gittata dello slogan; non si tratta nemmeno di tirare i remi in barca e sintonizzare le proprie movenze sulle frequenze della \u00abbassa marea morale\u00bb che, male che vada, qualcosina di individuale, prima o poi, ne uscir\u00e0 fuori. Da un lato o dall\u2019altro, il rischio di scivolare, sotto il profilo teorico e pragmatico, nel solo ed esclusivo campo delle \u00abforze singolari\u00bb, a detrimento dell\u2019interdipendenza di tutto ci\u00f2 che ci riguarda in quanto esseri umani, \u00e8 elevato. A fronte di ci\u00f2, non nascondo una certa difficolt\u00e0 a comprendere il significato e la consistenza di qualcosa \u2013 qualunque essa sia \u2013 che non si dia in relazione a qualcos\u2019altro, che non abbia una situativit\u00e0 in un ecosistema (di ecosistemi)<a id=\"_ftnref40\" href=\"#_ftn40\">[40]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Assumere l\u2019interdipendenza di ci\u00f2 che siamo e delle forme del nostro \u00abstare insieme\u00bb<a id=\"_ftnref41\" href=\"#_ftn41\">[41]<\/a> comporta, inevitabilmente, una rinegoziazione della corresponsabilit\u00e0 alla quale siamo chiamati. I luoghi, per certi versi, assumono il volto di chi li abita e modella come, viceversa, chi li abita ne eredita e rielabora posture, attitudini, indirizzi. Attraversare contesti in cui il connubio volont\u00e0-pianificazione, in un intreccio di scale e responsabilit\u00e0, \u00e8 operante e tastabile in luoghi e modi, restituisce fattibilit\u00e0 alla, sempre pi\u00f9 relegata nei dintorni del miraggio, trasvalutazione della moneta<a id=\"_ftnref42\" href=\"#_ftn42\">[42]<\/a> spaziale-e-umana: la trasformazione dell\u2019esistente \u00e8 ancora una strada percorribile, a patto che, con tutte le difficolt\u00e0 del caso, ci si faccia carico di e si incorpori un esercizio della democrazia ben pi\u00f9 significativo. Se altrove \u00e8 possibile farlo non si capisce bene il motivo per cui complessivamente nel nostro paese, nonostante il complesso e spesso asimmetrico conglomerato di poteri entro cui la pianificazione territoriale pu\u00f2 dispiegarsi,\u00a0 l\u2019intreccio bene particolare-bene comune appaia come una rotta impraticabile e l\u2019unico passo plausibile da tenere nei confronti del fare politico-sociale \u00e8 quello dell\u2019apatia e della rassegnazione.<\/p>\n\n<p>Il punto, allora, probabilmente non sta solo nell\u2019interrogarsi, nell\u2019opacit\u00e0 ed esclusivit\u00e0 dei processi decisionali-e-territoriali, su quanto effettivamente il corpo collettivo sia coinvolto; ma risiede anche e soprattutto nel chiedersi, contestualmente, se e in che misura tutti e ciascuno siano disposti a prendere parte ad una pianificazione partecipata ed agire di conseguenza, a partire dalla <em>radicalit\u00e0 dei gesti quotidiani<\/em> e verso una concezione e pratica della \u00abcosa pubblica\u00bb che non indichi \u00abuna semplice propriet\u00e0 comune, bens\u00ec l\u2019essenziale di ci\u00f2 che riguarda tutti, che merita di essere discusso in pubblico e\u00bb che \u00abdi conseguenza\u00bb fondi \u00abil senso di appartenenza dei cittadini alla propria comunit\u00e0\u00bb<a id=\"_ftnref43\" href=\"#_ftn43\">[43]<\/a>.<\/p>\n\n<p>Prospettiva che richiede fatica, che \u00abdeve essere oggi un atto di volont\u00e0\u00bb: il potere \u00ab\u00e8 tanto una necessit\u00e0 quanto al contempo, etimologicamente, una possibilit\u00e0. Il potere \u00e8 oggi l\u2019azione di alcuni, di pochi, ma per altri, i molti, pu\u00f2 essere una sfida, a cui si pu\u00f2 rispondere con un\u2019azione che \u00e8 sua volta un altro potere, diversamente pensato e orientato\u00bb<a id=\"_ftnref44\" href=\"#_ftn44\">[44]<\/a>. Questa frizione tra spazi-e-umanit\u00e0, questa collisione tra modi dei luoghi e degli uomini \u2013 <em>habitat<\/em> e <em>habitus<\/em> \u2013 non vuole allora che farsi canale etico-politico di tensione produttiva ancora-e-sempre da farsi. Perch\u00e9 ogni luogo, come ogni testo, \u00ab\u00e8 sempre spostato un po\u2019 pi\u00f9 avanti o un po\u2019 pi\u00f9 indietro di dove ognuno pensa di averlo colto\u00bb<a id=\"_ftnref45\" href=\"#_ftn45\">[45]<\/a>.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> C. Sini, <em>Pensare il progetto<\/em>, Tranchida, Milano 1993, p. 13.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> L. Dalla, <em>Balla Balla Ballerino<\/em>, in <em>Dalla<\/em>, RCA, Roma 1980.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> C. Sini, <em>Discorsi<\/em> in C. Sini, <em>Inizio<\/em>, Milano, Jaca Book, 2016, p. 64.