Uno diviso due. Fratelli e sorelle

Recensione a:

Massimo Recalcati

Uno diviso due. Fratelli e sorelle

Feltrinelli, Milano 2025

Pagine 120

€ 16,00

di Enrico Carmelo Tomasello

«La perdita dell’Uno è all’origine della vita umana in quanto […]

l’ Uno si dà, da sempre, come diviso Due»

Non è il rapporto di consanguineità a determinare la fratellanza o la sorellanza tra due individui. Partendo da questo presupposto, Massimo Recalcati in Uno diviso due. Fratelli e sorelle analizza il rapporto tra consanguinei da una prospettiva rinnovata, profonda e ricca di riferimenti al mondo antico, alla psicoanalisi e al cinema. La seconda considerazione da cui l’autore prende le mosse è l’idea, seppur difficile da accettare ma fondamentale per comprende appieno, che spesso le relazioni tra fratelli e sorelle nascono dall’invidia, dalla rivalità e dall’odio. Quei rapporti che visti da lontano appaiono come comandati e mossi da leggi immutabili se analizzati da vicino possono assumere forme mostruose e fini tragiche. Ancora una volta è la destinazione erratica che caratterizza la vita umana; rincorrendo un’ identità narcisistica con se stessi che può darsi solo come costantemente differita, sempre sfuggente ed irraggiungibile. Leggendo le pagine di questo testo sarà come guardarsi allo specchio e scoprire che ciò che riflette non è la nostra immagine (che sia realistica, deforme o alterata) ma la somma della nostra figura insieme a quella dei nostri fratelli o delle nostre sorelle. In questo paesaggio ermeneutico la bussola per orientarci la ritrova l’autore in quel dialogo che avviene tra l’uno e il due. Ciò che ci restituisce è non solo una riflessione sul rapporto tra chi condivide gli stessi genitori ma anche il modo in cui noi abitiamo il conflitto, il perché fatichiamo a far funzionare le famiglie e infine un tentativo di spiegare come solo uno sforzo di poesia potrà condurci a una soluzione.

L’individuo allo specchio

Solo partendo dalla famiglia, in tutte le sue forme e manifestazioni, si può comprendere appieno il fenomeno della fratellanza e della sorellanza. Poiché le difficoltà che si incontrano nei legami familiari sono destinate a ripetersi anche nelle dinamiche tra i figli. Caratteri apparentemente opposti delle volte riescono a convivere in armonia mentre somiglianze caratteriali e le stesse inclinazioni non sempre reggono l’urto del confronto e la ripetizione del paragone. Da sempre questa dicotomia ossimorica di incollamento e scollamento nel rapporto genitori-figli rende la questione di difficile risoluzione. Ma ciò che sicuramente rappresenta un episodio di rottura è l’arrivo di un fratello o di una sorella per il/la primogenito/a. Dato che questo episodio cruciale impone il passaggio dall’uno individuale, che tutto vuole e tutto pretende senza dover dividere nulla con nessuno, al due che decentra il primato del fratello o della sorella. Introducendo una rivalità gelosa ed invidiosa che caratterizza questi rapporti e che introduce uno squilibrio identitario destinato a lasciare un segno profondo nella formazione del soggetto, come riassume magistralmente l’autore in questo breve passaggio:

«Tra fratelli e sorelle è assai frequente trovare legami che non sono affatto bilanciati, ma dove, al contrario, uno dei due è sempre in condizione di sudditanza o di rivendicazione aggressiva verso l’immagine ideale di se stesso incarnata nell’altro. In questi casi uno dei due viene situato, in un modo profondamente ambivalente, come un Io ideale ineguagliabile e, in quanto tale, amato e odiato nello stesso tempo»[1].

Dunque il passaggio dall’Uno individualistico e onnicomprensivo al Due divisorio e comunitario è una forma potente di decentramento e probabilmente anche la prima vera e intima esperienza di democrazia. Poiché solo questa rottura nell’equilibrio familiare necessita una nuova forma di stabilità e introduce nuove condizioni del fare, dell’agire ed anche dell’essere. Essendo “limitato” dall’altro, l’Io, prima d’ora unico e onnipotente, adesso appare depotenziato dalla presenza dell’altro che inaugura la stagione del Due, del divisibile e della rivalità gelosa ed invidiosa che caratterizza fratelli e sorelle. Tutto ciò viene magistralmente riassunto da Recalcati nel discorso sul transitare dall’Uno al Due e mai dal Due all’Uno, poiché: «il Due impedisce nella sua irreversibilità, la falsa compiutezza dell’Uno»[2]. Producendo una deformazione della percezione che ciascuno di noi ha di se stesso. Non riuscendo a riconoscersi il soggetto si vede diviso, spaccato ed ogni sforzo di compiutezza e di ritorno alla totalità originaria appare velleitario. Questo è ciò che accade anche nei rapporti tra amanti, tra coppie ed anche tra genitori e figli o tra fratelli e sorelle.