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn4\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> F. Battiato, <em>Tecnica mista su tappeto. Conversazioni autobiografiche con Franco Pulcini<\/em>, EDT, Torino 1992, p. 1.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn5\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Il riferimento \u00e8, chiaramente, ad A. Schopenhauer, <em>Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione<\/em>, ed. it. a cura di P. Savj-Lopez e G. De Lorenzo, Laterza, Roma 1997.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn6\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> F. Cambria, <em>Le arti dinamiche: all\u2019origine dell\u2019azione conoscitiva <\/em>in I. Casali (a cura di), <em>Qual \u00e8 l\u2019origine dell\u2019opera d\u2019arte? Dramma in cinque atti filosofici<\/em>, Milano, Jaca Book 2018, p. 43.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn7\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. L. Dalla, <em>Ges\u00f9, san Francesco, Tot\u00f2: la nebulosa della comunicazione<\/em>, Franco Angeli, Milano 2004.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn8\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. F. Dostoevskij, <em>L\u2019idiota<\/em>, a cura di V. Strada, Einaudi, Torino 2014. Per un approfondimento del tema evocato ci si permette di rimandare a M. Span\u00f2, <em>Dostoevskij: equivoci e chiarimenti sul concetto di bont\u00e0<\/em>, Ultima Voce, 30\/09\/2022. Testo disponibile al sito: https:\/\/www.ultimavoce.it\/dostoevskij-equivoci-e-chiarimenti-sul-concetto-di-bonta\/.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn9\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Su ci\u00f2 cfr. A. Vanolo, <em>La citt\u00e0 autistica<\/em>, Einaudi, Torino 2024.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn10\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. C. Sini, <em>Filosofia e memoria. La vita come scrittura<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2025.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn11\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. G. Verga, <em>Rosso Malpelo<\/em>, in G. Verga, <em>Tutte le novelle. Volume Primo<\/em>, Mondadori, Milano 1982.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn12\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Il rimando \u00e8 alla serie televisiva <em>Pesci piccoli \u2013 Un\u2019agenzia. Molte idee. Poco budget<\/em>. Prodotta dal gruppo (non solo) comico <em>The Jackal<\/em> e <em>Mad Entertainment<\/em> in collaborazione con <em>Prime Video<\/em>, l\u2019opera pone alla ribalta, pur senza lesinare difficolt\u00e0 e disagi, lo slancio propositivo connaturato all\u2019attitudine corale, all\u2019impresa collettiva, anche quando si \u00e8, appunto, \u00abpesci piccoli\u00bb. Per un ancora pi\u00f9 marcato, assurdo e disperato, appello alla speranza di resistere e praticare l\u2019interrogativo \u00abche cosa significa essere umani?\u00bb, pur gettati nel pi\u00f9 nefasto degli scenari, si rimanda all\u2019opera teatrale <em>Il cortile<\/em>, scritta dall\u2019attore e sceneggiatore messinese Spiro Scimone per la compagnia da lui formata con Francesco Sframeli. Su ci\u00f2 Cfr. S. Scimone, <em>Il cortile<\/em>, Ubulibri, Milano, 2004.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn13\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. L. Canfora, <em>La democrazia dei signori<\/em>, Laterza Bari-Roma 2022.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn14\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. A. Turco, <em>Mediologia della territorialit\u00e0<\/em>, Unicopli, Milano 2025.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn15\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. M. P. Pagnini e G. Terranova, <em>Un mondo disordinario tra Medioevo e Nuovo Rinascimento. Un virus sconvolge la geopolitica e oltre<\/em>, Aracne, Canterano (RM) 2020.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn16\" href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> F. Arminio, <em>Caraluce. Atlante dei paesi invisibili<\/em>, Rizzoli, Milano 2025, pp. 212-213.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn17\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> M. Meschiari, <em>Terre che non sono la mia. Una controgeografia in 111 mappe<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2025.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn18\" href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> I. Calvino, <em>Le citt\u00e0 invisibili<\/em>, Mondadori, Milano 2022, p. 160.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn19\" href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> La Santiago che mi ha suggerito la scrittura di questo (pur modesto) contributo \u00e8 quella che ho avuto il privilegio di condividere con Laura Augello, Cinzia D\u2019Avino, Francesca De Nigris, Erika Di Nicola, Cristina Fragomeni, Santi Gentiluomo, Alberto Gonz\u00e1lez, Cosimo Gravili, Roque Lazcano, Salvatore Palazzolo, Luca Pellizzoni, Michela Pinna, la meravigliosa famiglia dell\u2019<em>Institute of Studies and Development of Galicia<\/em> (IDEGA) e tanti altri amici e amiche. A loro va la mia pi\u00f9 sentita gratitudine.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn20\" href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> M. Heidegger, <em>In cammino verso il linguaggio<\/em>, a cura di A. Caracciolo, Mursia, Milano 1973..<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn21\" href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> D. E. Cosgrove e P. Jackson, <em>New directions in cultural geography<\/em>, in \u00abArea\u00bb, 19, 2, 1987, p. 96 (pp. 95-101).<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn22\" href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> G. Messina, <em>Messina \u00e8 una vertigine. Sopralluoghi e discorsi sul paesaggio<\/em>, Kal\u00f3s, Palermo 2026, pp. 20-21.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn23\" href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Molteplici e puntuali sono, infatti, i riconoscimenti internazionali che la citt\u00e0 ha ricevuto, negli ultimi dieci anni, per buone pratiche e mobilit\u00e0 urbana, urbanistica orientata alla salute e, complessivamente, qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn24\" href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. Pazos-Ot\u00f3n M., Fari S., Avellaneda P., <em>La transformaci\u00f3n de las polit\u00edcas de movilidad en Pontevedra: una ciudad para caminar<\/em>, in \u00abCiudad y territorio. Estudios territoriales\u00bb, Vol. LVI, n. 220, 2024, pp. 691-708.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn25\" href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. Speck J., <em>Walkable City. How downtown can save America, One step at a time<\/em>, New York (Usa), North Point Press, 2013. \u00c8, per\u00f2, doveroso sottolineare il fatto che Speck abbia principalmente lavorato su centri urbani nordamericani, storicamente-e-spazialmente molto differenti dalle citt\u00e0 europee.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn26\" href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. \u00c1. Panero Pardo, <em>Energ\u00eda y medioambiente para la habitabilidad en la ciudad hist\u00f3rica de Santiago de Compostela. 1994-2012<\/em>, in \u00abRevista PH proyectos y experiencas. Instituto Andaluz del Patrimonio Hist\u00f3rico\u00bb, 104, 2021, pp. 324-341.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn27\" href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. Valc\u00e1rcel-Aguiar B., Murias P. e Vecino-Aguirre A, <em>Liveability Versus Sustainability in Spanish Cities: First Evidences Using Synthetic <\/em>Indicators, in \u00abApplied Research Quality Life\u00bb, 17, 2022, pp. 1935-1960.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn28\" href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> A partire, gi\u00e0, dai numeri: oggi, circa il 55% della popolazione mondiale risiede in aree urbane e il dato, secondo le ultime stime, potrebbe vertiginosamente spingersi, gi\u00e0 dal 2050, verso l\u201980% (https:\/\/eic.ec.europa.eu\/eic-prizes\/european-capital-innovation-awards_en).<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn29\" href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. Adli M, Berger M, Brakemeier E et al., <em>Neurourbanism: towards a new discipline<\/em>, in \u00abThe Lancet Psychiatry\u00bb, 4, 2017, 183-185.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn30\" href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> C. Sini, <em>Pensare il progetto<\/em>, cit., p. 42.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn31\" href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Ivi, p. 38.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn32\" href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> V. Gallese, <em>Il s\u00e9 digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica<\/em>, Raffaello Cortina, Milano, 2026, p. 17.