Le dinamiche di gelosia così vengono ridotte a tre forme generali che potrebbero racchiuderle tutte. La prima riguarda l’individuo estremamente geloso che tuttavia dissimula il desiderio inconscio di voler tradire a sua volta. La seconda forma riguarda coloro che provano un sentimento d’angoscia e di ansia costante di perdere l’amore che si manifesta in continue ricerche di conferme e manifestazioni di affetto. Infine la terza forma comprende tutti coloro che provano un interesse morboso per l’amante della persona amata perché ingaggiano un complesso di sfida e conoscenza dell’altro. Quest’ultima caratteristica è compresa anche nelle altre forme di gelosia dato che il denominatore comune consiste nell’impossibilità di ridurre il due all’uno. Allo stesso modo in cui avviene nelle coppie, le dinamiche tra fratello e sorella sono la riproposizione di questo dissidio. Nelle sue diverse forme, ovvero nelle coppie: fratello-fratello, sorella-sorella, fratello-sorella. Dunque in questa categorizzazione delle relazioni tra esseri umani che condividono componenti genetiche e intervalli biografici si ripropone la profonda esplorazione dell’essere come diviso e unico al tempo stesso, duplice in un solo corpo ed unità indissolubile in una coppia di esseri. La potenza ontologica del numero, nel pensiero dell’autore, somatizza i corpi e si manifesta nei generi maschile e femminile. L’uomo rappresentando l’uno solitario, amorale e centrato su se stesso mentre la donna incarnando il due accogliente, materno e divisorio. Non coincidendo del tutto con essi e non essendo un tentativo di estremizzare ma semplicemente incarnando un’inclinazione che può riguardare entrambi. In questo guardarsi dentro è evidente come sia sempre più comune ritrovare non solo noi stessi ma l’intreccio dei legami che abbiamo costruito, ereditato ed accolto con i nostri fratelli e con le nostre sorelle.

Dai primi precursori ad oggi

Esiste una ricca letteratura riguardo al tema del fratricidio ma tra i racconti più noti e simbolici presenti all’ interno del testo biblico vi è sicuramente l’episodio di Caino e Abele, che per l’autore occupa un ruolo centrale nell’analisi del rapporto tra fratelli. Narrato in Genesi 4, 1-16, la vicenda ruota attorno alla gelosia di Caino nei confronti e Abele e culmina nel primo omicidio della storia secondo il racconto biblico. Col tempo quest’episodio è diventato una potente allusione e un riferimento alla rivalità, alle divisioni e alle tensioni che riguardano ognuno di noi. Nel testo viene utilizzato come riflessione sul tema della divisione, della lacerazione del rapporto non solo tra individui ma anche con se stessi. Per questa differente esegesi Recalcati si affida ad uno dei suoi maestri, Jacques Lacan, che così commenta l’episodio:

«Per questa ragione egli può affermare, commentando l’orrore del fratricidio che inaugura la Torah, che il gesto di Caino non è altro che il prolungamento dell’adorazione mortifera di Narciso verso se stesso […] a segnalare come il dramma della gelosia invidiosa trovi il suo compimento nell’idealizzazione del fratello: odiato in quanto usurpatore, ma amato in quanto ideale ineguagliabile»[3].

Dunque Abele essendo ciò che vorrebbe essere Caino è inevitabilmente condannato ad intercettare la sua invidia ma essendo contemporaneamente irraggiungibile quest’ultimo non può far altro che ucciderlo e distruggere l’immagine insostenibile che proietta su di lui. Allo stesso modo la vicenda di Giacobbe ed Esaù ripropone il tema della rivalità anche prima della loro nascita quando i due fratelli si agitano nel grembo della madre Rebecca. Il conflitto si accentua solamente quando il diritto di primogenitura viene ceduto a Giacobbe in cambio di un piatto di lenticchie e quando in seguito a un inganno, sostenuto dalla madre, otterrà la benedizione paterna che era destinata ad Esaù. Da lì in poi la storia dei due fratelli si divide per lasciare spazio al desiderio di vendetta che solo dopo anni di lontananza troverà riconciliazione nel perdono fraterno. L’ultimo l’interrogativo che emerge dal testo riguarda il riconoscimento della fratellanza, poiché se escludiamo che essa si fondi sulla condivisione dello stesso sangue, bisognerebbe almeno individuare il motivo che lo regge come concetto. Questo lo si può ritrovare nell’ammirazione pura e disinteressata. In quel sentimento di gioia autentica che si può provare per una persona che non sia noi stessi. Ci sono infine degli elementi che inducono a credere a una certa idea di fratellanza. Tra queste l’autore individua e sottolinea la nostra mortalità, poiché la finitudine ci accomuna e ci rende fratelli. In seconda istanza la fratellanza come antidoto contro la solitudine, come motore propulsore che spinge a ricercare il fratello o la sorella in chi non è nato/a da nostra madre ma con cui condividiamo la stessa esperienza biografica, lo stesso corredo sentimentale-valoriale e la stessa visione poiché frequentatori di stati emotivi, esperienze e di ammirazioni condivise come chi pur essendo due appartiene alla stessa sostanza dell’essere umani.


[1] M. Recalcati, Uno diviso due. Fratelli e sorelle, Feltrinelli, Milano 2025, p. 37.

[2] Ibidem.

[3] Ivi, p. 62.

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