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn33\" href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> S. Gallagher, <em>Paradigmi della cognizione incarnata ed enattiva. Elementi di filosofia della mente<\/em>, a cura di R. D\u2019Alfonso, Mimesis, Milano-Udine 2025.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn34\" href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. E. Granata, <em>Placemaker. Gli inventori dei luoghi che abiteremo<\/em>, Einaudi, Torino 2021; E. Granata, <em>La citt\u00e0 \u00e8 di tutti. Ci\u00f2 che ha valore non ha prezzo<\/em>, Einaudi, Torino 2026.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn35\" href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. D. Massey, <em>For Space<\/em>, Sage, Los Angeles-London-New Delhi-Singapore-Washington DC 2005.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn36\" href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Certo \u00e8 che, seguendo la riflessione di Eugen Fink su concetti tematici e concetti operativi, si potrebbe dire che il rapporto tra soggetti e spazi, in questi due romanzi, pur mai esplicitamente interrogato, svolga \u2013 appunto \u2013 una funzione operativa, nell\u2019innervazione strutturata ma non tematizzata di una costruzione di senso che sia, al contempo, direzione-e-significato. Su ci\u00f2 Cfr. E. Fink, <em>Concetti operativi della fenomenologia husserliana<\/em>, in <em>Prossimit\u00e0 e distanza<\/em>, a cura di A. Lossi, Edizioni ETS, Pisa 2006, pp. 155-171.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn37\" href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> A. Berque A., <em>Essere umani sulla terra. Principi di etica dell\u2019ecumene<\/em>, a cura di M. Maggioli e M. Tanca, Mimesis, Milano-Udine 2021.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn38\" href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. J. J. Gibson, <em>Un approccio ecologico alla percezione visiva<\/em>, a cura di V. Santarcangelo, Fabbri, Milano 2007.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn39\" href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. I. Calvino, <em>La speculazione edilizia<\/em>, Mondadori, Milano 2023.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn40\" href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Sulla necessit\u00e0 di transitare da un \u201cparadigma\u201d singolare ad una \u201cpostura\u201d ecosistemica si rimanda soprattutto al \u00a7 11 di N. Hertz, <em>Il secolo della solitudine. L\u2019importanza della comunit\u00e0 nell\u2019economia e nella vita di tutti i giorni<\/em>, a cura di L. Muneratto, il Saggiatore, Milano 2021. Nell\u2019opera ci sia appella anche alla necessit\u00e0 di un\u2019intermediazione tra politica e capitalismo, laddove la prima \u00e8 sempre pi\u00f9 assorbita da un sistema mercantile di fronte al quale vacilla e impallidisce anche il diritto. Su quest\u2019ultimo punto, si rimanda a U. Mattei, <em>La fine del diritto. La grande sostituzione tecnologica nell\u2019era nuova<\/em>, Feltrinelli, Milano 2025.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn41\" href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Pasqui G., <em>La citt\u00e0, i saperi, le pratiche<\/em>, Donzelli, Roma 2018.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn42\" href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Su ci\u00f2 Cfr. M. Foucalt, <em>Il coraggio della verit\u00e0<\/em>, a cura di M. Galzigna, Milano, Feltrinelli 2016.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn43\" href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> R. Bodei, <em>La vita delle cose<\/em>, Laterza, Bari-Roma 2011, p. 12.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn44\" href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> C. Galli, <em>Necessit\u00e0 della politica<\/em>, Raffaello Cortina, Milano 2026, p. 244.<\/p>\n\n<p><a id=\"_ftn45\" href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> A. Busi, <em>Introduzione<\/em> in L. Carroll, <em>Alice nel paese delle meraviglie<\/em>, a cura di A. Busi, Rizzoli, Milano 2019, p. 8.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mattia Span\u00f2 1. La radicalit\u00e0 dei gesti quotidiani Un appello e poco pi\u00f9. O forse un coacervo di riflessioni poderosamente e quasi fisiologicamente sgorganti nell\u2019impatto con quanto di pi\u00f9 prossimo e profondo caratterizza le nostre esistenze: la quotidianit\u00e0 o prassi che sia. 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